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lunedì 25 settembre 2017
“L’equilibrio” mette in luce le profonde contraddizioni della Chiesa cattolica
Titolo:
L’equilibrio
Regia
e sceneggiatura. Vincenzo Marra
Produzione
Paese: Italia, 2017
Cast:
Mimmo Borrelli, Roberto Del Gaudio, Lucio Giannetti, Giuseppe D’Ambrosio,
Francesca Zazzera, Autilia Ranieri, Paolo Sassanelli, Astrid Meloni, […]
In questo film viene usato, sia nel contesto che come titolo,
un concetto scientifico, basilare in Chimica, che è quello di equilibrio che
permette anche di comprendere le dinamiche sociali che si svolgono sia in
ambito ampio che in un ambito ristretto quale può essere un piccolo paese, o un
quartiere di una città. Esso, infatti, adattato al sociale,
sancisce che “se un ad sistema sociale (ad esempio, un quartiere o una parrocchia) che
si trova in una situazione di equilibrio viene apportato dall’esterno una
variazione ad uno dei fattori che lo ‘governano’, il sistema viene perturbato e
tende a controbilanciare la variazione apportata al fine di ripristinare
l’equilibrio”, con risvolti imprevedibili che mettono in evidenza le forti
contraddizioni delle istituzioni sia politiche che religiose che dovrebbero
governare quel sistema.
Questo è quello che prova e vive sulla sua pelle il prete Don
Giuseppe (Mimmo Borrelli) che, per sfuggire all’amore dichiarato di una donna
Veronica (Astrid Meloni), con la quale gestisce un centro di ricovero per
extracomunitari a Roma, chiede al vescovo (Paolo
Sassanelli) di essere trasferito al suo paese d’origine alle falde del Vesuvio.
Accordata la richiesta, Don Giuseppe va a sostituire Don Antonio (Roberto Del
Gaudio), un sacerdote che è molto stimato dagli abitanti della comunità e che è
rispettato anche dai delinquenti che vi vegetano e che stabiliscono le regole di
ciò che si deve o non si deve fare. Don Antonio, infatti, durante la fase
delle consegne, lo avverte dicendogli che Tu sai che qua la situazione è complicata, quindi
mantieni l'equilibrio. Don
Giuseppe si accorge subito che queste regole non osservano la morale e vanno
contro la dignità delle persone, per cui cerca di modificare lo stato delle
cose apportando una variazione allo
stato di equilibrio. Viene sollecitato dal collega Don Antonio a ritrovare la
moderazione, l'equilibrio, ma Don Giuseppe va dritto sulla sua strada certo delle
scelte che deve fare applicando i dettami evangelici. Ciò provoca una
perturbazione al sistema che tende a controbilanciare
la variazione apportata al fine di ripristinare l’equilibrio perduto. Don
Antonio interviene redarguendo Don Giuseppe che si trova abbandonato anche dal
suo vescovo che l’aveva favorito nel trasferimento.
Il regista Vincenzo
Marra dimostra di muoversi d’istinto riprendendo spesso il protagonista di
spalle che cammina, come se con quell’andare volesse dimostrare la sua volontà
di raggiungere l’obiettivo della sua missione e realizzarlo. Egli descrive
anche con sagacia la faccia squallida e depressa del meridione abbandonato a se
stesso, dove sia la polizia che la chiesa cattolica osservano concordemente l’adagio
vivi e lascia vivere, non considerando
il fatto che in tal modo si dà adito alla violenza di proliferare sempre di
più. La polizia se ne lava le mani e l’istituzione religiosa preferisce avere le chiese piene di gente
piuttosto che rispettare i dettami evangelici.
Filmografia
Tornando a
casa (2001), Paesaggio a sud (2003), Venti di terra (2004), L’udienza è aperta
(2006), L’ora di punta (2006).
Francesco
Giuliano
sabato 23 settembre 2017
Al XXXV edizione del Torino Film Festival la retrospettiva dedicata al regista Brian De Palma
La retrospettiva della XXXV edizione del TFF, che si svolgerà
dal 24 novembre al 2 dicembre 2017 sarà dedicata a Brian De Palma. Sarà proposta, per la prima volta
in Italia, una rassegna esaustiva dedicata al grande regista statunitense.
Oltre ai lungometraggi, saranno presentati i cortometraggi, i documentari e i
videoclip, in versione originale sottotitolata. Una
maniera per (ri)scoprire un autore che ha avuto un'influenza fondamentale sul
cinema dei decenni successivi. La retrospettiva è stata curata da Emanuela
Martini, direttrice del Torino Film Festival.
Pilastro della New Hollywood,
Brian De Palma è un autore fondamentale del cinema contemporaneo, grazie anche
alla sua capacità eclettica che gli consente di spaziare tra generi diversi e
di riproporre in modo originale e per niente scontato le lezioni delle
avanguardie degli anni ‘60 e dei maestri del cinema classico.
Nato nel New Jersey da
genitori di origini pugliesi nel 1940, De Palma ha costruito con i suoi film un
immaginario cinematografico indelebile, dove il thriller diventa al tempo
stesso pop e dark, con una forte carica di erotismo. Scopritore di talenti, ha
messo per la prima volta davanti alla macchina da presa molte delle star dei
nostri tempi, giovani protagonisti dei suoi primi film, per esempio Robert De
Niro poco più che ventenne in Ciao America! (1968)
e Oggi sposi (1969).
Durante gli anni ‘60 realizza
il documentario The Responsive Eye (1966) e il
lungometraggio Dionisio nel ’69 (1969), in cui
sperimenta uno degli effetti che resterà un suo marchio di fabbrica: lo split
screen. Alla fine degli anni ‘60 gira Murder à la Mod (1968), Ciao
America! (1968, Orso d’Argento al Festival di Berlino) e Hi
Mom! (1970).
Nel 1970, De Palma si
trasferisce dal Greenwich Village di New York a Hollywood, dove realizza Conosci
il tuo coniglio (1972) con Orson Welles, seguito dai primi
incubi: Le due sorelle (1973) e Obsession –
Complesso di colpa (1976). Nel frattempo, con Il
fantasma del palcoscenico (1974) si fa notare dal grande pubblico
internazionale. Nel 1976 realizza il primo film in assoluto ispirato a un
romanzo di Stephen King: Carrie – Lo sguardo di Satana, con
i giovanissimi John Travolta e Sissy Spacek. Il successo del film lo porta a
girare uno dei suoi progetti più personali: Fury (1978).
Da questo momento, senza rinunciare alla sua estetica, dirige film ad alto budget
che diventano cult contemporanei: i thriller Vestito per
uccidere (1980), Blow Out (1981) e Omicidio
a luci rosse (1984), i gangster movies Scarface (1983), Gli
intoccabili (1987) - con la memorabile sequenza della scalinata -
e Carlito’s Way (1993). Seguono Mission:
Impossible (1996), primo capitolo della saga con Tom Cruise, Femme
Fatale (2002), Black Dahlia (2006), Redacted (2007,
Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia) e Passion (2012).
(Torino, 22 settembre 2017)
Francesco
Giuliano
lunedì 18 settembre 2017
“Veleno” descrive l’osmosi degli effetti dannosi dei rifiuti tossici dall’ambiente ai rapporti umani
Titolo:
Veleno
Regia
e sceneggiatura: Diego Olivares
Produzione
Paese: Italia, 2017
Cast:
Luisa Ranieri, Massimilino Gallo, Salvatore Esposito, Miriam Candurro, Gennaro
Di Colandrea, Marianna Robustelli, Nando Paone, […]
Diego
Olivares, nel passare dalla professione di avvocato civilista a quella di
regista con la sua opera prima “I cinghiali di Portici” (2003) e, ora, con
questo interessante film “Veleno”, dimostra una personalità di promettente cineasta
di eccellente livello. Ispirata a una storia vera, questa pellicola descrive le
problematiche connesse ad un territorio altamente inquinato, quello meglio
conosciuto come Terra dei fuochi, per
lo smaltimento dei rifiuti tossici nelle discariche illegali. Quel che risulta
interessante di questo film è la descrizione di un ambiente altamente
malavitoso, degradato culturalmente, subdolo e perverso, dove ogni comportamento
e ogni modo di essere prepotente e brutale rientrano apparentemente nella normalità sociale. È pure importante l’evidenziazione,
seppure implicita, di una popolazione che accetta supinamente, sia per paura
che per ignoranza, una continua violenza oltre che materiale anche psichica, e
che affida la risoluzione di ogni problema a Dio o a qualche improvvisata fattucchiera,
in quanto non c’è traccia alcuna delle istituzioni a cui dovrebbe essere
affidato l’obbligo di vigilare, di difendere e di indagare sulle illegalità
manifeste. Durante lo scorrere della pellicola, emergono in modo gradualmente
crescente anche i contrasti tra due fratelli Cosimo (Massimiliano Gallo) ed
Ezio Cardano(Gennaro Di Colandrea). Il primo resiste al ricatto piangendone le
conseguenze: dopo aver visto bruciare la stalla con le sue bufale, non vuole
vendere il terreno paterno al boss camorrista Donato Vasile (Nando Paone), che
governa, agevolmente e senza alcuno ostacolo, come un re quel territorio. Il
secondo, invece, si fa corrompere accettando, dietro lauti guadagni a basso
rischio, di fare il guidatore del tir che trasporta i rifiuti tossici fino a
destinazione. Da questa diatriba nasce il confronto tra l’onestà,
l’attaccamento ai veri valori umani e la loro difesa a tutti i costi di Cosimo,
e la dissolutezza di Ezio che offende con il suo comportamento ogni diritto
umano sia fisico che morale. Il “veleno” materiale sotterrato, che ha effetti
dannosi permanenti in quell’ambiente e sui suoi abitanti, in senso metaforico,
infatti, costituisce anche un “veleno” che si insinua subdolamente nella
società fino a compromettere irreversibilmente i legami fraterni e a rompere le
relazioni di buona parentela come avviene tra Rosaria (Luisa Ranieri), la moglie
di Cosimo che difende a spada tratta la decisione integerrima del marito, e la
cognata Adele (Miriam Candurro) che, attratta dai soldi “facili”, spinge il
marito Ezio a cedere al ricatto camorristico. Tra questi due poli contrapposti
si erge, quasi ad assumere la figura di arbitro, o meglio di superman data la sua possente statura,
Rino Caradonna (Salvatore Esposito), l’avvocato che cura a malincuore gli
aspetti legali dell’azienda dello zio Donato Vasile e dei relativi traffici
illeciti camuffati dal commercio della “frutta e verdura”. Rino è un uomo
laureato che, ovviamente, evidenzia un livello di istruzione superiore a quello
del paese in cui vive, e manifesta sia una profonda umanità che una latente contrarietà
alle azioni delinquenziali dello zio, a cui deve soccombere per ricatto
psicologico e materiale.
Diverse sono le
strategie filmiche che il regista utilizza per coinvolgere lo spettatore, tra
cui il profondo e sincero rapporto amoroso che esprime la coppia Cosimo –
Rosaria, in alcuni tratti presentato come eccessivamente commovente, l’apparente
normalità dello scorrere della vita quotidiana attraverso il trastullo giocoso e
spensierato dei ragazzi, anche la fine dialettica tra onestà e illegalità, il
filo sottile che unisce la vita alla morte e l’evidente mancanza di risposta
delle istituzioni alla risoluzione dell’annoso problema camorristico associato
ai rifiuti tossici e nocivi.
Apprezzabili
e degne di nota sono le rispettive interpretazioni dei tre attori protagonisti,
Luisa Ranieri, Massimiliano Gallo e Salvatore Esposito che dimostrano con la
loro verve artistica di aver assimilato profondamente il carattere dei
personaggi di cui vestono le sembianze.
Il film “Veleno”, presentato alla 74^ Mostra del Cinema di
Venezia 2017, ha chiuso come evento speciale la Settimana
della Critica.
Francesco Giuliano
Filmografia
I cinghiali di Portici (2003).
Francesco
Giuliano
mercoledì 6 settembre 2017
“Dunkirk” descrive il dramma durante la famosa evacuazione delle truppe inglesi
Titolo: Dunkirk
Regia, soggetto e sceneggiatura: Christopher Nolan
Produttore: Christopher Nolan, Emma Thomas
Produzione Paese: UK, USA, Olanda, Francia, 2017
Musiche: Hans Zimmer
Cast: Tom Hardy, Fionn Whitehead, Tom Glynn-Carney, Harry
Styles, Mark Rylance, Kenneth Branagh, Cillian Murphy, Jack Lowden, Aneurin,
Barnard, James D’Arcy, Barry Keoghan, […]
Durante
la seconda guerra mondiale, settantasette anni fa, nel mese di maggio 1940, avviene
l’evacuazione dei soldati inglesi nel porto di Dunkerque, dopo la sconfitta subita
nella battaglia della Mosa da parte dell’esercito tedesco. L’intervento della
RAF, tuttavia, consentì alla flotta militare mercantile e alle imbarcazioni
private il salvataggio dell’esercito inglese, che contava una forza di
quattrocentomila soldati, di cui se ne salvarono trecentotrentacinquemila. E questo fu considerato comunque un successo
se si pensa che quei soldati, rimasti intrappolati tra i tedeschi e il mare,
potevano essere uccisi totalmente.
In
questo contesto storico si svolge il film “Dunkirk” del quarantasettenne
regista Nolan, il cui inizio avviene inquadrando alcuni soldati inglesi che
cercano di fuggire dalle grinfie tedesche, e dei quali soltanto uno si salva. Questi riesce anche a raggiungere le sabbie di Dunkerque, dove sono raggruppati tutti i
soldati in attesa di essere imbarcati per la madre patria.
Ovviamente
le truppe inglesi sono sottoposte ai bombardamenti sia da terra che dall’aria,
dove scorazzano gli aerei tedeschi che producono ingenti massacri.
“Dunkirk”
è un film colossal per il numero di uomini impiegati e per i mezzi usati, con
le caratteristiche di un documentario ma non lo è. Il regista, infatti, sostiene che in tal modo “ho potuto
mostrare vari aspetti di ciò che accadde a Dunkerque in modo più efficiente e
con più chiarezza emotiva di quanto avrei potuto fare se mi fossi attenuto ai
semplici fatti”. La finzione del film, infatti, per l’ottima sceneggiatura appare
più efficace del documentario perché fa penetrare lo spettatore nell’animo dei
soldati e lo rende partecipe delle loro sofferenze, evidenziandone la paura,
l’ansia, l’attesa, la fuga, la suspense, lo strazio, la morte, la lotta
per la sopravvivenza ma anche il soccorso, e estraendone il profondo pathos. Grazie a
effetti speciali efficaci, il regista descrive i tre ambienti dove si svolge l’evacuazione,
senza mai mostrare per tutto il film soldati tedeschi se non alla fine, durante
l’arresto del pilota Farrier, costretto all’atterraggio sulla spiaggia di
Dunkerque con il suo aereo rimasto senza carburante. Il regista usa questo
artificio per trasmettere allo spettatore l’idea del pericolo, qualunque esso
sia e da qualunque parte provenga, terra, aria, acqua a cui aggiunge anche il
fuoco, i quattro elementi aristotelici.
Le
musiche ben si adattano alle scene descritte guidando lo spettatore verso una
graduale intensità crescente di inquietudine e di emozioni.
Filmografia
(Nolan di tutti i suoi film è stato anche sceneggiatore).
Following
(1998), Memento (2000), Insomnia (2002), Batman Begins (2005), The Prestige
(2006), Il cavaliere oscuro (2008), Inception (2010), Il cavaliere oscuro – Il
ritorno (2012), Interstellar (2014).
Francesco
Giuliano
martedì 29 agosto 2017
"L'ordine delle cose" alla 74^ edizione della Mostra del cinema di Venezia
Il film "L’ordine delle cose" di Andrea Segre con Paolo Pierobon, Giuseppe Battiston, Valentina Carnelutti, Olivier Rabourdin, Fabrizio Ferracane, Yusra Warsama, Roberto Citran, giovedì 31 agosto p.v., sarà presentato alla 74^ edizione della Mostra del cinema di Venezia , in Proiezioni speciali.
Alle ore 9 presso la Sala Giardino ci sarà la proiezione per la stampa, dove saranno presenti il regista e gli attori Paolo Pierobon, Giuseppe Battiston, Valentina Carnelutti, Olivier Rabourdin.
Il film, prodotto da Jolefim con Rai Cinema, uscirà al cinema giovedì 7 settembre, distribuito da Parthénos Distribuzione.
venerdì 25 agosto 2017
“La fratellanza”, un film denuncia sullo stato di degrado umano delle carceri americane
Titolo: La fratellanza
Regia e
sceneggiatura: Ric Roman Waugh
Produzione
Paese: USA 2017
Durata: 121
minuti
Data uscita: 7
settembre 2017
Cast: Nikolaj Coster-Waldau, Lake Bell, Jon Bernthal, Jeffrey Donovan, Max Greenfield, Omari Hardwick,
Benjamin Bratt, […]
La fratellanza è un crime triller del regista Ric Roman Waugh’s, dove l’attore Nikolaj Coster-Waldau interpreta Jacob Money Harlon, un affermato uomo d’affari di Pasadena, sposato con Kate (Lake Bell) e un figlio, con
la quale porta avanti una vita esemplare con una famiglia splendida.
Tutto questo, tuttavia, finisce in una notte quando, in stato di ebbrezza al
volante, Jacob causa un incidente mortale nel quale perde la vita il suo
migliore amico Tom (Max Greenfield). Come un battito d’ali di farfalla può
causare un uragano così, per l’omicidio stradale colposo, Jacob viene condannato a scontare due anni in
prigione circondato da veri criminali. In una prigione dove una persona “perfetta” come Jacob
per difendere la propria dignità è costretto ad adeguarsi a quell’ambiente
infernale. Pur di sopravvivere all’interno della gerarchia della prigione, in
cui una mossa sbagliata può significare la fine dei giochi, Jacob è
costretto a fare, dunque, delle scelte che sono contrarie alla sua vita
precedente. Indosserà così la maschera
di Money e farà la sua ascesa all’interno
della gang della Fratellanza Ariana, nella
quale la sua morale e la sua dignità saranno messe a dura prova. Dopo il suo rilascio in libertà vigilata, presenta una doppia
personalità, diventa Jacob/Money e
torna per le strade di Los Angeles come un uomo cambiato, ma dove inizia
una difficile partita a scacchi con l’agente Kutcher (Omari
Hardwick) e lo sceriffo di Los Angeles County Sanchez (Benjamin Bratt), mentre la sua gang lo obbliga a organizzare
uno scambio illegale di armi da fuoco minacciandone la famiglia.
Il regista Ric Roman Waugh’s per comprendere realmente la vita che un condannato conduce in una
prigione, vi ha lavorato come guardia volontaria per due anni vivendone
direttamente la violenza profonda, disumana e toccante. Una violenza che non
può essere né vietata né controllata perché è latente, se ne respira l’aria, e
perché “le regole della gang sono più
importanti delle regole dei poliziotti.”
Per questa sua esperienza, il regista presenta la prigione realmente per
quella che è, che è quella descritta nel film, un vero inferno che, sin dalle
prime immagini, lascia venire in mente i primo versi danteschi del terzo canto
dell’Inferno: Per me si va ne la città dolente,/ per me si va ne l'etterno dolore,/ per me si va tra la perduta gente. … dove “lasciate
ogni speranza, voi ch’entrate”. In quella prigione, i prigionieri sono
tatuati, imbruttiti, orrendi, deformi, disumani, a causa della vita insidiosa e
sotto continua violenza sia fisica che psichica, dove, in definitiva, ogni uomo si definisce dalle sue azioni e
deve scegliere se essere vittima o
guerriero. In quell’ambiente disumano, dove l’animale umano usa la sua arma più potente, la mente, si crea la condizione di natura umana che determina Lupus est homo homini come asseriva,
già nel III sec. a.C., il commediografo latino Tito Maccio Plauto nella
commedia Asinara o, circa venti secoli
dopo, come sosteneva parimenti il filosofo inglese Thomas Hobbes con l’asserzione Homo homini lupus (l’uomo è lupo per un
altro uomo), secondo cui le azioni umane sono dettate dallo spirito di
sopravvivenza e da quello di sopraffazione.
Il regista con grande maestria utilizza continui flashback,
mediante i quali mette a confronto le azioni presenti e quelle passate, evidenziando
il fatto che ogni azione umana potrebbe avere delle conseguenze disastrose,
così come succede a Jacob “Money” Harlon. Egli fa uso pure di primi
piani che mettono in evidenza gli stati emotivi e sofferti dei diversi
protagonisti e utilizza accorgimenti vari che coinvolgono e attraggono lo
spettatore, come il susseguirsi di colpi di scena per tutta la durata del film,
e la musica che ben si adatta agli eventi raccontati.
Il film è condotto, per quanto detto, in modo realistico con i suoi
aspetti nudi, crudi e violenti, e vuole mettere in evidenza l’aspetto altamente
diseducativo della prigione in quanto chi sbaglia non ha possibilità di
recuperare. Il contrario di ciò che hanno, invece, dimostrato i registi Paolo e
Vittorio Taviani con il film Cesare deve
morire (2012).
Filmografia
Felon
(2008), Snitch – L’infiltrato (2013).
Francesco
Giuliano
lunedì 21 agosto 2017
“I fiori della guerra”, un film sull’altruismo e sull’abnegazione contro la paura e l’egoismo
Titolo:
I fiori della guerra
Ttiolo
originale: The Flowers of War
Regia:
Zhäng Yimóu
Soggetto:
Geling Yan (dal romanzo)
Sceneggiatura:
Heng Liu
Produzione
Paese: Cina, 2011
Cast:
Christian bale, Ni Ni, Zhang Xinyi, Tong Dawei, Atsuro Watabe, Cao Kefan, Huang
Tianyuan, Zhang Doudou, Sun Jia, Shigeo Kobayashi, Han Xiting, Yuan Yangchunzi,
Bai Xue, Li Yuemin, Takashi Yamanaka, Paul Scheìneider, […]
Ieri sera, su RAI Storia (canale 54), è stato trasmesso questo bel
film cinese (I fiori della guerra)
del grande e prolifico regista Zhäng Yimóu, ambientato a Nanchino, la
capitale repubblicana, nel 1937, all’inizio della seconda guerra
sino-giapponese che terminò nel 1945 con la fine della seconda guerra mondiale.
In una città ormai distrutta e prossima ad essere conquistata dai giapponesi,
John Miller, un americano di professione becchino, si reca presso la locale chiesa cattolica, cercando di evitare di
essere impallinato da qualche cecchino nipponico, per seppellire padre
Engelmann, il prete della locale chiesa cattolica dove è ubicato anche un
collegio femminile. Giunto a destinazione scopre che il cadavere del prelato
non c'è più. Allora, durante la ricerca forsennata della ricompensa che avrebbe
ricevuto per la fallita prestazione, fa conoscenza delle tredici studentesse
molto giovani che abitano nel collegio, ma anche di dodici prostitute che, per
nascondersi, si rifugiano nella cantina dello stesso istituto scolastico. John,
in un primo momento mostra un carattere pusillanime ed egoista ma, via via, stando
a contatto con tutte quelle donne che subiscono atroci violenze e vivendone gli
orrori e le atrocità commesse dai soldati nipponici, cambia connotati
comportamentali, anche perché, nel frattempo, si è innamorato di Yu Mo (Ni Ni),
una bella prostituta, acquistando coraggio e spacciandosi per il prete morto
per difenderle.
Quando nel collegio, tuttavia, arriva il colonnello Hasegawa (Atsuro Watabe), un militare che ama
la musica ed esprime un comportamento più tollerante
e comprensivo rispetto agli esagitati e spietati soldati, sembra che
l’atmosfera sia cambiata. Ma non è così! La situazione, infatti, varia nel
momento in cui le tredici collegiali, che costituiscono anche un coro, sono
chiamatea cantare, dopo qualche giorno, presso il campo militare nipponico per
festeggiare la conquista della città. Ognuna delle studentesse manifesta egoismo
e paura ma, come succede, talvolta, quell’essere umano, che è considerato per
pregiudizio uno scarto o una feccia della società, ad un certo punto della sua vita,
manifesta per rivincita morale e riscatto sociale una grande abnegazione e una obiettiva
generosità. Quell’essere umano diventa, in definitiva, un fiore che come tutti
i fiori è un dono naturale, una promessa d’amore. Un amore sacro, elevato, unico
che, come quello che nasce da uno spinoso e brutto cactus, assume una bellezza
che trascende il divino. Quell’Amor che
move il sole e l’altre stelle.
Filmografia
Sorgo
rosso (1987), Daihao meizhoubao (1989), Ju Dou (1990), Lanterne rosse (1991),
La storia di Qiu Ju (1992), Vivere! (1994), La triade di Shanghai (1995), keep
Cool (1997), Non uno di meno (1999), La strada verso casa (1999), La locanda
della felicità (2001), Hero (2002), La foresta dei pugnali volanti (2004),
Mille miglia … lontano (2005) La citta proibita (2007), Sangue facile (2009),
Under the Hawthorn tree (2010), I fiori della guerra 82011), Lettere di uno
sconosciuto (2014), The Great Wall (2016).
Francesco
Giuliano
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