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lunedì 3 giugno 2019

“Il traditore” , un film dal realismo avvincente sul pentito Buscetta che ha fatto vacillare l’organizzazione mafiosa Cosa Nostra


Titolo: Il traditore
Regia: Marco Bellocchio
Soggetto: Marco Bellocchio
Sceneggiatura: Marco Bellocchio, Valia Santella, Ludovica Rampoldi, Francesco
Piccolo, Francesco La Licata
Musiche: Nicola Piovani
Produzione Paese: Italia, Brasile, Germania, Francia, 2019
Cast: Pierfrancesco Favino, Maria Fernanda Cândido, Fabrizio Ferracana, Fausto Russo Alesi, Luigi Lo Cascio, Nicola Calì, Giovanni Calcagno, Bruno Cariello, Bebo Storti, Vincenzo Pirrotta, Goffredo Maria Bruno, Gabriele Cicirello, Paride Cicirello, Elia Schilton, Alessio Praticò, Pier Giorgio Bellocchio, Rosario Palazzolo, Antonio Orlando, Fabrizio Romano, Ada Nisticò, Federica Butera, Ludovico Caldarera, Nunzia lo Presti, Matteo Contino, Alberto Gottuso, Massimilaino Ubaldi, Pippo Di Marca, Raffaella Lebboroni,  […]

 “Il traditore” è un film diretto da Marco Bellocchio, regista sui generis del cinema italiano, che ha descritto con semplicità filmica e realismo intenso un fenomeno attuale molto complesso qual è quello della mafia siciliana. La narrazione ha inizio nei primi anni ottanta, quando sta per iniziare la guerra tra le più importanti famiglie mafiose palermitane e quella emergente dei corleonesi guidata da Totò Riina (Nicola Calì) per il controllo del traffico della droga. Tommaso Buscetta (Pierfrancesco Favino), chiamato Don Masino, e conosciuto a livello internazionale come il Boss dei due mondi, avverte in anticipo l’incipit nefasto di tale scontro durante la festa di Santa Rosalia a Palermo ed emigra in Brasile dove va a vivere con Cristina (Maria Fernanda Cândido), la bellissima e affascinante moglie brasiliana.  Purtroppo, le cose vanno tristemente come lui aveva immaginato, solo che non aveva previsto che i suoi due figli e il fratello, rimasti in Sicilia, venissero uccisi violentemente, senza avere nessuna colpa, ma soltanto per annientare la semenza dei Buscetta. Soltanto Salvatore Contorno (Luigi Lo Cascio), tra tutti, riesce fortunatamente  a salvarsi dall’attentato perpetrato nei suoi confronti. Catturato dalla polizia brasiliana, Buscetta viene estradato in Italia dove, per evitare la stessa sorte dei suoi familiari per mano dei corleonesi, accetta di collaborare con lo Stato, diventando il primo pentito della storia italiana. Chi lo convince in questo è il giudice Giovanni Falcone (Fausto Russo Alesi) a cui Don Masino rivela gli infimi segreti e i nomi di personaggi famosi e anche di politici eccellenti implicati con l’organizzazione mafiosa Cosa Nostra. La prima domanda del giudice Falcone lascia intendere il prosieguo cronachistico: Faccia i nomi, Buscetta! A cui segue la risposta: Dottor Falcone, noi dobbiamo decidere solo una cosa: chi deve morire prima, lei o io?E il giudice risponde che non ci si può sottrarre dalla morte perché si può morire per un incidente, per cancro, e così via.
Quel che Bellocchio riesce a far cogliere allo spettatore avveduto, secondo il pensiero pirandelliano della duplice verità (Ma che colpa abbiamo se le parole sono vuote? E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e nell’accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto di intenderci; non ci siamo intesi affatto.) sono essenzialmente alcune tematiche molto significative che riguardano tutti gli italiani. Una di queste, vista dalla parte della giustizia secondo un criterio sociologico, è riportata nel libro-intervista Cose di Cosa Nostra (edito da BUR, 2012), in cui la giornalista francese Marcelle Padovani fa, tra l’altro, una domanda sul problema-mafia a Giovanni Falcone, il quale risponde che La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione.
Dall’altra parte si coglie, al contrario, come il mafioso dal suo punto di vista interpreta la mafia: una perfezione spirituale qual è la bellezza pura. E ciò può essere desunto dall’intervista del compianto giornalista Enzo Biagi in Linea diretta del 20 marzo 1989 (citato in Moiraghi Francesco, Cosa Nostra, pubblicato in Strutture: Cosa Nostra e ‘ndrangheta a confronto, WikiMafia – Libera Enciclopedia sulle Mafie) ad un capofamiglia, il quale, alla domanda di Biagi “Che cos’è la mafia secondo lei, è una cosa riprovevole?”, risponde “[…] Leggendo vari autori che hanno parlato su ‘sta parola, mafia, e rifacendomi al Pitrè che è uno dei grandi cultori della lingua antica siciliana, mafia doveva essere una parola di bellezza. Bellezza non solo fisica, ma anche bellezza come spiritualità, nel senso che se incontro una bella donna diciamo “Mafiusa sta fimmina” […]. Era un complimento e un fenomeno di bellezza.” E il giornalista Biagi aggiunge “Se è così lei non si offende se io dico che è mafioso.”
Un’altra tematica è quella dei valori che si assegnano alle azioni e ai comportamenti umani e che, quindi, rientra nella sfera psicologica. La mafia, quella di Cosa Nostra, secondo Buscetta, era originariamente costituita da uomini d’onore che uccidevano (!) chi aveva disonorato l’organizzazione o non aveva portato rispetto alla famiglia, ma al tempo stesso faceva sacra la vita dei bambini, delle donne e delle persone innocenti. Invece, per le istituzioni e quindi per lo Stato, la vita di qualunque individuo è un valore sacro che va salvaguardato e il delitto va punito ad ogni costo.
Poi c’è la tematica del tradimento perché Buscetta era ritenuto dai corleonesi un infame, mentre da parte sua egli reputava di essere un uomo d’onore: Sono loro che hanno tradito gli ideali di Cosa Nostra, per questo io non mi considero un pentito!
E, ancora, c’è la tematica angosciosa e angosciante che lascia presagire nefandezze istituzionali segrete come si evince dalle parole di Falcone che risponde a Buscetta: Non ci sono intoccabili! Non mi fraintenda, ma ho più paura dello Stato che della mafia!
Il traditore risulta, quindi, un film encomiabile e coinvolgente che tutti dovrebbero vedere per il suo alto valore educativo e informativo, per il profondo realismo che lo caratterizza, per le azioni violente gratuite di mafiosi, direi alienati, che sono stati educati soltanto all’odio, a non considerare la vita come bene supremo, a prevalere a tutti i costi sui più deboli, ad essere, in definitiva, lupus lupi homini a dirla con il filosofo Thomas Hobbes.
La scelta di Favino nell’interpretare Buscetta è stata azzeccata propriamente in quanto l’attore essendo molto versatile è riuscito a cogliere l’aspetto sentimentale del pentito e a farlo suo con perfetta sagacia ed espressa passione. E lo stesso dicasi per Luigi Lo Cascio, anche se temporalmente in misura minore, che ha vestito i panni di Salvatore Contorno, anche lui pentito.
Le eccellenti e coinvolgenti musiche di Nicola Piovani, inoltre, ben si sono adattate all’ottima descrizione narrativa coinvolgendo e ponendo in attesa lo spettatore con perfetta ratio sui futuri eventi delittuosi o sentimentali raccontati.
In concorso per la Palma d’oro al 72° Festival di Cannes 2019 Il traditore non ha avuto alcun riconoscimento, ma è stato abbondantemente premiato, e continua ad esserlo, dal pubblico che ne ha colto la penetrante bellezza e l’acume filmico.
Filmografia
I pugni in tasca (1965), La Cina è vicina (1967), Nel nome del padre (1972), Sbatti il mostro in prima pagina (1972), Marcia trionfale (1976), Il gabbiano (1977), Salto nel vuoto (1980), Gli occhi, la bocca (1982), Enrico IV (1984), Diavolo in corpo (1986), La visione del sabba (1988), La condanna (1991), Il sogno della farfalla (1994), IL principe di Homburg (1996), La balia (1999), L’ora di religione (2002), Buongiorno, notte (2003), Il regista di matrimoni (2006), Sorelle (2006), Vincere (2009), Sorelle mai (2010), Bella addormentata (2012), Sangue del mio sangue (2015), Fai bei sogni (2016).

mercoledì 19 settembre 2018

“Sogno di una notte di mezza età” mette a nudo la frenesia di amore di un adulto con l’animo infantile


Titolo: Sogno di una notte di mezza età
Regia: Daniel Auteil
Sceneggiatura: Florian Zeller
Musiche:Thomas Dutronc
Produzione Paese: Francia, 2018
Cast: Daniel Auteil, Gérard Depardieu, Sandrine Kiberlain, Adriana Ugarte, […]




Nelle sale cinematografiche il 18 ottobre il film “Sogno di una notte di mezza età” di Daniel Auteil e l’ilarità è assicurata.
Daniel (Daniel Auteil) ama sua moglie Isabelle (Sandrine Kiberlain), una donna intelligente e bella, ma ha anche la fama di avere un’appassionata e vivace immaginazione, da cui emerge “il lato infantile che continua a vivere anche in un adulto e la capacità intatta di sognare ancora”. Spesso deve sopportare il suo miglior amico Patrick (Gérard Depardieu) che, talvolta, risulta troppo imbarazzante. Quando Patrick gli propone di organizzare una cena a quattro perché vuole far gli conoscere la sua nuova e giovane fidanzata Emma (Adriana Ugarte), Daniel si viene a trovare disorientato tra sua moglie e le sue fantasie nei  confronti  della provocante e spettacolare compagna dell’amico. Tant’è che il regista afferma che “Daniel ha il coraggio e l'audacia di cambiare le abitudini della sua vita per un nuovo futuro, un passo non sempre possibile da fare o un'ambizione che molti di noi non osano mettere in pratica.”
Una divertente e spassosa commedia piena di malizia ma soprattutto di grande immaginazione, un susseguirsi di gag straordinarie tra due magnifici attori come Daniel Auteuil e Gérard Depardieu, i quali si sfideranno in un esilarante duello con le armi del dialogo.
Francesco Giuliano

venerdì 7 settembre 2018

“La ragazza dei tulipani” è una disamina sulla passione di una donna così forte tale da dominare la ragione


Titolo: La ragazza dei tulipani
Titolo originale: Tulip Fever (La febbre dei tulipani)
Regia: Justin Chadwick
Soggetto: Deborah Moggach (dal suo romanzo Tulip Fever)
Sceneggiatura: Tom Stoppard
Musiche: Danny Elfman
Produzione Paese: UK, USA, 2017
Cast: Alicia Vikander, Dane DeHaan, Jack O’Connel, Holliday Grainger, Judi Dench, Christoph Waltz, Zach Galifianakis, Matthew Morrison, Cara Delevigne, Tom Hollander, Kevin McKidd, David Harewood, Douglas Hodge, Miltos Yerolemou, Daisy Lowe, […]





La ragazza dei tulipani, che per quanto riguarda lo scenario e i costumi descritti in modo dettagliato e conforme al periodo storico in cui si svolge il racconto, richiama la celebre e raffinata pellicola La ragazza con l’orecchino di perla (2003) di Peter Webber. È, infatti, un film ambientato nella quarta decade del XVII secolo ad Armsterdam, città olandese di incombente vivacità grazie alla florida economia dovuta al commercio delle spezie, come la noce moscata o il pepe nero, e i bulbi di tulipani provenienti dall’estremo oriente. Assieme al prosperoso commercio di tulipani per i quali si propaga una febbre collettiva, si diffondono e migliorano anche le arti le quali fanno entrare in un connubio interattivo la ricchezza con il sentimento. Tratto dal romanzo Tulip Fever (1999) di Deborah Moggah, il film descrive, in modo accurato e singolare nei minimi particolari scenografici, la storia dell’irrefrenabile passione amorosa tra Sophia (Alicia Vikander) e il pittore Jan Van Loos (Dane DeHaan). Sophia è una giovane che, rimasta orfana, accudita e cresciuta nel convento di sant’Ursula, viene richiesta come sposa da un ricco mercante di spezie, Cornelis Sandvoort (Christoph Waltz), che ha un’età molto avanzata. Saresti stata un'orfana in un mare in tempesta, il matrimonio è un porto sicuro! Ama, onora e obbedisci – le dice la madre badessa del convento (Judi Dench) nel congedarla e affidarla al vecchio signore. Consigli che Sophia segue con attenzione, cura e rispetto, ma che si dispiace perché non riesce a dare al premuroso sposo un figlio, che lui desidera tanto a causa dei suoi lontani trascorsi infausti e dolorosi. Tutto procede comunque nella normalità fino a quando Cornelis propone alla moglie di farsi ritrarre insieme - in quel periodo andava molto di moda - dal giovane pittore Jan Van Loos. Sophia inizialmente accetta malvolentieri, ma poi con profonda convinzione attratta dall’aitante e bel giovane acconsente, tant’è che quest’accettazione risulta “galeotta” - parafrasando Dante Alighieri - perché prelude ad un rivoluzionario innamoramento tra lei e il pittore attraverso iniziali sguardi fuggitivi ed emozioni silenti che trasmigrano segretamente in atti sfrenatamente sessuali e che sfociano in passioni per cui daresti la vita”. Come sostiene Francesco Alberoni, l’innamoramento è “lo stato nascente di un movimento collettivo a due”, un movimento rivoluzionario che, come tutti i moti rivoluzionari, diventa incontrollabile e assai esasperato. Ed è quello che succede ai due, che escogitano azioni al limite dell’inverosimile pur di dare seguito al loro amore alla luce del sole, e con le quali mettono in discussione la certezza del loro stato per un futuro dall’incertezza certa. Come un tulipano che “primo a fiorire, primo a cadere” così l’amore che per primo fiorisce è il primo a finire. E ciò che succede al commercio dei tulipani e alla frenesia che ha generato, e contemporaneamente è quel che accade alla relazione amorosa tra Sophia e Jan. E tutto ciò avviene quando il sentimento rende ciechi e chiusi a ogni sensatezza, e nullifica completamente la ragione. Una follia a due che si svolge in un periodo storico olandese in cui predomina una follia collettiva, determinata dalla tentazione dei tulipani come promessa di una effimera ricchezza bramata, in un ambiente povero, sporco e instabile, in cui interagiscono amore e odio, fedeltà e tradimento, sincerità e inganno, rispetto e trasgressione, sogno e realtà, verità e segreti, degrado e progresso, senza alcuna interruzione, e dove la passione si fonde con l’arte in maniera indissolubile e innovatrice, e in cui la donna assume con forza il predominio sull’uomo che soccombe inesorabilmente ad essa.
Il film, diretto con scrupolo suscitando interesse dal punto di vista cinematografico, è ricco di bravi attori, tra cui molti premi Oscar come Alicia Vikander, Judi Dench e Chistoph Waltz, sotto l’egida della sceneggiatura bizzarra ma convincente di Tom Stoppard, anch’egli premio Oscar per la Migliore sceneggiatura originale di Shakespeare in love (1988) di John Madden.
Filmografia
L’altra donna del re (2008), The First Grader (2010), Mandela – La lunga strada verso la libertà (20139.
Francesco Giuliano

martedì 4 settembre 2018

“Resta con me” perché un amore vero è come un dio che va amato per sempre



Titolo: Resta con me.
Titolo originale: Adrift
Regia: Baltasar Kormákur
Soggetto: Tami Oldham Ashcraft e Susea McGearhart (dal libro
Sceneggiatura: Aaron Kandell, Jordan Kandell, David Branson Smith
Musiche: Volker Bertelmann
Produzione Paese: USA, 2018
Cast: Shailene Woodley, Sam Clafin, Jeffrey Thomas, Elizabeth Hawthorme, Grace Palmer, Siale Tunoka, Kael Damlamian, […]


Tami Oldham Ashcraft (Shailene Woodley) è una ragazza di 23 anni molto coraggiosa, amante dell’avventura e del rischio, che si trasferisce a Tahiti per un lavoro di qualunque natura, ma dove si innamora perdutamente dello skipper Richard Sharp (Sam Clafin), di una decina di anni più vecchio di lei. Eros squarcia i loro cuori a prima vista, tant’è che si mettono insieme, abitano nella barca costruita in sette anni da Richard, e trovano sfogo lavorativo evadendo commissioni di proprietari di imbarcazioni che conducono da un porto all’altro. L’ultimo lavoro che gli viene commissionato riguarda il trasporto di una barca da Tahiti a s. Diego in California: un viaggio pieno d’insidie in quanto devono navigare nell’Oceano Pacifico che, a differenza del nome, non ha niente di tranquillo. Sono più di quattro mila miglia, è una follia! – dice, infatti, Tami a Richard. Tant’è che dopo alcuni giorni di navigazione, vengono colti da un violento uragano che distrugge parzialmente la barca. Una tempesta perfetta! A questo punto, inizia per Tami un continuo e stressante travaglio. In balia di un netto disorientamento e priva di ogni mezzo di comunicazione, Tami cerca di riparare la barca al fine di potere navigare in mezzo a quel mare infinito e deserto (Siamo sperduti nel Pacifico, è un'area di ricerca infinita, non ci troveranno mai!), al di fuori di ogni rotta umana e di accudire, con grande dedizione, il suo amato Richard che è gravemente ferito ad una gamba infetta, almeno così trapela dall’immaginazione della giovane. Immaginazione per sopravvivere e per dare impulso alla sua perseveranza e al suo forsennato coraggio perché, come scrive Primo Levi, in Se questo è un uomo, “la persuasione che la vita ha uno scopo radicato in ogni fibra di uomo, è una proprietà della sostanza umana”. Ed è proprio ciò che porta Tami verso la strada della salvezza come un novello Ulisse.

Il regista Baltasar Kormákur, grazie ad una sceneggiatura straordinaria e priva di sbavature, dirige con estro un film seducente, coinvolgente, ricco di suspence, in cui amalgama la realtà e l’immaginazione con grande disinvoltura e sciolta destrezza.
Egli descrive il dramma con una serie molto serrata di drammi che si susseguono e che fanno percepire la sofferenza della protagonista, che conduce il film, dall’inizio sino alla fine, accattivandosi la simpatia dello spettatore, che soffre assieme a lei senza soluzione di continuità. Come diceva il presidente Roosevelt: L’unica cosa di cui dobbiamo aver paura è la paura stessa. E la paura Tami riesce a vincerla con grande sopportazione. La sofferenza, tuttavia, viene dipanata dall’esplosione di un amore che Tami, come un fiore che apre la sua corolla al mondo per manifestare tutta la sua bellezza, esprime nei confronti del suo Richard presente nella sua mente così come nel suo cuore. Appare, dunque, questo film, privo di sentimentalismo o di strategie mielose, un elogio dell’amore come motore del mondo, un elogio dell’amore che come un dio va amato per sempre. Ma appare pure come la lotta sfrenata dell’uomo contro la violenza della Natura che può essere vinta se si continua a lottare con tenacia e caparbietà senza arrendersi mai.
Filmografia
101 Reykjavik (2000), il mare (2002), A little Trip to Heaven (2005), Myrin (2006), Bruoguminn (2008), Reykjavik – Rotterdam (2008), Una tragic scelta (2010), Contraband (2012), The Deep (2012), Cani sciolti (2013), Everest (2015), Ofæro (2015), The Oath – Il giuramento.
Francesco Giuliano

venerdì 31 agosto 2018

“Don’t Worry” documenta come si può combattere e vincere la sofferenza causata da un grave incidente



Titolo: Don’t Worry
Titolo originale: Don't Worry, He Won't Get Far on Foot (Non preoccuparti, non andrà lontano a piedi.)
Regia: Gus Van Sant
Sceneggiatura: Gus Van Sant
Soggetto: Gus Van Sant (dalla biografia del vignettista John Callahan (1951-2010))
Musiche: Danny Elfman
Produzione Paese: USA, 2018
Cast: Joaquin Phoenix, Jonah Hill, Rooney Mara, Jack Black, Mark Webber, Beth Ditto, Udo Kier, Carrie Brownstein, Ron Perkins, Kim Gordon, Heather Matarazzo, […]



John Callahan (interpretato dal bravo e versatile Joaquin Phoenix) è un giovane che trascorre la gioventù in modo caotico e spregiudicato, bighellonando qua e là e dando un senso alla sua vita soprattutto drogandosi. Purtroppo, a causa di questo suo comportamento, una sera, ad una festa si ubriaca oltre ogni misura assieme ad un altro ubriaco, Dexter (Jack Black), che gli propone di recarsi in un’altra festa molto più allettante di quella a cui stanno partecipando. Ovviamente, a causa di quello stato di ubriachezza l’incidente dell’auto è assicurato e John rimane paralizzato e costretto a stare su una sedia a rotelle. John, allora, si vede costretto ad una nuova vita partecipando ad una terapia di gruppo di ex alcolisti, diretta dall’abile e appassionante Donnie (Jonah Hill), a cui confida ciò che gli è successo e che lo ha costretto sulla sedia a rotelle: L'ultimo giorno che ho camminato mi svegliai senza postumi da sbronza, sapevo di avere più o meno un'ora prima che iniziasse ... la crisi di astinenza. Poi è finita. Dexter scambiò un palo della luce per un’uscita e lo prese in pieno a 150 km/h. Lui ne uscì illeso con un graffietto. Questa terapia, però, non risulta sufficiente ma, per superare il suo desiderio di alcol e per evitare il patimento dovuto al suo nuovo stato fisico, grazie all’amore che gli dà Annu (Rooney Mara), una bella hostess svedese, e al disegno di vignette satiriche (Disegno per vivere, ma la gente si arrabbia per i soggetti che uso) acquista, pian piano, il necessario sostegno psichico che gli conferisce la forza di ritornare a vivere con fiducia e con passione. Il suo sgattaiolare in modo incosciente e impavido e senza alcun timore, tra le strade della città di Portland, nell’Oregon, con la sedia a rotelle, lo dimostra in maniera evidente e chiara. E questo suo modo di fare lo rende una persona speciale che lo fa apprezzare anche dai ragazzi di strada che piuttosto che deriderlo tendono ad aiutarlo nei casi di difficoltà.
La perspicacia narrativa e l’eleganza pittorica del regista Gus Van Sant, anche in questo film, non si fanno attendere per il fatto che, come per gli altri suoi lungometraggi, affronta gli aspetti psicologici e i disagi della gioventù causati da un naturale disorientamento dovuto all’età e alla sessualità, a cui contrappone la ricerca della personalità di ogni giovane e di quella libertà di cui necessita per contrastare gli stereotipi e i pregiudizi che la società impone. E lo fa con un evidente ottimismo che si può riassumere con la massima: Niente è perduto: felice è colui che cadendo riesce a rialzarsi più vigoroso di prima.
Il film Don't Worry, He Won't Get Far on Foot è stato presentato al Sundance Film Festival 2018, in anteprima, e al Festival Internazionale del Cinema di Berlino 2018, in concorso.
Filmografia
Mala Noche (1985), Drugstore Cowbiy (1989), Belli e dannati (1991), Cowgirl – Il nuovo sesso. 1993), Da morire (19959, Will Hunting- Gernio ribelle (1997), Psycho (1998), Scoprendo Forrester (2000), Gerry (2002), Elephant (2003), Last Days (20059, Paranoid Park (2007), Milk (2008), L’amore che resta (2011), Promised Land (20129, La foresta dei sogni (2015).
Francesco Giuliano

venerdì 24 agosto 2018

“Come ti divento bella” una disamina sull’autostima femminile nel tempo dello stereotipo della bellezza canonica

Titolo: Come ti divento bella

Titolo originale: I Feel Pretty

Regia: Abby Kohn, Marc Silverstein

Sceneggiatura: Abby Kohn, Marc Silverstein

Musiche: Micheal Andrews

Produzione Paese: USA, 2018-08-24

Cast: Amy Schumer, Michelle Williams, Rory Scovel, Emily Ratajkowski, Naomi Campbell, Aidy Bryant, Lauren Hutton, Busy Philipps, Tom Hopper, Adrian Martinez, […]
 
 
 
“Come ti divento bella” è una commedia che ripercorre parzialmente, nella parte iniziale, le tracce del film “Il diario di Bridget Jones” (2001), diretto da Sharon Maguire, con la brillante Renée Zellweger, che personificava una trentenne frustrata perché in sovrappeso, così come la Renee Barrett (Amy Schumer), la protagonista di questo film. Costei, infatti, è una donna insicura, insoddisfatta, perennemente angosciata e priva di autostima per il suo aspetto fisico grassottello, che non risponde ai canoni di bellezza imposti e propagandati dai media. Lavora in un ufficio sotterraneo di New York dove gestisce il sito web della grande azienda di cosmetici Lily LeClaire. Questo suo disagio come donna, che non può inserirsi nella società per il suo aspetto, è continuamente intensificato da diversi fatti: se va nella sede centrale dell’azienda incontra giovani modelle dalla linea aggraziata e snella conforme alla bellezza canonica, se va a cercare qualche vestito per sé, si sente rispondere dalla commessa di turno che “abbiamo una gamma di taglie limitata in negozio, ma può trovare taglie forti online”. Pur essendo convinta che “la bellezza è un fatto soggettivo”, confida alle sue due amiche che è “iscritta a tutti i siti, nessuno legge i profili, guardano solo le foto e questo mi frega alla grande!”
A causa di tutto ciò, decide allora, per acquistare una forma esile di iscriversi in una palestra dove, nel primo incontro, a causa del suo sovrappeso, cade dalla cyclette e sbatte la testa. Quando rinviene, si guarda allo specchio e non si vede più grassa ma, al contrario, grida con enfasi “Oh, ma ... sono io?! Sono...bellissima!” Quel colpo alla testa l’ha intronata e le ha fatto cambiare idea sulla sua corporeità: “La mia vita è completamente cambiata!”
Non solo Renee ora si ritiene bella ma, essendo una donna molto perspicace, si propone alla nipote della titolare dell’azienda Avery (Michelle Williams) come modella perché sostiene che “La modella è uno dei ruoli che potrei ricoprire! Io non sono solo questo!” La sua autostima si fa grande tant’è che fa amicizia anche con Ethan (Rory Scovel), un bel ragazzo che si invaghisce di lei e con la quale ha anche intensi rapporti sessuali. Tutto può accadere a questo punto in positivo nella vita di Renee se non fosse che sfortunatamente cadendo un’altra volta, e un’altra volta battendo la testa, al risveglio perde la convinzione di essere bella e la sua psiche la riporta a essere come prima.
Amy Schumer dimostra di essere un’attrice molto brava  che calza alla perfezione il personaggio di Renee, la quale manifesta in modo palese e brioso anche la contrarietà alla sopraffazione dei modelli stereotipati che questa società non solo propaganda e impone, ma che mette anche in secondo piano il merito e l’intelligenza delle persone che non rientrano in quei modelli canonici.
“Come ti divento bella” è stato proiettato al Giffoni Film Festival 2018.
Francesco Giuliano
 

 

domenica 19 agosto 2018

Crazy & Rich (Pazzo e ricco), una storia comune per parlare della Cina moderna


Titolo: Crazy & Rich
Titolo originale: Crazy Rich Asians
Regia:Jon M. Chu
Sogegtto: Kevin Kwan dal romanzo Crazy Rich Asians, un best-seller
Sceneggiatura: Peter Chiarelli, Adele Lim
Musiche: Brian Tyler
Produzione Paese: USA 2018
Cast: Constance Wu, Henry Golding, Gemma Chan, Lisa Lu, Awkwafina, Ken Jeong, Michelle Yeoh, Nico Santos, […]



Rachel Chu (Costance Wu), una professoressa universitaria di Economia di New York, di origine cinese ma che è vissuta negli USA sin da piccola, si reca a Singapore assieme al suo fidanzato Nick Young (Henry Golding), che deve fare da testimone di nozze al suo migliore amico. Rachel è piena di entusiasmo perché ritorna in Cina, la sua patria, ma è un po’ irrequieta in quanto deve conoscere la famiglia di Nick. Ben presto, però, scoprirà che la famiglia del suo compagno è una delle più ricche della Cina e che non è gradita sia alla madre (Michelle Yeoh) di Nick sia a tutte le aspiranti che ambiscono di sposarlo.
Per Rachel, la conoscenza della parentela e della sfera di amicizie di Nick, che si prospettava di fondamentale interesse, in effetti diventa un calvario in cui il pettegolezzo e le maldicenze la fanno da padrone. La maldicenza che le fa più male è quella di essere considerata un’arrampicatrice sociale data la modestia della famiglia da cui proviene. Anche ciò che le dice la madre di Nick è molto significativo e incisivo: Io ho scelto di occuparmi della mia famiglia, per me è un privilegio … ma tu potresti considerarlo un po’ antiquato! E anche offensivo: Io so una cosa per certo: tu non sarai mai abbastanza. A questo punto diventa tutto complicato per cui Nick le risulta innamorato pazzo ma soprattutto ricco ed è questa ricchezza che la convince di ritornarsene a New York, tant’è che Rachel confida alla sua amica Go Peik (Awkwafina): Se Nick scegliesse me perderebbe la sua famiglia …  e se scegliesse la sua famiglia? Le porterebbe rancore per tutta la vita.
Al di là della vena romantica della novella – del genere soap opera anche se in un’unica puntata - che appare, per il contenuto trattato, trita e ritrita, ciò che desta interesse nel film è l’immagine opulenta e occidentalizzata della Cina che contrasta, invece, con quella che la sua realtà sociale che ancora versa in una povertà diffusa, ma anche la preoccupazione che sta provocando, a livello internazionale, l’ascesa economica cinese, frutto di un cambiamento della politica cinese che si evince dall’incipit del film Quando la Cina si sveglierà, il mondo tremerà (citazione del 1815 di Napoleone Bonaparte). E come sostiene, in sintesi anche Federico Rampini nel suo libro:  Il secolo cinese. Storie di uomini, città e denaro dalla fabbrica del mondo: “La dirompente potenza industriale di un paese che ospita un quinto della popolazione mondiale e alcune importanti riforme economiche hanno fatto sì che in pochissimi anni la Repubblica popolare cinese superasse quasi tutti i paesi occidentali nella classifica delle nazioni più ricche e che le sue merci invadessero il mercato globale, mettendo in gravi difficoltà molte piccole e grandi imprese, anche quelle tecnologicamente avanzate. Eppure, benché gli indicatori economici e gli ultimi eventi politici suggeriscano che il XXI secolo sarà il "secolo cinese", come il Novecento fu il secolo americano, per noi occidentali questo immenso paese dalla storia millenaria continua a restare in larga parte un mistero”.
Francesco Giuliano