Un nuovo blog che parla di cinema italiano. Potrete trovare informazioni complete sui migliori attori, registi e film del nostro cinema. Vi saranno anche riferimenti al cinema straniero , informazioni complete su come visualizzare un in streaming e suggerimenti e indicazioni rispetto ad altre pagine del settore.
lunedì 21 agosto 2017
“I fiori della guerra”, un film sull’altruismo e sull’abnegazione contro la paura e l’egoismo
Titolo:
I fiori della guerra
Ttiolo
originale: The Flowers of War
Regia:
Zhäng Yimóu
Soggetto:
Geling Yan (dal romanzo)
Sceneggiatura:
Heng Liu
Produzione
Paese: Cina, 2011
Cast:
Christian bale, Ni Ni, Zhang Xinyi, Tong Dawei, Atsuro Watabe, Cao Kefan, Huang
Tianyuan, Zhang Doudou, Sun Jia, Shigeo Kobayashi, Han Xiting, Yuan Yangchunzi,
Bai Xue, Li Yuemin, Takashi Yamanaka, Paul Scheìneider, […]
Ieri sera, su RAI Storia (canale 54), è stato trasmesso questo bel
film cinese (I fiori della guerra)
del grande e prolifico regista Zhäng Yimóu, ambientato a Nanchino, la
capitale repubblicana, nel 1937, all’inizio della seconda guerra
sino-giapponese che terminò nel 1945 con la fine della seconda guerra mondiale.
In una città ormai distrutta e prossima ad essere conquistata dai giapponesi,
John Miller, un americano di professione becchino, si reca presso la locale chiesa cattolica, cercando di evitare di
essere impallinato da qualche cecchino nipponico, per seppellire padre
Engelmann, il prete della locale chiesa cattolica dove è ubicato anche un
collegio femminile. Giunto a destinazione scopre che il cadavere del prelato
non c'è più. Allora, durante la ricerca forsennata della ricompensa che avrebbe
ricevuto per la fallita prestazione, fa conoscenza delle tredici studentesse
molto giovani che abitano nel collegio, ma anche di dodici prostitute che, per
nascondersi, si rifugiano nella cantina dello stesso istituto scolastico. John,
in un primo momento mostra un carattere pusillanime ed egoista ma, via via, stando
a contatto con tutte quelle donne che subiscono atroci violenze e vivendone gli
orrori e le atrocità commesse dai soldati nipponici, cambia connotati
comportamentali, anche perché, nel frattempo, si è innamorato di Yu Mo (Ni Ni),
una bella prostituta, acquistando coraggio e spacciandosi per il prete morto
per difenderle.
Quando nel collegio, tuttavia, arriva il colonnello Hasegawa (Atsuro Watabe), un militare che ama
la musica ed esprime un comportamento più tollerante
e comprensivo rispetto agli esagitati e spietati soldati, sembra che
l’atmosfera sia cambiata. Ma non è così! La situazione, infatti, varia nel
momento in cui le tredici collegiali, che costituiscono anche un coro, sono
chiamatea cantare, dopo qualche giorno, presso il campo militare nipponico per
festeggiare la conquista della città. Ognuna delle studentesse manifesta egoismo
e paura ma, come succede, talvolta, quell’essere umano, che è considerato per
pregiudizio uno scarto o una feccia della società, ad un certo punto della sua vita,
manifesta per rivincita morale e riscatto sociale una grande abnegazione e una obiettiva
generosità. Quell’essere umano diventa, in definitiva, un fiore che come tutti
i fiori è un dono naturale, una promessa d’amore. Un amore sacro, elevato, unico
che, come quello che nasce da uno spinoso e brutto cactus, assume una bellezza
che trascende il divino. Quell’Amor che
move il sole e l’altre stelle.
Filmografia
Sorgo
rosso (1987), Daihao meizhoubao (1989), Ju Dou (1990), Lanterne rosse (1991),
La storia di Qiu Ju (1992), Vivere! (1994), La triade di Shanghai (1995), keep
Cool (1997), Non uno di meno (1999), La strada verso casa (1999), La locanda
della felicità (2001), Hero (2002), La foresta dei pugnali volanti (2004),
Mille miglia … lontano (2005) La citta proibita (2007), Sangue facile (2009),
Under the Hawthorn tree (2010), I fiori della guerra 82011), Lettere di uno
sconosciuto (2014), The Great Wall (2016).
Francesco
Giuliano
domenica 20 agosto 2017
"Nelly e Mr. Arnaud", un omaggio al sentimento che non teme differenza di età
Titolo: Nelly e Mr. Arnaud
Titolo originale: Nelly et Monsieur Arnaud
Regia: Claude Sautet
Sceneggiatura: Claude Sautet, Jacques Fieschi, Yves Ulmann
Produzione Paese: Francia, Italia, Germania, 1995
Cast: Michel Serrault, Emmanuelle Béart, Jean-Hugues Anglade,
Claire Nadeau, Michael Lonsdale, Charles Berling, Jean-Pierre Lorit, Michèle
Laroque, Francoise Brion, Michel Albertini, Coraly Zahonero, Karine Foviau,
Sylvie Jobert, Alexandre Chappuis, Laure Chamay, […]
Nelly (Emmanuelle Béart),una giovanissima donna, bella e
attraente, introversa e distaccata, è sposata e fa diversi mestieri per vivere tra
cui la commessa in una panetteria, la massaggiatrice e pure la dattilografa, o
meglio sa usare il computer. È già in
crisi matrimoniale con il marito disoccupato Jérôme (Charles Berling) e, per questo, è soffocata dai debiti. Un
giorno, mentre si prende un caffè in un bistrot con l’amica Jacqueline (Claire Nadeau), conosce l’anziano
Pierre Arnaud (Michel Serrault), un ex giudice, che si è dato agli affari da
cui ha ricavato una grande ricchezza. Pierre è una persona affabile,
intelligente, raffinato, molto ricercato nel vestire, che, colpito dal fascino
di Nelly, venendo a conoscenza delle sue difficoltà economiche, le fa un
assegno di trentamila franchi senza pretenderne la restituzione per toglierla
dai guai e le propone, visto che lei sa usare il computer, di battergli a
macchina un libro autobiografico che ha scritto a mano, dato che conosce un
editore Vincent Granec (Jean-Hugues Anglade) che glielo pubblicherà. Nelly
accetta volentieri. Da questo momento, Nelly affronta una serie di situazioni sentimentali
dalle quali è fortemente dibatutta, e da
cui emerge un sincero impulso amoroso, latente, di cui neppure lei ne avverte
coscientemente o palesemente la concretezza.
Il regista Claude Sautet, morto nel 2000,
mostra in Nelly e Mr. Arnaud, una grande raffinatezza nel gestire con
oculata maestria e intensa sottigliezza il confronto tra una donna giovane e
bella e un anziano signore che riconosce la sua età, frena il suo impulso
amoroso, non osa, e contiene il suo rispetto verso chi è molto più giovane di lei. Diventa
quasi un gioco a due, un match, in cui non si sa fino alla fine chi sarà il vincitore o se
finirà in parità, come succede tra persone dotate di spessore sentimentale
elevato. Per questo il film ha ottenuto il Premio Cesar 1996 per la Migliore
regia, affiancato in questo premio per Migliore attore da un grande Michel Serrault.
Il
film per la sua bellezza ha ottenuto anche altri premi, tra cui il Premio
Lumière 1996 a Michel Serrault per Migliore attore e il David di Donatello 1996
per Miglior film straniero.
Il
film è stato trasmesso, oggi, dal canale TV Iris.
Filmografia
Asfalto
che scotta (1960), Corpoa corpo (1964), L’amante (1970), Il commissario Pelissier
(1971), È simpatico, ma gli romperei il muso (1972), Tre amici, le mogli e
(affettuosamente) le altre (1974), Mado (1976), Una donna semplice (1978), Una
brutta storia (1980) , Garçon!, Qualche giorno con me (1988), Un cuore in
inverno (1992).
Francesco
Giuliano
giovedì 10 agosto 2017
“Wish upon” una fiaba drammatica sui condizionamenti deleteri della micro-società
Titolo:
Wish Upon
Regia:
John R. Leonetti
Sceneggiatura:
Barbara Marshall
Produzione
Stato: USA 2017
Cast:
Joey King, Ryan Philippe, Ki Hong Lee, Mitchell Slagget, Shannon Purser, Sydney
Park, Elisabeth Rohm, Josephine Langford, Alexander Nunez, Alice Lee, Raegan
Revord, […]
Clare (Joey King) è una liceale, orfana della madre Johanna (Elisabeth
Rohm) che è morta suicida quando ancora
lei era una bambina. Clare vive con il padre Jonhatan (Ryan Philippe) che rovista
nei cassonetti della spazzatura oggetti che poi vende per poter tirare a
campare. Ciò imbarazza Clare che per questo, a scuola, è presa in giro,
trattata male da alcuni compagni e vittima anche di episodi di prepotenza
gratuita. E ne soffre molto. Tutto cambierà, tuttavia, come avviene nelle
fiabe, dal momento in cui il padre le regala una scatola cinese, trovata tra i
rifiuti di un cassonetto. Questa scatola metallica è impossibile da aprire, da
rompere e da decifrare. Infatti, sulla sua superficie ci sono delle scritte in
cinese antico, di cui Clare riesce a sapere solo parzialmente il significato
aiutata dall’amico Ryan Hui (Ki Hong Lee): quella scatola è prodigiosa perché esaudirà
a chi la possiede fino a sette desideri, quel numero sette che compare sempre
nei romanzi e nei film perché è un numero ritenuto magico sin dall’antichità e
nella Smorfia indica il vaso di creta. Una scatola meravigliosa come la lampada di Aladino, il più famoso dei
racconti de Le mille e una notte. Quel
vaso rappresenta, da quel momento, uno strumento di rivalsa nei confronti di
tutti i compagni che l’hanno maltrattata per Clare. Ne diventa un artificio
molto semplice e per niente costoso che le permetterà di cambiare la sua vita e
quella di suo padre. Ciò nonostante, Clare non sa che per ogni desiderio che le
procura del bene a qualche altro sarà provocato del male. Così come sosteneva l’alchimista
Giacomo Casanova: il bene
nasce dal male come il male dal bene; e anche
Michail A. Bulgakov: che mai farebbe il
tuo bene se non esistesse il male, e come apparirebbe la terra se vi
scomparissero le ombre?
Il film,
dunque, è una fiaba moderna condotta con destrezza e maestria, senza sbavature,
in cui il bene e il male sono in costante diatriba pur rimanendo in perenne
equilibrio tra loro. Una fiaba dunque che dà vigore al bene (l’essere) e altrettanto
al male (il non-essere). Un film che va letto anche dal punto di vista
filosofico perché, come affermava il filosofo britannico Thomas Hobbes, il bene
è l’oggetto del desiderio umano mentre il male è l’oggetto della sua
avversione, o come asseriva il filosofo tedesco Immanuel Kant, il bene e il male non sono realtà o irrealtà indipendenti,
ma dipendono dalla facoltà di desiderare dell’uomo.
Francesco Giuliano
venerdì 14 luglio 2017
Il documentario “IBI” selezionato al 70° Festival di Locarno – Fuori concorso
Titolo: Ibi
Regia: Andrea Segre
Fotografia: Matteo Calore
Montaggio: Chiara Russo
Coordinamento di produzione: Archontoula Skourtanioti
Musiche: Sergio Marchesini e Giorgio Gobbo (Bottega
Baltazar)
Consulenza artistica: Marco Pettenello
Lingua: Yoruba,
inglese, italiano
Paese: Italia
Prodotto da Francesco Bonsembiante
Una produzione JOLEFILM con RAI CINEMA con la
collaborazione di ZaLab con il sostegno di Open Society Foundations
Cast: Ibitocho Sehounbiatou, Salami Taiwo Olayiwola,
Mimma D’Amico, Fabio Basile, Giampaolo Mosca, Gian Luca Castaldi, Prosper Doe.
Il documentario parla di Ibi, una donna nera nata nel
Benin nel 1960, dove aveva avuto tre figli. A quarantenni, in seguito a seri
problemi economici, lasciò i figlia con sua madre accettando di trasportare la
droga dalla Nigeria all'Italia. Ma fu scoperta, arrestata e condannata a 3 anni
di carcere, a Pozzuoli, Napoli. Quando uscì dal carcere, Ibi rimase in Italia
senza potersi recare dai figli e senza poterli aiutare per più di 15 anni. Allora
per fargli vedere la sua nuova vita decise di iniziare a filmarsi, raccontando
se stessa, la sua casa a Castel Volturno, dove viveva con un nuovo compagno, Salami,
un uomo nigeriano con cui si sposò, e l’Italia dove cercava di riavere dignità
e speranza. Dalle immagini riprese da Ibi è nato questo film.
Tre erano le sue preoccupazioni maggiori: i figli, il permesso
di soggiorno e ricostruirsi una vita normale. A tenerle unite ci fu una nuova
grande passione: la fotografia. Ibi iniziò a fotografare prima e a riprendere
poi tutta la sua vita e quella della sua nuova comunità, gli oltre diecimila africani che proprio in quegli
anni ridisegnarono la geografia umana del litorale Domizio, abitando le
centinaia di villette-vacanza costruite spesso abusivamente negli anni ‘80-‘90
da napoletani e casertani e diventando mano d'opera dell'agricoltura e
dell'edilizia, in molti casi intrecciata a interessi criminali dei potenti clan
camorristici della zona. Nel cuore di questa trasformazione, Ibi fotografava e
filmava per costruirsi un'altra vita, guadagnando per documentare matrimoni,
battesimi, feste religiose.
Nel contempo aiutava e sosteneva il Movimento dei
Migranti e dei Rifugiati a cui aderì assieme a Salami con entusiasmo
trascinante, non solo per ottenere il suo permesso di soggiorno, ma anche
perché credeva fermamente nella necessità di lottare tutti insieme contro le
ingiustizie che vincolavano le vite della maggioranza dei migranti a Castel
Volturno, in Italia, in Europa. Ma filmò
soprattutto per raccontare la sua vita ai suoi figli e a sua madre, lontani e
irraggiungibili: senza permesso di soggiorno Ibi non poteva raggiungerli e non voleva
che partissero per l’Italia come aveva fatto lei. La Questura di Caserta
ritardava la convocazione di Ibi in commissione per il diritto d'asilo. Quando
finalmente venne ascoltata in Commissione, nonostante un curriculum di impegno
civile di tutto rispetto, la Presidente non se la sentì di decidere
favorevolmente per quella donna, perché i suoi precedenti erano troppo pesanti
e nessuno aveva il coraggio politico di superarli. Ibi, allora, si sentì umiliata, ma non si
fermò. Continuò a lottare e soprattutto a raccontare. Per oltre 7 anni Ibi
raccontò il suo mondo. Non desistette tant’è che ad aprile 2015 le arrivò la
buona notizia che aspettava. La commissione aveva deciso nuovamente di convocarla.
Era felicissima. Ma come talvolta succede la vita ha dei risvolti imprevedibili
e tragici. A fine aprile di quell’anno Ibi iniziò a stare male. L’8 maggio venne
ricoverata, ma la notte del 19 maggio 2015 Ibi morì.
Questo non è un film sulla storia di Ibi, ma è un film di Ibi. Un film che lascia
parlare le immagini, lo sguardo, le parole, l'anima di Ibi.
Il film di Ibi è solo suo e come tale diventa di tutte le
donne che vivono quest'epoca di viaggiatori illegali e famiglie spezzate, di
diritti negati e sofferenze nascoste, di società che cambiano e che non sanno
dove stanno andando. Infine, questo film è una storia d’amore. L’amore vero,
intenso e difficile di Salami e Ibi, celebrato da Salami alla fine del film con
una profonda preghiera cantata in memoria della donna con cui aveva condiviso
la fatica e la scommessa della migrazione.
Dice il regista Andrea Segre “Nel film sono presenti
molte immagini realizzate da Ibi che abbiamo montato in una direzione guidata
non solo dalla comprensione di ciò che a Ibi è successo (o meglio succede,
nel tempo presente delle sue riprese), ma anche dal fascino che la posizione
etica ed estetica di Ibi raccontano. Vogliamo che lo spettatore possa seguire l’io
pre-narrante di Ibi, rimanendo con lei e non vivendola come oggetto, terza
persona che testimonia una condizione di ingiustizia e sofferenza. Ibi ha
sofferto, ma ha soprattutto raccontato, lottato e sorriso. È con lei che lo
spettatore potrà stare, senza guardarla da fuori. Anche se lei non c'è più. L'assenza
di Ibi è quello che le nostre immagini invece raccontano. La quotidianità di
Salami nella casa rimasta vuota. Il mondo di Castel Volturno intorno a quella
casa, dove lei filmava e viveva. Il silenzio di preghiere e dolori. Ricordi che
non vogliono essere narrazione didascalica, ma momenti in cui l'assenza di Ibi
prende corpo. Ibi non c'è più, non ce l'ha fatta a vedere esaudite le sue
preghiere, a rivedere i suoi figli e sua madre, ad avere riconosciuto il suo
diritto alla redenzione e al poter viaggiare. La sua scomparsa rende drammatici
i suoi racconti, ma non ne toglie valore. La sua posizione “è” ancora, grazie a
ciò che ha lasciato, grazie all’amore di Salami e a ciò che ha cercato di far
capire ai suoi cari, a se stessa e al mondo. Ibi non c'è più, ma il mondo con
cui Ibi ha dovuto lottare e voluto vivere, con cui Ibi ha dovuto scontrarsi e
voluto incontrarsi, quel mondo c'è ancora e deve avere il coraggio di fermarsi
a capire ciò che Ibi ha saputo insegnare”.
Francesco Giuliano
martedì 11 luglio 2017
“Gigolò per caso” un film dai particolari magici e delicati che seducono
Titolo:
Gigolò per caso
Titolo
originale: Fading Gigolo
Regia
e sceneggiatura: John Turturro
Fotografia:
Marco Pontecorvo
Musica:
Abraham Laboriel, Bill Maxwell
Produzione
Paese: USA 2013
Cast:
John Turturro, Woody Allen, Sharone Stone, Sofìa Vergara, Vanessa Paradis, Liev
Schreiber, Bob Balaban, M’barka Ben
Taleb, Tonya Pinkins, Aubrey Joseph, Dante Hoagland, Jade Dixon, DiegoTurturro, Aida Turturro,
Michael Badalucco, […]
La crisi economica, che sta mettendo in crisi diverse piccole attività
commerciali, porta spesso a inventarsi prestazioni anche molto redditizie. È
quel che succede all’ebreo Murray (Woody Allen), che sta per chiudere la vecchia
libreria che aveva ereditato da suo nonno, e al suo amico Fioravante (John
Turturro), uno squattrinato di mezza età, che tira a
campare facendo molteplici mestieri tra cui l’idraulico, l’elettricista e il
fioraio. Mentre i due impacchettano i libri, a Murray viene un’idea geniale e originale,
per andare incontro alle loro future necessità economiche, proponendo all’amico,
che nella sua bruttezza esprime un fascino che attrae le belle donne, di
costituire tra loro due una società, in cui lui fa il procacciatore di donne che
voglio sesso e Fioravante il gigolò. Ovviamente, la società tra i due va a buon
fine e gli affari “vanno a gonfie vele”, come si suole dire, perché Fioravante
con la sua naturale sensibilità e delicatezza riesce nel suo intento e ottiene
apprezzamenti anche dalla dottoressa Parker (Sharone Stone) e da Selima (Sofìa
Vergara). Tuttavia a Fioravante, un bel giorno, capita una bellissima ebrea
chassidica, Avigal (Vanessa Paradis), vedova di un rabbino e madre di sei
figli, della quale si innamorerà. L’amore è ricambiato da Avigal, in quanto
Fioravante “porta magia nella solitudine”, ma esso avrà vita breve in quanto la
comunità ebraica ortodossa, grazie al poliziotto Dovi (Liev
Schreiber) che è invaghito della donna, interviene rompendo bruscamente il legame
affettivo nel suo nascere, perché come dice Fioravante “l’amore è dolore”, donde hay amor, hay dolor.
“Gigolò
per caso” è un film ricco di eccellenti brani musicali (la musica jazz imperversa
assieme a brani della canzone italiana come “Luna rossa” o “Tu si ‘na cosa
grande” che ne descrivono sapientemente le scene), che variano al variare delle
diverse e genuine vicissitudini sessuali del gigolò, frutto “del caso e della
necessità” a dirla con il filosofo
Democrito, che rendono ancora più seducente e coinvolgente la visione del film,
e magico e delicato, quasi surreale, ne danno il senso.
Il film ha avuto una nomination per la Migliore
fotografia a Marco Pontecorvo al Premio Nastro d’Argento 2014.
Filmografia
Mac (1992), Illuminata (1998), Romance & Cigarettes (2005), Passione (2010), Gigolò per
caso (2013), l’episodio Quando não há
Mais Amor nel film Rio, eu te amo (2014).
Francesco Giuliano
domenica 9 luglio 2017
La “Civiltà perduta” per rivivere i valori antropici di un uomo alla ricerca dell’umanità
Titolo:
Civiltà perduta
Titolo
originale: The Lost City of Z
Regia: James Gray
Soggetto. David Grann (dal libro Z la città perduta)
Sceneggiatura: James Gray
Produzione Paese: USA, 2016
Cast: Charlie Hunnam, Robert
Pattinson, Sienna Miller, Tom Holland, Angus Macfadyen, Edward Ashley, Ian
mcDiarmid, Clive Francis, Franco Nero, Harry
Melling, John Sackville, Adam Bellamy, Daniel Huttlestone, […]
Sin dalle
scene iniziali, che descrivono una battuta di caccia in Irlanda, si evincono la
temerarietà, la bravura e la nobiltà d’animo del maggiore Percy Fawcett (Charlie Hunnam) dell’esercito britannico,
agli inizi del XX secolo. Il soggetto
del film “Civiltà perduta” è stato tratto dal libro “The lost City of Z: A
Tale of Deadly Obsession in the Amazon” (2009) di David Grann, in cui si
racconta la storia vera del maggiore Fawcett, che fu chiamato, nel 1906, dalla
Royal Geographical Society per andare a fare una mappatura del confine, in
Amazzonia, tra Bolivia e Brasile al fine di scongiurare una probabile guerra “della
gomma” tra questi due paesi, in quanto da quelle parti si estraeva il lattice
dall’albero della “gomma”, l’Hevea brasiliensis, per produrre il caucciù. Fawcett, animato da
spirito di avventura e, spinto dal brama della scoperta e dal bisogno
spasmodico di migliorare la stima degli altri verso di sé, che era stata
compromessa da suo padre morto alcolizzato, accetta, lasciando la moglie Nina (Sienna Miller), già incinta, sola con i
figlio Jack (Tom Holland) ancora infante. Le insidie e i pericoli che gli si
presentano lungo il percorso in Amazzonia sono molti, ma la sua tenacia, il suo
coraggio e il suo sentire rivolto sempre verso l’eccellenza per scoprire la
verità, gli permettono di concludere il compito arduo che gli era stato assegnato.
Durante questa impresa, durata molti anni, il maggiore Fawcett trova casualmente
dei resti di terracotta molto antichi nella foresta amazzonica, che lo inducono
a pensare che da quelle parti ci fossero le antiche vestigia di una città che
lui chiamò “Z”. Molti anni più tardi, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale,
durante la quale il cloro gli aveva prodotto danni alla vista per fortuna non molto
gravi, Fawcett, divenuto colonnello, spinto dalla straordinaria insistenza dal
figlio Jack, ritorna in quei luoghi alla ricerca della “civiltà perduta” dove
però scompare assieme al figlio.
Il regista James Gray riesce, con sagacia compositiva e ritmica, con
vivacità intellettuale e tramite un meticoloso lavoro di ambientazione, a mettere
in evidenza il contrasto tra l’illusorio splendore degli ambienti sfarzosi degli Inglesi e il territorio
naturalistico e ancestrale degli Indios, le loro differenze di costumi in
quanto i primi sono costretti a indossare vestiti scomodi che li coprono dalla
testa ai piedi mentre i secondi rasentano la nudità completa. Al tempo stesso,
con un’articolazione delle inquadrature che mettono in risalto le asperità dei
luoghi, riesce a scavare, anche, nei volti dei personaggi con crudezza
realistica e acribia critica per coglierne nel contempo gli spasmi e le gioie e
per mettere in risalto continuamente il perenne contrasto tra il Bene e il Male.
Il regista, altresì, elabora una storia che è edificante e melodrammatica non
tanto per il suo contenuto ma soprattutto per il linguaggio cinematografico, perfetto
nella misura, con il quale esterna armonicamente e con perspicacia quel sublime
sentimento umano volto alla scoperta della verità e al suo impulso costruttivo.
Filmografia
Little Odessa (1994), The Yards (2000), I padrone della notte (2007),
Two Lovers (2008).
Francesco Giuliano
sabato 1 luglio 2017
In “Parliamo delle mie donne” Claude Lelouch con briosa semplicità drammatica parla delle sue donne
Titolo:
Parliamo delle mie donne
Titolo
originale: Salaud, on
t'aime
(Bastardo, ti vogliamo bene)
Regia: Claude Lelouch
Sceneggiatura: Claude Lelouch, Valérie
Perrin
Musica: Francis Lai
Produzione Stato: Francia, 2014
Cast: Johnny Hallyday, Sandrine Bonnaire,
Eddy Mitchell, Irène Jacob, Pauline Lefèvre, Sarah Kamezy, Jenna Thiam, Agnès
Soral, Isabel de Hertogh, Valérie Kaprisky, […]
Dopo due anni
“Parliamo delle mie donne” (2014) dalla sua uscita in Francia, arriva nelle
sale italiane il cinquantacinquesimo film diretto dal prolifico ottantenne regista francese Claude
Lelouch, che iniziò la sua carriera di cineasta a sedici anni con il film “Il male del secolo” (1953). Sequenze mozzafiato di splendidi
e candidi paesaggi alpini innevati dell’Alta Savoia francese accompagnate dalle
bellissime canzoni jazz di Louis
Armstrong e Ella Fitzgerald e, in alcuni tratti del film, dalla canzone cantata da
Dean Martin nel film in tv “Rio Bravo” (1950), già di per sé rendono questo film attraente, emozionante e particolarmente
apprezzabile nel suo genere. Lelouch vuole parlare di se stesso e delle sue figlie, descrivendo nella sua parte finale la vita del fotografo di guerra
Jacques Kaminsky (Johnny
Hallyday) che, dopo aver girato il mondo a macchia di
leopardo, inseguendo le guerre, e dopo aver visto morte e desolazione, vuole, ormai ultrasettantenne, godere di un
po’ di pace e serenità in una “valle dell’Eden” alpina, lontano dal frastuono e
dal caos di una città come Parigi. Jacques vi si compra una vasta tenuta con un
magnifico casolare, da cui si gode una vista panoramica. “Un posto davvero
isolato”, lontano dal mondo, dove “non vorrebbe essere seppellita” - sostiene la moglie Bianca (Agnès Soral) che, invece, preferisce rimanere in città,
abbandonandolo. Jacques, allora, rimasto solo, si lega affettivamente alla sua
nuova compagna, la dolce e affabile Nathalie (Sandrine
Bonnaire), di circa trent’anni più giovane - una differenza d’età considerevole
che però non sembra incidere negativamente sul loro incipiente idillio -, con
la quale condivide quel paradiso naturale. Per festeggiare la nuova proprietà
Jacques invita l’amico fraterno Frédéric (Eddy Mitchell),
medico personale, e le sue quattro figlie a cui ha dato per bizzarria,
rispettivamente, il nome delle quattro stagioni,Primavera (Irène Jacob), Estate
(Pauline Lefèvre), Autunno (Sarah Kamezy) e Inverno (Jenna Thiam) e che ha
avuto dal rapporto con quattro donne diverse nel suo girovagare per il mondo.
Queste ultime, in un primo momento non accettano l’invito deludendo il padre, ma
poi, in seguito a una telefonata che Frédéric fa a Primavera, ognuna per
proprio conto si convince e si reca dal padre facendo risultare l’arrivo un’improvvisata.
Jacques è felicissimo per
avere riunito le sue bellissime figlie e per averle tutte finalmente accanto a
lui. Ogni cosa sembra procedere fin troppo bene, ma durante il convivio la rivelazione
casuale di Jacques di avere un’altra figlia cubana, Francia (Valérie Kaprisky),
concepita durante la crisi della Baia del Porci (1962), scatena un putiferio
dai risvolti profondamente drammatici anche se “il caso ha il suo fascino”. E può
capitare così che la ricerca della felicità può avere conseguenze caotiche
opposte a essa e irreversibili.
Parafrasando i suoi precedenti film “Un
uomo, una donna” (1966) e “Un uomo, una donna oggi” (1986), si potrebbe dare il
titolo “Un uomo, tante donne” a questo coinvolgente film che verrà sicuramente
apprezzato anche dagli ambientalisti. Un film interpretato magnificamente dal
cantante attore Johnny Hallyday che, con il suo viso solcato da profonde rughe
scavate dal tempo e con i suoi occhi piccoli ma profondamente espressivi,
riesce ad esprimere le fondamenta della filosofia di vita di Jacques basate “sulla
giusta distanza” e “sull’equilibrio interiore”, equilibrio che da un
atteggiamento impulsivo e irrefrenabile da parte di una delle figlie però viene
alterato.
Filmografia
Il male del secolo (1953), Usa alla rinfusa (1956), Una città
non come le altre (1956), Quand le rideau se lève (1957), La guerra del
silenzio (1959), I meccanici dell’aviazione (1959), S.O.S. Elicottero (1959),
Ciò che è proprio dell’uomo (1960), L’amore senza ma …(1962), Una ragazza e
quattro mitra ( 1964), La donna è uno spettacolo (1964), Operazione golden car
(1966), Un uomo, una donna (1966), Lontano dal Vietnam (1967), Vivere per
vivere( 1967), Un tipo che mi piace (1969), La vita ,l’amore, la morte (1969),
La canaglia (1970), Tre dritti a Saint Tropez (1971), L’avventura è l’avventura
(1972), Ciò che l’occhio non vede (1973), Una donna e una canaglia (1973), Il
matrimonio (1974), Tutta la vita (1974), Il gatto, il topo, la paura e l’amore
(1975), Un appuntamento (1976), La fabbrica degli eroi (1976), Chissà se lo
farei ancora (1976), Un altro uomo, un’altra donna (1977), Agenzia matrimoniale
(1978), A noi due (1979), Bolero (1981),
Edith e Marcel (1983), Viva la vita (1984), Tornare per rivivere (1885),
Un uomo, una donna oggi (1986), Una storia dei nostri giorni (1986), Una vita
non basta (1988), Ci sono dei giorni … e delle lune (1990), La belle histoire (1991),
L’amante del tuo amante è la mia amante (1993) I miserabili (1995), Lumière et
compagnie (1995), Uomini e donne – Istruzioni per l’uso (1996), Per caso o per azzardo (1998), Una per tutte (1999),
And Now … Ladies & Gentlemen (2002), 11 settembre 2001 (2002), Les
parisiens (2004), Le courage d’aimer (2005), Roman de gare (2007), Ces
amours-là (2010), Parliamo delle mie donne (2014), Un + une (2015), Chacun sa
vie (2017).
Francesco Giuliano
Iscriviti a:
Post (Atom)





