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martedì 28 gennaio 2014

Il film “Tutta colpa di Freud” è una commedia briosa che fa presa sul pubblico

Titolo: Tutta colpa di Freud
Regia: Paolo Genovese
Soggetto: Paolo Genovese, Leonardo Pieraccioni, Paola Mammini
Sceneggiatura: Paolo Genovese
Produzione: Italia 2014
Giudizio: ◊ ◊ ◊
Cast: Marco Giallini, Anna Foglietta, Vittoria Puccini, Alessandro Gasman, Laura Adriani, Vinicio Marconi, Claudia Gerini, Edoardo Leo, Maurizio Mattioli, Paolo Calabresi, Alessia Barela, Gianmarco Tognazzi, Daniele Liotti,[…]


Tratto dall’omonimo romanzo di Paolo Genovese (edito da Mondadori), questo film  "Tutta colpa di Freud" appartiene a quel genere di commedia italiana, spiritosa e briosa, molto gradita dal pubblico italiano. Genovese che ne è anche il regista, con un cast eccellente di attori che si muovono agilmente e che coprono magnificamente le parti loro assegnate, in modo intelligente e originale affronta, senza mai essere volgare e osceno e senza usare il consueto linguaggio scurrile di alcuni film nostrani, il problema dell’identità sessuale, o meglio quello dell’omosessualità, da cui risulta che questa non si può cambiare per decisione razionale del soggetto; esamina con garbo, anche, l’infatuazione classica di una spontanea diciottenne nei confronti di un cinquantenne sposato, dei suoi “sogni … immagini riflesse, … specchio d'acqua immobile”, che “svaniscono provandoli a toccare”, come recitano alcuni versi della bella canzone “Tutta colpa di Freud” di Daniele Silvestri, che viene cantata durante alcune scene del film e durante i titoli di coda.

Il film nel suo evolversi sostiene con forza che l’instaurarsi dell’innamoramento non può essere orientato dal settore in cui lavora una donna, perché non si hanno effetti di riuscita (“L'amore ha i denti, i denti mordono. Fanno male, lasciano cicatrici. E quelle cicatrici non svaniscono più...”), ma che esso dipende da tutti quei fattori emotivi e sentimentali che sorgono spontanei e che non possono essere repressi quando si incontra la persona “giusta”. Inoltre, il film mette sul primo piano il ruolo del padre che dovrebbe mantenere questo ruolo sempre, rinunciando a quella tendenza del momento che lo indirizza a comportarsi da amico nei confronti dei propri figli.
Tutto viene sintetizzato in alcuni versi della su citata canzone di Silvestri “… Degli incontri imprevisti,/ delle scelte sbagliate, / dei dolori pregressi, dei peccati commessi una sera d'estate, / delle mille promesse mancate. …”.  Nel film, Marco Giallini ricopre il ruolo magnifico di uno psicologo, Francesco, padre di tre figlie: Marta (Vittoria Puccini), la figlia romantica, Emma (Laura Adriani), la figlia diciottenne e, infine, Sara, la figlia lesbica (Anna Foglietta, che recita la sua parte magnificamente).
Genovese va ricordato soprattutto per il film “Una famiglia perfetta” (2012) con Sergio Castellitto per l’originalità del tema affrontato e per il cast di attori splendidi: Claudia Gerini, Marco Giallini e Carolina Crescentini. 

sabato 11 gennaio 2014

Mediocrità e squallore sono i caratteri dell’italica gente descritti dal film “Il capitale umano” di Paolo Virzì

Titolo: Il capitale umano
Regia: Paolo Virzì
Soggetto: Amidon Stephen
Sceneggiatura: Francesco Bruni, Francesco Piccolo, Paolo Virzì
Produzione: Italia, Francia, 2014

Cast: Fabrizio Bentivoglio, Valeria Bruni Tedeschi, Fabrizio Gifuni, Valeria Golino, Matilde Gioli, Luigi Lo Cascio, Giovanni Anzaldo, Guglielmo Pinelli, Gigio Alberti, Bebo Storti, Vincent Nemeth, Pia Engleberth, Nicola Cnetonze, […]
Andando a vedere questo film, e non avendo ancora letto il libro “Human capital”, dello scrittore americano Stephen Amidon, da cui è tratto, ho essenzialmente scoperto che ogni individuo, quando è in vita possiede in sé un “capitale umano” che non è lo stesso per tutti ma è variabile, dipende cioè dallo stato sociale di appartenenza, dall’età, dal “merito”, dalla sua speranza di vita. Anzi, esso si differenzia e dipende da alcune peculiarità individuali che variano da individuo a individuo, in quanto per la sua determinazione si tiene conto del lavoro che egli svolge, della qualità e della quantità di ciò che produce, del ceto sociale, del ruolo che occupa nella società, etc. etc.. Per cui un pensionato o cameriere, ad esempio, possiedono un bassissimo capitale umano pressoché nullo, soprattutto se appartengono ad un ceto sociale molto basso. Da ciò risulta che, anche se in uno stato come il nostro vige l’assioma che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, viene contraddetto uno dei fondamentali principi su cui si basa uno stato così detto “democratico”.
“Il capitale umano” è l’undicesimo film di PaoloVirzì, dopo una costellazione di successi a partire da “La bella vita” (1994), e a seguire da “Ferie d’agosto” (1996), “Ovosodo” (1997), “Baci e abbracci” (1999), "My name is Tonino" (2002) “Caterina va in città” (2003), "N (Io e Napoleone)" (2006), "Tutta la vita davanti" (2008), "La prima cosa bella" (2010), per finire con “Tutti santi giorni” (2012). A differenza dei precedenti film, in cui Virzì descrive ed elabora, con perspicacia, bravura e ardire, i ritratti comici e meno comici particolari del variopinto carattere della gente italica, ne “Il capitale umano” (il migliore in assoluto tra i suoi ottimi film) sottolinea, con una professionalità tale che lo porta ai massimi livelli tra i registi italiani attuali, i tratti distintivi molto diffusi, i quali in circa un ventennio si sono consolidati nella maggior parte della gente, e cioè un’ima mediocrità da far paura, un’avidità sfrenata, un arrivismo incontrollabile per  raggiungere un prestigio sociale squallido e insensato, privo di valori, di punti di riferimento certi e indiscutibili e anche di umanità. Soprattutto, emerge la perdita dei legami culturali con il passato (non è un caso che in un gruppo di lavoro viene messa in discussione anche l’importanza di uno scrittore come Luigi Pirandello, premio Nobel 1934 per la Letteratura, mentre viene dato risalto ad un coro canoro) di “… un popolo che distrugge i resti del proprio passato … soffoca la propria anima, annienta la propria identità, si svuota di significato, non può acquisire i valori umani a fatica conquistati nel tempo dai suoi progenitori, rimane privo di sentimenti (dal racconto “IV – Hydra” de “I sassi di Kasmenai” ed. Il foglio, 2008).  E per evidenziare questi caratteri salienti contrassegnati di elevata negatività, il regista crea, con grande maestria e oculatezza, personaggi come quello dell’immobiliarista Dino Ossola (Fabrizio Bentivoglio), figura molto caricata sino all’inverosimile, o come quello dell’imprenditore Giovanni Bernaschi (Fabrizio Gifuni), o ancora come quella del professore intellettualoide Donato Russomanno (Luigi Lo Cascio), facendoli muovere in uno spettacolare teatrino del non senso, dove la donna matura, tra cui Carla Bernaschi (Valeria Bruni Tedeschi) o la psicologa Roberta Morelli (Valeria Golino), appare molto debole, poco determinante, e succube dell’uomo. Diciamo, però, che una speranza di cambiamento di rotta da questo disumano status quo, dove a soccombere sono sempre i meno furbi e i più deboli e dove il ricco o il furbo diventano sempre più ricchi, Virzì lo ripone nei giovani che cercano di ribellarsi ad esso, come cerca di fare Serena Ossola (Matilde Gioli).
“Il capitale umano” è film dai connotati particolari con una sceneggiatura originale, dove la stessa storia viene vista da tre visuali diverse (quella di Dino, quella di Carla e quella di Serena), che si inquadra egregiamente tra il genere noir e la commedia italiana.

giovedì 20 dicembre 2012

Nel film “Tutto tutto niente niente” il regista Giulio Manfredonia descrive la realtà paradossale e volgare dell’Italia dei nostri giorni



Titolo: Tutto tutto niente niente
Regia: Giulio Manfredonia
Soggetto e sceneggiatura: Antonio Albanese, Piero Guerriera
Produzione: Italia 2012
Cast: Antonio Albanese, Lorenza Indovina, Lunetta Savino, Fabrizio Bentivoglio, Paolo Villaggio, Nicola Rignanese, Viviana Strambelli, Davide Giordano, […]


Dopo il grande successo di “Qualunquemente" (2011), il regista Giulio Manfredonia dirige ancora una volta in questo film “Tutto tutto niente niente”, Antonio Albanese, grande attore versatile, che vi interpreta tre personaggi, filibustieri irrazionali, orribili maschere da tragedia greca che sembrano paradossali, che appaiono immaginarie, fantasiose direi, ma che sono purtroppo particolarmente tangibilmente reali. Il più famoso dei tre e il più conosciuto è il calabrese colluso con la mafia Cetto La Qualunque, poi c’è il nordico secessionista/razzista Rodolfo Favaretto e, infine, il mistico Frengo Stoppato. Il primo, il mascolino che respinge solo per "ignoranza" una “escort” pensando che sia diversa dalle sue preferite e consuete “troione” e che cade in depressione per aver provato per la prima volta una "mancanza" sessuale della quale non si capacita, generata da un rapporto inconsapevole con un transessuale di cui tocca il lungo pene. E della cui inconsapevole “toccatina” vuole trovare una giustificazione chiedendo e chiedendosi se esista un clitoride lungo 22 centimetri. Il secondo che, con la sua eccelsa arroganza moralista e disumana, sfrutta gli immigrati, prepara i suoi accoliti alla guerra secessionista aspirando di unire il Nord-Est dell’Italia con l’Austria, e, infine, c’è il terzo personaggio, un balordo che si ritiene un uomo pio e per questo, anche dietro le insistenze convinte della madre (Lunetta Savino), vuole farsi beatificare da vivo (sic!) cercando, per raggiungere questo scopo, di proporre al papa, in seguito ad una sua originale interpretazione del vangelo, la riforma della Chiesa. Attorno a questi personaggi, tuttavia, ne ruotano molti altri, come il buffo vescovo (Teco Celio), o come il dispotico sottosegretario volutamente ingessato nel suo modo di fare e di essere (Fabrizio Bentivoglio) o come il pasciuto Presidente del Consiglio (Paolo Villaggio), che impera silente e domina tutti dal suo alto trono. 
Il film è una satira tragicomica, che va oltre la satira, dei politici italiani corrotti, arroganti, spudorati e anche volgari, soprattutto folli, e che manifesta in modo chiaro e inequivocabile il loro carattere trash. Un film direi che mostra una ricchezza figurativa surreale, colorata, piena di musica che contrasta con il grigio squallore, la povertà intellettuale, l’arroganza populista e la sordidezza decadente di una realtà vissuta che dà anche fastidio. Oserei dire che per queste peculiarità, il film mi fa ritornare con la mente al Satyricon (1969) di Fellini. Un film smitizzante, aspro, mordace, i cui personaggi sono presentati efficacemente come mostri che vanno oltre il ridicolo, oltre il caricaturale, oltre il reale che invece è reale, tanto reale che lo spettatore non riesce a ridere neppure per la battuta più comica che possa esserci nel film. Seguire il film diventa faticoso forse perché lo spettatore conscio della fluidità del precedente “Qualunquemente” si aspetta la stessa scioltezza e un’identica comicità, dato che ci sono lo stesso regista a dirigere e lo stesso attore a plurinterpretare. Comunque un film da vedere non solo per quello che dice ma per la bravura eccelsa dell’istrionesco Albanese e per l'originalità del contenuto.


domenica 4 novembre 2012

Il regista Massimiliano Bruno con il film “Viva l’Italia” descrive, in chiave satirica, con amarezza e afflizione il degrado morale e del senso civico del nostro paese.

Titolo: Viva l’Italia
Regia: Massimiliano Bruno
Soggetto e sceneggiatura: Edoardo Falcone, Massimiliano Bruno
Musica: Giuliano Taviani, Carmelo Travia
Produzione: Italia, 2012
Cast: Michele Placido, Raoul Bova, Alessandro Gassman, Ambra Angiolini, Rocco Papaleo, Edoardo Leo, Maurizio Mattioli, Rolando Ravello, Elena Cucci, […]

La descrizione sociale e politica, anche se in chiave magistralmente satirica, avulsa da sterile moralismo, che il regista Massimiliano Bruno fa del paese Italia con questo film “Viva l’Italia” è rigorosamente attinente alla realtà attuale. Il regista, per far questo, illustra i connotati di una presumibile famiglia di un capo indiscusso di partito politico al potere, il grottesco Michele Spagnolo (Michele Placido), i cui tre figli, Riccardo (Raoul Bova) medico, Valerio (Alessandro Gassman) amministratore di una società che fornisce il cibo per gli ammalati dell’ospedale, e Susanna (Ambra Angiolini) attrice, sono stati tutti e tre raccomandati (il medico a sua insaputa) per il posto che occupano.
L’ipocrisia dilagante, il cinismo, l’uso della menzogna, l’arroganza, l’assenza di etica e di morale dei politici, il malcostume, lo sperpero del denaro pubblico, l’uso sfrenato delle raccomandazioni, il favoritismo sistematico, il privilegio del demerito a svantaggio del merito, l’ignoranza, la Cultura che viene maltrattata perché incomoda al potere politico, l’opportunismo e il trasformismo di chi vuol fare carriera, l’inciucio, il compromesso, il danneggiamento della sanità pubblica per salvaguardare quella privata, la precarietà del lavoro, la disgregazione della famiglia, il populismo e la demagogia, e chi più ne più ne metta, sono le considerevoli peculiarità salienti che affiorano dalla descrizione satirica delle vicende interne ed esterne che ruotano attorno alla famiglia Spagnolo, in questa stravolgente commedia. Vicende che fanno ridere amaramente gli spettatori della cui esistenza però sono consapevoli visti i corrispettivi fatti di cronaca di questi ultimi tempi.
Il regista costruisce magistralmente, tuttavia, tutte le storie attorno al tema della verità, e lo dimostra quando Michele Spagnolo, colpito da ictus cerebrale, pirandellianamente parlando incomincia a dire tutta la verità come quando, in ospedale, afferma "… io sono ricco, passo davanti, lei è povera e s'attacca al cazzo!".

Il regista, nel corso del film, come voce narrante, dopo aver citato vari articoli della Carta costituzionale sempre disattesi, rinforza ancora il tema della verità sul finire del film quando afferma che bisognerebbe introdurre nella Costituzione italiana un ulteriore articolo, il centoquarantesimo, che dovrebbe sancire che "Tutti i cittadini hanno il diritto di conoscere la verità", in modo che ogni cittadino dopo aver votato consapevolmente possa rendersi conto a posteriori di avere sbagliato oppure no, “aggiustando il tiro” la volta successiva.
Massimiliano Bruno, autore teatrale e televisivo che, con il suo primo film “Nessuno mi può giudicare” con la brava Paola Cortellesi e Raoul Bova, si fa conoscere per la bravura dimostrata dal grande pubblico cinefilo, in “Viva l’Italia” fa uso di un linguaggio satirico che si avvicina a quello del compianto Mario Monicelli perché, come questo regista, non rispetta la retorica, è aggressivo, mette in evidenza il cinismo, il menefreghismo, l’indifferenza, il trasformismo dei politici italiani, smaschera la sacralità e mette in luce anche la fragilità dei suoi personaggi, dei quali evidenzia i caratteri miseri e meschini fino al punto di ridicolizzarli.
Il film è popolato da un gran numero di attori noti e meno noti, che reggono molto bene la loro parte, tra i quali spiccano per la bravura istrionesca Michele Placido e Rocco Papaleo (Tony).

sabato 13 ottobre 2012

Con il film “Tutti i santi giorni” il regista Paolo Virzì abbandona l’impronta sarcastica e ironica e scopre la vena romantica

Titolo: Tutti i santi giorni
Regia: Paolo Virzì
Sceneggiatura: Paolo Virzì, Francesco Bruni, Simone Lenzi
Colonna sonora: Federica Victoria Caiozzo, in arte Thony
Produzione: Italia, 2012
Cast: Luca Marinelli, Federica Victoria Caiozzo in arte Thony, Micol Azzurro, Claudio Pallitto, Stefania Felicioli, Franco Gargia, Giovanni la Parola, […]

Il film “Tutti i santi giorni” tratto dal romanzo “La generazione” di Simone Lenzi, che è anche uno degli sceneggiatori, tratta della relazione amorosa di una coppia. Il film racconta, infatti, di una strana coppia di due giovani conviventi ultratrentenni, ambedue lavoratori precari. Innamorati però. Siciliana “coatta” lei, molto bella: Antonia (Thony), ignorante, cantautrice, sgradevole nei modi poco ortodossi, impiegata in un autonoleggio, che utilizza un linguaggio scurrile e dozzinale (ad esempio “minchia” sinonimo di pene, dal latino “mencla”, è una parola frequente nel suo lessico), scappata di casa dopo aver litigato con i familiari, in primis con i genitori che le risultano fastidiosi e insopportabili. Di origini toscane invece lui: Guido (Luca Marinelli) lavora come portiere in un albergo, è molto colto - chiamato per questo ironicamente “quidopedia” - e ben educato, lo contraddistingue un animo nobile e genuino, fa uso di un linguaggio spontaneo, elegante e raffinato, dimostra modi gentili e cortesi, ed è molto legato alla sua famiglia. Due giovani che, come cultura, comportamento, origini, modi, usi e costumi, sono agli antipodi. Contemporanea lei. Anacronistico lui. Eppure si amano alla follia, anzi lui ama più lei che viceversa. “Tutti i santi giorni”, di sera, di mattina, di notte, quando capita, fanno sesso appassionante. Un legame basato sulla purezza e sulla genuinità dei sentimenti soprattutto di Guido. Sembrano inseparabili e avulsi dai comportamenti della gioventù moderna, distaccati da quel mondo che ruota attorno a loro, deturpato dal pressappochismo, dall’ignoranza imperante, dal pensiero unico dettato dai talk show televisivi o dalle partite di calcio domenicali, dalla violenza fisica, dalla superficialità, dove le relazioni conviviali sono ridotte all’osso, dove i sentimenti non contano, dove i figli vengono abbandonati dai padri senza alcun problema, dove la precarietà non è solo economica ma anche etica e morale, dove non ci sono punti di riferimento, valori certi a cui aggrapparsi per vivere decentemente. Un mondo ormai lontano da quell’originario concetto di femminilità che è stata deturpata, lesa e vilipesa e da quell’idea di legame affettivo che tiene fortemente unito un uomo ad una donna. E in questo mondo la bella Antonia non si sente all’altezza di Guido, ne soffre sia l’inferiorità culturale che quella comportamentale e con la scusa di non poter avere un figlio, per avere il quale ha lottato tanto, lo lascia e va a vivere con un suo vecchio amico cantante Jimmy (Giovanni La Parola), un giovane senza identità, disorientato, allo sbando. Ma non finisce qui…  Guido e Antonia ripartiranno un’altra volta. Insieme.
“Un film diverso, spiazzante” è “Tutti i santi giorni” come afferma il regista, un inno all’amore contro lo squallore, la superficialità e la rozzezza che caratterizzano il nostro tempo, un film che dimostra come l’amore possa unire due persone culturalmente e socialmente diverse, un film commedia che si distacca nettamente dall’ultimo film di Paolo Virzì “La prima cosa bella” interpretato magnificamente dalla brava Micaela Ramazzotti. Un film dove  Luca Marinelli dimostra di essere un bravo attore così come lo ha evidenziato con la sua precedente interpretazione ne “La solitudine dei numeri primi” e dove Federica Victoria Caiozzo, in arte Thony, che da cantante è stata catapultata ad essere attrice, è stata una vera scoperta.

giovedì 16 febbraio 2012

Niente di nuovo nel film “Benvenuti al Nord” di Luca Miniero





Titolo: Benvenuti al Nord
Regia: Luca Miniero
Produzione: Italia, 2012
Cast: Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro, Valentina Lodovini, Paolo Rossi, Nunzia Schiano, Nando Paone, Giacomo Rizzo, […]

Dal film francese Giù al Nord di Dany Boon nasce una serie di film comici di Luca Miniero: dopo Benvenuti al sud, è stata la volta di Benvenuti al Nord, e prossimamente di Benvenuti all’Est?


Benvenuti al Nord, una commedia a tratti divertente, a tratti, pur avendo la pretesa di divertire, monotona. Così come mi è apparsa quella raccontata nel recentissimo film Bar sport di Massimo Martelli.


Come ho già scritto per Benvenuti al sud, anche questo film presenta connotati adattati alla realtà italiana, dove vengono messi in risalto e alla berlina i luoghi comuni che contrappongono i “polentoni” ai “terroni”, il popolo “padano” a quello meridionale. Non riesce a far ridere spesso perché le idee nuove che il regista mette in campo risultano scontate o ripetitive. Senza dubbio il tema di fondo risulta importante e interessante in quanto, proprio nell’ambito del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, rimarca ancora una volta con allegria non solo l’unità nazionale ma anche il carattere che accomuna gli italiani, al di là delle diversità comportamentali e dei diversi modi di pensare e di agire: l’operosità e lo zelo settentrionali che tolgono umanità e indulgenza agli individui contro l’oziosità e la fiacca meridionali che invece ne risaltano la benevolenza e la cordialità. Diversità che alla fin fine cercano di raggiungere lo stesso obiettivo anche se con velocità diverse. Bisio e Siani e anche Angela Finocchiaro, anche se manifestano la solita bravura scontata, appaiono ripetitivi, mentre Paolo Rossi, che indossa le vesti del dirigente delle Poste Italiane che vuole applicare, da nord a sud, il Metodo dell’ad della FIAT Marchionne, è l’unica nota nuova e gradita del film. Azzeccata la canzone Nel blu dipinto di blu cantata dalla incantevole e bravissima Emma. Bellissima come sempre la prosperosa Valentina Lodovini con i suoi occhi sempre sorridenti.


martedì 14 febbraio 2012

Il cuore grande di una donna è magnificato nel film “La prima cosa bella” di Paolo Virzì



Titolo del film: La prima cosa bella
Regia: Paolo Virzì
Produzione: Italia, 2010
Cast: Micaela Ramazzotti, Valerio Mastandrea, Stefania Sandrelli, Claudia Pandolci, Marco Messeri, Sergio Albelli, Fabrizia Sacchi, Fabrizio Brandi […]






Con questo film il regista Paolo Virzì mette in campo non solo la ridondante ed esuberante bellezza della moglie Micaela Ramazzotti in un bel tandem originalissimo e riuscitissimo con la valente Stefania Sandrelli, ma risalta e sfrutta in pieno le sue doti di grande attrice estroversa. Il film narra la storia di Anna che fugge dal marito violento Mario Michelucci (Sergio Albelli), portando con sé di nascosto i figli Bruno e Valeria. Purtuttavia il marito riesce a riavere i figli e Anna rimane sola ad affrontare la vita prendendo smacchi da tutte le parti alternati da profonde delusioni. Anna è una donna vivace estroversa briosa gioviale che anche quando le cose le vanno male non si perde d’animo e sa ridere e cantare. Anche quando viene colpita, durante vecchiaia, da una terribile malattia riesce a sorridere. Anna affronta, quindi, le molteplici peripezie che la vita le presenta, non si scoraggia e manifesta per i figli un amore eccezionale ai quali cerca di supplire la mancanza del padre fintantoché rimangono con lei. Parafrasando in parte il titolo del film, a mio parere, la cosa più bella che sia riuscita a costruire il regista è stata l’omogeneità espressiva e intensa della Ramazzotti e della Sandrelli, che hanno indossato le vesti dello stesso personaggio anche se in età diversa: Micaela Ramazzotti impersona Anna Nigiotti giovane, e Stefania Sandrelli personifica Anna Nigiotti adulta.
Una commedia intelligente, ironica e divertente, piena di piacevole humour, pervasa di un grande e significativo insegnamento necessario al tempo d'oggi: trasmette allo spettatore quella vena di ottimismo che è necessario possedere anche nei momenti più tristi e grigi della vita.
Bravi tutti gli altri attori, soprattutto Valerio Mastandrea (Bruno adulto).




Fonti:

martedì 29 novembre 2011

Sta ne "La bellezza del somaro" la fuga da questa società urlata.

È un film, quest’ultimo lavoro di Sergio Castellitto, tratto da un racconto della moglie, la scrittrice Margaret Mazzantini. In esso il regista, che è anche attore, fotografa, in modo alquanto ironico, sottilmente beffardo e beffardamente satirico l’attuale società italiana, mostrandone una fisionomia urlata, squilibrata, dissestata, stereotipata, disorientata, scriteriata, alienata, dove le persone normali, che vivono intorno ai quei valori umani che inducono alla serenità, alla meditazione e alla saggezza, appaiono strane e anormali, superate, “vecchie”.

Si corre.

Si urla.

Non si pensa.

In questa società, dove ognuno si arroga il diritto di assalire l’altro, in modo gratuito e violento, solo per un abitudine consolidata e imposta anche da alcuni programmi e personaggi televisivi, si prevarica senza motivo chi vuole dire la sua liberamente e agire al di fuori degli stereotipi comuni.

Basta una parola per fare scattare l’allarme e assalire l'altro!

Gli impulsi nervosi si trasformano in grida forsennate, fastidiose, insopportabili. Nelle famiglie, poi, si permettono situazioni che fanno raccapricciare e inorridire: i genitori “educano” i figli accettando e condividendo tutto ciò che i figli fanno e gli impongono. Non uno schiaffo né un rimprovero sono ammessi. Tutto è lecito! In questo “frastuono” aggrovigliato, da cui è difficile uscire ed estraniarsi, che avviluppa tutti, una ragazzina si innamora di Armando (Enzo Iannacci) non più nel fiore della gioventù, in cui scopre la “bellezza” che fino ad allora non aveva ancora scorto. Sta proprio quì “la bellezza del somaro” che pascola sereno e tranquillo in mezzo alla purezza della natura e che si mostra indifferente in mezzo a tutto quel putiferio. Sta quì l'essenza del film che vuole dimostrare come in questa società non si riesce a cogliere il carpe diem di oraziana memoria. È come stare in un auto o su un treno che percorre la strada in modo così veloce da non far cogliere la bellezza dei paesaggi che attraversa ai passeggeri.

Quell'atto inconsueto e disinibito della ragazzina scandalizza tutti, ovviamente anche il padre Marcello (Sergio Castellitto) che le sferra uno schiaffo che, a sua volta, sconvolge, turba e indigna gli astanti.

Purtroppo lo spettatore esce stressato per una sceneggiatura che, talvolta, appare sconnessa e che non gli fa gustare il film che, però, in alcuni tratti appare piacevole.



Sergio Castellitto oltre ad essere regista è anche attore di questo film assieme a Barbora Bobulova, Laura Morante, Enzo Iannacci e Marco Giallini.




Fonti:





venerdì 25 novembre 2011

"Ora, o mai più", il terzo film di Lucio Pellegrini.

"Ora, o mai più" è un film diretto da Lucio Pellegrini e uscito nelle sale nell' anno 2003.
Il regista, assieme a Angelo Carbone e Roan Johnson , è autore anche del soggetto e della sceneggiatura. Il montaggio del film è stato curato da Walter Fasano, le musiche da Giuliano Taviani e la fotografia da Gherardo Grossi.
Nel cast hanno partecipato Violante Placito, Elio Germano, Jacopo Bonvicini, Edoardo Gabbriellini, Toni Bertorelli, Camilla Filippi e tanti altri.
La trama racconta di uno studente modello della Normale di Pisa che quasi  laureato si innamora  di una ragazza che lo inserisce nell' ambiente dei centri sociali e della sinistra extraparlamentare. La sua vita non sarà più la stessa e il suo modo di pensare sarà rivoluzionato.
Lucio Pellegrini si conferma tra i migliori registi italiani dell' ultimo decennio dirigendo una commedia drammatica, ricca di spunti e idee.

Lucio Pellegrini:
http://info-italia-cinema.blogspot.com/2011/10/lucio-pellegrini-una-carriera-tra.html
Fonti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Ora_o_mai_pi%C3%B9

Streaming del film completo su Youtube:

mercoledì 16 novembre 2011

Paolo Virzì, regista delle commedie "amare".

Paolo Virzì nasce a Livorno il 4 marzo 1974. Regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, è conosciuto nel panorama cinematografico per saper rappresentare in modo sarcastico e pungente la nostra Italia.
Durante gli anni scolastici, scrive recita e dirige testi teatrali, e con Francesco Bruni, conosciuto durante il liceo stringe un sodalizio artistico che manterrà anche per le sceneggiature di successo. Dopo un periodo all’Università di Pisa, dove gira alcuni cortometraggi e lungometraggi, si trasferisce a Roma, per conseguire il diploma nel 1987 al Centro Sperimentale di Cinematografia. Nel 1989 collabora col suo insegnante Furio Scarpelli alla sceneggiatura del film Tempo di Uccidere di Giuliano Montaldo, tratto dal romanzo di Ennio Flaiano. L’approccio alla sceneggiatura arriva negli anni ’90 con i film Tumè di Gabriele Salvadores , Condominio di Felice Farina e Centro Storico di Roberto Giannarelli.
Nel 1994 con la regia del film La bella vita, Virzì segna il suo debutto nel cinema italiano. La pellicola vince il David di Donatello come miglior regista esordiente. Nel 1995 esce con Ferie d’Agosto dove dirige (ottenendo il David di Donatello come miglior film dell’anno) con ironico cinismo un cast di brillanti attori della portata di Silvio Orlando, Laura Morante, Ennio Fantastichini, Sabrina Ferilli e Piero Natoli, raccontando il conflitto di due famiglie italiane in vacanza, nel periodo in cui l’Italia si trova sottoposta a un grande cambiamento politico che vede la discesa di Silvio Berlusconi e l’avvento del nuovo sistema maggioritario. Ma è con il film Ovosodo (interpretato da Nicoletta Braschi, Edoardo Gabbriellini, Claudia Pandolfi e Regina Orioli) che Virzì ottiene grande successo dalla critica e dal pubblico, vincendo il Gran Premio della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia. La trama ripercorre la vita di un ragazzo Livornese tra turbamenti adolescenziali, aspettative sfumate e ritrovata serenità nel matrimonio . Nel 1999 è la volta della commedia a sfondo sociale intitolata Baci e Abbracci nella quale emerge ancora un’Italia influenzata dalla modernità ma incapace di farne parte. Il 2002 vede uscire la pellicola My name is Tanino, uscito dopo una difficile e lunga lavorazione causata dalla situazione finanziaria che vide protagonista Cecchi Gori fino ad allora produttore dei suoi film. La sceneggiatura per motivi di budget venne riscritta più volte prima di essere terminata. Nel 2003 dirige Sergio Castellitto, Margherita Buy e Alice Teghil nel film Caterina va in Città, dove racconta le difficoltà di un’adolescente provinciale nell’ambientarsi in una grande città come Roma. Nel 2006 esce N (Io e Napoleone), ispirato al romanzo N di Ernesto Ferrero. Nel cast troviamo Elio Germano, Monica Bellucci e Daniel Auteuil. La trama attraverso il parallelismo tra la figura di Napoleone e Berlusconi, parla del legame tra l’intellettuale e il potere. Con il film Tutta la vita d’avanti (uscito nel 2008) Virzì narra ancora in modo cinico e amaro della nostra società, e lo fa affrontando il tema della precarietà: lavorativa, esistenziale e sentimentale mettendo in luce molte fragilità del nostro paese. La protagonista (interpretata da Isabella Ragonese) laureata a pieni voti, arriva a Roma piena di speranze e aspettative lavorative, ma si troverà a fare i conti con una realtà amara che le farà mettere in discussione tutti i suoi valori. Nastro d’Argento, Globo d’Oro e Ciak d’Oro come miglior film e miglior regia . Nel 2010 nelle sale esce La Prima Cosa Bella scritto con Francesco Bruni e Francesco Piccolo, il film riscuote molto successo, facendogli vincere il David di Donatello come miglior film, regia e miglior attori (Valerio Mastrandrea e Micaela Ramazzotti, con la quale è convolato a nozze nel 2009).

Filmografia:

La bella vita (1994)
Ferie d'Agosto (1995)
http://info-italia-cinema.blogspot.com/2011/11/ferie-dagosto-un-film-di-paolo-virzi.html
Ovosodo (1997)
Baci e Abbracci (1999)
My name is Tanino (2002)
Caterina va in città (2003)
N (Io e Napoleone) (2006)
4-4-2 (il gioco più bello del mondo) (2006)
Tutta la vita d'avanti (2008)
http://info-italia-cinema.blogspot.com/2011/11/tutta-la-vita-davanti-il-male-precario.html
L'uomo che aveva picchiato la testa (2009)
La prima cosa bella (2010)

Fonti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Virz%C3%AC