var _gaq = _gaq || []; _gaq.push(['_setAccount', 'UA-26218038-5']); _gaq.push(['_trackPageview']); (function() { var ga = document.createElement('script'); ga.type = 'text/javascript'; ga.async = true; ga.src = ('https:' == document.location.protocol ? 'https://ssl' : 'http://www') + '.google-analytics.com/ga.js'; var s = document.getElementsByTagName('script')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s); })();
Visualizzazione post con etichetta Sergio Castellitto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sergio Castellitto. Mostra tutti i post

martedì 28 gennaio 2014

Il film “Tutta colpa di Freud” è una commedia briosa che fa presa sul pubblico

Titolo: Tutta colpa di Freud
Regia: Paolo Genovese
Soggetto: Paolo Genovese, Leonardo Pieraccioni, Paola Mammini
Sceneggiatura: Paolo Genovese
Produzione: Italia 2014
Giudizio: ◊ ◊ ◊
Cast: Marco Giallini, Anna Foglietta, Vittoria Puccini, Alessandro Gasman, Laura Adriani, Vinicio Marconi, Claudia Gerini, Edoardo Leo, Maurizio Mattioli, Paolo Calabresi, Alessia Barela, Gianmarco Tognazzi, Daniele Liotti,[…]


Tratto dall’omonimo romanzo di Paolo Genovese (edito da Mondadori), questo film  "Tutta colpa di Freud" appartiene a quel genere di commedia italiana, spiritosa e briosa, molto gradita dal pubblico italiano. Genovese che ne è anche il regista, con un cast eccellente di attori che si muovono agilmente e che coprono magnificamente le parti loro assegnate, in modo intelligente e originale affronta, senza mai essere volgare e osceno e senza usare il consueto linguaggio scurrile di alcuni film nostrani, il problema dell’identità sessuale, o meglio quello dell’omosessualità, da cui risulta che questa non si può cambiare per decisione razionale del soggetto; esamina con garbo, anche, l’infatuazione classica di una spontanea diciottenne nei confronti di un cinquantenne sposato, dei suoi “sogni … immagini riflesse, … specchio d'acqua immobile”, che “svaniscono provandoli a toccare”, come recitano alcuni versi della bella canzone “Tutta colpa di Freud” di Daniele Silvestri, che viene cantata durante alcune scene del film e durante i titoli di coda.

Il film nel suo evolversi sostiene con forza che l’instaurarsi dell’innamoramento non può essere orientato dal settore in cui lavora una donna, perché non si hanno effetti di riuscita (“L'amore ha i denti, i denti mordono. Fanno male, lasciano cicatrici. E quelle cicatrici non svaniscono più...”), ma che esso dipende da tutti quei fattori emotivi e sentimentali che sorgono spontanei e che non possono essere repressi quando si incontra la persona “giusta”. Inoltre, il film mette sul primo piano il ruolo del padre che dovrebbe mantenere questo ruolo sempre, rinunciando a quella tendenza del momento che lo indirizza a comportarsi da amico nei confronti dei propri figli.
Tutto viene sintetizzato in alcuni versi della su citata canzone di Silvestri “… Degli incontri imprevisti,/ delle scelte sbagliate, / dei dolori pregressi, dei peccati commessi una sera d'estate, / delle mille promesse mancate. …”.  Nel film, Marco Giallini ricopre il ruolo magnifico di uno psicologo, Francesco, padre di tre figlie: Marta (Vittoria Puccini), la figlia romantica, Emma (Laura Adriani), la figlia diciottenne e, infine, Sara, la figlia lesbica (Anna Foglietta, che recita la sua parte magnificamente).
Genovese va ricordato soprattutto per il film “Una famiglia perfetta” (2012) con Sergio Castellitto per l’originalità del tema affrontato e per il cast di attori splendidi: Claudia Gerini, Marco Giallini e Carolina Crescentini. 

giovedì 15 novembre 2012

Con il film “Venuto al mondo” questa volta Castellitto mette a confronto l’amore con la violenza.


Titolo: Venuto al mondo
Regia: Sergio Castellitto
Soggetto: Margaret Mazzantini
Sceneggiatura: Margaret Mazzantini, Sergio Castellitto
Musica: Eduardo Cruz
Produzione: Italia, 2012

Cast: Penelope Cruz,  Emile Hirsch, Pietro Castellitto, Adnan Haskovic,  Saadet Aksoy, Luca De Filippo, Brando Djuric, Jane Birkin, Mira Furlan, Isabelle Adriani, Sergio Castellitto, […]

 

Sergio Castellitto, bravo attore,  diventato famoso per “L’uomo delle stelle” (1996) di  Giuseppe Tornatore, che gli valse il premio Nastro d’argento 1996 come migliore attore, ha interpretato film sempre di un certo spessore  tra cui “L’ultimo bacio” (2000) di Gabriele Muccino,  “Concorrenza sleale” (2001) di Ettore Scola, “L’ora di religione” (2002) di Marco Bellocchio che gli comportò  il conferimento di un altro Nastro d’argento 2002 come migliore attore. In un certo momento, forse spinto dalla compagna, la scrittrice Margaret Mazzantini, Castellitto decide di fare il regista, e dirige dei film un po’ deludenti come quello di esordio “Libero Burro” (1999) che si rivelò un fiasco, il discutibile  “Non ti muovere” (2004) con Penelope Cruz e poi, nel 2010 l’insoddisfacente “La bellezza del somaro”, film questi ultimi due il cui soggetto è stato tratto dai libri scritti dalla moglie.
Dall’omonimo romanzo scritto dalla moglie deriva anche quest’ultimo film “Venuto al mondo” che Castellitto, mostrando, a differenza dei precedenti , il raggiungimento di una certa maturità di regista, dirige  in modo complesso ma efficace e suggestivo. Mette  in campo, infatti, degli stratagemmi, cioè dei colpi di scena astuti che coinvolgono emotivamente lo spettatore disorientandolo adeguatamente, ma che non compromettono però la bellezza del film che tratta fondamentalmente la storia di due donne passionali, belle sia nell’animo che esteriormente. L’una, Gemma (Penelope Cruz), una bella donna emancipata che, recatasi in Bosnia, prima del conflitto cruento, conosce un giovane fotografo Diego (Emile Hirsch) gioioso, spigliato, divertente, amante della vita e della bellezza. Ella viene travolta sfrenatamente dalla passione per Diego da cui vuole un figlio, “un lucchetto di carne” che lo leghi a sé per tutta la vita e, in questo turbinio fervido, vivace, intenso, brillante,  scopre di non essere  fertile, cioè che non può avere figli. Un dramma fortemente sconvolgente per un donna! Cosa ci sia di più brutto, di più rovinoso, di più sofferto, di più deleterio per una donna che è stata progettata per dare la vita e per amare, Castellitto riesce egregiamente a metterla in risalto.  L’altra, Aska (Saadet Aksoy), una bella donna, affascinante, sensuale, che ama la musica e cantare, fa infatuare di sé Diego allontanandolo anche se parzialmente da Gemma. Da questo momento in poi si instaura un rapporto a tre, Gemma, Diego e Aska, molto complicato e tormentato da cui deriva la proposta di Gemma a Diego (a cui è stata negata dalla legislazione italiana la richiesta di adozione di un figlio) di fare un figlio accoppiandosi con Aska. L’amplesso avviene con la guerra già in atto, in un contesto di violenza così inaudita e priva di senso e di senno tant’è che il medico (Branko Djiuric) che visita Aska, rimasta incinta, di vergognarsi “di appartenere alla razza umana”. Nascerà Pietro (Pietro Castellitto), un figlio della violenza? La risposta forse è insita nella frase pronunciata da Gemma: “i figli si vedono dai padri” e Pietro per il carattere che mostra da grande non può che assomigliare al padre Diego! Gemma, felice, per avere ottenuto il neonato che porta con sé in Italia, a Roma, lascia nell’infelicità più completa Aska per i motivi che lo spettatore scoprirà nel vedere il film.
Emerge nel film a caratteri cubitali il contrasto sempiterno tra chi vuole generare la vita a tutti i costi (Gemma) sperando anche nel miracolo e coloro (i padroni della guerra, i mostri dell’umanità) che, invece, questa vita la eliminano senza pensarci un attimo in modo cruento, crudele e violento. Ci vorrebbe l’attore Buster Keaton, la cui immagine viene evocata al finire del film, con la sua aria stravolta e malinconica, famoso per i continui rovesciamenti di senso per raccontare la storia di “Venuto al mondo”, in cui l’amore prevale comunque sui mostri dell’umanità!  Un film, quindi, denso, intenso, violento sicuramente, pieno di significati e di metafore che fanno riflettere sul senso della vita, dove pullulano attori molto bravi tra cui Penelope Cruz,  Luca De Filippo che veste i panni di Armando, il padre di Gemma, e Adnan Haskovic che interpreta Gojko, il poeta bosniaco che fa scoprire a Gemma un mondo a lei ignoto, ed emerge Pietro Castellitto, figlio della coppia Castellitto-Mazzantini.


martedì 29 novembre 2011

Sta ne "La bellezza del somaro" la fuga da questa società urlata.

È un film, quest’ultimo lavoro di Sergio Castellitto, tratto da un racconto della moglie, la scrittrice Margaret Mazzantini. In esso il regista, che è anche attore, fotografa, in modo alquanto ironico, sottilmente beffardo e beffardamente satirico l’attuale società italiana, mostrandone una fisionomia urlata, squilibrata, dissestata, stereotipata, disorientata, scriteriata, alienata, dove le persone normali, che vivono intorno ai quei valori umani che inducono alla serenità, alla meditazione e alla saggezza, appaiono strane e anormali, superate, “vecchie”.

Si corre.

Si urla.

Non si pensa.

In questa società, dove ognuno si arroga il diritto di assalire l’altro, in modo gratuito e violento, solo per un abitudine consolidata e imposta anche da alcuni programmi e personaggi televisivi, si prevarica senza motivo chi vuole dire la sua liberamente e agire al di fuori degli stereotipi comuni.

Basta una parola per fare scattare l’allarme e assalire l'altro!

Gli impulsi nervosi si trasformano in grida forsennate, fastidiose, insopportabili. Nelle famiglie, poi, si permettono situazioni che fanno raccapricciare e inorridire: i genitori “educano” i figli accettando e condividendo tutto ciò che i figli fanno e gli impongono. Non uno schiaffo né un rimprovero sono ammessi. Tutto è lecito! In questo “frastuono” aggrovigliato, da cui è difficile uscire ed estraniarsi, che avviluppa tutti, una ragazzina si innamora di Armando (Enzo Iannacci) non più nel fiore della gioventù, in cui scopre la “bellezza” che fino ad allora non aveva ancora scorto. Sta proprio quì “la bellezza del somaro” che pascola sereno e tranquillo in mezzo alla purezza della natura e che si mostra indifferente in mezzo a tutto quel putiferio. Sta quì l'essenza del film che vuole dimostrare come in questa società non si riesce a cogliere il carpe diem di oraziana memoria. È come stare in un auto o su un treno che percorre la strada in modo così veloce da non far cogliere la bellezza dei paesaggi che attraversa ai passeggeri.

Quell'atto inconsueto e disinibito della ragazzina scandalizza tutti, ovviamente anche il padre Marcello (Sergio Castellitto) che le sferra uno schiaffo che, a sua volta, sconvolge, turba e indigna gli astanti.

Purtroppo lo spettatore esce stressato per una sceneggiatura che, talvolta, appare sconnessa e che non gli fa gustare il film che, però, in alcuni tratti appare piacevole.



Sergio Castellitto oltre ad essere regista è anche attore di questo film assieme a Barbora Bobulova, Laura Morante, Enzo Iannacci e Marco Giallini.




Fonti:





venerdì 4 novembre 2011

"Non ti muovere" un film di Sergio Castellitto

Non ti muovere, film diretto e interpretato da Sergio Castellitto , prende spunto dall'omonimo romanzo di Margaret Mazzantini (sua moglie). Il film racconta il ricordo degli ultimi anni della vita di Timoteo (Sergio Castellitto), attraverso i quindici anni della figlia, (arrivata in fin di vita nell' ospedale dove lavora), e lo fa per mezzo di una visione che l'uomo ha di una donna conosciuta anni prima. Ripercorre così il suo trascorso fatto di bugie , tradimenti e violenti passioni vissute con Italia (interpretata da una memorabile Penelope Cruz) conosciuta un pomeriggio d'estate in una borgata nella periferia di Roma. Timoteo inizialmente sfoga i suoi istinti sulla donna, in modo violento, forte del fatto che non si sarebbe mai ribellata, perchè da sempre vittima di violenze da parte degli uomini. Ma col tempo l'uomo inizia a provare un sentimento sincero e forte, che lo fa sentire se stesso, amato in modo appassionato, libero da quegli schemi borghesi imposti dalla moglie Elsa (Claudia Gerini).
La situazione si svilupperà in maniera drammatica quando entrambe le donne rimangono incinta, e Italia sconvolta per la gravidanza della moglie di Timoteo, vede sfumare il sogno di un futuro con lui, decidendo così di provvedere ad un aborto che si rivelerà fatale. Alla fine del viaggio mentale, l'immagine della donna svanisce agli occhi di Timoteo, regalandogli un senso di serenità per quella "visita" inaspettata, che lo lascia libero da quel ricordo straziante.
La storia e le immagini lasciano senza fiato, tra tenerezza e disperazione la pellicola trasmette una devastante emozione, il cast con Castellitto e la Gerini risulta essere molto affiatato e il personaggio interpretato da Penelope Cruz è intenso, il senso di malinconia e speranza tormenta il pubblico, la recitazione della Cruz fatta in lingua italiana, risulta perfetta e capace di profonda comunicazione. Anche Castelitto riesce perfettamente nel duplice ruolo di regista-attore e lo fa con struggente passione.
La colonna sonora "Un senso" scritta per l'occasione da Vasco Rossi, racchiude tutto il "senso" di un film a mio parere indimenticabile.
Il film ha vinto 2 David di Donatello per l'interpretazione di Sergio Castellitto e Penelope Cruz, come miglior attori protagonisti.

Trailer:

http://www.youtube.com/watch?v=a-kwKOqlofQ

Fonti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Non_ti_muovere_%28film%29