E appare importante anche evidenziare la bravura di Omar Sy noto al grande pubblico grazie al film di sucecsso strepitoso "Quasi amici"(Intouchables, 2011) di Olivier Nakache e Eric Toledano.
Un nuovo blog che parla di cinema italiano. Potrete trovare informazioni complete sui migliori attori, registi e film del nostro cinema. Vi saranno anche riferimenti al cinema straniero , informazioni complete su come visualizzare un in streaming e suggerimenti e indicazioni rispetto ad altre pagine del settore.
venerdì 21 aprile 2017
“Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse”, una commedia briosa che lascia il respiro in sospeso
Titolo:
Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse
Titolo
originale: Demain tout commence
Regia:
Hugo Gélin
Sceneggiatura:
Hugo Gélin, Mathieu Oullion, Jean-André Yerles
Produzione
Paese: Francia, UK 2016
Cast:
Omar Sy, Clémence Poésy, Antoine Bertrand, Gloria Colston, Ashley Walters,
Raphael Von Blumenthal, Clémentine Célarié, Anna Cottis, Raquel Cassidy, Karl
Farrer, Susan Fordham, Phelim Kelly,
David Lowe, Attila G. Kerekes, Richards Banks, John Heartstone, […]
Quel
che succede a Samuel (Omar Sy), protagonista di questo interessante film
“Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse” , è realistico anche se non
augurabile a tutti quei giovani di bell’aspetto come lui, che si godono a
trecentosessanta gradi la vita divertendosi per l’intero giorno e spassandosela
con le donne, senza porsi il problema delle responsabilità che essa presenta o
potrà presentare. L’imprevisto è sempre a portata di mano. Un bel giorno,
infatti, Samuel si trova tra le braccia una bambina di tre mesi, Gloria (Gloria
Colston), che gli viene mollata da una ragazza londinese, Kristin (Clémence
Poésy), convinta – si fa per dire - che sia lui il padre, dicendogli “Lei si chiama
Gloria... è tua figlia!”
Da
quel momento, la vita per Samuel cambia completamente. Come si sa, però, “non tutto il male è male e non tutto il bene
è bene” perché Samuel, andando a Londra alla ricerca di Kristin per
restituirle la bambina, incontra Bernie (Antoine Bertrand), un produttore
cinematografico gay che, attratto dalla possanza fisica del giovane, gli
propone il lavoro di stuntman, “un
mestiere d’oro, con cui si fanno tanti soldi”, cioè seimila sterline al
mese. Ovviamente, Samuel obtorto collo è
costretto ad accettare, in quanto è stato anche licenziato per avere
abbandonato il posto di lavoro in Francia. Grazie a Bernie, con il quale
instaura un vero rapporto d’amicizia, Samuel si inventa il mestiere di padre riuscendoci alla perfezione
anche perché i lauti guadagni del lavoro di stuntman glielo permettono.
Tuttavia,
dopo otto anni di assenza gli si presenta davanti Kristin che rivuole indietro
la figlia e che, per questo, rende la vita a Samuel molto travagliata. Il resto
non si può raccontare perché si toglierebbe il piacere della scoperta allo
spettatore.
Il
giovane regista Hugo Gélin
dirige “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non
incluse” [da non confondere con il film Una famiglia all’improvviso (People Like
Us, 2012), di Alex Kurtzman] utilizzando continui colpi di scena,
che vanno dal brioso al drammatico per ritornare all’allegro, e così via,
attraverso un incessante e arguto dinamismo che, nel momento in cui sembra che
si sia raggiunto uno stato di equilibrio, fa cambiare di botto tutto tenendo in
sospeso l’attesa dello spettatore.
“Famiglia
all’improvviso – Istruzioni non incluse” in un primo momento appare come un film dei buoni sentimenti
ma non lo è, perché al termine lascia l’animo dello spettatore in sospeso, così
come del resto è la vita.
Ciò che appare significativo in questo
film, in aggiunta a quanto detto, è sia l’amore che il regista, attraverso il
protagonista Samuel, manifesta per la Francia, soprattutto quella del Sud, in
particolare, cioè quella mediterranea, sia l’amore per la lingua francese, che è
molto più viva di quella inglese, tant’è che Samuel manda Gloria a studiare francese,
e lui stesso, in otto anni di permanenza a Londra, non ha mai imparato
l’inglese.
E appare importante anche evidenziare la bravura di Omar Sy noto al grande pubblico grazie al film di sucecsso strepitoso "Quasi amici"(Intouchables, 2011) di Olivier Nakache e Eric Toledano.
E appare importante anche evidenziare la bravura di Omar Sy noto al grande pubblico grazie al film di sucecsso strepitoso "Quasi amici"(Intouchables, 2011) di Olivier Nakache e Eric Toledano.
Francesco Giuliano
lunedì 17 aprile 2017
“Lasciati andare”, una commedia esilarante con Toni Servillo che mostra la sua grande versatilità istrionesca
Titolo: Lasciati andare
Regia: Francesco Amato
Sceneggiatura: Francesco
Bruni
Musica: Andrea Farri
Produzione Paese:
Italia, 2017
Cast: Toni Servillo,
Veronica Echegui, Carla Signoris, Luca Marinelli, Pietro Sermonti, Carlo Luca
Ruggieri, Valentina Carnelutti, Giulio Beranek, Vincenzo Nemolato, Giovanni
Storti, […]
Francesco Amato
dimostra di essere già un bravo regista perché dirige con eccellenti effetti e abile
maestria questo suo terzo lungometraggio “Lasciati andare”, una commedia
esilarante e travolgente resa ancor di più divertente per la presenza di quattro
bravi attori come Toni Servillo, Veronica Echegui, Carla Signoris, Luca
Marinelli, che dimostrano una grande versatilità interpretativa. Di questi
eccellono, senza dubbio, sia Toni Servillo, nei panni di Elia Venezia, un
anziano psicanalista ebreo che
esprime l’essenza della sua professione insita nella frase “Nessuno ha mai parlato di guarire ...
tutt'al più possiamo riflettere sui motivi della sua sofferenza!”, con cui
risponde al suo cliente Pavido (Carlo Luca Ruggieri) perennemente sotto le grinfie del
panico, sia Luca Marinelli che si elegge a vestire, con eccellenti risultati
recitativi, i panni di Ettore, ancora una volta un delinquente rozzo, ignorante
e arrogante, che non ha niente da invidiare allo spietato Zingaro del film “Lo chiamavano Jeeg Robot” (2015) di Gabriele
Mainetti, ma che si distacca notevolmente
da Paolo, l’introverso protagonista del film “Il padre d’Italia” (2017) di
Fabio Mollo. Due personaggi fluidi, istrioneschi, per certi aspetti dal
carattere cangiante che, dimostrando di vivere in una società liquida di stampo
‘baumaniano’ e di lasciarsi
influenzare da essa, tant’è che ben si adattano alle diverse situazioni in cui
si vengono a trovare, divertono intelligentemente lo spettatore con inconsueto trasporto
emotivo. Lo dimostra Elia Venezia che, da intellettuale spilorcio e vecchio professionista
ormai esausto, si affida per problemi di linea e di salute alla spumeggiante personal trainer Claudia (la spigliata attrice spagnola Veronica
Echegui alla sua prima esperienza cinematografica italiana), ragazza madre di
bassa levatura culturale ma ricca di genuini sentimenti. Da questo incontro-scontro
Elia subisce una lenta metamorfosi, dovuta alla graduale infatuazione che
Claudia, con la sua innata vitalità e il suo spirito irrefrenabile e
travolgente, gli trasmette. Elia, infatti, da un iniziale comportamento
distaccato dovuto alla sua appartenenza all’alta borghesia romana,“si lascia
andare” in modo spregiudicato, anche se l’età ormai non glielo permette, perché
la frequentazione di Claudia gli rende la vita piacevole e soggetta a continui
cambiamenti e avulsa dai consueti schemi preconfezionati. Ciò lo porta a distaccarsi
ancor di più dalla moglie Giovanna (Carla Signoris), da cui si è separato
consensualmente ma non legalmente, con la quale ha diviso l’appartamento per risparmiare
le spese processuali.
“Lasciati andare” è una
metafora di questa nostra società travolgente, delirante, appassionata, incontenibile
e in continua trasformazione, dimostrata dai protagonisti che non danno spazio
a una salutare sosta che gli permetta di riflettere sul senso della vita.
Soltanto, il susseguirsi di eventi casuali positivi può permettere a ciascuno di loro il ripristino del perduto equilibrio.
La sceneggiatura frenetica e piacevole,scritta da un
professionista molto bravo e di successo come Francesco Bruni, assieme alle
musiche scelte da Andrea Farri, ben si adatta a descrivere in modo armonico e
plastico i diversi tratti divertenti di questa storia, come tante storie dei
nostri giorni, senza soluzione di continuità.
Filmografia
Ma che
ci faccio qui (2006), Cosimo e Nicole (2011).
Francesco Giuliano
giovedì 13 aprile 2017
“La vendetta di un uomo tranquillo” mostra come il male fatto si ritorca su colui che lo ha commesso
Titolo: La vendetta di
un uomo tranquillo
Titolo originale: Tarde
para la ira
Regia: Raùl Arévalo
Sceneggiatura: Raùl
Arévalo, David Pulido
Produzione Paese:
Spagna, 2016
Cast: Antonio de la
Torre, Luis Callejo, Ruth Diaz, Alicia Rubio, Manolo Solo, Font Garcia, Pilar
Gomez, Raùl Jiménez, Chani Martin, Inma Sancho, Ramiro Aklonso, […]
L’attore
Raùl Arévalo, alla sua prima opera come
regista, dirige un film molto bello e coinvolgente che è difficile da raccontare, perché la bellezza del film è insita proprio nella trama interessante e straordinaria.
Lo spettatore, infatti, ne deve sbrogliare la trama passo dopo passo, partendo
dalla vita flemmatica e fiacca di un uomo solitario, introverso e tranquillo,
almeno apparentemente, che via via manifesta una intrinseca determinazione non
indifferente e singolare. Si chiama José (Antonio de la Torre), è single e vive
con i proventi ricavati da diverse abitazioni date in affitto a Madrid. Ogni
giorno José si reca in ospedale ad accudire il padre che si trova in coma
profondo. E ogni giorno frequenta un bar, dove si infatua di Ana (Tuth Diaz),
con la quale instaura una relazione amorosa che, però, si interrompe non appena
Curro (Luis Callejo), il fidanzato della ragazza, viene liberato dopo otto anni
di carcere.
Curro,
un uomo violento soprattutto con Ana, era stato l’unico a subire il carcere perché
complice di una rapina a una gioielleria effettuata direttamente da quattro
rapinatori che, però, se l’erano fatta franca.
Ovviamente
tra Curro e José, sin dal primo incontro, a causa dei loro caratteri antitetici,
emerge subito la mancanza di simpatia e l’impossibilità di instaurare una
relazione amichevole.
Tutto
ciò rappresenta l’incipit della storia che parte da una situazione, a prima
vista, quieta ma che, grazie a un “effetto farfalla” con un susseguirsi di
eventi di entità viepiù sempre più grande, diventa movimentata e dinamica con
sviluppi inaspettati e imprevedibili. Situazione che viene rinvigorita e resa
ancor di più travolgente da un’eccellente fotografia calzante e pertinente e da una musica prorompente.
C’è
un proverbio siciliano che recita “nun
scungicari u cani ca dormi” nel senso di non molestarlo o di non recargli gravi
angosce, perché se il cane si sveglia aggredisce e fa male. In questo caso, il
cane che dorme è José che, con le sue azioni dimostra che il male fatto si
ritorce, come un boomerang, su chi lo ha commesso.
“La
vendetta di un uomo tranquillo” è un film ben diretto dai connotati prettamente
realistici, la cui sceneggiatura mostra aspetti peculiari e originali tant’è
che non lascia spazio a conclusioni avventate e tiene in continua attesa lo spettatore.
Il
film ha partecipato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di
Venezia 2016, ottenendo il premio Orizzonti per la migliore interpretazione femminile
a Ruth Diaz, e ha conquistato quattro premi (Miglior film, Migliore attore
esordiente a Manolo Solo, Miglior regista esordiente a Raùl Arévalo, Migliore
sceneggiatura) al Premio Goya 2017, cinque premi al Premio Feroz 2017 e cinque
premi al Medallas del Circulo de Escritores Cinematograficos.
Francesco Giuliano
venerdì 31 marzo 2017
“Il permesso – 48 ore fuori”, quattro storie di ordinaria criminalità tra passato e futuro
Titolo: Il permesso –
48 ore fuori
Regia: Claudio
Amendola
Soggetto: Giancarlo
De Cataldo
Sceneggiatura: Claudio
Amendola, Giancarlo De Cataldo, Roberto Jannone
Musiche: Paolo
Vivaldi
Produzione Paese:
Italia, 2017
Cast: Luca Argentero,
Claudio Amendola, Giacomo Ferrara, Valentina Bellè, Antonino Iuorio, Valentina
Sperli, Ivan Franek, Alessandra Roca, Simone Liberati, Massimo De Santis,
Silvia Degrandi, Stefano Rabatti, Andrea Carpenzano, […]
Conoscendo,
metaforicamente parlando, Giancarlo De Cataldo, scrittore, saggista e autore di
molti testi teatrali e televisivi, ma meno conosciuto come giudice presso la Corte d’Assise, che ha scritto
il soggetto di questo bel film “Il permesso – 48 ore fuori”, si può stare sicuri
del greve realismo dei fatti ivi raccontati. Fatti che riguardano quattro detenuti in permesso di
uscita per 48 ore dal carcere di Civitavecchia, così come avveniva durante la
leva militare, ognuno con una propria storia alle spalle da cui è difficile
liberarsi. Quattro storie diverse e slegate tra di esse, infatti, che si snodano passo dopo passo nei
rispettivi ambienti di provenienza, e immergono lo spettatore in un vortice
appassionante e intrigante senza soluzione di continuità: Donato (Luca
Argentero) e Luigi (Claudio Amendola) provengono da ambiti di criminali
professionisti anche se diversi, mentre Angelo (Giacomo Ferrara) e Rossana
(Valentina Bellè) sono finiti in carcere per bravate causate dalla loro immaturità
giovanile. Donato, un ex pugile costretto per campare a incontri clandestini,
si mostra pensieroso e rabbioso e va a cercare la moglie obbligata a fare la prostituta
da Sasà (Antonino Iuorio), un altro pericoloso malvivente. Luigi,un boss molto
rispettato prima che finesse in carcere, invece, si mostra apparentemente
tranquillo e va a trovare la moglie Rota (Alessandra Roca) e il figlio. Angelo
non ha nessun parente e va in permesso per godere di un po’ di libertà.
Rossana, una bellissima ragazza amante delle scarpe con i tacchi alti e proveniente da una famiglia dell'alta borghesia romana, ritorna
a casa per respirare un po’ di affetto materno che non ha mai avuto. Per un
evento casuale le vite di Angelo e Rossana si intrecciano in maniera
inaspettata tessendo una trama sentimentale degna di nota e di grande rispetto.
“Il
permesso – 48 ore fuori” è diretto in modo magistrale da Claudio Amendola, alla
sua seconda esperienza come regista dopo “La mossa del pinguino” (2013), il
quale, senza dilungarsi troppo nella storia dei quattro protagonisti ma,
puntando sulle questioni essenziali di ciascuno di essi, riesce a coinvolgere
per l’intera durata lo spettatore, emozionandolo. Tutto ruota e si svolge,
infatti, attorno a due parole che hanno un significato profondo nella vita dell’uomo:
l’amore e la speranza. Due adulti, Donato e Luigi, che rappresentano il passato da cui non si possono liberare e, spinti dall’amore, si trovano dentro un vortice da cui non possono uscire, e due giovani, Angelo e Rossana, che
rappresentano il futuro, e che, trasportati anche
loro dallo stesso sentimento sublime, danno
spazio con i loro pregi e i loro difetti alla speranza di una vita migliore.
Determina
un effetto formidabile sullo spettatore la descrizione sentimentale dei giardini che Angelo fa a Rossana in un mondo fatto di violenza e privo di valori, da cui emerge un contrasto tra bene e male veramente sui generis. E poi c'è la musica di un’armonica in alcuni tratti violenti e di grande suspense che fa pensare ai film western del grande regista Sergio Leone.
Filmografia
La
mossa del pinguino (2013).
Francesco Giuliano
martedì 28 marzo 2017
“Slam – Tutto per una ragazza”, un film per adolescenti che coinvolge e sconvolge
Titolo: Slam – Tutto per una ragazza
Regia: Andrea Molaioli
Soggetto: Nick Homby
Sceneggiatura: Andrea Molaioli, Francesco
Bruni, Ludovica Rampoldi
Musiche: Teho Teardo
Produzione Paese: Italia 2016
Cast: Ludovico Tersigni, Barbara Ramella,
Jasmine Trinca, Luca Marinelli, Fiorenza Tessari, Pietro Ragusa, […]
“Slam – Tutto per una ragazza” è un film tratto dal Best Seller “Tutto per una ragazza”
(2007) di Nick Hornby, edito in Italia da Guanda (2008), il cui titolo
originale è “Slam”. Questo nome indica uno di quei movimenti caratteristici di
chi pratica lo skate e che vuole essere, al tempo stesso, una metafora delle
vicende che accadono al protagonista del film Samuele (Ludovico
Tersigni), un adolescente di sedici anni che sogna di diventare un grande
skater come Tony Hawk. Tant’è che Samuele tiene appeso alla parete un
grande poster che raffigura questo campione, col quale dialoga e dal quale
vuole ricevere diverse risposte. Non solo. Dopo il diploma Samuele vuole recarsi in
California per un anno a fare pratica di skateboard e diventare anche lui un
campione, il sogno della sua vita. Non vuole fare la fine della madre (Jasmine
Trinca) che lo ha partorito all’età di sedici anni in un rapporto sessuale con
chi diventerà suo padre (Luca Marinelli).
Una sera Samuele accompagna ad una festa la
madre, dove conosce Alice (Barbara Ramella), una bellissima ragazza coetanea
della quale diventa amico e con la quale ha anche diversi rapporti sessuali. Ad
un tratto, consapevole dei rischi che corre, Samuele decide di lasciarla, ma in
quel momento Alice gli confida di essere rimasta incinta. Samuele preso da
sconforto, perché sa le conseguenze a cui andrà incontro avendo commesso lo
stesso errore della madre, fugge, ma a causa di un arresto che subisce per caso
viene ripescato dalla madre. Purtroppo gli errori si pagano e Samuele è
costretto a ritornare a casa, dove però, dopo un momentaneo scoraggiamento,
riprende lo skateboard che gli dà quella voglia di fare che aveva prima.
“Slam – Tutto per una ragazza”, presentato al
Torino Film Festival 2016, è un film per tutti, ma indicato soprattutto agli adolescenti
perché affronta il problema della maternità in un’età in cui ci si crede immortali,
si sogna il futuro e si ha tutta la vita davanti. È un film coinvolgente per
gli adolescenti ma sconvolgente per i genitori.
Filmografia:
I
diari della Sacher: Bandiera Rossa e Bandiera Nera (2001), Vieni a casa mia
(2007), La ragazza del lago (2007), Il gioiellino (2011).
Francesco Giuliano
sabato 25 marzo 2017
“Elle” o l’apologia di una donna perversa e cinica
Titolo:
Elle
Regia:
Paul Verhoeven
Sceneggiatura:
David Birke
Soggetto:
Philippe Djian
Produzione
Paese: Francia, Belgio, Germania, 2016
Cast:
Isabelle
Huppert, Laurent Lafitte, Anne Cosigny, Charles Berling, Virginie Efira, Judith
Magre, Christian Berkel, Jonas Bloquet, Vimala Pons, Alice Isaaz, Stéphane Bak,
Raphael Lenglet, Arthur Mazet, Lucas Prisor, Hugo Conzelmann, […]
“Elle” è proprio “Lei”, Michèle Leblanc (Isabelle Huppert), la
protagonista di questo coinvolgente film, da una parte inquietante dall’altra anche
piacevole, che lascia l’amaro in bocca per la descrizione della vita di questa
donna amorale, asettica, ostinata, cinica, imperturbabile, priva di sentimenti,
dispettosa, violenta nel suo modo di pensare e di agire che, nella sua corporea
esilità, domina su tutto e su tutti senza muovere ciglia e senza cambiare
espressione del viso. Si comporta come se agisse per soddisfare soltanto i suoi
bisogni. È orientata più verso “l’avere” che verso “l’essere”, tant’è che non
si chiede neppure cosa sia il senso della vita. Non possiede un briciolo di
alterità né punti di riferimento che la possano orientare positivamente nella
vita. In definitiva, Michèle è una donna talmente pericolosa che bisogna
augurarsi di non incontrare mai nella vita una persona come lei. Il suo egoismo si
manifesta a trecentosessanta gradi ed esprime una grande voglia di sesso per
soddisfare il suo bisogno momentaneo carnale. Michèle,
madre, figlia, moglie e puttana nel contempo, in tutto quello che fa non manifesta nessun sentimento avendo
soltanto una completa assenza di valori umani e agisce per averla sempre vinta
su tutto. Si può immaginare che Michèle sia l’espressione metaforica della società moderna
perché ne esprime interamente i connotati. Lei vive, infatti, in un mondo
che è il nostro mondo, perverso, cinico, violento, un mondo che ha perso il
senso della fede, dove la chiesa cattolica dimostra la sua incapacità a cambiarlo.
Michèle, proprietaria di un’azienda che produce videogames e
che amministra argutamente con l’unica sua amica del cuore Anna (Anne Cosigny), una sera mentre sta a casa dove abita da sola,
viene violentata con sfrenata bestialità da uno sconosciuto mascherato, che
irrompe inaspettatamente e brutalmente attraverso una delle finestre. Ogni essere
umano avrebbe reagito e denunciato l’accaduto alla polizia. Michèle, invece, rimane
impassibile e, una sera mentre si trova in un ristorante, si limita a esternare l’accaduto all’ex marito Richard (Charles Berling), all’amica Anna e al
marito di costei Robert (Christian Berkel). Ne parla con grande disinvoltura e
senza mostrare la minima preoccupazione. L’unica cosa che fa è quella di
indagare in modo capillare e perverso sia tra i suoi dipendenti che tra le
persone che frequenta e che conosce, al fine di scoprire chi sia quello
sconosciuto.
"Elle" è un film thriller, tratto dal romanzo “Oh …”
(2012) di Philippe Djian, ben diretto, in cui il
regista Paul Verhoeven manifesta ancora una volta il suo
carattere provocatorio e satirico con la giusta punta di erotismo, che utilizza
come strumento per manifestare il suo modo di interpretare la realtà.
Tra gli
svariati premi, “Elle” ha avuto la
candidatura alla Migliore attrice protagonista Isabele Huppert al Premio Oscar
2017, due premi Golden Globe 2017 (Miglior film straniero e Migliore attrice) e
due Premi Cesar 2017 (Miglior film e
Migliore attrice protagonista).
Filmografia
Gli
strani amori di quelle signore (1971), Fiore di carne (1973), Kitty Tippel …
quelle notti passate sulla strada (1975),
Spewtters (1980), Il quarto uomo (1983), L’amore e il sangue (1985),
Robocop (1987), Atto di forza ( 1990), Basic Instinct (1992), Showgirls (1995),
Starship Troopers – Fanteria dello spazio (1997), L’uomo senza ombra (2000),
Black Book (2006), Steekspel (2012).
Francesco
Giuliano
giovedì 16 marzo 2017
“Rosso Istanbul”o sul ritorno al passato per vivere i ricordi di ciò che non c’è più
Titolo:
Rosso Istanbul
Titolo
originale: İstanbul Kırmızısı
Regia:
Ferzan Özpetek
Soggetto:
Ferzan Özpetek dal sul libro omonimo
Sceneggiatura:
Gianni Romoli, Ferzan Özpetek, Valia Santella
Produzione
Paese: Turchia, Italia, 2017
Musiche:
Giulianio Taviani, Carmelo Travia
Cast:Halit
Ergenc, Nejat Isler, Mehmet Günsur, Giğdem Selisik Onat, Tuba Büyüküstün, Serra
Yilmaz, Zerrin Tekindor, Ayten Gökcer, Ipek Bilgin, [...]
Il film “Rosso Istanbul”, ispirato all'omonimo romanzo (2013)
di Ferzan Özpetek, parla del ritorno a Istanbul dello
scrittore Orhan Sahin (Halit Ergenc) dopo
diversi anni di permanenza a Londra. Il suo rientro in patria è dovuto all’aiuto
che deve offrire all’unico amico della sua vita, il regista Deniz Soysal (Nejat Isler), che
deve terminare di scrivere il suo primo romanzo. Orhan si ritrova, ovviamente,
a guardare i luoghi dove è nato e a rivivere i luoghi dove è cresciuto, che gli
procurano una grande nostalgia del passato. Partecipando a convivi e incontri con
gli amici e i familiari di Deniz, soprattutto con la bella Neval (Tuba
Büyüküstün) e il chiomato e impenetrabile Yusuf (Mehmet
Günsur), egli rivive tristi ricordi lontani che aveva rimosso dalla sua
memoria. La misteriosa scomparsa di
Deniz porta Orhan a ricercare l’amico che risulta introvabile e in questa
ricerca si trova a investigare su di sé scoprendo quei sentimenti che aveva
dimenticato del tutto e che ora riaffiorano veementemente. La passione, allora,
emerge in Orhan, come il cielo della città che si fa rosso, e il suo animo,
costretto ormai alla solitudine per la scomparsa dell’amico, viene colto da
irrequietezza che può essere sedata solo attraversando a nuoto il Bosforo.
Il film appare monotono, slegato, in alcuni tratti anche incongruente, e di difficile
lettura; annoia e delude lo spettatore che esce dalla sala cercando di trovarne
una spiegazione valida conseguente alla trama. Dopo i molteplici
successi ottenuti dai suoi precedenti film a partire da “Le fate ignoranti” a “La
finestra di fronte” fino al più recente “Allacciate le cinture”, “Rosso Istanbul”, non è tra le migliori pellicole del bravo regista che, in
questo caso lavorando dentro casa, ha usato soltanto attori turchi.
Filmografia
Il bagno turco (1997), Harem Suare (1999), Le fate ignoranti
(2001), La finestra di fronte (2003), Cuore sacro (2004), Saturno contro
(2007), Un giorno perfetto (2008), Mine vaganti (2010), Magnifica presenza
(2012), Allacciate le cincture (2014).
Francesco Giuliano
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