Un nuovo blog che parla di cinema italiano. Potrete trovare informazioni complete sui migliori attori, registi e film del nostro cinema. Vi saranno anche riferimenti al cinema straniero , informazioni complete su come visualizzare un in streaming e suggerimenti e indicazioni rispetto ad altre pagine del settore.
giovedì 17 ottobre 2019
“Le verità”, una storia ricca di confronti e scontri tra madre e figlia che sfocia nell’esplicitazione di sentimenti inibiti
Titolo: La verità
Titolo originale: La vérité
Regia: Hirokazu Kore’eda
Sceneggiatura: Hirokazu Kore’eda
Musiche: Aleksej Ajgi
Produzione Paese: Francia, Giappone, 2019
Cast:Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan
Hawke, Clémentine Grenier, Manon Clavel, Christian Crahay, Roger Van Hool,
Ludivine Sagnier, Laurent Capelluto, Alain Libolt, […]
Fabienne (Catherine Deneuve), grande attrice, brava e famosa, ormai avanti negli anni, ha
scritto la sua biografia. Per festeggiare la pubblicazione ,di cui l’editore ha
stampato già 50 mila copie, la raggiunge la figlia Lumir (Juliette Binoche), che fa la sceneggiatrice
a New York, col marito Hank (Ethan Hawke), attore di
scarsa rilevanza, e la piccola figlia.
Durante questa improvvisa e inaspettata riunione di famiglia riemergono, tuttavia,
risentimenti e conflitti dovuti a quelle verità, o presunte tali, che Fabienne ha
scritto nel proprio libro. Scaturisce sin dai primi dialoghi tra figlia e madre
che costei nella sua vita difficilmente sia stata priva di contraddizioni. Al
contrario, la sua incoerenza è stata costante. Si è comportata, infatti. come
se lei fosse vissuta in un mondo tutto suo, fatto di interpretazioni diverse congrue
con determinati momenti della sua vita. Infatti Lumir contesta alla madre: Mi
avevi promesso di mostrarmi le bozze del tuo libro, prima di pubblicarlo, te lo
ricordi? E ancora, dopo la lettura della
biografia, esclama: Mamma,
non riesco a trovare una cosa vera qui dentro! Forse Fabienne nello scrivere la sua vita era stata
trasportata dalle emozioni del momento piuttosto che dai ricordi che ormai
erano lontani nel tempo e questa lontananza le aveva fatto perdere i relativi connotati sinceri e precisi.
Si evince, dunque, che Fabienne, in ambito familiare e anche
nella descrizione delle sue memorie, abbia indossato una maschera –
parafrasando Pirandello una, nessuna, centomila -, adatta all’uopo così come ha
fatto nelle sue diverse interpretazioni filmiche: Sono
le mie memorie, il mio libro, ho il diritto di scegliere cosa scrivere, no? … Meglio essere una cattiva madre, una cattiva
amica e una buona attrice! E anche se tu non mi perdoni, il pubblico mi
perdona! E abbia sempre trovato
la risposta giusta ad ogni domanda fastidiosa come quando a Lumir, che le fa
notare di non essere mai andata a vedere lo spettacolo che ha fatto alle medie, risponde: sempre meglio averti trascurata che essermi immischiata nella
tua vita privata.
Soltanto due brave e mature mattatrici istrioniche,
come Catherine Deneuve e Juliette Binoche, dirette dall’abilità del regista
giapponese Hirokazu Kore’eda, potevano fare apprezzare allo spettatore quegli stessi
stati emotivi che i loro rispettivi personaggi provavano. I dialoghi intensi, attraverso il contatto fisico, il guardarsi negli
occhi, le carezze istintive, il confrontarsi, il rinfacciarsi i comportamenti passati
vicendevolmente e l’esternazione delle loro opinioni, stavano determinando via
via l’esplicitazione dei loro veri sentimenti, avulsi da ogni intima macchinazione,
che madre e figlia già possedevano nella loro interiorità. Sentimenti che per
tutta la loro vita erano stati repressi perché esse non si erano mai incontrate
e scontrate come stavano facendo ora, a causa del fatto che Fabienne aveva dato
tutta se stessa al cinema inibendo del tutto gli affetti familiari.
Le verità, che è
un encomio alla carriera di Catherine Deneuve, ha concorso per il Leone d’oro alla
LXXVI Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Filmografia
Maborosi (1995), Wandāfuru raifu )1998), Distance
(2001), Nessuno lo sa (2004), Hana yori mo naho (2006), Aruitemo aruitemo
(2008), Kuki ningyō (2009), Kiseki (2011), Father and Son (2013), Little Sister
(2015), Ritratto di famiglia con tempesta (2017), Sandome no satsujin (2017).
Francesco Giuliano
martedì 15 ottobre 2019
“Brave ragazze”, un film che con brio manifesta i lineamenti della condizione femminile
Titolo: Brave ragazze
Regia: Michela Andreozzi
Soggetto: Michela Andreozzi, Alberto Manni e Fiorenza Tessari
Sceneggiatura: Michela Andreozzi e Alberto Manni
Musiche: Maurizio Filardo
Cast: Ambra Angiolini, Ilenia Pastorelli, Serena Rossi, Silvia D’Amico,
Stefania Sandrelli, Luca Argentero, Max Tortora, Michela Andreozzi,
Massimiliani Vado, Fabio Morici, Fabrizio Colica, Ludovica Paglia, Michele
Savoia, Pietro Genuardi, […]
Tra Gaeta e Fondi, due città della provincia pontina,
all’inizio degli anni ottanta, quattro donne, quattro amiche per la pelle,
quattro brave ragazze - Anna (Ambra
Angiolini) con due figli piccoli che vive con la madre Lucia (Stefania
Sandrelli), Chicca (Ilenia Pastorelli) e Caterina (Silvia D’Amico), due sorelle
squattrinate e orfane con caratteri diametralmente diversi e Maria (Serena
Rossi), una donna costumata tutta casa e
chiesa che subisce costantemente le violenze del marito Giuseppe (Massimiliano
Vado) -, si trovano in uno stato di disagio economico o familiare, o, come si
dice comunemente, in uno stato di incipiente crisi di nervi. Per potere risollevarsi dallo stato indigente in
cui versano e dato che la loro vita è un agguato continuo, esse costituiscono
una banda con lo scopo di rapinare una banca al fine di avere quei proventi che
le permettano di tirare a campare.
Tutto avviene in seguito alla proposta di Chicca: Ma perché non la facciamo veramente una
rapina, eh? E lo fanno travestendosi da uomini. Spinte
dunque dal bisogno economico e alla ricerca di un riscatto sociale, armatesi di
coraggio, svaligiano una banca e poi un’altra ancora. I proventi di quest’ultima
sono più consistenti della prima, tant’è che la loro vita cambia come la notte con
il giorno. Su queste rapine, tuttavia, indaga il commissario Gianni Morandi
(Luca Argentero) che, appassionato dei romanzi gialli di Georges Simenon, inizialmente
si viene a trovare come in un cul de sac
ma, in seguito all’uccisione di Giuseppe, il marito di Maria, riesce a trovare
un indizio che forse gli spianerà la strada investigativa. La storia è tratta
da una vicenda vera avvenuta in Provenza verso la metà degli anni ottanta.
La regista, al suo secondo film, dopo essere stata interprete
in diversi film anche in RAI, ha scelto la scenografia nella suggestiva città
di Gaeta per affetto e attaccamento sentimentale perché, pur essendo nata a
Roma, è il posto dove è cresciuta. In
Brave ragazze, film prettamente al
femminile, Michela Andreozzi
riesce con acume e accuratezza a dare alle sue quattro protagoniste caratteri individuali
che evidenziano i diversi modi di essere della donna. C’è Anna, ragazza madre, che
con spirito di sacrificio cerca di sopravvivere facendo lavori precari: Ho che non ho un lavoro, ho che non sono
riuscita a comprare due costumi di carnevale per i miei figli; poi c’è Chicca, una ragazza disinibita, impavida,
intraprendente e audace al contrario della sorella Caterina che è introversa, pavida,
timoprosa e insicura, e, infine, c’è Maria che, essendo molto legata alla
dottrina cattolica, accetta ogni tipo di maltrattamento dal marito geloso e
autoritario.
Brave ragazze, un film che appare come una metafora del riscatto sociale della donna, ha
ottenuto il premio Filming Italy Best Movie Award 2019 per la Migliore regia a
Michela Andreozzi.
Filmografia
Nove lune e mezza (2017).
Francesco Giuliano
sabato 5 ottobre 2019
“Joker”, una metafora per descrivere le inquietudini e i turbamenti dei tempi moderni
Titolo: Joker
Regia: Todd Phillips
Soggetto: Bob Kane, Bill Finger, Jerry Robinson
Sceneggiatura: Todd Phillips, Scott Silver
Musiche: Hildur Guõnadóttir
Produzione Paese: USA, 2019
Cast: Joaquin Phoenix, Robert De Niro. Zazie Beetz, Frances Conroy, Brett
Cullen, Douglas Hodge, Dante Pereira-Olson, Shea Wigham, Bill Camp, Glenn
Fleshler Leigh Gill, Josh Pais, Marc Maron, Brian Tyree Henry, Bryan Calle, […]
Alcune città sono splendide, di notte. Gotham non è una di
queste. E a
Gotham city, che deve la sua fama
ai roditori, ai cumuli di immondizie e alla gente che viene uccisa tornando a
casa ogni giorno, c’è un incredibile degrado sociale. A Gotham city, infatti, imperano la
disuguaglianza e l’emarginazione, i servizi sociali per recuperare i più deboli
e i più bisognosi di cure sono sospesi per mancanza di fondi, la delinquenza
spicciola è alla portata di giovani insensati, la cattiveria genera altra cattiveria
senza freno. A Gotham city c’è una grande disparità sociale. A Gotham city,
infatti, c’è molta gente che vive nella miseria e nella sporcizia e soffre per
mancanza dei servizi essenziali, mentre i ricchi scialacquano nell’abbondanza,
nell’arroganza e nella violenza. Uno di questi è Thomas Wayne (Brett
Cullen) che vive in una sontuosa villa
fuori città e che si è candidato a sindaco dopo che sono stati tagliati i fondi
che sostenevano i servizi sociali. Una metafora dei tempi moderni, quindi, dove
i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri sono
continuamente vilipesi e sfruttati. A Gotham city, vive in un palazzo
degradato con la madre Penny (Frances Conroy) Arthur Fleck (Joaquin Phoenix), un uomo scheletrico con gravi problemi psichici che spesso gli
provocano attacchi duraturi di risata incontrollabili. Per questo è costretto,
dopo che lo hanno dimesso da una casa di cura, a rivolgersi ai servizi sociali,
mentre per campare si veste e si trucca la faccia da joker cercando di
divertire la gente per le strade di Gotham, e fa il comico in un locale
notturno, perché sua madre gli
diceva sempre di sorridere e mettere una
faccia felice … e portare risate e gioia
nel mondo. La sua
vita si svolge senza appigli, senza sogni e senza speranze come se fosse un
automa in una città che non gli offre stimoli di nessuna natura. Tutto lo
lascia indifferente, niente lo entusiasma se non l’incontro nell’ascensore con
la bella vicina di appartamento, Sophie (Zazie
Beetz) che ne apprezza le lusinghe. Gli unici
sfoghi per Arthur sono la televisione, di cui segue il famoso programma del
cinico Murray
Franklin (Robert De Niro) presso cui si
reca per un provino, e la madre invalida, che accudisce con grande cura e
devozione perché è l’unica persona che lo comprende. Tutto procede normalmente nella
sua vita quotidiana fino a quando interviene a sproposito e in modo sbagliato contro
tre giovani benestanti che sulla metro scherniscono una ragazza. In quel
momento Arthur ha la faccia truccata da joker. Infatti si vocifera che Gotham
si è persa. Che razza di vigliacco può fare questo a sangue freddo? Uno che si
nasconde dietro una maschera. La sua situazione psichica
peggiora quando in televisione vede nel talk show il suo provino non
riuscito e Murray Franklin che lo deride. Si rende conto che quel mondo in cui vive
gli sta stretto tant’è che la cattiveria che si abbatte su di lui lo rende
estremamente indifferente ma soprattutto cattivo. Ed è questa cattiveria che viene
apprezzata da tutti coloro che socialmente si trovano nella sua stessa
situazione. Diventa un idolo per costoro tant’è che condividendone il
comportamento indossano la maschera di clown, identificandosi in tal modo con
lui. Athur infatti da quel momento afferma: Ho
sempre pensato alla mia vita come a una tragedia, adesso vedo che è una
commedia!
Ed è, in accordo a questa asserzione,
che nei titoli di coda viene cantata la canzone Smile di Charlie Chaplin:
Smile
though your heart is aching,/ Smile even though it’s breaking,/ When there are
clouds in the sky,/ You’ll get by,/ If you smile through your fear and sorrow/
Smile and maybe tomorrow/ You’ll find that life is still worth while/ If you
just … Sorridi, anche se il cuore ti duole/
sorridi, anche se si sta spezzando/ quando ci sono nuvole nel cielo/ ci
passerai sopra/ se sorridi attraverso/ la tua paura e al dolore/ sorridi e
forse domani/ scoprirai che la vita vale ancora/ la pena di essere vissuta/ se
tu solo sorridi …
Un magnifico Joaquin Phoenix che, con il suo portamento ambiguo, leggero, coreografico,
accattivante, poteva essere il solo capace di dare anima autentica a Joker, tant’è che grazie a ciò il regista Todd
Phillips ha usato la macchina da presa per scavare profondamente nel suo volto da
cui ne ha estratto le inquietudini, i turbamenti e le continue afflizioni. Nel
contempo, il regista ha usato il linguaggio cinematografico come metafora, al
fine di ottenere un effetto maggiore rispetto al linguaggio esplicito, per
descrivere in modo eccellente e incisivo la situazione sociale degradata e piena
di cattiveria in cui versano i paesi post-industriali.
Joker ha vinto il Leone d’oro per Migliore film alla 76^ Mostra Internazionale
del Cinema di Venezia 2019.
Filmografia
Road Trip (2000), Old School
(2003), Starky & Hutch (2004), Scuola per canaglie (2006), Una
notte da leoni (2009), Parto col folle (2010), Una notte da leoni 2 (2011), Una
notte da leoni 3 (2013), Trafficanti (2016).
Francesco Giuliano
giovedì 3 ottobre 2019
“Vivere”, un’indagine sulla famiglia allargata e gli effetti sugli individui coinvolti
Titolo: Vivere
Regia: Francesca Archibugi
Soggetto. Francesca Archibugi
Sceneggiatura: Francesca Archibugi, Francesco Piccolo, Paolo Virzì
Musiche: Battista Lena
Produzione Paese: Italia, 2019
Cast: Micaela Ramazzotti, Adriano Giannini, Massimo Ghini, Marcello Fonte,
Roisin O’Donovan, Andrea Calligari, Valentina Cervi, Enrico Montesano, Elisa
Miccoli, […]
Vivere, l’ultimo film di Francesca Archibugi, cerca di fare una disamina su una
delle ormai diffuse famiglie allargate italiane, mettendone in risalto soprattutto
i difetti che la contraddistinguono e i conseguenti effetti. L’indagine verte
sulla famiglia Attorre composta dal capofamiglia Luca (Adriano Giannini), un
giornalista che non sa quello che fa
perché lo fa in quanto scrive continuamente articoli che non riesce a
piazzare, dalla moglie Susi (Micaela Ramazzotti), una svalvolata, frenetica, dinamica e disorganizzata maestra di ballo
per signore attempate - culone che
vogliono dimagrire -, e dalla figlia Lucilla (Elisa Miccoli), una bambina
di sei anni che soffre di asma psicosomatica, che a casa viene accudita da una
studentessa irlandese di storia dell’arte, Mary Ann (Roisin O’Donovan),
cattolica convinta. Talvolta, va a trovare Luca il figlio
Pierpaolo (Andrea Calligari), un ragazzo diciassettenne nato dal rapporto
sessuale con Azzurra (Valentina Cervi), figlia in un famoso e losco
professionista, l’avvocato De Sanctis (Enrico Montesano) che, a suo dire da
uomo di legge, legum servi sumus
ut liberi esse possumus, cioè siamo schiavi delle leggi per poter essere
liberi. In questo contesto, rappresentano un
substrato essenziale le liti tra Luca (Con te non si può parlare senza sbraitare!) e Susi (Perché se non
urlo, manco t'accorgi che sto a parla! Se non urlo, manco me vedi!), da
cui si dipana un
puzzle di comportamenti, perché sembra che il comportamento di uno non
influenzi in modo profondo quello dell’altro ma che ne sia connesso solo per completare
il riempimento dell’insieme. Un puzzle i cui singoli pezzi sono fatti di sesso,
tradimenti, amicizia, amore, politicanti e affaristi, alterchi chiassosi,
bugie, ingenuità, stranezze, affari equivoci o opportunistici, contegni incoerenti,
effetti della solitudine, discrasia tra religione e comportamento.
Tutto si svolge sotto l’attenta sorveglianza di Perind,
acronimo di Perito industriale (Marcello Fonte), il vicino di casa che, vivendo
da solo e non avendo null’altro da fare, sbircia ogni persona che pratica o vive
presso la famiglia Attorre e ne spia ogni fatto, ogni parola, ogni movimento.
Perind sa tutto di tutti! È un invidioso – come lui stesso dichiara di essere –
addirittura della vita caotica e insensata di questa famiglia perché lui non fa
nulla, non gli capita nulla, convinto che la sua sia non vita. Il tema che il film affronta è in parte attualissimo e in parte connesso
con la vita stessa, al di là dello spazio e del tempo, di ogni essere umano che,
dopo aver commesso un errore, essendo - come diceva lo storico romano Sallustio
faber est suae
quisque fortunae -, ognuno artefice della propria sorte, si trova ad un bivio e,
quindi, costretto a scegliere una delle due strade che gli si presentano senza
sapere a cosa, ciascuna di esse, conduca. Anche se apparentemente le due strade
sembrano uguali, simmetriche, ma che in realtà non lo sono, come le due chiese gemelle di piazza del Popolo di
Roma, la chiesa di s. Maria in Montesanto e quella di s. Maria dei Miracoli, perché
esistono evidenti differenze planimetriche.
Bravissima e accattivante la declamazione di Micaela Ramazzotti, che si
distingue magnificamente su tutti gli altri protagonisti.
Film è stato presentato Fuori Concorso Fiction alla 76° Mostra
Internazionale del Cinema di Venezia 2019.
Filmografia
Mignon è partita (1988), Verso sera (1990), Il grande
cocomero (1993), Con gli occhi chiusi (1994), La strana storia di Banda sonora
(1997), L’albero delle pere (1998), Domani (2001), Renzo e Lucia (2004),
Lezioni di volo (2007), Questione di cuore (2009), Parole povere (2013), Il
nome del figlio (2015), Gli sdraiati (2017), Romanzo famigliare (2018).
Francesco Giuliano
venerdì 27 settembre 2019
“Ad astra”, una profonda e stimolante riflessione sulle inclinazioni dell’uomo connesse con il senso della vita
Titolo: Ad Astra
Regia: James Gray
Sceneggiatura: James Gray, Ethan Gross
Musiche: Max Richter
Produzione Paese: USA, Brasile, Cina, 2019
Cast: Brad Pitt, Tommy Lee Jones, Ruth Negga, Liv
Tyler, Donald Sutherland, John Ortiz, Greg Bryk, Loren Dean, John Finn, Kimberly
Elise, LisaGay Hamilton, Jamie Kennedy, Natasha Lyonne, […]
Ad astra, locuzione forse estrapolata dalla
più completa frase latina Per aspera sic
itur ad astra, con la quale si vuole indicare che
per giungere alle stelle, ovvero alla gloria o al successo, bisogna superare
grandi ostacoli, ricalca molto bene il contenuto di questo bel lavoro di James
Gray.
Ci sono film, tra cui il capolavoro indiscusso 2001 - Odissea nello spazio (1968) di
Stanley Kubrick a cui si affianca la SUA risposta sovietica Solaris (1972) di Andrej Tarkovskij, e i più recenti Gravity (2013) di Alfonso Cuaron e Interstellar (2014) di Christopher Nolan
che, assieme a questa recentissima pellicola Ad Astra, affrontano il problema del rapporto dell’uomo con
l’universo, spesso considerato come causa di imprevisti per l’uomo. In questo
contesto, viene compreso sua sponte il dilemma connesso con la
continua ricerca del senso della vita, che, a tutt’oggi, a meno che l’essere
umano non rifugga, come è suo solito di fronte al mistero, nei dogmi religiosi
come del resto fa da quando è stato creato, rimane profondamente irrisolto.
Uno degli imprevisti che, nel film Ad
Astra, nocciono alla Terra, sono delle
emissioni improvvise di energia di origine ignota, provenienti da Nettuno, il
pianeta ai confini del Sistema solare. Si sospetta che esse potrebbero essere
causate dalla base spaziale del progetto LIMA, che ventinove anni prima era
stato condotto dall’astronauta Clifford McBride (Tommy Lee Jones), e di cui non si è saputo più nulla da sedici anni,
anche se ci sono dei segnali che fanno pensare che sia vivo.
Conseguentemente lo SpaceCom, il Comando Spaziale, per indagare sulle cause di
ciò, convoca il quarantacinquenne maggiore Roy McBride (Brad Pitt),
figlio di Clifford, a cui vuole affidare la missione segreta di ricerca del
padre. Roy, che aveva sedici anni quando il padre partì, è stato sempre
affascinato dalle sue gesta, tant’è che manifesta il suo orgoglio di figlio dicendo: Faccio quello che
faccio grazie a mio padre, lui era un eroe. Ha sacrificato la sua vita per il
sapere. E Roy, anche se viene avvertito sui
rischi a cui andrà incontro (Potrebbe
essere uno shock per lei, suo padre faceva esperimenti con del materiale classificato
che poteva compromettere il nostro intero sistema solare, distruggendo ogni
forma di vita! Contiamo su di lei per scoprire cosa sta succedendo) accetta senza alcun a titubanza la missione (pronto a fare il mio lavoro al meglio delle
mie capacità. Ribadisco il mio fermo impegno a completare la missione secondo
le regole, se necessario distruggerò il progetto nella sua totalità. La Terra
sperava in lui ed ora è tutto ... nelle mie mani!)
A tal punto lo spettatore, di cui viene coinvolta tutta
la sua immaginazione, ha l’occasione di gustarsi, sulla base di un’attraente
scenografia, le intime riflessioni e gli intensi e profondi dialoghi,
accompagnati da musiche originali che ben si adattano alle continue azioni
frenetiche e imprevedibili che si presentano. Attraverso essi, grazie all’uso
metaforico che il regista pone con buon esito in atto, lo spettatore coglie l’attitudine
drammatica dell’uomo volta non solo a distruggere il proprio pianeta ma anche a
danneggiare gli altri corpi celesti, vedi la Luna e il pianeta Marte, così come
è avvenuto sulla Terra a decorrere soprattutto dal 1492, anno di scoperta dell’America.
Trasportato delle sue passioni, che lo inducono all’affannosa ricerca della
verità o alla bramosia di grandezza, l’uomo abbandona i suoi affetti più cari e
si scontra con la sua essenza: il padre, che lascia la sua famiglia e il figlio, per realizzare il suo sogno, o il marito che lascia la moglie per dare un scopo
all’impronta educativa ricevuta e alle sue innate aspirazioni. E in questo continuo trasporto
il tempo passa, l’età avanza e, ad un certo punto, egli si accorge degli errori
commessi, dell’inutilità di questa lotta sfrenata e cerca di tornare sui suoi
passi finché sia possibile, altrimenti rinuncia al suo scopo e alla sua vita.
Il film è stato presentato alla LXXVI edizione della Mostra
Internazionale del Cinema di Venezia.ì
Filmografia
Little Odessa (1994), The Yards (2000), I
padrone della notte (2007), Two Lovers (2008), C’era una volta a New York
(2013), Civiltà perduta (2016).
Francesco Giuliano
sabato 7 settembre 2019
“Mio fratello rincorre i dinosauri”, un film che affronta con brio e sagacia il tema della disabilità
Titolo: Mio fratello
rincorre i dinosauri
Regia: Stefano Cipani
Soggetto: Giacomo
Marraziol (dal romanzo autobiografico omonimo)
Sceneggiatura: Fabio
Bonifacci, Giacomo Marraziol
Musiche: Lucas Vidal
Produzione: Italia, 2019
Cast: Alessandro Gassmann,
Isabella Ragonese, Rossy De Palma, Francesco Gheghi, Lorenzo Sisto, Arianna
Becheroni, Gea Dall’Orto, Maria Vittoria Dallasta, Edoardo Pagliai, Saul Nanni,
[…]
Sarà diverso da
voi. È speciale... dotato di superpoteri, dice Katia
(Isabella Ragonese), con l’ingenua e sottile complicità del marito Davide, ai
figli [due femmine, Chiara (Gea Dall’Orto) e Alice (Maria Vittoria Dallasta), e
un maschio Jack (Francesco Gheghi)], dopo la nascita di Gio (Lorenzo Sisto), un
bambino affetto dalla sindrome di Down, come si sa causata dalla presenza del
47° cromosoma nel nucleo cellulare. Questa è l’innocente bugia che viene ritenuta
verità indiscussa dal piccolo Jack il quale però, quando diventa grande, si
rende conto della situazione fisiologica in cui si trova il fratello (La verità è che mi avete fatto credere che era un supereroe,
siete dei bugiardi!)
e, per vergogna, cerca di nascondere agli amici e ai compagni di scuola l’esistenza
del fratello down, asserendo che è morto. E ciò lo fa anche con la prima fiamma
della sua vita, di cui è innamorato profondamente: Arianna (Arianna Becheroni),
una ragazza perspicace e molto impegnata socialmente. Come è volgarmente noto,
tuttavia, le bugie hanno le gambe corte,
e Jack si trova costretto a confessare la verità. A quel punto, scartato da tutti,
soprattutto da Arianna, che gli rinfaccia di
averle detto di avere solo due sorelle,si
rende conto che non si può pensare di essere amati senza se e senza ma, se non si è
all’altezza di amare gli altri accettandoli con tutti i loro difetti. Jack riceverà addirittura dal comportamenti di Gio
questo insegnamento universale, che farà ricrederlo e lo porterà a pensare che suo fratello
è veramente un supereroe, tant’è che con grande convinzione afferma: Lui è genialità e
ingenuità al tempo stesso, Gio è uno che quando si trova nei corridoi corre,
perché nei corridoi si corre! Gio è uno che ogni mattina si sveglia e ti chiede
se fuori c'è il sole, ogni mattina porta dei fiori alle sorelle ... e quando mi
chiedono cos’ha Gio, io rispondo sempre: Mio fratello rincorre i dinosauri.
Ci sono temi sociali con cui è difficile coinvolgere il grande
pubblico, ma Mio fratello rincorre i dinosauri, grazie alla sceneggiatura scorrevole
e briosa e alla regia di Stefano Cipani, al suo esordio, che usa un linguaggio delicato e
una scorrevole fluidità narrativa, riesce, grazie anche ad un procedere vivace, a coinvolgere lo spettatore sia emotivamente, come quando si riceve un bel regalo, che
razionalmente perché lo fa riflettere su un tema che spesso viene rifiutato dalla
collettività. Mio fratello rincorre i dinosauri, presentato alla
76^ Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, è un film semplice e con un alto valore pedagogico che, affrontando un
problema sociale importante, riesce a sorprendere, divertire e appassionare. Per questo dovrebbe essere utilizzato come strumento didattico nelle scuole. Nel contempo,
questo film trasmette la bellezza della condivisione emotiva, dell’anormalità
considerata un fatto normale e del prendersi cura del diverso che diverso non è,
così come recita la canzone di Franco Battiato La cura cantata nei
titoli di coda: Ti proteggerò dalle paure
delle ipocondrie/ dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via/ dalle
ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo/ dai fallimenti che per tua natura
normalmente attirerai./ Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore/ dalle
ossessioni delle tue manie./ Supererò le correnti gravitazionali/ lo spazio e
la luce per non farti invecchiare. E guarirai da tutte le malattie/ perché sei
un essere speciale./ Ed io, avrò cura di te …
Francesco Giuliano
venerdì 6 settembre 2019
“Il pianeta in mare”, la descrizione di una ferita socio-ambientale sospesa tra terra e mare
Titolo: Il pianeta in mare
Regia: Andrea Segre
Sceneggiatura: Andrea Segre, Gianfranco Bettin
Musiche: Sergio Marchesini
Durata: 96 min
Produzione: Zalab Film con Rai Cinema
Distribuzione: Zalab Film
Il pianeta in mare, diretto da Andrea Segre e scritto dallo stesso regista
insieme con l’autore Gianfranco Bettin, è un film documentario presentato Fuori Concorso alla
LXXVI Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che uscirà nelle
sale il prossimo 26 settembre.
Il film documentario Il pianeta in mare fa entrare lo spettatore, che diventa sin
dalle prime immagini consapevole e anche incredulo dello stato di degrado
ambientale e sociale, nella zona industriale di Marghera, cuore meccanico della
Laguna posto a 5 km da Venezia, e che da circa un secolo non smette di fervere.
Con esso si descrive un mondo in bilico tra il suo passato profondamente
scomodo e imbarazzante e il suo futuro incerto, dove lavorano operai di oltre sessanta
nazionalità diverse che ne fanno un pianeta internazionale … in mare.
In esso lo spettatore si smarrisce in quei luoghi mai visti prima e si stupisce
per l’abbandono di laboratori chimici dove si analizzavano le acque per la
determinazione di CVM (MonoVinilCloruro o Cloroetene, altamente
cancerogeno) in seguito al suo largo uso per produrre il polimero PVC (PoliVinilCloruro),che
provocò vittime e quindi processi interminabili con condanne prescritte; in
esso lo spettatore si sorprende nel constatare che il fondale marino a meno di
un metro di profondità è reso nero da tutto il catrame che vi è stato scaricato
in diversi decenni e in cui non c’è più vita marina, e ancora rimane
impressionato del ventre d’acciaio delle grandi navi in costruzione, delle
ombre dei bastioni abbandonati del Petrolchimico, degli alti forni e delle
ciminiere delle raffinerie che espellono vapori e gas vari nell’atmosfera, del
nuovo mondo telematico di Vega o delle centinaia di container che navi
intercontinentali scaricano senza sosta ai bordi dell’immobile Laguna.
Attraverso i racconti di operai, di manager, di camionisti e anche della cuoca
dell’ultima trattoria del Pianeta Marghera dove nel passato c’era vitalità
quotidiana continua, le immagini di Andrea Segre incidono profondamente nella
coscienza dello spettatore e lo aiutano a capire cosa sia rimasto del grande
sogno a Marghera, come a Priolo o come a Gela, provocato nel passaggio da
un’economia essenzialmente rurale ad un’economia industriale del Pianeta Italia
che, oggi è immerso, dopo le crisi e le ferite del recente passato, nel flusso
globale del sistema produttivo e delle migrazioni. Un sogno infranto è il succo
di questo documentario, che non potrà avere soluzioni positive sia per
l’ambiente che per l’economia a causa
della profonda ferita ambientale inferta in una zona tra le più attraenti e più
fascinose d’Italia, ferita che però potrebbe essere risanata. Basta volerlo!
Ecco, allora, la nota ottimistica del regista che scrive, a
tal proposito: Negli ultimi due anni a
chiunque io abbia detto che stavo lavorando ad un film su Marghera la risposta
era sempre: “Ah, perché esiste ancora Marghera?”Le tante ferite e le tante
crisi che hanno attraversato questa zona industriale, come molte altre in
Italia, hanno costruito una grande rimozione nazionale. Crediamo che in quegli
spazi non ci sia più nulla, più nessuno. Invece non è così. Un regista di cinema
documentario ha un importante compito: portare le persone lì dove non possono o
non vogliono entrare. “Il Pianeta in mare” nasce per questo.
Filmografia (documentari)
Lo sterminio dei popoli zingari (1998),
Berlino ’89-’99 – Il Muro nella testa (1999), Ka Drita? (2001), A metà – Storie tra Italia e Albania (2001),
Dalle tre alle tre- Il Nord-Est e il Mare (2001), Marghera Canale Nord (2003),
Dio era un musicista (2004), 1 kg di Internet (20059, Kerchaou … (2006), PIP49
(2006), La Mal’ombra (2007), Come un uomo sulla terra (2008), Magari le cose
cambiano (2009), Il sangue verde (2010), Io sono Li (2011), Mare Chiuso (2012),
Indebito (2013), La prima neve (lungometraggio, 2013), Come il peso dell’acqua
(2014), I sogni del lago salato (2015), L’ordine delle cose (Lungometraggio,
2017).
Francesco Giuliano
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