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sabato 19 maggio 2018
“Dogman” mette a confronto la violenza con la debolezza e le conseguenze che ne derivano
Titolo:
Dogman
Regia:
Matteo Garrone
Sceneggiatura:
Ugo Chiti, Massimo Gaudioso, Matteo Garrone
Musiche:
Michele Braga
Produzione
Paese: Italia, Francia, 2018
Cast:
Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Alida Baldari Calabria, Nunzia Schiano, Adamo
Dionisi, Francesco Acquaroli, Gianluca Gobbi, […]
Ispirato
ad un fatto delittuoso realmente avvenuto, a Roma, sul finire degli anni
ottanta, “Dogman” mette in risalto senza soluzione di continuità e con
chiarezza profondamente realistica il confronto tra la debolezza e la violenza
umane, evidenziandone i limiti e le conseguenze bizzarre e criminose che da
tale confronto ne possono derivare. Il film, nel contempo, si fa apprezzare dai
cinefili per la sua originale sceneggiatura che mette in luce l’evidente
connessione tra lo squallore delle condizioni ambientali e lo squallore dei
sentimenti umani e per la sua spettacolare singolarità filmica, ma si fa lodare
anche dai cinofili per l’amore e la cura espressi verso i cani che vengono accuditi
a dismisura e meglio di un essere umano.
Marcello
è un canaro (Marcello Fonte), mite,
molto legato alla figlia Alida (Alida Baldari Calabria) che ama profondamente,
e gestisce una pensione per cani, che accudisce con grande destrezza e insolita
tenerezza. Marcello è ben voluto da tutti e si ritiene amico di Simone (Edoardo
Pesce), un uomo molto violento che non sa cosa significhi il rispetto delle
persone e delle cose altrui, tant’è che è malvisto dagli esercenti del
quartiere per la sua sfrenata prepotenza che è difficile da contrastare. Marcello,
soggiacendo spesso a Simone o per paura che gli procuri del male o perché si
sente soggiogato, gli acconsente qualunque richiesta lecita o illecita, vuoi di
droga, vuoi di complicità in fatti delinquenziali, anche se lo fa a malincuore.
Una volta, per aver consentito a Simone di rubare presso il negozio di “Compro
oro” limitrofo al suo negozio per cani, Marcello finisce diritto in prigione,
da cui esce dopo un anno, completamente cambiato. Marcello, dopo l’esperienza
carceraria, non accetterà più le prepotenze gratuite che Simone esercitava su
di lui perché ora si sente odiato dagli abitanti del quartiere che lo hanno isolato.
Infatti, comincia una continua diatriba con Simone che porta Marcello a reagire
in modo spropositato e sbagliato al fine di recuperare il prestigio di cui
godeva precedentemente in quell’ambiente.
“Dogman”,
l’ultimo film di Matteo Garrone, uscito nelle sale il 17 maggio, il giorno
stesso della sua proiezione in anteprima a Cannes, dove è in concorso per la
Palma d’oro 2018, è stato accolto favorevolmente dalla critica e dal pubblico
sia per quanto riguarda la sceneggiatura sia per le eccellenti interpretazioni
dei due attori protagonisti, Marcello Fonte ed Edoardo Pesce, che per questo ne
escono comunque vincitori. In “Dogman”, Garrone fa giocare a ping pong la violenza fisica con la
violenza psicologica mettendo a confronto l’esilità corporea di Marcello con l’imponenza
fisica di Simone, e dà subito allo spettatore l’idea che la violenza dell’uomo possente
è sempre vincente sull’uomo gracile e debole, così come si trova raccontato
sapientemente nella favola “il lupo e l’agnello” di Esopo (VI sec. a.C.). Ma
come sosteneva lo storico latino Ennio, negli Annales, non sempre è così perché “Qui vincit non
est victor nisi victus fatetur”, cioè “Chi vince non è vincitore se il vinto non si
considera tale”. Al tempo stesso, per gli eventi che si succedono nel film, ne
deriva il messaggio che dalla violenza non può che derivare altra violenza,
anche quando essa abbia origine da chi non sia ritenuto violento perché ogni
essere umano ha un livello di sopportazione, superato il quale reagisce
esageratamente.
Filmografia
Terra di mezzo (1996), Ospiti (1998), Estate romana (2000),
L’imbalsamatore (2002), Primo amore (2004), Gomorra (2008), Reality (2012), Il
racconto dei racconti -Tale of Tales (2015).
Francesco Giuliano
sabato 12 maggio 2018
“Loro 2” è la continuazione della storia che assume un odore di farsa priva di etica
Titolo:
Loro (seconda parte)
Regia:
Paolo Sorrentino
Soggetto:
Paolo Sorrentino
Sceneggiatura:
Paolo Sorrentino, Umberto Contarello
Musiche:
Lele Marchitelli
Produzione
Paese: Italia, Francia 2018
Cast:
Toni Servillo, Riccardo Scamarcio, Fabrizio Bentivoglio, Elena Sofia Ricci,
Kasia Smutniak, Euridice Axen, Roberto De Francesco, Dario Cantarelli, Anna
Bonaiuto, Giovanni Esposito, Ugo Pagliai, Ricky Memphis, Duccio Camerini, Yann
Gael, Alice Pagani, Caroline Tillette, Elena Cotta, Mattia Sbragia, Michela
Cescon, Roberto Herlitzka, Max Tortora, Milvia Marigliano, […]
Un
gioco magnifico di luci e ombre fa cogliere l’essenza della seconda parte del
film “Loro”, caratterizzata, rispetto
alla prima, da una grande ricchezza di dialoghi fondamentalmente interpretativi
delle vicissitudini familiari, professionali e politiche di Silvio Berlusconi.
Per questo il film richiede più attenzione da parte dello spettatore che si
sente coinvolto in pieno. Il preambolo del film basato sul dialogo molto
incisivo di Berlusconi (Toni Servillo) con il suo amico Ennio (Toni Servillo), il quale appare, grazie alla somiglianza
certamente voluta dalla sceneggiatura (tant’è che per questo personaggio è
stato usato lo stesso attore!), come un alter
ego, mette in risalto soprattutto le capacità imprenditoriali di Lui basate anche sull’altruismo, assioma auto-osannato a trecentosessanta gradi
perché inteso come l’aspetto nobile dell’egoismo: un do ut des acutamente molto prolifico, fondato sul dare agli altri
per ricevere molto di più di ciò che gli è stato dato. Non è forse stato questo l'imput che lo ha fatto scendere in politica per godere poi dei vantaggi dovuti alle leggi ad personam e ad altro? Poi ci sono i dialoghi con
il taciturno e misterioso Paolo Spagnolo
(Dario Cantarelli), il filtro esistenziale addetto alla sua protezione da ogni
punto di vista che ritiene che il suo datore di lavoro abbia il “carisma del ruscello”: Lei possiede il carisma del ruscello. Porta
a valle freschezza e benessere. E soddisfa la sete. Tutto qua, tant’è che Berlusconi,
ad un certo punto, avendo perso il significato della mansione assegnata al suo
integerrimo custode, gli chiede semplicemente Sei tu Dio? Durante la festa con tutte le orgettine procurategli dallo spregiudicato e arrivista Sergio Morra
(Riccardo Scamarcio) con l’aiuto di Fabrizio Sala (Roberto De Francesco), appare anche significativo il dialogo che Berlusconi intraprende con la giovanissima e affascinante Stella (Alice
Pagani) da cui è attratto per la sua semplicità e per la sua bellezza, la quale mette in crisi il carattere
dongiovannesco del suo fervido ospite in quanto sente in lui l’alito del nonno, alito che non è né profumato
né maleodorante, ma è un alito di vecchio. Infine, degno di nota appare il
dialogo con la moglie Veronica (Elena Sofia Ricci) ritornata dal suo viaggio in
Cambogia per chiudere il
sipario della sua vita coniugale con lui, che mette in
evidenza le luci e le ombre, i vizi, lo squallore, il complesso di inferiorità, la fastosità, che hanno caratterizzato la vita di Berlusconi, la sua fortuna
economica, e la sua ascesa politica.
Sorrentino,
con questo film, ha descritto le vicissitudini di un uomo che ha segnato incisivamente
la storia del paese Italia per circa un ventennio e che ha condizionato in
maggior misura gli eventi politici che si sono succeduti con l’uso esplicito di
mezzi sfrontatamente illeciti – vedi l’acquisto di sei politici della parte avversa
per far cadere il governo di centro-sinistra in seguito alle elezioni del 2006 -, affondando le radici in una brillante farsa
priva di etica e adornata da scostumatezza arrogante, e determinando una
situazione di cui oggi rimangono le rovine insanabili, come quelle causate dal
terremoto dell’Aquila del 2009, sia dal punto di vista morale che da quello culturale
e socio-economico. Di ciò ne dovrebbero tener conto soprattutto i politici che
governeranno il paese da adesso in poi.
Filmografia
L’uomo in più
(2001), Le conseguenze dell’amore (2004), L’amico di famiglia (2006), Il divo
(2008), This Must Be the Place (2011), La grande bellezza (2013), Youth – La
giovinezza (2015), Loro 1 (2018).
Francesco Giuliano
giovedì 10 maggio 2018
“A Beautiful Day– You Were Never Really Here” descrive come un individuo vissuto in un ambiente violento possa assurgere al “Paradiso”
Titolo: A Beautiful Day
– You Were Never Really Here
Titolo originale: You
Were Never Really Here
Regia: Lynne Ramsay
Sceneggiatura: Lynne
Ramsay
Soggetto: Jonathan Ames
(dal libro Non sei mai stato qui)
Musiche: Jonny
Greenwood
Produzione Paese: UK
2017
Cast: Joaquin Phoenix,
John Doman, Judith Roberts, Alex Manette, Ekaterina Samsonov, Alessandro
Nivola, [...]
Joe
(Joaquin Phoenix), un reduce di guerra con un infanzia molto sofferta e con
un’esperienza basata sulla violenza che lo angosciano continuamente, è
l’introverso protagonista, avvolto da un alone di mistero almeno nella parte
iniziale di questo thriller, la cui pellicola man mano che si srotola ne mette
a nudo il carattere e la profonda umanità. Fa il sicario sotto ordinazione
mettendo in evidenza la sua netta brutalità, ma al tempo stesso la dolcezza e
l’amore nell’accudire con cura e attenzione la vecchia madre (Judith Roberts)
con la quale vive nella sua casa, mostrando così la sua duplice indole
mite-crudele. Tutto procede in tal senso finché il senatore Votto (Alex
Manette) di New York, tramite un intermediario, gli chiede di rintracciare la giovanissima
figlia Nina (Ekaterina Samsanov), che è stata rapita da un’organizzazione
criminale che introduce le minorenni alla prostituzione, e di liberarla dietro
un forte compenso in denaro. Joe accetta e da quel momento si rende conto della
diffusa criminalità e del latente malcostume a tutti i livelli sociali che come
una cancrena insanabile si insinuano nella città.
Joaquin
Phoenix, che abbiamo visto nelle vesti angeliche di Gesù nel film “Maria
Maddalena” di Garth Davis (2018), in questo film cambia “carne” e veste
magnificamente e con grande effetto la maschera di un individuo che è tutto all’opposto del Messia evangelico. Il suo
corpo muscoloso, maltrattato, cicatrizzato e deforme mette a nudo in modo
palese la violenza ricevuta e provocata mentre i suoi vestiti sudici e
strappati con il suo volto che esprime una sofferenza mai sedata entrano in risonanza
con l’ambiente di una città che sembra estranea al significato intrinseco di
umanità. Lynne Ramsay crea con accortezza e magistrale cura un ambiente che appare
irreale nella sua netta e cruda realtà crudele e nefasta, in cui Joe si muove
lentamente ma con fermezza spinto dalla sua frenesia violenta che appare
inarrestabile, sebbene basti un soffio gentile, uno sguardo innocente, una
carezza, una richiesta d’aiuto a capovolgere i sentimenti di una persona
bistrattata fino a quel momento. Senza fragore ma con un’appena accennata temperanza,
non sensazionale azione ma un’umana e innata spinta, non turbamento
irrefrenabile ma pacatamente interiore si ha la rivelazione di un umano sentire
che era stato represso e che emerge senza ostacoli dando nuovo vigore alla vita
in un a beautiful day.
Il film, in concorso per la Palma d’Oro al Festival
del Cinema di Cannes 2017, ha vinto il Premio per la Migliore sceneggiatura, e
il Premio per Migliore attore a Joaquin Phoenix.
Filmografia
Small Deaths (1996),
Kill the Day (1996), Gasman (1998), Ratcatcher – Acchiappatopi (1999), Morven
Callar (2002), … e ora parliamo di Kevin (2011), Swimmer (2012).
Francesco Giuliano
mercoledì 9 maggio 2018
“Loro 1" ovvero “Quelli che contano” che hanno determinato il degrado morale del Paese Italia
Titolo:
Loro (prima parte)
Regia:
Paolo Sorrentino
Soggetto:
Paolo Sorrentino
Sceneggiatura:
Paolo Sorrentino, Umberto Contarello
Musiche:
Lele Marchitelli
Produzione
Paese: Italia, Francia 2018
Cast:
Toni Servillo, Riccardo Scamarcio, Fabrizio Bentivoglio, Elena Sofia Ricci,
Kasia Smutniak, Euridice Axen, Roberto De Francesco, Dario Cantarelli, Anna
Bonaiuto, Giovanni Esposito, Ugo Pagliai, Ricky Memphis, Duccio Camerini, Yann
Gael, Alice Pagani, Caroline Tillette, Iaia Forte, Michela Cescon, Roberto
Herlitzka, Gigi Savoia, Alessandra Scarci,[…]
Afferma lo scrittore premio Nobel, José Saramago, nel suo celebre romanzo Cecità
(Universale Economica Feltrinelli, 2016)
che non siamo diventati ciechi,
secondo me lo siamo. Ciechi che, pur vedendo non vedono. Questa è l’essenza
della prima parte di questo film “Loro”
strabiliante e di grandissima attualità di
Paolo Sorrentino, in cui vengono messi alla luce i tratti distintivi delle persone
mediocri, ingannate dall’apparenza, e senza carattere che ormai, avendo perduto la capacità di vedere e prive di volontà, vengono trascinate senza alcuna
possibilità di scampo dagli squallidi eventi appositamente creati, così come
avviene durante il procedere della corrente inarrestabile di un fiume in piena
che trasporta con sé tutto ciò che incontra, essenza in cui sono rilevate le sordide
strategie e le manovre subdole e intriganti di turpi arrivisti senza scrupoli usate
per ridurre le persone a merce di scambio al fine di ottenere favori e
privilegi dai potenti innominati, soprannominati “Lui”, Dio”, “Loro, cioè quelli che contano”, in un
Paese ridotto a porcile da squallidi “Politicanti”, così come descritto nell’omonima
poesia: Trambusto licenzioso/ sconquasso esagerato/ vocio ventoso/ turpiloquio
insensato/ condimenti di spudoratezza sfrontata/ generano mostriciattoli/ abili
obbrobri / di mala umanità/ che han cresta d’ignoranza / coperta da peli
d’arroganza/ e di saccente falsità/ fan miracoli per sé/ e lasciano / l’etnia
nella scarsità, della silloge “Ragione e sentimento” (Libreria editrice Urso,
2016). Quella del porcile è una
metafora che richiama alla mente il Paese della maga Circe, la dea terribile dalla voce umana, che con
il suo fascino attrasse Odisseo e i suoi compagni che accompagnò e li fece sedere sulle sedie e sui troni: formaggio, farina
d’orzo e giallo miele mescolò nel vino di Pramno ; farmaci nocivi aggiunse al
cibo, perché dimenticassero del tutto la patria. Dopo di ché glielo offrì e loro
lo bevvero, quindi li toccò rapidamente
con una bacchetta e li chiuse nei porcili. Dei porci essi avevano il corpo: grugniti,
setole e forma. Ma come in passato la
mente era salda (libro X, 233-240, Odissea), una metafora in cui non c’è
più differenza tra uomini e porci e dove neppure le innocenti pecore ingenue e
senza peccato si salvano, e in cui la
verità è frutto del tono e della convinzione con cui l’affermiamo.
Sorrentino
con il suo stile inconfondibile e con la sua indiscussa maestria di regista, come un novello Dante, descrive ne "La Divina Commedia Nazionale" la condizione sociale e il degrado morale in cui versa il paese Italia, ricco di
corruttori, di persone senza scrupoli, di cocainomani, di giovani escort, di squallidi
personaggi privi di dignità, narrando le vicissitudini familiari e politiche di
Silvio Berlusconi, interpretato magnificamente da Toni Servillo, e della sua
ex moglie Veronica (Elena Sofia Ricci), attorno a cui ruotano personaggi
arrivisti e privi di scrupoli, ben costruiti, come il cinico Sergio Morra
(Riccardo Scamarcio), la spregiudicata Tamara (Euridice Axen), la
bellissima “ape regina” Kira (Kasia Smutniak), l’ex ministro Santino Recchia (Fabrizio
Bentivoglio).
Filmografia
L’uomo in più
(2001), Le conseguenze dell’amore (2004), L’amico di famiglia (2006), Il divo
(2008), This Must Be the Place (2011), La grande bellezza (2013), Youth – La giovinezza
(2015.
Francesco Giuliano
venerdì 20 aprile 2018
“Doppio amore” nella continua alternanza tra realtà e immaginazione descrive una donna "autenticamente due"
Titolo:
Doppio amore
Titolo
originale: L’amant double
Regia
e sceneggiatura: Franҫois Ozon
Soggetto:
Joyce Carol Oates (dal romanzo Lives of the Twins)
Musiche:
Philippe Rombi
Produzione
Paese: Francia 2017
Cast:
Marine Vatch, Jérémie Renier, Jacqueline Bisset, Myriam Boyer, Dominique
Reymond, […]
La bella e giovane ex-modella Chloé (Marine
Vatch) è una donna emotiva che ha somatizzato ogni episodio negativo che le è capitato,
per cui
si sottopone ad uno screening
medico completo per scoprire quale sia la causa di questo suo continuo
mal di pancia, il secondo cervello del corpo umano. La dottoressa che l’ha
visitata non ne ha trovato l’origine per cui, pensando che quel dolore sia di
origine psicosomatica, le consiglia di rivolgersi alle cure di un bravo
psichiatra. Tenendo conto di questo consiglio, Chloé si affida alle cure del dottor Paul
(Jérémie Renier) che, sottoponendola ad analisi, ne individua subito l’inquietudine
mostrando verso di lei un atteggiamento affettuoso e zelante nei confronti della ragazza e
un carattere mite.
Questo
genera subito in Chloé una profonda e
incontrollabile attrazione che la porta a innamorarsi di Paul, che le
corrisponde altrettanto amore che, per deontologia professionale, lo costringe
a interrompere le sedute. Ovviamente tra i due si instaura un continuo e intimo
rapporto amoroso che li porta a convivere nella stessa casa. Non passa tanto
tempo che Chloé, per caso, scopre che Paul ha un fratello gemello monozigote,
Louis (Jérémie
Renier), anche lui psichiatra che ha lo studio
da un’altra parte della città e della cui esistenza il suo amato non gliene ha
mai parlato. Il desiderio di conoscere la verità spinge Chloé a farsi
analizzare da Louis che fisicamente è copia
conforme del fratello mentre nel carattere risulta irruento, molto passionale
e notevolmente aggressivo. Paul e Louis si presentano a Chloé con due personalità
completamente differenti. Chloé si innamora pure
di Louis che ama con la stessa intensità con cui ama Paul e, alternativamente,
ha rapporti sessuali con ambedue.
Franҫois
Ozon in “Doppio amore”, un thriller scritto e diretto da lui medesimo, il cui soggetto è tratto dal romanzo "Lives of the Twins" (1987) di Joyce Carol Oates, riesce
a coinvolgere lo spettatore per il contenuto drammatico del film così forte e
intenso attraverso continui tratti inquietanti, eccitanti e perturbanti, e a confonderlo
mostrando un incoerente miscuglio tra realtà ed immaginazione attraverso un loro
continuo interscambio così perfetto da fare scambiare la realtà con
l’immaginazione che non si riesce ad omogeneizzare. Così come spesso avviene
nella vita di ognuno di noi. Esploratore dell’animo femminile Ozon costruisce con
grande cura lo sdoppiamento della personalità di Chloé
che richiama, anche se con approccio diverso, il rapporto tra il dottor Jekill
e mister Hyde da cui deriva che l’uomo
non è autenticamente uno, ma autenticamente due. Fa emergere con fine sagacia
dalle continue relazioni amorose di Chloé non solo la forza del suo Io che era
rimasta nell’ombra junghiana fino ad
allora, ma anche il narcisismo per la propria immagine per il raggiungimento della
coscienza dell’Io con il quale instaura un rapporto di amore/odio.
Il film è stato in
concorso per la Palma d’oro al Festival del Cinema di Cannes 2017.
Filmografia
Sitcom – La
famiglia è simpatica (1998), Amanti criminali (1999), Sotto la sabbia (2000),
Gocce d’acqua su pietre roventi (2000), 8 donne e un mistero (2002), Swimming Pool (2003), CinquePerDue –
Frammenti di vita amorosa (2004), Il tempo che resta (2005), Angel – La vita,
il romanzo (2007), Ricky – Una storia di amore e libertà (2009), Il rifugio
(2009), Potiche – La bella statuina (2010), Nella casa (2012), Giovane e bella
(2013), Una nuova amica (2014), Frantz (2016).
Francesco Giuliano
giovedì 19 aprile 2018
“The Silent Man” descrive con perfetta suspense la fermezza di un uomo integro
Titolo:
The Silent Man
Titolo
originale: Mark Felt: The Man Who
Brought Down the White House
Regia e sceneggiatura: Peter Landesman
Musiche: Daniel Pemberton
Produzione Paese: USA, 2017
Cast: Liam Neeson, Diane Lane, Tony Goldwyn,
Maika Monroe, Kate Walsh, Josh Lucas, Michael C. Hall, Marton Csokas, Tom
Sizemore, Bruce Greenwood, Julian Morris, Wendi McLendon-Covey, Ike Barinholtz,
Brian d’Arcy James, Noah Wyle, Eddie Marsan, […]
“The
Silent Man” è un film imperniato sulle vicissitudini fronteggiate dal vicedirettore
dell’FBI Mark Felt (Liam Neeson) durante i primi anni ’70, quando era ancora Presidente
degli Stati Uniti d’America Richard Nixon il quale, nel 1974, fu costretto a
dimettersi in seguito allo scandalo Watergate. Scandalo che fu generato dalle
rivelazioni che Mark Felt fece al giornalista Bob
Woodward (Julian Morris) del Washington
Post che in quel tempo, non avendolo potuto individuare, lo chiamò con il nome
di fantasia “Gola profonda” nel suo libro “All the President’s Men” (1974), “Tutti
gli uomini del presidente”, scritto assieme al collega Carl Bernstein, da cui
due anni dopo venne tratto l’omonimo film diretto da Alan J. Pakula. Soltanto,
dopo circa trent’anni, Mark Felt, ormai al sicuro da ogni rischio e per evitare
che questa sua condotta – essendo lui un democratico -, a suo tempo potesse
essere interpretata di parte e quindi utilizzata dai repubblicani e fatta
giudicare dall’opinione pubblica a suo sfavore, rivelò che era stato lui la
spia dell’FBI a passare le informazioni ai giornalisti del Post. Aveva indagato profondamente sulla
massima istituzione statunitense tant’è che ai suoi collaboratori diceva che il nostro compito è seguire le tracce sul terreno e tutte le
tracce sembrano portarci dentro la Casa Bianca! E, in seguito, aveva passato le informazioni sulla
corruzione all’interno dell’apparato presidenziale alla stampa, perché riteneva
che nessuno può fermare la forza di un'indagine dell’FBI! Nessuno, nemmeno ...
l’FBI, mettendo a rischio se
stesso e la sua famiglia convinto che a volte dobbiamo tradire ciò che amiamo, per salvare ciò che
amiamo! … C'è sempre un prezzo da pagare per quello che facciamo. E lo
paghiamo tutti, in un modo o nell'altro.
Peter Landesman che ha scritto anche
la sceneggiatura di “The Silent Man” descrive appunto la figura di Mark Felt
per dimostrarne la sua integrità morale e il suo valore umano mettendo in
evidenza – e Liam Neeson ci riesce magnificamente -, il suo temperamento
risoluto, deciso, intraprendente, ardito e saldo. Il grande
cacciatore di draghi e custode del sogno americano – lo definisce la moglie
Audrey (Diane Lane), redarguendolo per le sue ferme e
coraggiose convinzioni.
“The
Silent Man” è intrigante, galvanizzante e coinvolgente
e si collega indirettamente al film contemporaneo “The Post” (2017) di Steven
Spielberg perché mette in evidenza i travagli interiori di due persone che
neppure si conoscevano direttamente e che costituivano le due facce della stessa
medaglia, quella della salvaguardia della democrazia: da una parte, Kay Graham (Meril Streep), proprietaria di un giornale
che mise in gioco se stessa, la sua fama e la sua proprietà editoriale e, dall’altra,
Mark Felt (Liam Neeson) che con integrità, fedeltà, e coraggio mise in gioco la reputazione di se stesso e la sua famiglia.
Il film è stato presentato in anteprima al Toronto
International Film Festival (TIFF) 2017.
Filmografia
Parkland
(2003), Zona d’ombra (2015).
Francesco Giuliano
venerdì 13 aprile 2018
“Il giovane Karl Marx” un film per giovani che insegna come i giovani possano cambiare il mondo
Titolo: Il giovane Karl Marx
Titolo originale: Le
jeune Karl Marx
Regia: Raoul Peck
Sceneggiatura: Pascal Bonitzer, Raoul
Peck
Musiche: Alexei Aigui
Produzione Paese: Francia, Germania,
Belgio, 2017
Cast: August Diehl, Vicky Kieps, Stefan
Konarske, Olivier Gourmet, Hannah Steele, Alexander Scheer, Hans-Uwe Bauer,
Michael Brandner, Peter Benedict, Ivan Franek, Stephen Hogan, Wiebke Adam,
Niiels-Bruno Schmidt, Marie Meinzenbach, Ulrich Brandhoff, […]
Senza
entrare nel sequela dei fatti raccontati, il film “Il
giovane Karl Marx” descrive le vicende del politologo e filosofo tedesco Karl
Marx (August Diehl) e di sua moglie Jenny von Westphalen (Vicky Krieps) assieme
all’amico fraterno Friedrich Engels (Stefan
Konarske) nel periodo più travagliato ma anche più prolifico della sua
vita, che va dal 1844 al 1848, anno in cui viene pubblicato il suo “Manifesto del Partito comunista” e iniziano,
in diversi Stati europei come l’Italia e la Francia, i moti rivoluzionari per
abbattere i poteri assoluti, che si erano ricostituiti dopo la rivoluzione
francese del 1789 e sanciti dal Congresso di Vienna del 1815.
Karl Marx dimostra di essere un epicureo convinto perché la
filosofia del filosofo greco Epicuro (IV – III secolo a.C.) lascia spazio alla
libertà umana, e disdegna, come Prometeo, tutte le divinità sia trascendenti
che terrestri che tolgono soggettività e, quindi, libertà di pensiero ad ogni
essere umano. Marx, infatti, ritiene il titano mitologico, il più grande santo e martire del calendario filosofico. Per quello
che ha scritto e ha fatto, infatti, Marx potrebbe considerarsi il novello
Prometeo che ha posto le fondamenta necessarie a risolvere i problemi connessi
con i poveri che in quel periodo venivano considerati ladri e, in quanto tali
braccati e uccisi, perché andavano a raccogliere la legna secca caduta dagli
alberi nei boschi, e la drammaticità
delle condizioni di vita dei lavoratori nelle fabbriche in seguito alla
rivoluzione industriale. E avendo letto tutte le opere del filosofo
idealista Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Marx ne abbraccia la dialettica
che considera un aspetto progressivo della realtà soggetta ad un continuo
divenire, dovuto al confronto tra tesi
e antitesi,
da cui deriva la sintesi che unifica,
elevandole ad un grado sociale superiore, le opinioni contrarie precedenti. In
quegli anni, egli conosce il filosofo socialista Pierre-Joseph Proudhon (Olivier Gourmet) del qual sostiene
che “vuole essere una sintesi. Ed è
invece un errore composto. Vuole librarsi come uomo di scienza al di sopra dei
borghesi e dei proletari; e non è che il piccolo borghese, sballottando
costantemente fra il capitale e il lavoro, fra l’economia politica e il
comunismo”, tant’è che contrappone, al saggio di costui “La filosofia della miseria”, “La miseria della filosofia” che aveva
scritto assieme all’amico Engels in cui sono esposti i punti salienti della sua
concezione. Incontra e conosce pure l’anarchico, filosofo russo, Mikhail Bakunin (Ivan Franek) con cui si scontra perché
considera l’anarchismo carente di rilevanza culturale e politica.
“Il giovane Karl
Marx” descrive con intenso sentimento una storia di amicizia
vera, di amore profondo, di coraggio, di grande passione sociale e politica, di
confronti e scontri ideologici, di elaborazione di un’idea che si fa concreta, e
di impegno costante.
Accolto con una risicata
sufficienza dalla critica, secondo Diego Fusaro, studioso del pensiero
marxista, il film ricostruisce in modo competente e assai preciso la vita del
giovane Marx e il suo “cammino di
pensiero", raccontando “la
genesi del suo pensiero dinamitardo e le perigliose vicende che caratterizzano
la sua esistenza, sregolata ed essa stessa vocazionalmente ribelle”, come
riportato da un suo articolo pubblicato su Ilfattoquotidiano.it
del 6 aprile 2018.
“Il giovane Karl
Marx”
dovrebbe essere visto soprattutto dai giovani e dagli studenti di tutte le
scuole superiori per far conoscere come un’idea nata ed elaborata dalla critica della critica critica di un
giovane utopista possa cambiare le
condizioni di un intero popolo, sia dal punto di vista dell’emancipazione
sociale, sia dal punto di vista salariale, sia dal punto di vista della
sicurezza nei luoghi di lavoro, sia come stravolgimento delle basi sociali e
politiche al fine di salvaguardare una democrazia compiuta. In definitiva, il film
dovrebbe essere visto senza pregiudizi e senza preclusioni ideologiche come se
si andasse a vedere, ad esempio, un film sulle gesta di Robin Hood.
“Il giovane Karl Marx”, ben diretto con una
magistrale sceneggiatura, è un film coinvolgente e appassionante ed è stato
presentato fuori concorso al Festival del Cinema di Berlino 2017.
Filmografia
Haitian Corner (1987), L’homme sur les quais (1993),
Corps Plongés (1997), Lumumba (2000), Sometimes in April (2005), L’Affaire
Villemin (2006), L’école du pouvoir (2009), Moloch Tropical (2009). Sia “L’homme
sur les quais” che “Lumumba” sono stati presentati nei rispettivi anni al
Festival del Cinema di Cannes.
Francesco Giuliano
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