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giovedì 17 ottobre 2019

“Le verità”, una storia ricca di confronti e scontri tra madre e figlia che sfocia nell’esplicitazione di sentimenti inibiti


Titolo: La verità
Titolo originale: La vérité
Regia: Hirokazu Kore’eda
Sceneggiatura: Hirokazu Kore’eda
Musiche: Aleksej Ajgi
Produzione Paese: Francia, Giappone, 2019
Cast:Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke, Clémentine Grenier, Manon Clavel, Christian Crahay, Roger Van Hool, Ludivine Sagnier, Laurent Capelluto, Alain Libolt, […]



Fabienne (Catherine Deneuve), grande attrice, brava e famosa, ormai avanti negli anni, ha scritto la sua biografia. Per festeggiare la pubblicazione ,di cui l’editore ha stampato già 50 mila copie, la raggiunge la figlia Lumir (Juliette Binoche), che fa la sceneggiatrice a New York, col marito Hank (Ethan Hawke), attore di scarsa rilevanza, e la piccola figlia. Durante questa improvvisa e inaspettata riunione di famiglia riemergono, tuttavia, risentimenti e conflitti dovuti a quelle verità, o presunte tali, che Fabienne ha scritto nel proprio libro. Scaturisce sin dai primi dialoghi tra figlia e madre che costei nella sua vita difficilmente sia stata priva di contraddizioni. Al contrario, la sua incoerenza è stata costante. Si è comportata, infatti. come se lei fosse vissuta in un mondo tutto suo, fatto di interpretazioni diverse congrue con determinati momenti della sua vita.  Infatti Lumir contesta alla madre: Mi avevi promesso di mostrarmi le bozze del tuo libro, prima di pubblicarlo, te lo ricordi? E ancora, dopo la lettura della biografia, esclama:  Mamma, non riesco a trovare una cosa vera qui dentro! Forse Fabienne nello scrivere la sua vita era stata trasportata dalle emozioni del momento piuttosto che dai ricordi che ormai erano lontani nel tempo e questa lontananza le aveva fatto perdere i relativi connotati sinceri e precisi. Si evince, dunque, che Fabienne, in ambito familiare e anche nella descrizione delle sue memorie, abbia indossato una maschera – parafrasando Pirandello una, nessuna, centomila -, adatta all’uopo così come ha fatto nelle sue diverse interpretazioni filmiche: Sono le mie memorie, il mio libro, ho il diritto di scegliere cosa scrivere, no? … Meglio essere una cattiva madre, una cattiva amica e una buona attrice! E anche se tu non mi perdoni, il pubblico mi perdona! E abbia sempre trovato la risposta giusta ad ogni domanda fastidiosa come quando a Lumir, che le fa notare di non essere mai andata a vedere lo spettacolo che ha fatto alle medie, risponde: sempre meglio averti trascurata che essermi immischiata nella tua vita privata.
Soltanto due brave e mature mattatrici istrioniche, come Catherine Deneuve e Juliette Binoche, dirette dall’abilità del regista giapponese Hirokazu Kore’eda, potevano fare apprezzare allo spettatore quegli stessi stati emotivi che i loro rispettivi personaggi provavano. I dialoghi intensi, attraverso il contatto fisico, il guardarsi negli occhi, le carezze istintive, il confrontarsi, il rinfacciarsi i comportamenti passati vicendevolmente e l’esternazione delle loro opinioni, stavano determinando via via l’esplicitazione dei loro veri sentimenti, avulsi da ogni intima macchinazione, che madre e figlia già possedevano nella loro interiorità. Sentimenti che per tutta la loro vita erano stati repressi perché esse non si erano mai incontrate e scontrate come stavano facendo ora, a causa del fatto che Fabienne aveva dato tutta se stessa al cinema inibendo del tutto gli affetti familiari.
Le verità, che è un encomio alla carriera di Catherine Deneuve, ha concorso per il Leone d’oro alla LXXVI Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. 
Filmografia
Maborosi (1995), Wandāfuru raifu )1998), Distance (2001), Nessuno lo sa (2004), Hana yori mo naho (2006), Aruitemo aruitemo (2008), Kuki ningyō (2009), Kiseki (2011), Father and Son (2013), Little Sister (2015), Ritratto di famiglia con tempesta (2017), Sandome no satsujin (2017).
Francesco Giuliano



martedì 15 ottobre 2019

“Brave ragazze”, un film che con brio manifesta i lineamenti della condizione femminile


Titolo: Brave ragazze
Regia: Michela Andreozzi
Soggetto: Michela Andreozzi, Alberto Manni e Fiorenza Tessari
Sceneggiatura: Michela Andreozzi e Alberto Manni
Musiche: Maurizio Filardo
Cast: Ambra Angiolini, Ilenia Pastorelli, Serena Rossi, Silvia D’Amico, Stefania Sandrelli, Luca Argentero, Max Tortora, Michela Andreozzi, Massimiliani Vado, Fabio Morici, Fabrizio Colica, Ludovica Paglia, Michele Savoia, Pietro Genuardi, […]




Tra Gaeta e Fondi, due città della provincia pontina, all’inizio degli anni ottanta, quattro donne, quattro amiche per la pelle, quattro brave ragazze - Anna (Ambra Angiolini) con due figli piccoli che vive con la madre Lucia (Stefania Sandrelli), Chicca (Ilenia Pastorelli) e Caterina (Silvia D’Amico), due sorelle squattrinate e orfane con caratteri diametralmente diversi e Maria (Serena Rossi), una donna costumata tutta casa e chiesa che subisce costantemente le violenze del marito Giuseppe (Massimiliano Vado) -, si trovano in uno stato di disagio economico o familiare, o, come si dice comunemente, in uno stato di incipiente crisi di nervi. Per potere risollevarsi dallo stato indigente in cui versano e dato che la loro vita è un agguato continuo, esse costituiscono una banda con lo scopo di rapinare una banca al fine di avere quei proventi che le permettano di tirare a campare. Tutto avviene in seguito alla proposta di Chicca: Ma perché non la facciamo veramente una rapina, eh? E lo fanno travestendosi da uomini. Spinte dunque dal bisogno economico e alla ricerca di un riscatto sociale, armatesi di coraggio, svaligiano una banca e poi un’altra ancora. I proventi di quest’ultima sono più consistenti della prima, tant’è che la loro vita cambia come la notte con il giorno. Su queste rapine, tuttavia, indaga il commissario Gianni Morandi (Luca Argentero) che, appassionato dei romanzi gialli di Georges Simenon, inizialmente si viene a trovare come in un cul de sac ma, in seguito all’uccisione di Giuseppe, il marito di Maria, riesce a trovare un indizio che forse gli spianerà la strada investigativa. La storia è tratta da una vicenda vera avvenuta in Provenza verso la metà degli anni ottanta.
La regista, al suo secondo film, dopo essere stata interprete in diversi film anche in RAI, ha scelto la scenografia nella suggestiva città di Gaeta per affetto e attaccamento sentimentale perché, pur essendo nata a Roma, è il posto dove è cresciuta. In Brave ragazze, film prettamente al femminile, Michela Andreozzi riesce con acume e accuratezza a dare alle sue quattro protagoniste caratteri individuali che evidenziano i diversi modi di essere della donna. C’è Anna, ragazza madre, che con spirito di sacrificio cerca di sopravvivere facendo lavori precari: Ho che non ho un lavoro, ho che non sono riuscita a comprare due costumi di carnevale per i miei figli; poi c’è Chicca, una ragazza disinibita, impavida, intraprendente e audace al contrario della sorella Caterina che è introversa, pavida, timoprosa e insicura, e, infine, c’è Maria che, essendo molto legata alla dottrina cattolica, accetta ogni tipo di maltrattamento dal marito geloso e autoritario.
Brave ragazze, un film che appare come una metafora del riscatto sociale della donna, ha ottenuto il premio Filming Italy Best Movie Award 2019 per la Migliore regia a Michela Andreozzi.
Filmografia
Nove lune e mezza (2017).
Francesco Giuliano

sabato 5 ottobre 2019

“Joker”, una metafora per descrivere le inquietudini e i turbamenti dei tempi moderni


Titolo: Joker
Regia: Todd Phillips
Soggetto: Bob Kane, Bill Finger, Jerry Robinson
Sceneggiatura: Todd Phillips, Scott Silver
Musiche: Hildur Guõnadóttir
Produzione Paese: USA, 2019
Cast: Joaquin Phoenix, Robert De Niro. Zazie Beetz, Frances Conroy, Brett Cullen, Douglas Hodge, Dante Pereira-Olson, Shea Wigham, Bill Camp, Glenn Fleshler Leigh Gill, Josh Pais, Marc Maron, Brian Tyree Henry, Bryan Calle, […]



Alcune città sono splendide, di notte. Gotham non è una di queste. E a Gotham city, che deve la sua fama ai roditori, ai cumuli di immondizie e alla gente che viene uccisa tornando a casa ogni giorno, c’è un incredibile degrado sociale.  A Gotham city, infatti, imperano la disuguaglianza e l’emarginazione, i servizi sociali per recuperare i più deboli e i più bisognosi di cure sono sospesi per mancanza di fondi, la delinquenza spicciola è alla portata di giovani insensati, la cattiveria genera altra cattiveria senza freno. A Gotham city c’è una grande disparità sociale. A Gotham city, infatti, c’è molta gente che vive nella miseria e nella sporcizia e soffre per mancanza dei servizi essenziali, mentre i ricchi scialacquano nell’abbondanza, nell’arroganza e nella violenza. Uno di questi è Thomas Wayne (Brett Cullen) che vive in una sontuosa villa fuori città e che si è candidato a sindaco dopo che sono stati tagliati i fondi che sostenevano i servizi sociali. Una metafora dei tempi moderni, quindi, dove i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri sono continuamente vilipesi e sfruttati. A Gotham city, vive in un palazzo degradato con la madre Penny (Frances Conroy) Arthur Fleck (Joaquin Phoenix), un uomo scheletrico con gravi problemi psichici che spesso gli provocano attacchi duraturi di risata incontrollabili. Per questo è costretto, dopo che lo hanno dimesso da una casa di cura, a rivolgersi ai servizi sociali, mentre per campare si veste e si trucca la faccia da joker cercando di divertire la gente per le strade di Gotham, e fa il comico in un locale notturno, perché sua madre gli diceva sempre di sorridere e mettere una faccia felice … e portare risate e gioia nel mondo. La sua vita si svolge senza appigli, senza sogni e senza speranze come se fosse un automa in una città che non gli offre stimoli di nessuna natura. Tutto lo lascia indifferente, niente lo entusiasma se non l’incontro nell’ascensore con la bella vicina di appartamento, Sophie (Zazie Beetz) che ne apprezza le lusinghe.  Gli unici sfoghi per Arthur sono la televisione, di cui segue il famoso programma del cinico Murray Franklin (Robert De Niro) presso cui si reca per un provino, e la madre invalida, che accudisce con grande cura e devozione perché è l’unica persona che lo comprende. Tutto procede normalmente nella sua vita quotidiana fino a quando interviene a sproposito e in modo sbagliato contro tre giovani benestanti che sulla metro scherniscono una ragazza. In quel momento Arthur ha la faccia truccata da joker. Infatti si vocifera che Gotham si è persa. Che razza di vigliacco può fare questo a sangue freddo? Uno che si nasconde dietro una maschera. La sua situazione psichica peggiora quando in televisione vede nel talk show il suo provino non riuscito e Murray Franklin che lo deride. Si rende conto che quel mondo in cui vive gli sta stretto tant’è che la cattiveria che si abbatte su di lui lo rende estremamente indifferente ma soprattutto cattivo. Ed è questa cattiveria che viene apprezzata da tutti coloro che socialmente si trovano nella sua stessa situazione. Diventa un idolo per costoro tant’è che condividendone il comportamento indossano la maschera di clown, identificandosi in tal modo con lui. Athur infatti da quel momento afferma: Ho sempre pensato alla mia vita come a una tragedia, adesso vedo che è una commedia!
Ed è, in accordo a questa asserzione, che nei titoli di coda viene cantata la canzone Smile di Charlie Chaplin: Smile though your heart is aching,/ Smile even though it’s breaking,/ When there are clouds in the sky,/ You’ll get by,/ If you smile through your fear and sorrow/ Smile and maybe tomorrow/ You’ll find that life is still worth while/ If you just … Sorridi, anche se il cuore ti duole/ sorridi, anche se si sta spezzando/ quando ci sono nuvole nel cielo/ ci passerai sopra/ se sorridi attraverso/ la tua paura e al dolore/ sorridi e forse domani/ scoprirai che la vita vale ancora/ la pena di essere vissuta/ se tu solo sorridi …
Un magnifico Joaquin Phoenix che, con il suo portamento ambiguo, leggero, coreografico, accattivante, poteva essere il solo capace di dare anima autentica  a Joker, tant’è che grazie a ciò il regista Todd Phillips ha usato la macchina da presa per scavare profondamente nel suo volto da cui ne ha estratto le inquietudini, i turbamenti e le continue afflizioni. Nel contempo, il regista ha usato il linguaggio cinematografico come metafora, al fine di ottenere un effetto maggiore rispetto al linguaggio esplicito, per descrivere in modo eccellente e incisivo la situazione sociale degradata e piena di cattiveria in cui versano i paesi post-industriali.
Joker ha vinto il Leone d’oro per Migliore film alla 76^ Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 2019.
Filmografia
Road Trip (2000), Old School (2003), Starky & Hutch (2004), Scuola per canaglie (2006), Una notte da leoni (2009), Parto col folle (2010), Una notte da leoni 2 (2011), Una notte da leoni 3 (2013), Trafficanti (2016). 
Francesco Giuliano

giovedì 3 ottobre 2019

“Vivere”, un’indagine sulla famiglia allargata e gli effetti sugli individui coinvolti


Titolo: Vivere
Regia: Francesca Archibugi
Soggetto. Francesca Archibugi
Sceneggiatura: Francesca Archibugi, Francesco Piccolo, Paolo Virzì
Musiche: Battista Lena
Produzione Paese: Italia, 2019
Cast: Micaela Ramazzotti, Adriano Giannini, Massimo Ghini, Marcello Fonte, Roisin O’Donovan, Andrea Calligari, Valentina Cervi, Enrico Montesano, Elisa Miccoli, […]



Vivere, l’ultimo film di Francesca Archibugi, cerca di fare una disamina su una delle ormai diffuse famiglie allargate italiane, mettendone in risalto soprattutto i difetti che la contraddistinguono e i conseguenti effetti. L’indagine verte sulla famiglia Attorre composta dal capofamiglia Luca (Adriano Giannini), un giornalista che non sa quello che fa perché lo fa in quanto scrive continuamente articoli che non riesce a piazzare, dalla moglie Susi (Micaela Ramazzotti), una svalvolata, frenetica, dinamica e disorganizzata maestra di ballo per signore attempate - culone che vogliono dimagrire -, e dalla figlia Lucilla (Elisa Miccoli), una bambina di sei anni che soffre di asma psicosomatica, che a casa viene accudita da una studentessa irlandese di storia dell’arte, Mary Ann (Roisin O’Donovan), cattolica convinta. Talvolta, va a trovare Luca il figlio Pierpaolo (Andrea Calligari), un ragazzo diciassettenne nato dal rapporto sessuale con Azzurra (Valentina Cervi), figlia in un famoso e losco professionista, l’avvocato De Sanctis (Enrico Montesano) che, a suo dire da uomo di legge, legum servi sumus ut liberi esse possumus, cioè siamo schiavi delle leggi per poter essere liberi. In questo contesto, rappresentano un substrato essenziale le liti tra Luca (Con te non si può parlare senza sbraitare!) e Susi (Perché se non urlo, manco t'accorgi che sto a parla! Se non urlo, manco me vedi!), da cui si dipana un puzzle di comportamenti, perché sembra che il comportamento di uno non influenzi in modo profondo quello dell’altro ma che ne sia connesso solo per completare il riempimento dell’insieme. Un puzzle i cui singoli pezzi sono fatti di sesso, tradimenti, amicizia, amore, politicanti e affaristi, alterchi chiassosi, bugie, ingenuità, stranezze, affari equivoci o opportunistici, contegni incoerenti, effetti della solitudine, discrasia tra religione e comportamento. Tutto si svolge sotto l’attenta sorveglianza di Perind, acronimo di Perito industriale (Marcello Fonte), il vicino di casa che, vivendo da solo e non avendo null’altro da fare, sbircia ogni persona che pratica o vive presso la famiglia Attorre e ne spia ogni fatto, ogni parola, ogni movimento. Perind sa tutto di tutti! È un invidioso – come lui stesso dichiara di essere – addirittura della vita caotica e insensata di questa famiglia perché lui non fa nulla, non gli capita nulla, convinto che la sua sia non vita. Il tema che il film affronta è in parte attualissimo e in parte connesso con la vita stessa, al di là dello spazio e del tempo, di ogni essere umano che, dopo aver commesso un errore, essendo - come diceva lo storico romano Sallustio  faber est suae quisque fortunae -, ognuno artefice della propria sorte, si trova ad un bivio e, quindi, costretto a scegliere una delle due strade che gli si presentano senza sapere a cosa, ciascuna di esse, conduca. Anche se apparentemente le due strade sembrano uguali, simmetriche, ma che in realtà non lo sono, come le due chiese gemelle di piazza del Popolo di Roma, la chiesa di s. Maria in Montesanto e quella di s. Maria dei Miracoli, perché esistono evidenti differenze planimetriche.
Bravissima e accattivante la declamazione di Micaela Ramazzotti, che si distingue magnificamente su tutti gli altri protagonisti.
Film è stato presentato Fuori Concorso Fiction alla 76° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 2019.
Filmografia
Mignon è partita (1988), Verso sera (1990), Il grande cocomero (1993), Con gli occhi chiusi (1994), La strana storia di Banda sonora (1997), L’albero delle pere (1998), Domani (2001), Renzo e Lucia (2004), Lezioni di volo (2007), Questione di cuore (2009), Parole povere (2013), Il nome del figlio (2015), Gli sdraiati (2017), Romanzo famigliare (2018).
Francesco Giuliano

venerdì 27 settembre 2019

“Ad astra”, una profonda e stimolante riflessione sulle inclinazioni dell’uomo connesse con il senso della vita


Titolo: Ad Astra
Regia: James Gray
Sceneggiatura: James Gray, Ethan Gross
Musiche: Max Richter
Produzione Paese: USA, Brasile, Cina, 2019
Cast: Brad Pitt, Tommy Lee Jones, Ruth Negga, Liv Tyler, Donald Sutherland, John Ortiz, Greg Bryk, Loren Dean, John Finn, Kimberly Elise, LisaGay Hamilton, Jamie Kennedy, Natasha Lyonne, […]




Ad astra, locuzione forse estrapolata dalla più completa frase latina Per aspera sic itur ad astra, con la quale si vuole indicare che per giungere alle stelle, ovvero alla gloria o al successo, bisogna superare grandi ostacoli, ricalca molto bene il contenuto di questo bel lavoro di James Gray.
Ci sono film, tra cui il capolavoro indiscusso 2001 - Odissea nello spazio (1968) di Stanley Kubrick a cui si affianca la SUA risposta sovietica Solaris (1972) di Andrej Tarkovskij,  e i più recenti Gravity (2013) di Alfonso Cuaron e Interstellar (2014) di Christopher Nolan che, assieme a questa recentissima pellicola Ad Astra, affrontano il problema del rapporto dell’uomo con l’universo, spesso considerato come causa di imprevisti per l’uomo. In questo contesto, viene compreso sua sponte il dilemma connesso con la continua ricerca del senso della vita, che, a tutt’oggi, a meno che l’essere umano non rifugga, come è suo solito di fronte al mistero, nei dogmi religiosi come del resto fa da quando è stato creato, rimane profondamente irrisolto.
Uno degli imprevisti che, nel film Ad Astra,  nocciono alla Terra, sono delle emissioni improvvise di energia di origine ignota, provenienti da Nettuno, il pianeta ai confini del Sistema solare. Si sospetta che esse potrebbero essere causate dalla base spaziale del progetto LIMA, che ventinove anni prima era stato condotto dall’astronauta Clifford McBride (Tommy Lee Jones), e di cui non si è saputo più nulla da sedici anni, anche se ci sono dei segnali che fanno pensare che sia vivo. Conseguentemente lo SpaceCom, il Comando Spaziale, per indagare sulle cause di ciò, convoca il quarantacinquenne maggiore Roy McBride (Brad Pitt), figlio di Clifford, a cui vuole affidare la missione segreta di ricerca del padre. Roy, che aveva sedici anni quando il padre partì, è stato sempre affascinato dalle sue gesta, tant’è che manifesta il suo orgoglio di figlio dicendo: Faccio quello che faccio grazie a mio padre, lui era un eroe. Ha sacrificato la sua vita per il sapere. E Roy, anche se viene avvertito sui rischi a cui andrà incontro (Potrebbe essere uno shock per lei, suo padre faceva esperimenti con del materiale classificato che poteva compromettere il nostro intero sistema solare, distruggendo ogni forma di vita! Contiamo su di lei per scoprire cosa sta succedendo) accetta senza alcun a titubanza la missione (pronto a fare il mio lavoro al meglio delle mie capacità. Ribadisco il mio fermo impegno a completare la missione secondo le regole, se necessario distruggerò il progetto nella sua totalità. La Terra sperava in lui ed ora è tutto ... nelle mie mani!)
A tal punto lo spettatore, di cui viene coinvolta tutta la sua immaginazione, ha l’occasione di gustarsi, sulla base di un’attraente scenografia, le intime riflessioni e gli intensi e profondi dialoghi, accompagnati da musiche originali che ben si adattano alle continue azioni frenetiche e imprevedibili che si presentano. Attraverso essi, grazie all’uso metaforico che il regista pone con buon esito in atto, lo spettatore coglie l’attitudine drammatica dell’uomo volta non solo a distruggere il proprio pianeta ma anche a danneggiare gli altri corpi celesti, vedi la Luna e il pianeta Marte, così come è avvenuto sulla Terra a decorrere soprattutto dal 1492, anno di scoperta dell’America. Trasportato delle sue passioni, che lo inducono all’affannosa ricerca della verità o alla bramosia di grandezza, l’uomo abbandona i suoi affetti più cari e si scontra con la sua essenza: il padre, che lascia la sua famiglia e il figlio, per realizzare il suo sogno, o il marito che lascia la moglie per dare un scopo all’impronta educativa ricevuta e alle sue innate aspirazioni. E in questo continuo trasporto il tempo passa, l’età avanza e, ad un certo punto, egli si accorge degli errori commessi, dell’inutilità di questa lotta sfrenata e cerca di tornare sui suoi passi finché sia possibile, altrimenti rinuncia al suo scopo e alla sua vita.
Il film è stato presentato alla LXXVI edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.ì
Filmografia
Little Odessa (1994), The Yards (2000), I padrone della notte (2007), Two Lovers (2008), C’era una volta a New York (2013), Civiltà perduta (2016).
Francesco Giuliano


sabato 7 settembre 2019

“Mio fratello rincorre i dinosauri”, un film che affronta con brio e sagacia il tema della disabilità


Titolo: Mio fratello rincorre i dinosauri
Regia: Stefano Cipani
Soggetto: Giacomo Marraziol (dal romanzo autobiografico omonimo)
Sceneggiatura: Fabio Bonifacci, Giacomo Marraziol
Musiche: Lucas Vidal
Produzione: Italia, 2019
Cast: Alessandro Gassmann, Isabella Ragonese, Rossy De Palma, Francesco Gheghi, Lorenzo Sisto, Arianna Becheroni, Gea Dall’Orto, Maria Vittoria Dallasta, Edoardo Pagliai, Saul Nanni, […]




Sarà diverso da voi. È speciale... dotato di superpoteri, dice Katia (Isabella Ragonese), con l’ingenua e sottile complicità del marito Davide, ai figli [due femmine, Chiara (Gea Dall’Orto) e Alice (Maria Vittoria Dallasta), e un maschio Jack (Francesco Gheghi)], dopo la nascita di Gio (Lorenzo Sisto), un bambino affetto dalla sindrome di Down, come si sa causata dalla presenza del 47° cromosoma nel nucleo cellulare. Questa è l’innocente bugia che viene ritenuta verità indiscussa dal piccolo Jack il quale però, quando diventa grande, si rende conto della situazione fisiologica in cui si trova il fratello (La verità è che mi avete fatto credere che era un supereroe, siete dei bugiardi!) e, per vergogna, cerca di nascondere agli amici e ai compagni di scuola l’esistenza del fratello down, asserendo che è morto. E ciò lo fa anche con la prima fiamma della sua vita, di cui è innamorato profondamente: Arianna (Arianna Becheroni), una ragazza perspicace e molto impegnata socialmente. Come è volgarmente noto, tuttavia, le bugie hanno le gambe corte, e Jack si trova costretto a confessare la verità. A quel punto, scartato da tutti, soprattutto da Arianna, che gli rinfaccia di averle detto di avere solo due sorelle,si rende conto che non si può pensare di essere amati senza se e senza ma, se non si è all’altezza di amare gli altri accettandoli con tutti i loro difetti. Jack riceverà addirittura dal comportamenti di Gio questo insegnamento universale, che farà ricrederlo e lo porterà a pensare che suo fratello è veramente un supereroe, tant’è che con grande convinzione afferma: Lui è genialità e ingenuità al tempo stesso, Gio è uno che quando si trova nei corridoi corre, perché nei corridoi si corre! Gio è uno che ogni mattina si sveglia e ti chiede se fuori c'è il sole, ogni mattina porta dei fiori alle sorelle ... e quando mi chiedono cos’ha Gio, io rispondo sempre: Mio fratello rincorre i dinosauri.
Ci sono temi sociali con cui è difficile coinvolgere il grande pubblico, ma Mio fratello rincorre i dinosauri, grazie alla sceneggiatura scorrevole e briosa e alla regia di Stefano Cipani, al suo esordio, che usa un linguaggio delicato e una scorrevole fluidità narrativa, riesce, grazie anche ad un procedere vivace, a coinvolgere lo spettatore sia emotivamente, come quando si riceve un bel regalo, che razionalmente perché lo fa riflettere su un tema che spesso viene rifiutato dalla collettività.  Mio fratello rincorre i dinosauri, presentato alla 76^ Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, è un film semplice e con un alto valore pedagogico che, affrontando un problema sociale importante, riesce a sorprendere, divertire e appassionare. Per questo dovrebbe essere utilizzato come strumento didattico nelle scuole. Nel contempo, questo film trasmette la bellezza della condivisione emotiva, dell’anormalità considerata un fatto normale e del prendersi cura del diverso che diverso non è, così come recita la canzone di Franco Battiato La cura cantata nei titoli di coda: Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie/ dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via/ dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo/ dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai./ Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore/ dalle ossessioni delle tue manie./ Supererò le correnti gravitazionali/ lo spazio e la luce per non farti invecchiare. E guarirai da tutte le malattie/ perché sei un essere speciale./ Ed io, avrò cura di te …

Francesco Giuliano

venerdì 6 settembre 2019

“Il pianeta in mare”, la descrizione di una ferita socio-ambientale sospesa tra terra e mare


Titolo: Il pianeta in mare
Regia: Andrea Segre
Sceneggiatura: Andrea Segre, Gianfranco Bettin
Musiche: Sergio Marchesini
Durata: 96 min
Produzione: Zalab Film con Rai Cinema
Distribuzione: Zalab Film




Il pianeta in mare, diretto da Andrea Segre e scritto dallo stesso regista insieme con l’autore Gianfranco Bettin, è un film documentario presentato Fuori Concorso alla LXXVI Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che uscirà nelle sale il prossimo 26 settembre.
Il film documentario Il pianeta in mare fa entrare lo spettatore, che diventa sin dalle prime immagini consapevole e anche incredulo dello stato di degrado ambientale e sociale, nella zona industriale di Marghera, cuore meccanico della Laguna posto a 5 km da Venezia, e che da circa un secolo non smette di fervere. Con esso si descrive un mondo in bilico tra il suo passato profondamente scomodo e imbarazzante e il suo futuro incerto, dove lavorano operai di oltre sessanta nazionalità diverse che ne fanno un pianeta internazionale … in mare. In esso lo spettatore si smarrisce in quei luoghi mai visti prima e si stupisce per l’abbandono di laboratori chimici dove si analizzavano le acque per la determinazione di CVM (MonoVinilCloruro o Cloroetene, altamente cancerogeno) in seguito al suo largo uso per produrre il polimero PVC (PoliVinilCloruro),che provocò vittime e quindi processi interminabili con condanne prescritte; in esso lo spettatore si sorprende nel constatare che il fondale marino a meno di un metro di profondità è reso nero da tutto il catrame che vi è stato scaricato in diversi decenni e in cui non c’è più vita marina, e ancora rimane impressionato del ventre d’acciaio delle grandi navi in costruzione, delle ombre dei bastioni abbandonati del Petrolchimico, degli alti forni e delle ciminiere delle raffinerie che espellono vapori e gas vari nell’atmosfera, del nuovo mondo telematico di Vega o delle centinaia di container che navi intercontinentali scaricano senza sosta ai bordi dell’immobile Laguna. Attraverso i racconti di operai, di manager, di camionisti e anche della cuoca dell’ultima trattoria del Pianeta Marghera dove nel passato c’era vitalità quotidiana continua, le immagini di Andrea Segre incidono profondamente nella coscienza dello spettatore e lo aiutano a capire cosa sia rimasto del grande sogno a Marghera, come a Priolo o come a Gela, provocato nel passaggio da un’economia essenzialmente rurale ad un’economia industriale del Pianeta Italia che, oggi è immerso, dopo le crisi e le ferite del recente passato, nel flusso globale del sistema produttivo e delle migrazioni. Un sogno infranto è il succo di questo documentario, che non potrà avere soluzioni positive sia per l’ambiente che per l’economia  a causa della profonda ferita ambientale inferta in una zona tra le più attraenti e più fascinose d’Italia, ferita che però potrebbe essere risanata. Basta volerlo! Ecco, allora, la nota ottimistica del regista che scrive, a tal proposito: Negli ultimi due anni a chiunque io abbia detto che stavo lavorando ad un film su Marghera la risposta era sempre: “Ah, perché esiste ancora Marghera?”Le tante ferite e le tante crisi che hanno attraversato questa zona industriale, come molte altre in Italia, hanno costruito una grande rimozione nazionale. Crediamo che in quegli spazi non ci sia più nulla, più nessuno. Invece non è così. Un regista di cinema documentario ha un importante compito: portare le persone lì dove non possono o non vogliono entrare. “Il Pianeta in mare” nasce per questo.
Filmografia (documentari)
Lo sterminio dei popoli zingari (1998), Berlino ’89-’99 – Il Muro nella testa (1999), Ka Drita? (2001),  A metà – Storie tra Italia e Albania (2001), Dalle tre alle tre- Il Nord-Est e il Mare (2001), Marghera Canale Nord (2003), Dio era un musicista (2004), 1 kg di Internet (20059, Kerchaou … (2006), PIP49 (2006), La Mal’ombra (2007), Come un uomo sulla terra (2008), Magari le cose cambiano (2009), Il sangue verde (2010), Io sono Li (2011), Mare Chiuso (2012), Indebito (2013), La prima neve (lungometraggio, 2013), Come il peso dell’acqua (2014), I sogni del lago salato (2015), L’ordine delle cose (Lungometraggio, 2017).
Francesco Giuliano