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giovedì 24 novembre 2011

"La prima cosa bella" Virzì commuove con una commedia dal cuore italiano.

"La prima cosa bella", è un film diretto da Paolo Virzì, uscito nelle sale cinematografiche nel 2010. La sceneggiatura è stata scritta insieme a Francesco Bruni e Francesco Piccolo. La produzione oltre ai fratelli Virzì ha visto coinvolto anche Gabriele Muccino. Il film oltre ad essere stato canditato alla notte degli Oscar come miglior film straniero, ha vinto 3 David di Donatello, 4 nastri d'Argento, Alabarda d'Oro 2010, premi IOMA 2010 e trofeo Ciack al Festival del Cinema di Salerno.
Virzì torna nella sua Livorno per raccontarci la storia di Anna, donna libera, anticonvenzionale, disponibile verso la vita e le persone, intensa al punto da suscitare tanto amore quanto odio da chi la circonda e la ama. I figli, Bruno e Valeria Michelucci oramai adulti, vivono ancora intrappolati in un'infanzia irrisolta messa in ombra da una madre ingombrante. Iniziano così frammenti tra passato e presente della vita di Anna (interpretata in gioventù da un'affascinante Micaela Ramazzotti e da una più dolce Stefania Sandrelli in età adulta) che colpita da un male terminale, continua ancora ad inebriare la vita di chi la circonda, senza temere il tempo, portando i figli a una riconciliazione con le proprie vite.

Virzì continua a farsi portavoce della commedia italiana, quella che racconta stralci di vita vera, dove i personaggi sono alla continua ricerca di un posto nel mondo, ma che come un "uovo sodo" non vanno nè su nè giù". Il ruolo del figlio inadeguato e insoddisfatto travolto dal temperamento madre fin da bambino è meravigliosamente interpretato da Valerio Mastrandrea (Bruno), mentre la solare e spligliata sorella è interpretata da Claudia Pandolfi (Valeria).
La fotografia, diretta da Nicola Percorini, gioca un ruolo fondamentale, contesa tra scenari e musiche degli anni '70 e dei giorni nostri, di un'Italia malinconica che fa da cornice a una commedia piena di sentimento. La canzone "La prima cosa bella" è stata reinterpretata dalla cantante Malika Ayane in occasione dell'uscita del film.

Trailer:

http://www.youtube.com/watch?v=fZAG3kU9Q1E

Video colonna sonora Malika Ayane:
http://www.youtube.com/watch?v=cnrOQGwKxzw


Fonti:
http://www.mymovies.it/film/2010/laprimacosabella/

giovedì 17 novembre 2011

Sedotta E Abbandonata

Film italiano del 1964, è tra le opere meglio riuscite di Pietro Germi. Viene spesso paragonato al precedente film del regista Divorzio all'italiana, per via di alcuni fattori comuni, quali: il genere comico-grottesco, l'ambientazione in Sicilia, la tematica dell'assurdo pregiudizio dell'onore famigliare, la rabbiosa denuncia sociale verso la folle legislazione italiana.

Racconta la storia di Peppino, un giovanotto della piccola borghesia che aspira ad un posto negli impieghi statali, fidanzato alla figlia maggiore di un benestante, Matilde. La ragazza, addormenteta sia nel fisico che nel metafisico, non si acorge che il fidanzato seduce la sorella minore Agnese, graziosa studentessa che coltiva sogni di evasione sentimentale. La giovane rimane incinta, e la famiglia non impiegherà molto a scoprire l'accaduto. Questo il prologo che darà vita alla storia, per alcuni versi simile alla situazione della “Coscienza di Zeno” di Italo Svevo. Ma subentrerà immediatamente un fattore diversificante: il concetto di “onore”. L'autore non ci dice come ha potuto stabilirsi un sistema tanto compatto, dove niente e nessuno sfugge alla legge dell'onore. Ci descrive, però, un mondo chiuso, privo di spiritualità e di calore umano, immerso in una grettezza bestiale. Sedotta e abbandonata vuole essere una rappresentazione totale, e definitiva, di un costume e di una mentalità: è indicativa la rinuncia, rispetto a Divorzio all'italiana, ai congegni della commedia tradizionele e ad un personaggio come quello del Barone Cefalù (Marcello Mastroianni), che di quel costume e di quella mentalità si serviva per i suoi fini, con molto cinismo e non senza equivoche strizzatine d'occhio. Più che di commedia, si dovrebe palare di farsa acre e spietata, di crudo sarcasmo: l'unico “fattaccio” avviene nei primi cinque minuti di proiezione, e il resto non è che un grottesco e barocco rituale per riparare tale disgrazia.

Germi pone a protagonista del film lo straordinario Saro Urzì, impegnandolo senza sosta ed egregiamente in una unica nota urlata, fin nel letto di morte, nelle sua forsennata salvaguardia dell'onore famigliare: un personaggio, questo, che definisce senza mezze misure i guasti di una mentalità e di un costume. Un padre-padrone che è la versione grottesca di quello de Il ferroviere: una forsa della natura completamente in preda al proprio inconscio. La morte del patriarca, esaurito per la troppa energia prodigata, eleva il film ai vertici della tragedia.

Gli altri personaggi sono una serie di “ritrattini” eccellenti, spesso scolpiti fin dalla loro prima apparizione sullo schermo, di cui, i più azzeccati risultano essere, a parte il sanguinario Ursì, Matilde e il marescialo dei carabinieri.

Il ritmo incalzante, serrato, fittissimo, frenetico di tutto il film, dai frequenti risvolti corali di gusto picaresco, è evidente nell'altissimo, assordante, massacrante volume a cui è stata registrata tutta questa sequela di urla isteriche, di insulti, di sghignazzate. La stessa musica del Rustichelli, vivacissima ma sempre ossessiva, prova che Germi ha voluto frustare come divertire.

Il linguaggio impiegato da Germi raggiunge una virtuosistica perfezione in questa pellicola. Lo stile arioso delle immagini della Sicilia serve ad accentuarne la gradevolezza e godibilità. Una Sicilia però, esclusivamente preoccupata dagli affari privati e sentimentali delle famiglie in vista, travolta dalla follia erotica e dal pregiudizio d'onore. Viene completamente abbandonata quella visione della Sicilia molto più seria, che il regista in passato ci avaeva mostrato in In nome dela legge e Il camino della speranza.

L'uso dello zoom, accentuato dal grandangolo, stravolge ogni ricordo del découpage classico rispettato fino a Un maledetto imbroglio. Il racconto avanza vorticoso come un fiume in piena che abbatte ogni argine, sottolineando il perverso godimento del regista nel mettere in campo un bestiario che si abbandona senza ritegno all'eccesso, fino a rischiare il ridicolo, come nelle due scene degli incubi.

Il tema attaccato da Germi è quello riguardante l'articolo della legislazione italiana che attribuiva al matrimonio il potere di cancellare ogni precedente reato dell'uomo nei confronti della donna, dalla violenza al ratto. Il film è molto impegnato ma non abbastanza per rinunciare a gag e comicità. Questa caratteristica pregiudica la comprensione della tematica da parte del pubblico, che ride e non comprende la dremmaticità di quel che succede sullo schermo, non afferra la corretta fruizione del messaggio che il regista voleva trasmettere. Questo è forse l'unico vero difetto di un'opera che risulta essere una pietra miliare nel panorama cinematografico italiano, assolutamente non inferione (per qualità narative, padronanza del mezzo tecnico, abilità nel guidare e amalgamare la reciazione che Germi sottolinea di possedere) alle opere di mastri quali Visconti e Fellini.



Fonti:


Leonardo Autera, in “Bianco e Nero”, n. 2, Febbraio 1964.

Pietro Bianche, in “Il Giorno”, 1964.

Mario Soldati, “L'Europeo”, Milano, 15 Marzo 1964, ora in Id, Da spettatore, Milano, Mondadori, 1973.

Guido Fink, in “Cinema Nuovo”, n. 168, Marzo-Aprile 1964.

Tullio Kezich (1963), in Il Film Sessanta, Il Formichiere, Milano, 1979.

Lino Miccichè (a cura di), “Signore &Signiri” di Pietro Germi. Uno sguardo ridente sull'ipocrisia morbida, Lindau, Torino, 1997.

http://it.wikipedia.org/wiki/Sedotta_e_abbandonata

http://www.italica.rai.it/principali/multimedia/dvd/sedotta.htm

http://trovacinema.repubblica.it/film/sedotta-e-abbandonata/118417

http://guidatv.sky.it/guidatv/programma/film/commedia/sedotta-e-abbandonata_19638.shtml

mercoledì 16 novembre 2011

"Ferie d'agosto" un film di Paolo Virzì

"Ferie d’agosto" è il secondo lungometraggio diretto da Paolo Virzi e scritto con la collaborazione di Francesco Bruni nel 1995 . Fin dai primi film il suo ironico sarcasmo emerge, sfociando in un leggero cinismo per un paese in “decadenza sociale” dove la politica ne a destra ne a sinistra convince più di tanto. La pellicola vanta un cast d’eccezione: Silvio Orlando, Laura Morante, Sabrina Ferilli, Ennio Fantastichini e Piero Natoli. Ambientata nell’isola di Ventotene, la pellicola racconta il confronto di due gruppi in vacanza, rappresentati da una famiglia di intellettuali snob di sinistra e da una famiglia di commercianti di destra. Nonostante i diverbi iniziali, le divergenze politiche e caratteriali, i due gruppi, grotteschi nel loro genere, si troveranno accomunati da un’insofferenza e una scontentezza di fondo che li porterà a un’inevitabile riconciliazione . Commedia tanto leggera quanto amara che oltre a un sorriso lascia qualche riflessione. Il film ha vinto il David di Donatello come miglior film dell’anno. La fotografia è stata curata da Paolo Carnera.

Paolo Virzi:
http://info-italia-cinema.blogspot.com/2011/11/tutta-la-vita-davanti-il-male-precario.html

Trailer:
http://www.youtube.com/watch?v=K9aKfXRjR2Y

Fonti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Ferie_d

domenica 13 novembre 2011

"Vogliamo i Colonnelli", Monicelli prende in giro i neofascisti.

"Vogliamo i Colonnelli" è un film satirico diretto da Mario Monicelli e uscito nelle sale nel 1973.
Il film racconta di un tentativo di colpo di stato, mal organizzato e mal riuscito, ideato  da parte di gruppo di nostalgici fascisti.
Mario Monicelli è autore anche del soggetto (in collaborazione Furio Scarpelli e Agenore Incrocci) e della sceneggiatura (con gli stessi), della produzione sono responsabili Pio Angeletti e Adriano De Micheli, della fotografia lo è Alberto Spagnoli, delle musiche si è occupato Carlo Rustichelli e delle sceneggiature Lorenzo Baraldi.
Il cast, di altissimo livello, vede la partecipazione dell' immenso Ugo Tognazzi, di Giuseppe Maffioli, di Renzo Marignano, Giancarlo Fusco, Antonino Faà Di Bruno e tanti altri.
La trama tratta, come accennato, di un grottesco tentativo di colpo condotto da un gruppo di nostalgici, è evidente il riferimento al fallito "Golpe Borghese" e verosimile  a quello riuscito dei colonnelli greci.
Il genio di Monicelli, come sempre, riesce a far pensare sorridendo, a preoccupare divertendo, negli anni settanta; quando le paure di un Golpe (di sinistra, o di destra) sono tarli che aleggiano nelle mente degli italiani, il maestro stupisce con un film che ridicolizza i neo-fascisti e analizza alcuni dei metodi di propaganda utilizzati dalle stampa per instaurare nella popolazione il terrore e il disprezzo per le sinistre.
Quello che si evince del film, è a mio parere, che secondo Mario Monicelli, gli italiani hanno vissuto la paura di due rivoluzioni diverse, una che avrebbe portato a ripristino di una dittatura fascista e militare, l' altra a un regime comunista, ma in realtà il vero pericolo per la democrazia era lo stesso apparato dello stato e quelle forze,  che nascondendosi dietro la difesa del paese cercano di prenderne il controllo totale attraverso metodi subdoli, silenziosi e illegali.
Il film entra a pieno diritto pieno diritto nella categoria della commedia all' italiana, di cui Monicelli, assieme a Luigi Comencini e Mino Risi è il miglior regista.

Mario Monicelli, il regista di "Vogliamo i Colonnelli".
Foto di proprietà della galleria Flickr "Edera".

Il Film in Youtube:
http://www.youtube.com/watch?v=Wcj5oZavTz4
Il Trailer su Youtube:
http://www.youtube.com/watch?v=depMvHD8vQE

Fonti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Vogliamo_i_colonnelli

mercoledì 2 novembre 2011

"Buon Natale... buon anno", Luigi Comencini al canto del cigno.

"Buon Natale.. buon anno" è una commedia diretta da Luigi Comencini, il film, uno degli ultimissimi lavori del genio di Salo è uscito nelle sale nel 1989.
Luigi Comencini è anche coautore della sceneggiatura (con la figlia Cristina e Raffaele Festa Campanile), il soggetto è ispirato a un romanzo di Pasquale Festa Campanile (fratello di Raffaele), la fotografia è opera di Armando Nannuzzi, il montaggio è di Sergio Buzi, le musiche di Fiorenzo Carpi.
Cristina Comencini si è occupata tra l' altro della scenografia e dei costumi.
Nel cast hanno partecipato la grandissima Virna Lisa, Michel Serrault, Tiziana Pini, Mattia Braglia, Consuelo Ferrara, Paolo Graziosi, Francesca Neri, Luciano Turi e tanti altri.
Il film, ancora una commedia drammatica, affronta i temi della  mancanza della riconoscenza e della vecchiaia:
Gino e Elvira, una coppia di anziani coniugi, non sono più in grado di pagare l' affitto e decidono di chiedere ospitalità alle figlie (ognuno da una delle due separatamente), sdebitandosi attraverso con i familiari attraverso commissioni.
Non tutto andrà come sperato dalla coppia, infatti il film, anticipa i tema drammatico dell' ipocrisia familiare che nel 1994 sarà magistralmente ripreso da Mario Monicelli, nel film "Parenti Serpenti" (pellicola con un ironia più dura e feroce).
Comencini, al suo penultimo lavoro realizza ancora un ottimo film, il regista, ormai avanti con gli anni, non perde la sua verve ironica.

Fonti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Buon_Natale..._buon_anno

http://www.filmscoop.it/film_al_cinema/buonnatalebuonanno.asp

martedì 25 ottobre 2011

"Tutti a Casa", la ritirata secondo Luigi Comencini.

"Tutti a Casa" è un film capolavoro di Luigi Comencini, uscito nelle sale nel 1960.
Luigi Comencini  ha collaborato anche alla sceneggiatura preparata con Age y Scarpelli (autori tra l' altro del soggetto), della fotografia si è incaricato Carlo Carlini, del montaggio Nino Baragli, degli effetti speciali Serse Urbisaglia,  delle musiche Francesco Lavagnino e delle scenografie Giuliano Lauranti.
La produzione e la distrubuzione sono state realizzate dal grandissimo Dino De Laurentis e le sue imprese, il cast del film è anch' esso eccezionale, vi partecipano infatti Alberto Sordi (il protagonista principale), Edoardo De Filippo, Serge Reggiani, Claudio Gloria, Martin Balsam, Nino Castelnuovo, Mario Feliciani e tanti altri.
Il film è una commedia drammatica, la cosiddetta commedia all' italiana, anche se le lagrime sono più frequenti dei sorrisi, il tema della ritirata è affontato in forma magistrale, in tutti i suoi aspetti e le contraddizioni, credo l' opera abbia uno spessore che supera anche quello letterario di un capolavoro del genere "Addio alle Armi" di Ernest Hemingway":
se Hemingway riesce  di una ritirata riesce a raccontare la resa, il ritorno, la violenza e la follia, Comencini (anche a causa del diverso contesto storico) vi aggiunge i tradimenti, il cambi di ideali e il contrasto ideologico, ad esempio la scena iniziale, con Alberto Sordi che chiama la centrale pensando che i tedeschi si fossero alleati con gli americani è un capolavoro, in pochi secondi descrive il cambio della guerra , l' immagine di soldati che da fascisti si trasfomano in anti-fascisti principalmente perchè la storia lo ha deciso.
E poi il ritorno a casa, ognuno cercando il proprio ideale, tra chi decide di lottare per la repubblica di Salo e chi va tra i monti con i partigiani, chi vuole solo cambiare vita, scappare via da quell' inferno, tornare a casa, innamorarsi, o ritrovare l' amore, chi muore alle porte del suo paese, lasciando incompiuto il suo sogno di leggerezza, chi ha pressioni da parte della famiglia per continuare a combattere per un ideale mai realmente sentito proprio.
Nelle mie recensioni non mi piace raccontare, o anticipare i dettagli della storia, almeno nei grandi film, credo valga la pena guardare  la trama aspettandola con sorpresa e nella recenzione  descrivere solo i concetti e l' idee, il senso che io vedo all' interno delle immagini, di  descrivere il contenuto, senza svelare il segreto della storia.

Fonti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Tutti_a_casa
Estratto:
http://www.youtube.com/watch?v=nGqE2gwmBEs

Immagini della festa del 25 Aprile, anziani soldati, probabilmente protagonisti della resistenza.  

La foto è di proprietà della galleria fotografica di Lidal-K.