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lunedì 22 gennaio 2018

"Il sole a mezzanotte" una storia d'amore sulle avversità della vita che vanno affrontate in due

Dal 22 marzo 2018 nei cinema


Titolo: Il sole a mezzanotte
Titolo originale: Midnight Sun
Regia: Scott Speer
Sceneggiatura: Eric Kirsten, Kenji Bando
Musica:Nate Walcott

Produzione Paese: USA, 2018
Cast: Bella Thorne, Patrick Schwarzenegger, Rob Riggle, Quinn Shephard, Ken Tremblett, Jenn Griffin, Nicholas Coombe, Tiera Skovbye, [...]



La diciassettenne Katie (Bella Thorne) è costretta fin da piccola a vivere nel buio della sua abitazione a causa di una rara malattia che  la obbliga a non stare esposta alla minima luminosità, altrimenti muore. Il caso, però, porterà sulla sua strada Charlie (Patrick Schwarzenegger), quel bambino che lei osservava tutti i giorni dalla finestra e che, ormai adolescente, le permetterà di conoscere l’amore in un modo del tutto speciale.
Dopo "Colpa delle Stelle" (2014) di Josh Boone, "Io prima di te" (2016) di Thea Sharrock e "Noi Siamo Tutto" (2017) di Stella Meghie, un’altra meravigliosa storia d’amore per giovani da cui si evince che l’unico modo di affrontare le avversità della vita è quello di farlo in due. Nel cast al fianco della splendida Bella Thorne c'è l’atletico e affascinante Patrick Schwarzenegger.

“Il vegetale”, una fiaba dei giorni nostri che descrive con leggera profondità l’antitesi tra i vecchi e i giovani

Titolo: Il vegetale
Regia: Gennario Nunziante
Sceneggiatura: Gennario Nunziante
Produzione Paese: Italia, 2018

Cast: Fabio Rovazzi, Luca Zingaretti, Ninni Bruschetta, Rosy Franzese, Alessio Giannone, Paola Calliari, Matteo Reza Arzchirvani, Mark Grosy, Barbara D’Urso, Katia Mironova, […]
Il titolo di questo film “Il vegetale” è esaustivo riguardo al contenuto, perché il protagonista Fabio (Fabio Rovazzi), un giovane laureato in Scienza delle comunicazioni, tutto d’un pezzo e dal carattere timido, con lavori precari e modesti, non attinenti al suo titolo di studio, che, pur essendo figlio di uno spregiudicato e arrivista geometra, alias ingegnere Ninni Rovazzi (Ninni Bruschetta), non accetta compromessi come avviene in Natura per “un vegetale”, appunto. Così si sfoga la sorella Nives Rovazzi (Rosy Franzese), ancora bambina e viziata: Sai come lo chiama papà? Il vegetale!  Per questo suo modo di essere, Fabio accetta diversi lavori da stagista, da distributore di volantini di pubblicità fino a fare il contadino con una folta squadra di immigrati neri, dove è comandato da un caposquadra anch’esso nero. Scusate ma anche voi qui per lo stage? – dice, nel giorno del suo arrivo, rivolgendosi agli immigrati dediti alla raccolta di pomodori, a differenza della fidanzata Elena che, ritenendolo un fallito, lo ha lasciato per andare a lavorare a Londra, dove è andata a fare presso un ristorante la cameriera, un lavoro umile che avrebbe potuto fare anche in Italia. Tant’è che Fabio al suo amico Pinuccio (Alessio Giannone), con il quale condivide l’appartamento in cui abita, confessa di averle detto: Mi stai lasciando per andare a fare la cameriera a Londra?
Fabio nel suo ultimo lavoro da stagista, che svolge presso un paesino sperduto dell’Appennino, conosce Armando (Luca Zingaretti), un uomo rude ma, al tempo stesso, gentile e benevolo, dal comportamento paterno, che lo aiuta e lo favorisce in tutto, anche a definire e concretizzare la relazione con la maestra (Paola Calliari) della sorella Nives, e che, al termine dello stage, lo saluta dicendogli, per incoraggiarlo, che nella vita c’è sempre una ricompensa, la gente pensa che non sia così, bisogna fregarsene del prossimo, invece bisogna sempre dare tutto quello che uno ha dentro. Poi le cose che devono arrivare arrivano.
Il film è esilarante, piacevole, coinvolgente e per tutte le età, basti pensare che la sceneggiatura è di Gennaro Nunziante che ne è anche regista, il quale, a sua volta, ha scritto e diretto tutti i film con Checco Zalone, da “Cado dalle nubi” (2009) a “Quo vado?” (2016). “Il vegetale” affronta, in modo molto semplice, brioso, pacato e con leggera profondità sia il problema della disoccupazione intellettuale dei giovani che, nella realtà attuale, vanno all’estero per compiere lavori che potrebbero fare in Italia e che, invece, vengono eseguiti da folte schiere di immigrati neri, sia il forte contrasto tra la vita superficiale e fittizia in una grande città, come Milano, e quella naturale e genuina in uno dei tanti paesini sperduti dell’entroterra italiano, sia la grande differenza tra il modo di agire illecito e immorale dei padri e quello consono alle leggi dei figli, che hanno tutte le capacità per potere risollevare le sorti del Paese.
Filmografia
Cado dalle nubi (2009), Che bella giornata (2011), Sole a catinelle (2013), Quo vado? (2016).
Francesco Giuliano

martedì 16 gennaio 2018

“Benedetta follia” o sull’opportunità di uscire dalla solitudine e “vivere”

Titolo: Benedetta follia
Regia: Carlo Verdone
Sceneggiatura: Carlo Verdone, Nicola Guagliarone, Menotti
Musiche: Lele Marchitelli, Michele Braga, Tommy Caputo
Produzione Paese: Italia, 2018
Cast: Carlo Verdone, Ilenia Pastorelli, Lucrezia Lante della Rovere, Maria Pia Calzone, Paola Minaccioni, Federica Fracassi, Elisa Di Eusanio, Francesca Manzini, Pietro Concilietti, Anna Ferraioli Ravel, Ciro Scalera, Margherita Di Rauso, Valentina d’Ulisse, […]



“Benedetta follia”, ultimo film di Carlo Verdone, è una commedia esilarante dai tratti bizzarri che segna la maturità del regista-attore, in quanto ci si trovano mescolati i caratteri di tutti i suoi precedenti film. Verdone, che veste i panni di Guglielmo Pantalei, proprietario di un negozio di prodotti religiosi che lo portano ad avere contatti con cardinali e vescovi e, quindi, con il Vaticano, si fa affiancare dall’attrice di successo del momento, Ilenia Pastorelli, diventata famosa nel film di esordio “Lo chiamavano Jeeg Robot” (2015) di Gabriele Mainetti, dove recita la parte della borgatara Alessia, per la quale le fu assegnato il David di Donatello 2016 come migliore attrice protagonista. E Verdone, in tal modo, ottiene un buon risultato perché Luna (Ilenia Pastorelli) attrae lo spettatore con il suo piglio genuino e  fresco e la sua inflessione tipica romanesca, diventando il filo conduttore di questo film che diverte molto e, nel contempo, fa riflettere sulla moderna società supertecnologica che offre per via dei socialnetwork degli espedienti che, in certo qual modo, alterano il naturale processo esistenziale di qualsiasi individuo che si trova veicolato in situazioni incerte e stravaganti, sia nel bene che nel male. Luna, infatti, con il suo fare dirompente e disinibito, cambia la vita di Guglielmo Pantalei. Irrompe, infatti, con impeto nella vita di Guglielmo nel momento in cui per costui è finita “La stagione dell’amore” (canzone cantata da Franco Battiato nelle prime scene del film), perché è stato piantato dalla moglie Lidia (Lucrezia Lante della Rovere) dopo venticinque anni di matrimonio. Paradossalmente Lidia ha, infatti, da circa un anno - È da un anno che io mi vedo con un'altra persona!, confessa al marito -, una relazione amorosa con l’ex commessa di Guglielmo, in quanto in età matura ha scoperto di essere lesbica. Dopo la confessione di Lidia, Guglielmo, rimasto sbalordito e incredulo, dice alla figlia che lo riprende malamente come se fosse un fatto consueto: Tua madre c'ha una relazione con la mia commessa ed è una cosa normale?
Nel momento in cui Guglielmo sta per passare dalla solitudine nel baratro della depressione, ecco che avviene un fatto che gli cambia la vita. In negozio gli si presenta Luna che si auto-candida a commessa del negozio e che, con i suoi modi affabili e sinceri, consapevole della situazione familiare di Guglielmo, lo aiuta a vivere una nuova vita, tant’è che questi afferma: Io voglio vivere. Mi sono stufato. Devo recuperare quello che ho perso.
“Benedetta follia”, pervaso di colpi di scena fino alla fine e ricco di situazioni strambe e imbarazzanti per Guglielmo ma divertenti e spassose per lo spettatore, rileva il disadattamento che un individuo intorno ai sessant’anni di età prova quando è costretto ad uscire dal proprio guscio familiare e si trova a fare i conti con una società che si è trasformata negli usi e nei costumi rapidamente. Il film mette in risalto anche la sensibilità dei giovani nei confronti delle persone mature, come Guglielmo, e la loro predisposizione ad aiutarli in situazioni che non riuscirebbero a gestire, e fa riflettere sul clero che va alla ricerca di abbigliamenti ricercati e si impingua sempre di più.
Filmografia
Un sacco bello (1980), Bianco, rosso e Verdone (1981), Borotalco (1982), Acqua e sapone (1983), I due carabinieri (1984), Troppo forte (1986), Io e mia sorella (1987), Compagni di scuola (1988), Il bambino e il poliziotto (1989), Stasera a casa di Alice (1990), maledetto il giorno che t’ho incontrato (19829, Al lupo al lupo (1992), Perdiamoci di vista( 1994), Viaggi di nozze (1995), Sono pazzo di Iris Blond (1996), Gallo cedrone (1998), C’era un cinese in coma (2000), Ma che colpa abbiamo noi (2002), L’amore è eterno finché dura (2004), Il mio miglior nemico (2006), Grande, grosso e … Verdone (2008), Io, loro e Lara (2010), Posti in piedi in Paradiso (2012), Sotto una buona stella (2014), L’abbiamo fatta grossa (2016).
Francesco Giuliano

venerdì 12 gennaio 2018

“Tre manifesti a Ebbing, Missouri”, una storia semplice in una città complessa dove “la rabbia genera altra rabbia”

Titolo: Tre manifesti a Ebbing, Missouri
Titolo originale: Three Billboards Outside Ebbing, Missouri
Regia: Martin McDonagh
Soggetto e sceneggiatura: Martin McDonagh
Musiche: Carter Burwell
Produzione Stato: USA, UK, 2017

Cast: Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Caleb Landry Jones, Abbie Cornish, Lucas Edges, Zeliko Ivanek, Samara Weaving, John Hawkes, Clarke Peters, Kathryn Newton, Darrel Britt-Gibson, Amanda Warren, Christopher Berry, Kerry Condon, Sandy Martin, Nick Searcy, Malaya Rivera Drew, [...]
Il film “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” descrive una storia semplice in un mondo alquanto eterogeneo, quello della città di Ebbing nello Stato del Missouri, a causa di un ambiente multirazziale e di una polizia locale che fa e sfa la legge a proprio piacimento, in quanto lo sceriffo Bill Willoughby (Woody Harrelson), depresso psicologicamente per una  grave malattia, ha pochi mesi di vita.
Mildred Hayes (Frances McDormand), una donna risoluta, testarda e coraggiosa, inizia una guerra personale contro la polizia e, quindi, anche contro lo sceriffo, perché, dopo sette mesi dall’uccisione della figlia Angela (Kathryn Newton) dapprima violentata, ritiene che non sia stato fatto niente per trovare l’assassino. Pur essendo lo sceriffo, a differenza dei suoi poliziotti e, in particolare, del cattivissimo agente Jason Dixon (Sam Rockwell), una persona cordiale, leale e corretta che cerca a tutti i costi di fare rispettare la legge, Mildred, si reca presso l’agente pubblicitario Red Welby (Caleb Landry Jones), chiamato così per i suoi folti capelli rossi, a cui offre cinquemila dollari per ogni mese, affinché metta tre grandi manifesti lungo una strada secondaria che porta a Ebbing. Secondo la legge cos'è che non si può scrivere su un cartellone? Immagino che non si possano scrivere cose diffamatorie e nemmeno cazzo, fica o pisciare, è la sua richiesta a Red, perché la polizia è troppo impegnata a torturare la gente di colore per risolvere un crimine vero.
Quei manifesti, però, danneggiano l’immagine dello sceriffo che si reca presso l’abitazione di Mildred a cui motiva le ragioni che non hanno portato a scoprire l’assassino della figlia ritenendo - le dice - che quei cartelloni sono scorretti nei miei confronti … lo sai che sono malato di cancro. Mildred non si fa commuovere e non si smuove dalla sua decisione né davanti all’intervento di padre Montgomery (Nick Searcy), il quale viene, a ragione, schernito malamente mettendo a nudo la sua manifesta ipocrisia, né quando il figlio Robbie a scuola viene isolato e deriso dai suoi compagni.
“Tre manifesti a Ebbing, Missouri” è un titolo bizzarro che cela uno straordinario film dal contenuto complesso, divertente, realistico, ricco di colpi di scena, schietto e sincero, brioso e perspicace, ma al tempo stesso triste, coinvolgente, penetrante e drammatico, in cui tre grandi attori, Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, vestono i panni di tre personaggi che, con le loro rispettive e spiccate peculiarità, esprimono l’universalità dei comportamenti umani in un città del profondo sud in cui la rabbia genera altra rabbia. Il regista Martin McDonagh che, giocando con destrezza, con i suoi personaggi discute sul comportamento dell’essere umano e sui suoi difetti, come la violenza sfrenata e assurda, e sulle sue virtù, come l’altruismo e la generosità.
Il film per la sua bellezza ha ottenuto diversi premi, di  cui quattro al Golden Globe 2018, uno alla Mostra di Arte Cinematografica di Venezia 2017, uno al Toronto International Film Festival 2017, due al British Indipendent Film Awards 2017, uno al San Diego Film Critics Society Awards 2017, ecc.
Bibliografia
Six Shotter (2004), In Bruges - La coscienza dell’assassino (2008), 7 psicopatici (2012).
Francesco Giuliano

mercoledì 10 gennaio 2018

“Tutti i soldi del mondo” racconta la patologia incurabile conseguente ad una ricchezza smoderata

Titolo: Tutti i soldi del mondo
Titolo originale: All the Money in the World
Regia: Ridley Scott
Soggetto: John Pearson (dal saggio Painfully Rich: The Outrageous Fortune and Misfortunes of the Heirs of J. Paul Getty)
Sceneggiatura: David Scarpa
Produzione Paese: USA 2017
Musiche: Daniel Bemperton

Cast: Christopher Plummer, Michelle Williams, Charlie Plummer, Mark Whalberg, Romain Duris, Marco Leonardi, Timothy Hutton, Andrew Buchan, Giuseppe Bonifati, Maurizio Lombardi, Andrea Piedimonte, […]
Il film “Tutti i soldi del mondo”, diretto dal versatile ed eclettico regista ottantunenne Ridley Scott, è stato tratto dal saggio, Painfully Rich: The Outrageous Fortune and Misfortunes of the Heirs of J. Paul Getty (1995), dello scrittore John Pearson. Esso descrive la stroria vera relativa al rapimento del sedicenne John Paul Getty III (Charlie Plummer), nipote di J. Paul Getty (Christopher Plummer), che in quegli anni era l’uomo più ricco del mondo. Era il 10 luglio 1973 - anno in cui l’Italia si trovava in piena crisi petrolifera con restrizione alla circolazione autostradale nei giorni festivi e sotto scacco dal terrorismo delle Brigate rosse -, quando l’adolescente, passeggiando di sera per le vie di Roma, venne rapito da alcuni esponenti della ‘Ndrangheta con l’intento di ricevere dal nonno, come riscatto, diciassette milioni di dollari. Il vecchio magnate, tuttavia, si dimostrò sin dall’inizio insensibile a tale proposta, lasciando sia la stampa che i rapitori sbigottiti.  Non pagherò. Non ho denaro da buttare, disse infatti, quando gli arrivò la pretesa del riscatto. Si rifiutò, infatti, perentoriamente di pagare la somma richiesta, insensibile ai continui richiami che provenivano da più parti e incurante di riflettere se questo suo comportamento avesse potuto comportare l’uccisione del nipote. Ciò comportò per la madre di Paul, Abigail “Gail” Harris (Michelle Williams), ex nuora del magnate, una ricerca affannosa di una strategia per salvare il figlio dalla morte con l’apporto dell’ex agente della CIA Fletcher Chace (Mark Whalberg) per incarico del magnate. Il migliore nel mercato per trattare gli affari di Getty, tant’è che Gail lo redarguisce dicendogli: Il mio ex suocero ingaggia solo i migliori, ora cominci a fare quello per cui viene pagato. Riporti a casa mio figlio.
Christopher Plummer  è riuscito a indossare magnificamente, con la bravura che gli appartiene, i panni del magnate Getty evidenziando il suo pathos da novello re Mida e la sua avidità incommensurabile verso ogni cosa suffragata da un’avarizia incomparabile. Anche Michelle Williams è riuscita pienamente a mostrare la tensione emotiva senza mai concedere allo spettatore una pausa di rilassamento. Il film ha ottenuto tre candidature al Golden Globe 2018 e una candidatura al premio BAFTA 2018.
Filmografia
I duellanti (1977), Alien (1979), Blade Runner (1982), Legend (1985), Chi protegge il testimoine (1987), Black Rain – Pioggia sporca (1989),Thelma & Louise (1991), 1492 – La conquista del paradiso (1992), L’Albatros – Oltre la tempesta (1996), Soldato Jane (1997), Il gladiatore (2000), Hannibal (2001), Black Hawk Down - Black Hawk abbattuto (2001), Il genio della truffa (2003), Le crociate – Kingdom of Heaven (2005), Domino (2005), Un’ottima annata (2006), American Gangster (2007), Nessuna verità (2008), Robin Hood (2010), Prometheus (2012), The Counselor – IL procuratore (2013), Exodus – Il re dei re (2014), Sopravvissuto – The Martian (2015), Alien: Covenant (2017).
Francesco Giuliano

giovedì 4 gennaio 2018

“Come un gatto in tangenziale” descrive un incontro-scontro tra due mondi antitetici ma non troppo

Titolo: Come un gatto in tangenziale
Regia: Riccardo Milani
Sceneggiatura: Furio Andreotti, Giulia Calenda, Paola Cortellesi, Ricacrdo Mlani
Musica: Andrea Guerra
Produzione Paese: Italia, 2017

Cast: Paola Cortelesi, Antonio Albanese, Sonia Bergamasco, Luca Angeletti, Antonio D’Ausilio, Alice Maselli, Simone De Bianchi, Claudio Amendola, […]
Il titolo di questo film “Come un gatto in tangenziale” è una similitudine centrata ed efficace per dimostrare che, se due individui appartenenti a ceti sociali diversi sono costretti a relazionarsi per risolvere un problema comune, la durata di tale rapporto ha una durata brevissima come un gatto che, capitando casualmente in una tangenziale, con buona probabilità avrà una vita molto breve. Ebbene, questo è quel che succede a Giovanni (Antonio Albanese) quando si trova obbligato a rapportarsi con Monica (Paola Cortellesi). Un uomo e una donna, che per l’ambiente in cui vivono e per il rispettivo livello culturale ben diverso, mostrano incompatibilità a confrontarsi di primo acchito. Giovanni, infatti, responsabile di un importante ente di ricerca internazionale che si interessa, in teoria, di integrazione sociale, vive in centro, è un uomo distinto, curato e ben vestito, benestante, separato dalla moglie Luce (Sonia Bergamasco) e con una figlia, Agnese (Alice Maselli), da accudire. Monica, a sua volta, abita in periferia, nel quartiere multirazziale Bastogi, è un ex cassiera di supermercato, dall’aspetto e dal linguaggio volgare, con il corpo pieno di tatuaggi che ha il marito Sergio (Claudio Amendola) in galera e un figlio Alessio (Simone De Bianchi) a carico.
Il primo incontro-scontro abbastanza violento tra Giovanni e Monica avviene quando scoprono che i loro rispettivi figli, Agnese e Alessio, ancora ragazzini, si sono fidanzati. E si rendono subito conto, non potendoli dissuadere da questa relazione amorosa, che i mondi in cui vivono risultano inconciliabili tra di essi per varie diversità: per educazione, per disciplina, per ceto sociale, per costume, per modo di vivere e di parlare. Tant’è che Monica dice a Giovanni: lasciamo perdere ‘sti ragazzini ... tanto 'sta storia dura come un gatto in tangenziale!
Per amore dei figli, tuttavia, Giovanni e Monica vengono trasportati da un ambiente sociale all’altro e, in questo andirivieni, tra loro due si sviluppa dapprima sopportazione, poi simpatia, quindi empatia fino a rasentare quel sentimento sublime che non teme alcuna diversità. Giovanni e Monica, infatti, frequentandosi imparano a conoscersi e ad apprezzarsi.
Il film è una commedia divertente e vivace, ben riuscita, con la collaudata e briosa coppia Cortellesi - Albanese, che, al tempo stesso, affronta il problema della barriera  sociale esistente tra due mondi poco distanti tra di essi, ma lontani per livello culturale ed economico. Il regista Riccardo Milani, infatti, ritiene che un film, oltre a divertire, deve avere una forte valenza informativa ed educativa, cioè deve servire a fare conoscere una certa realtà e a fare riflettere su di essa.
Filmografia
Auguri professore (1997), La guerra degli Antò (1999), Il posto dell’anima (2003), Piano, solo (2007), Benvenuto Presidente (2012), Scusate se esisto! (2014), Mamma o papà? (2017) .
Francesco Giuliano

mercoledì 3 gennaio 2018

“Napoli velata” descrive la leggenda di una città avvolta nel mistero

Regia: Ferzan Ӧzpetek
Soggetto e sceneggiatura: Gianni Romoli, Valia Santella, Ferzan Ӧzpetek
Musiche: Pasquale Catalano
Produzione Paese: Italia, 2017

Cast: Giovanna Mezzogiorno, Alessandro Borghi, Anna Bonaiuto, Peppe Barra, Biagio Forestieri, Lina Sastri, Luisa Ranieri, Isabella Ferrari, Maria Pia Calzone, Carmine Recano, Loredana Cannata, Angela Pagano, Maria Luisa Santella, […]
Il pluripremiato e discusso regista Ferzan Ӧzpetek costruisce un film straordinario “Napoli velata”, in cui questa città diventa la vera protagonista con tutta la sua prorompente bellezza e le sue annose e profonde contraddizioni, i cui caratteri vengono sapientemente tracciati e amalgamati dai suoi personaggi che ne rappresentano le diverse sfaccettature. “Napoli velata” descrive la storia di Adriana (Giovanna Mezzogiorno), di professione medico legale, non sposata, rimasta orfana, quando ancora era bambina, in seguito ad un dramma familiare, che l’ha privata del necessario senso dell’amore, di cui va inconsciamente alla ricerca.  Durante una festa tra amici, infatti, Adriana si invaghisce perdutamente di Andrea (Alessandro Borghi), un giovane aitante e audace con il quale fa subito conoscenza e trascorre una notte di passione sfrenata e sessualmente soddisfacente. Un amore all’improvviso, dunque, germoglia in lei, un amore che le apre nuovi orizzonti che pensava di non cogliere più. Lei, donna fosca, triste, priva apparentemente di sentimenti, in seguito a questo meraviglioso rapporto acquista vitalità, sorride alla vita, diventa briosa, ottiene finalmente la libertà uscendo spontaneamente dalla cupa gabbia dell’intenso e continuo dolore che l’aveva stretta sin da quando era bambina. Arriva un momento in cui la vita ti si apre di nuovo, le dice sorridente Pasquale (Peppe Barra), il padre adottivo, che ne coglie subito i connotati. Come avviene talvolta nella vita di un individuo, a dirla con D. R. Hofstadter, si formano degli Strani Anelli, ovvero dei percorsi lungo un sistema gerarchico che lo fa salire e poi scendere, portandolo al punto di partenza. È quel che succede ad Adriana, la quale nel momento in cui aveva raggiunto l’apice della felicità, in quella circostanza in cui aveva colto il senso della vita, ritorna nel precipizio del dolore e della solitudine provando un’amarezza insopportabile di cui non si dà pace. Non sopporta la verità che le si presenta e che è costretta a vivere, anche se la verità è figlia del tempo. A questo punto Adriana nega la realtà e la idealizza costruendosi istintivamente un idolo da amare al punto da fargli dire se mi lasci faccio una pazzia. Lei diventa così il soggetto della sua storia, che non subisce più ma se la inventa avvicinandosi, con questo suo modo di essere, a quella concezione filosofica che fa capo all’idealismo soggettivista.
Ferzan Ӧzpetek, che di questo film ha scritto sia il soggetto che la sceneggiatura assieme a Gianni Romoli e Valia Santella, con la storia di Adriana traccia indiscutibilmente i connotati di questa città velata prendendo spunto dal “Cristo velato” conservato nella Cappella Sansevero, un’opera marmorea unica nel suo genere artistico che, per la fattura che esprime, sottintende un mistero, quello stesso mistero che avvolge come un velo la città di Napoli, e che la fa diventare leggendaria: una città ricca di sensualità che ha spodestato completamente la razionalità e che si insinua nei molteplici meandri del suo labirinto intriso di magia; una città passionale, che indossa la maschera che gli serve alla bisogna manifestata nella peculiare sceneggiata; una città ricca di un sentimento religioso che rasenta il paganesimo nella figliata del femminielli, e che fa della superstizione e il ricorso a fattucchiere il suo punto di forza; una città in cui si intrecciano reti invisibili di profonde contraddizioni che affondano le radici in un passato remoto; una città che gli stessi abitanti si sono creati a loro immagine e somiglianza e per la quale nutrono un sentimento antitetico di amore/odio.
Nel film, la cui accattivante visione gode anche delle magnifiche musiche di Pasquale Catalano e della coinvolgente voce di Arisa che canta Vasame di Enzo Gragnaniello nei titoli di coda, c’è un cast eccellente di attrici bravissime, come Anna Bonaiuto (Adele), Lina Sastri (Ludovica), Luisa Ranieri (Catena), Isabella Ferrari (Valeria), Maria Pia Calzone (il commissario di polizia).
Filmografia
Il bagno turco (1997), Harem Suare (1999), Le fate ignoranti (2001), La finestra di fronte (2003), Cuore sacro ( 2004), Saturno contro (2007), Un giorno perfetto (2008), Mine vaganti (2010), Magnifica presenza (2012), Allacciate le cinture (2014), Rosso Istanbul (2017).
Francesco Giuliano