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venerdì 26 gennaio 2018

“Chiamami con il tuo nome”, un’apologia eraclitea dell’amore

Titolo: Chiamami con il tuo nome
Titolo originale: Call Me by Your Name
Regia: Luca Guadagnino
Sceneggiatura: Luca Guadagnino, James Ivory, Walter Fasano
Soggetto: André Aciman (dal romanzo Call Me by Your Name, 2007)
Produzione Paese: Italia, Francia, Brasile, USA
Musiche:Sufjan Stevens

Cast:  Timothée Chalamet, Armie Hammer, Michael Stuhlbarg, Amira Casar, Esther Garrel, Victoire Du Bois, […]
È una calda estate, quella dell’agosto 1983, quando il socialista Bettino Craxi diventa Presidente del Consiglio realizzando il Compromesso storico. In quel mese, nella campagna di una città del Nord Italia, Crema, si svolge la vita di Elio (Timothée Chalamet), un giovane molto colto che legge libri, trascrive musica, fa il bagno al fiume, esce la sera, … ma poco sa delle cose importanti, mentre sta in vacanza con i genitori nella villa della madre Annella (Amira Casar). Suo padre Lyle (Michael Stuhlbarg) è un archeologo, professore universitario, che annualmente ospita uno studente straniero per completare la tesi. Quell’anno tocca a Oliver (Armie Hammer), un giovane statunitense, molto bravo in filologia a tal punto che mette in difficoltà il professore Lyle a proposito dell’etimologia della parola albicocca. Oliver, un bell’uomo, dal corpo atletico, slanciato, vigoroso, si sente subito a proprio agio in quell’ambiente e fa senza indugio amicizia con Elio. Costui a prima vista viene attratto dal giovane americano e gradualmente, scrutando nel proprio animo, si rende conto che quell’attrazione è qualcosa che lo sconvolge perché si trasforma in un desiderio incontrollabile. La natura ha metodi ingegnosi per scovare il nostro punto debole  quando “Eros fa  centro in una persona con la sua freccia dalla punta dorata” – direbbero gli antichi Greci. Tuttavia di primo acchito, per un pregiudizio innato e per una questione di intimità, Elio è frenato dalla razionalità che lo costringe a vivere nel desiderio della bellezza prestante di Oliver ma anche nell’ambiguità, come la statua di bronzo pescata a Sirmione, nelle acque del lago di Garda, di cui Lyle dice: Muscoli sodi. Non c'è un corpo dritto in queste statue, sono tutti curvi; a volte impossibilmente curvi e così indifferenti, da questo nasce la loro ambiguità senza tempo, come se ti sfidassero a desiderarli. A poco a poco, però, in Elio quel desiderio si fa sempre di più impetuoso e travolgente, come una cascata che vista in lontananza sembra inconsistente ma che, quando ci si avvicina, essa evidenzia tutta la sua irruenza che scava e travolge ogni cosa. Un desiderio represso che fa stare male e che si tende a soffocare al suo nascere. Lyle per confortare il figlio Elio, infatti, gli confida che in tali casi Stai male e ora vorresti non provare nulla, forse non hai mai voluto provare nulla, ma ciò che ora provi io lo invidio. Soffochiamo così tanto di noi per guarire più in fretta, così tanto che a 30 anni siamo già prosciugati e ogni volta che ricominciamo una nuova storia con qualcuno diamo sempre di meno, ma renderti insensibile così da non provare nulla, è uno sbaglio. E per non sbagliare Elio e Oliver si liberano finalmente dall’ambiguità che li ingabbiava, e nessuno ostacolo incontrano nel loro rapporto neppure in quello che avevano intrapreso con le loro rispettive ragazze, Marzia (Esther Garrel) e Chiara (Victoire Du Bois), tant’è che i due novelli amanti, durante un rapporto amoroso, si scambiano i nomi: Chiamami con il tuo nome e io ti chiamerò con il mio, che equivale a scambiarsi l’anima: dammi la tua anima e io ti darò la mia. Questo è il filo conduttore di un delicato, grazioso e intelligente film come Chiamami con il tuo nome del regista Luca Guadagnino, il cui soggetto è stato tratto dal romanzo Call Me by Your Name (2007) di André Aciman. In esso, come avviene tra Adele ed Emma nel film “La vita di Adele” (2013) di Abdellatif Kerchiche, l’amore assoluto viene osannato tramite l’amore omosessuale. Un film, dunque, che dà all’amore la sua magnifica essenza: la divinità, quella divinità che, come sosteneva il filosofo greco Eraclito, vissuto tra il sesto e il quinto secolo a.C., è giorno-notte, inverno-estate, guerra-pace, sazietà-fame. Ed essa muta come il fuoco, perché il fuoco ogni cosa cancella mentre il dolore e la nostalgia si fanno grandi. Essa, dunque, va colta senza perdere tempo, dato che l’essere è in continuo divenire, in quanto non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va. Per questo non va soffocato quello slancio passionale che trascendendo in un attimo diventa eterno.
Guadagnino, che nel precedente film Io sono l’amore (2009) mette in risalto il confronto tra due mondi sociali incompatibili, quello della borghesia e quello della classe operaia, ma che vengono congiunti dall’amore, e che in A Bigger Splash (2015) mette in risalto il dramma della gelosia conseguente all’amore, con Chiamami con il tuo nome completa magnificamente la sua trilogia del desiderio in quanto in esso descrive la realizzazione del desiderio che sfugge agli schemi preconfezionati.
Il regista, grazie alla sceneggiatura singolare di James Ivory e tramite l’apporto sinergico della musica Sufjan Stevens con i tre pezzi, Mystery of Love, Vision of Gideon e Futile Devices, che ne costituiscono la colonna sonora, confeziona un film che coinvolge e stravolge nel contempo lo spettatore.
Chiamami con il tuo nome ha ottenuto quattro nomination al Premio Oscar 2018, due nomination al Golden Globe 2018 e quattro al British Academy, Film Awards 2018.
Filmografia
The Protagonists (1999), Melissa P. (2005), Io sono l’amore (2009), A Bigger Splash (2015).
Francesco Giuliano

mercoledì 24 gennaio 2018

“Ella & John – The Leisure Seeker” un film che glorifica l’amore supremo

Titolo: Ella & John – The Leisure Seeker
Titolo originale: The Leisure Seeker
Regia: Paolo Virzì
Sceneggiatura: Stephen Amidon, Francesca Archibugi, Paolo Virzì, Francesco Piccolo
Soggetto: Michael Zadoorian (dal romanzo In viaggio contromano, 2009)
Musiche: Carlo Virzì
Produzione Paese: Italia, Francia, 2017
Cast: Helen Mirren, Donald Sutherland, Christian McKay, Janel Molonev, Kirsty Mitchell, Dana Ivey, Dick Gregory, Gabriella Cila, Jennifer Ward, Joshua Mikel, Robert Pralgo, Raul Colon, […]



“The Leisure Seeker” (Il cercatore di piacere) è il nome di un vecchio camper degli anni settanta, con il quale i due vecchi coniugi, ormai sulla soglia degli ottant’anni, Ella Spencer (Helen Mirren) e lo smemorato John Spencer (Donald Sutherland), intraprendono un viaggio dal Massachusetts, verso il Sud, con destinazione Key West. Questa cittadina è ubicata nella punta estrema della Florida che si affaccia sulle acque azzurre del Golfo del Messico e dove si trova il Museo della casa dello scrittore Ernest Hemingway, essendo stato John docente di letteratura e grande appassionato di questo famoso scrittore. John considera quel posto meraviglioso un Paradiso terrestre, che con la sua semplice e naturale bellezza attrae la moglie che, dopo aver percorso quasi tutta la costa orientale degli Stati Uniti, ne rimane incantata. È il paradiso?- dice John. Forse! – risponde Ella. Credi che si possa avere un hamburger quassù? chiede John alla moglie, essendo spesso colto da disturbi della memoria, come se già quel luogo fosse il Paradiso.
Ambedue, di comune accordo, intraprendono quel lungo viaggio a insaputa dei due figli, Will (Christian McKay) e Jane (Janel Molonev), i quali, non appena si accorgono del fatto, incominciano a preoccuparsi data l’età avanzata dei loro genitori, ma non riescono a rintracciarli perché la madre Ella, unica detentrice del cellulare, non risponde alle loro chiamate.
Il viaggio è lungo e pieno di insidie, tant’è che gliene accadono di tutti i colori, compreso un fatto molto pericoloso. mentre stavano ad aspettare un carro-attrezzi per la foratura di una ruota del camper, ad una coppia di ladri che gli vuole estorcere tutto ciò che hanno, Ella si presenta con un fucile e li redarguisce dicendo: Se pensate di farci paura, vi sbagliate, perché non abbiamo niente da perdere! 
Helen Mirren, alias Elena Vasil'evna Mironova, che ha ricevuto il premio Oscar 2007 come Migliore attrice protagonista per il film “The Queen – La regina”, Donald Sutherland, a cui è stato assegnato il premio Oscar onorario 2018, sono gli indiscussi e abilissimi mattatori di questo film poliedrico e straordinario per la sceneggiatura originale e sorprendente, delicato nei modi, drammatico per la tensione e il profondo dispiacere che suscita nello spettatore e, al tempo stesso, spassoso e divertente per l’ilarità che gli genera. Il grande consenso di pubblico e la simpatia che realizzano Ella e John, vecchi ma stravaganti, confermano che il pluri-premiato e mitico Paolo Virzì è un maestro del cinema d’alto livello, che, con la sua sottile abilità, sa cogliere e esaminare approfonditamente l’essenza dei sentimenti, la bellezza, la genuinità, l’irrequietezza di una coppia ma la necessità di stare in coppia, l’odio e il conseguente emergere dell’amore e tanta tenerezza dell’essere umano. Tutti aspetti questi con i quali Virzì si trastulla e fa trastullare lo spettatore, e con i quali si eleva, in questo bel film avvincente e coinvolgente, a incantatore del pubblico e a grande maestro del cinema italiano.
Il riferimento al prologo del Il vecchio e il mare (1952) romanzo di Hemingway, il quale, come riferisce John ad una cameriera di un fast food, ha fatto della sua prosa poesia: In cima alla strada, nella capanna, il vecchio si era addormentato. Dormiva ancora bocconi. E il ragazzo gli sedeva accanto e lo guardava. Il vecchio sognava i leoni, denota la sinergia che scaturisce dalla mescolanza della settima arte con la letteratura di alto rango. Ed evidenzia, come avviene per il protagonista del romanzo, la tenacia e il coraggio dei coniugi Ella e John e la loro lotta per la vita e per la morte. Non è un caso anche il riferimento al romanzo Moby Dick (1851) di Herman Melville.
Filmografia
La bella vita (1994), Ferie d’agosto (1996), Ovosodo (1997), Bacie abbracci (1999), My Name Is Tanino (2002), Caterina va in città (2003), N – Io e Napoleone (2006), Tutta la vita davanti (2008), La prima cosa bella (2010), utti i santi giorni (2012), Il capitale umano (2012), La pazza gioia (2016).
                                                                        Francesco Giuliano

lunedì 22 gennaio 2018

"Il sole a mezzanotte" una storia d'amore sulle avversità della vita che vanno affrontate in due

Dal 22 marzo 2018 nei cinema


Titolo: Il sole a mezzanotte
Titolo originale: Midnight Sun
Regia: Scott Speer
Sceneggiatura: Eric Kirsten, Kenji Bando
Musica:Nate Walcott

Produzione Paese: USA, 2018
Cast: Bella Thorne, Patrick Schwarzenegger, Rob Riggle, Quinn Shephard, Ken Tremblett, Jenn Griffin, Nicholas Coombe, Tiera Skovbye, [...]



La diciassettenne Katie (Bella Thorne) è costretta fin da piccola a vivere nel buio della sua abitazione a causa di una rara malattia che  la obbliga a non stare esposta alla minima luminosità, altrimenti muore. Il caso, però, porterà sulla sua strada Charlie (Patrick Schwarzenegger), quel bambino che lei osservava tutti i giorni dalla finestra e che, ormai adolescente, le permetterà di conoscere l’amore in un modo del tutto speciale.
Dopo "Colpa delle Stelle" (2014) di Josh Boone, "Io prima di te" (2016) di Thea Sharrock e "Noi Siamo Tutto" (2017) di Stella Meghie, un’altra meravigliosa storia d’amore per giovani da cui si evince che l’unico modo di affrontare le avversità della vita è quello di farlo in due. Nel cast al fianco della splendida Bella Thorne c'è l’atletico e affascinante Patrick Schwarzenegger.

“Il vegetale”, una fiaba dei giorni nostri che descrive con leggera profondità l’antitesi tra i vecchi e i giovani

Titolo: Il vegetale
Regia: Gennario Nunziante
Sceneggiatura: Gennario Nunziante
Produzione Paese: Italia, 2018

Cast: Fabio Rovazzi, Luca Zingaretti, Ninni Bruschetta, Rosy Franzese, Alessio Giannone, Paola Calliari, Matteo Reza Arzchirvani, Mark Grosy, Barbara D’Urso, Katia Mironova, […]
Il titolo di questo film “Il vegetale” è esaustivo riguardo al contenuto, perché il protagonista Fabio (Fabio Rovazzi), un giovane laureato in Scienza delle comunicazioni, tutto d’un pezzo e dal carattere timido, con lavori precari e modesti, non attinenti al suo titolo di studio, che, pur essendo figlio di uno spregiudicato e arrivista geometra, alias ingegnere Ninni Rovazzi (Ninni Bruschetta), non accetta compromessi come avviene in Natura per “un vegetale”, appunto. Così si sfoga la sorella Nives Rovazzi (Rosy Franzese), ancora bambina e viziata: Sai come lo chiama papà? Il vegetale!  Per questo suo modo di essere, Fabio accetta diversi lavori da stagista, da distributore di volantini di pubblicità fino a fare il contadino con una folta squadra di immigrati neri, dove è comandato da un caposquadra anch’esso nero. Scusate ma anche voi qui per lo stage? – dice, nel giorno del suo arrivo, rivolgendosi agli immigrati dediti alla raccolta di pomodori, a differenza della fidanzata Elena che, ritenendolo un fallito, lo ha lasciato per andare a lavorare a Londra, dove è andata a fare presso un ristorante la cameriera, un lavoro umile che avrebbe potuto fare anche in Italia. Tant’è che Fabio al suo amico Pinuccio (Alessio Giannone), con il quale condivide l’appartamento in cui abita, confessa di averle detto: Mi stai lasciando per andare a fare la cameriera a Londra?
Fabio nel suo ultimo lavoro da stagista, che svolge presso un paesino sperduto dell’Appennino, conosce Armando (Luca Zingaretti), un uomo rude ma, al tempo stesso, gentile e benevolo, dal comportamento paterno, che lo aiuta e lo favorisce in tutto, anche a definire e concretizzare la relazione con la maestra (Paola Calliari) della sorella Nives, e che, al termine dello stage, lo saluta dicendogli, per incoraggiarlo, che nella vita c’è sempre una ricompensa, la gente pensa che non sia così, bisogna fregarsene del prossimo, invece bisogna sempre dare tutto quello che uno ha dentro. Poi le cose che devono arrivare arrivano.
Il film è esilarante, piacevole, coinvolgente e per tutte le età, basti pensare che la sceneggiatura è di Gennaro Nunziante che ne è anche regista, il quale, a sua volta, ha scritto e diretto tutti i film con Checco Zalone, da “Cado dalle nubi” (2009) a “Quo vado?” (2016). “Il vegetale” affronta, in modo molto semplice, brioso, pacato e con leggera profondità sia il problema della disoccupazione intellettuale dei giovani che, nella realtà attuale, vanno all’estero per compiere lavori che potrebbero fare in Italia e che, invece, vengono eseguiti da folte schiere di immigrati neri, sia il forte contrasto tra la vita superficiale e fittizia in una grande città, come Milano, e quella naturale e genuina in uno dei tanti paesini sperduti dell’entroterra italiano, sia la grande differenza tra il modo di agire illecito e immorale dei padri e quello consono alle leggi dei figli, che hanno tutte le capacità per potere risollevare le sorti del Paese.
Filmografia
Cado dalle nubi (2009), Che bella giornata (2011), Sole a catinelle (2013), Quo vado? (2016).
Francesco Giuliano

martedì 16 gennaio 2018

“Benedetta follia” o sull’opportunità di uscire dalla solitudine e “vivere”

Titolo: Benedetta follia
Regia: Carlo Verdone
Sceneggiatura: Carlo Verdone, Nicola Guagliarone, Menotti
Musiche: Lele Marchitelli, Michele Braga, Tommy Caputo
Produzione Paese: Italia, 2018
Cast: Carlo Verdone, Ilenia Pastorelli, Lucrezia Lante della Rovere, Maria Pia Calzone, Paola Minaccioni, Federica Fracassi, Elisa Di Eusanio, Francesca Manzini, Pietro Concilietti, Anna Ferraioli Ravel, Ciro Scalera, Margherita Di Rauso, Valentina d’Ulisse, […]



“Benedetta follia”, ultimo film di Carlo Verdone, è una commedia esilarante dai tratti bizzarri che segna la maturità del regista-attore, in quanto ci si trovano mescolati i caratteri di tutti i suoi precedenti film. Verdone, che veste i panni di Guglielmo Pantalei, proprietario di un negozio di prodotti religiosi che lo portano ad avere contatti con cardinali e vescovi e, quindi, con il Vaticano, si fa affiancare dall’attrice di successo del momento, Ilenia Pastorelli, diventata famosa nel film di esordio “Lo chiamavano Jeeg Robot” (2015) di Gabriele Mainetti, dove recita la parte della borgatara Alessia, per la quale le fu assegnato il David di Donatello 2016 come migliore attrice protagonista. E Verdone, in tal modo, ottiene un buon risultato perché Luna (Ilenia Pastorelli) attrae lo spettatore con il suo piglio genuino e  fresco e la sua inflessione tipica romanesca, diventando il filo conduttore di questo film che diverte molto e, nel contempo, fa riflettere sulla moderna società supertecnologica che offre per via dei socialnetwork degli espedienti che, in certo qual modo, alterano il naturale processo esistenziale di qualsiasi individuo che si trova veicolato in situazioni incerte e stravaganti, sia nel bene che nel male. Luna, infatti, con il suo fare dirompente e disinibito, cambia la vita di Guglielmo Pantalei. Irrompe, infatti, con impeto nella vita di Guglielmo nel momento in cui per costui è finita “La stagione dell’amore” (canzone cantata da Franco Battiato nelle prime scene del film), perché è stato piantato dalla moglie Lidia (Lucrezia Lante della Rovere) dopo venticinque anni di matrimonio. Paradossalmente Lidia ha, infatti, da circa un anno - È da un anno che io mi vedo con un'altra persona!, confessa al marito -, una relazione amorosa con l’ex commessa di Guglielmo, in quanto in età matura ha scoperto di essere lesbica. Dopo la confessione di Lidia, Guglielmo, rimasto sbalordito e incredulo, dice alla figlia che lo riprende malamente come se fosse un fatto consueto: Tua madre c'ha una relazione con la mia commessa ed è una cosa normale?
Nel momento in cui Guglielmo sta per passare dalla solitudine nel baratro della depressione, ecco che avviene un fatto che gli cambia la vita. In negozio gli si presenta Luna che si auto-candida a commessa del negozio e che, con i suoi modi affabili e sinceri, consapevole della situazione familiare di Guglielmo, lo aiuta a vivere una nuova vita, tant’è che questi afferma: Io voglio vivere. Mi sono stufato. Devo recuperare quello che ho perso.
“Benedetta follia”, pervaso di colpi di scena fino alla fine e ricco di situazioni strambe e imbarazzanti per Guglielmo ma divertenti e spassose per lo spettatore, rileva il disadattamento che un individuo intorno ai sessant’anni di età prova quando è costretto ad uscire dal proprio guscio familiare e si trova a fare i conti con una società che si è trasformata negli usi e nei costumi rapidamente. Il film mette in risalto anche la sensibilità dei giovani nei confronti delle persone mature, come Guglielmo, e la loro predisposizione ad aiutarli in situazioni che non riuscirebbero a gestire, e fa riflettere sul clero che va alla ricerca di abbigliamenti ricercati e si impingua sempre di più.
Filmografia
Un sacco bello (1980), Bianco, rosso e Verdone (1981), Borotalco (1982), Acqua e sapone (1983), I due carabinieri (1984), Troppo forte (1986), Io e mia sorella (1987), Compagni di scuola (1988), Il bambino e il poliziotto (1989), Stasera a casa di Alice (1990), maledetto il giorno che t’ho incontrato (19829, Al lupo al lupo (1992), Perdiamoci di vista( 1994), Viaggi di nozze (1995), Sono pazzo di Iris Blond (1996), Gallo cedrone (1998), C’era un cinese in coma (2000), Ma che colpa abbiamo noi (2002), L’amore è eterno finché dura (2004), Il mio miglior nemico (2006), Grande, grosso e … Verdone (2008), Io, loro e Lara (2010), Posti in piedi in Paradiso (2012), Sotto una buona stella (2014), L’abbiamo fatta grossa (2016).
Francesco Giuliano

venerdì 12 gennaio 2018

“Tre manifesti a Ebbing, Missouri”, una storia semplice in una città complessa dove “la rabbia genera altra rabbia”

Titolo: Tre manifesti a Ebbing, Missouri
Titolo originale: Three Billboards Outside Ebbing, Missouri
Regia: Martin McDonagh
Soggetto e sceneggiatura: Martin McDonagh
Musiche: Carter Burwell
Produzione Stato: USA, UK, 2017

Cast: Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Caleb Landry Jones, Abbie Cornish, Lucas Edges, Zeliko Ivanek, Samara Weaving, John Hawkes, Clarke Peters, Kathryn Newton, Darrel Britt-Gibson, Amanda Warren, Christopher Berry, Kerry Condon, Sandy Martin, Nick Searcy, Malaya Rivera Drew, [...]
Il film “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” descrive una storia semplice in un mondo alquanto eterogeneo, quello della città di Ebbing nello Stato del Missouri, a causa di un ambiente multirazziale e di una polizia locale che fa e sfa la legge a proprio piacimento, in quanto lo sceriffo Bill Willoughby (Woody Harrelson), depresso psicologicamente per una  grave malattia, ha pochi mesi di vita.
Mildred Hayes (Frances McDormand), una donna risoluta, testarda e coraggiosa, inizia una guerra personale contro la polizia e, quindi, anche contro lo sceriffo, perché, dopo sette mesi dall’uccisione della figlia Angela (Kathryn Newton) dapprima violentata, ritiene che non sia stato fatto niente per trovare l’assassino. Pur essendo lo sceriffo, a differenza dei suoi poliziotti e, in particolare, del cattivissimo agente Jason Dixon (Sam Rockwell), una persona cordiale, leale e corretta che cerca a tutti i costi di fare rispettare la legge, Mildred, si reca presso l’agente pubblicitario Red Welby (Caleb Landry Jones), chiamato così per i suoi folti capelli rossi, a cui offre cinquemila dollari per ogni mese, affinché metta tre grandi manifesti lungo una strada secondaria che porta a Ebbing. Secondo la legge cos'è che non si può scrivere su un cartellone? Immagino che non si possano scrivere cose diffamatorie e nemmeno cazzo, fica o pisciare, è la sua richiesta a Red, perché la polizia è troppo impegnata a torturare la gente di colore per risolvere un crimine vero.
Quei manifesti, però, danneggiano l’immagine dello sceriffo che si reca presso l’abitazione di Mildred a cui motiva le ragioni che non hanno portato a scoprire l’assassino della figlia ritenendo - le dice - che quei cartelloni sono scorretti nei miei confronti … lo sai che sono malato di cancro. Mildred non si fa commuovere e non si smuove dalla sua decisione né davanti all’intervento di padre Montgomery (Nick Searcy), il quale viene, a ragione, schernito malamente mettendo a nudo la sua manifesta ipocrisia, né quando il figlio Robbie a scuola viene isolato e deriso dai suoi compagni.
“Tre manifesti a Ebbing, Missouri” è un titolo bizzarro che cela uno straordinario film dal contenuto complesso, divertente, realistico, ricco di colpi di scena, schietto e sincero, brioso e perspicace, ma al tempo stesso triste, coinvolgente, penetrante e drammatico, in cui tre grandi attori, Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, vestono i panni di tre personaggi che, con le loro rispettive e spiccate peculiarità, esprimono l’universalità dei comportamenti umani in un città del profondo sud in cui la rabbia genera altra rabbia. Il regista Martin McDonagh che, giocando con destrezza, con i suoi personaggi discute sul comportamento dell’essere umano e sui suoi difetti, come la violenza sfrenata e assurda, e sulle sue virtù, come l’altruismo e la generosità.
Il film per la sua bellezza ha ottenuto diversi premi, di  cui quattro al Golden Globe 2018, uno alla Mostra di Arte Cinematografica di Venezia 2017, uno al Toronto International Film Festival 2017, due al British Indipendent Film Awards 2017, uno al San Diego Film Critics Society Awards 2017, ecc.
Bibliografia
Six Shotter (2004), In Bruges - La coscienza dell’assassino (2008), 7 psicopatici (2012).
Francesco Giuliano

mercoledì 10 gennaio 2018

“Tutti i soldi del mondo” racconta la patologia incurabile conseguente ad una ricchezza smoderata

Titolo: Tutti i soldi del mondo
Titolo originale: All the Money in the World
Regia: Ridley Scott
Soggetto: John Pearson (dal saggio Painfully Rich: The Outrageous Fortune and Misfortunes of the Heirs of J. Paul Getty)
Sceneggiatura: David Scarpa
Produzione Paese: USA 2017
Musiche: Daniel Bemperton

Cast: Christopher Plummer, Michelle Williams, Charlie Plummer, Mark Whalberg, Romain Duris, Marco Leonardi, Timothy Hutton, Andrew Buchan, Giuseppe Bonifati, Maurizio Lombardi, Andrea Piedimonte, […]
Il film “Tutti i soldi del mondo”, diretto dal versatile ed eclettico regista ottantunenne Ridley Scott, è stato tratto dal saggio, Painfully Rich: The Outrageous Fortune and Misfortunes of the Heirs of J. Paul Getty (1995), dello scrittore John Pearson. Esso descrive la stroria vera relativa al rapimento del sedicenne John Paul Getty III (Charlie Plummer), nipote di J. Paul Getty (Christopher Plummer), che in quegli anni era l’uomo più ricco del mondo. Era il 10 luglio 1973 - anno in cui l’Italia si trovava in piena crisi petrolifera con restrizione alla circolazione autostradale nei giorni festivi e sotto scacco dal terrorismo delle Brigate rosse -, quando l’adolescente, passeggiando di sera per le vie di Roma, venne rapito da alcuni esponenti della ‘Ndrangheta con l’intento di ricevere dal nonno, come riscatto, diciassette milioni di dollari. Il vecchio magnate, tuttavia, si dimostrò sin dall’inizio insensibile a tale proposta, lasciando sia la stampa che i rapitori sbigottiti.  Non pagherò. Non ho denaro da buttare, disse infatti, quando gli arrivò la pretesa del riscatto. Si rifiutò, infatti, perentoriamente di pagare la somma richiesta, insensibile ai continui richiami che provenivano da più parti e incurante di riflettere se questo suo comportamento avesse potuto comportare l’uccisione del nipote. Ciò comportò per la madre di Paul, Abigail “Gail” Harris (Michelle Williams), ex nuora del magnate, una ricerca affannosa di una strategia per salvare il figlio dalla morte con l’apporto dell’ex agente della CIA Fletcher Chace (Mark Whalberg) per incarico del magnate. Il migliore nel mercato per trattare gli affari di Getty, tant’è che Gail lo redarguisce dicendogli: Il mio ex suocero ingaggia solo i migliori, ora cominci a fare quello per cui viene pagato. Riporti a casa mio figlio.
Christopher Plummer  è riuscito a indossare magnificamente, con la bravura che gli appartiene, i panni del magnate Getty evidenziando il suo pathos da novello re Mida e la sua avidità incommensurabile verso ogni cosa suffragata da un’avarizia incomparabile. Anche Michelle Williams è riuscita pienamente a mostrare la tensione emotiva senza mai concedere allo spettatore una pausa di rilassamento. Il film ha ottenuto tre candidature al Golden Globe 2018 e una candidatura al premio BAFTA 2018.
Filmografia
I duellanti (1977), Alien (1979), Blade Runner (1982), Legend (1985), Chi protegge il testimoine (1987), Black Rain – Pioggia sporca (1989),Thelma & Louise (1991), 1492 – La conquista del paradiso (1992), L’Albatros – Oltre la tempesta (1996), Soldato Jane (1997), Il gladiatore (2000), Hannibal (2001), Black Hawk Down - Black Hawk abbattuto (2001), Il genio della truffa (2003), Le crociate – Kingdom of Heaven (2005), Domino (2005), Un’ottima annata (2006), American Gangster (2007), Nessuna verità (2008), Robin Hood (2010), Prometheus (2012), The Counselor – IL procuratore (2013), Exodus – Il re dei re (2014), Sopravvissuto – The Martian (2015), Alien: Covenant (2017).
Francesco Giuliano