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giovedì 10 maggio 2018

“A Beautiful Day– You Were Never Really Here” descrive come un individuo vissuto in un ambiente violento possa assurgere al “Paradiso”


Titolo: A Beautiful Day – You Were Never Really Here

Titolo originale: You Were Never Really Here

Regia: Lynne Ramsay

Sceneggiatura: Lynne Ramsay

Soggetto: Jonathan Ames (dal libro Non sei mai stato qui)

Musiche: Jonny Greenwood

Produzione Paese: UK 2017

Cast: Joaquin Phoenix, John Doman, Judith Roberts, Alex Manette, Ekaterina Samsonov, Alessandro Nivola, [...]



Joe (Joaquin Phoenix), un reduce di guerra con un infanzia molto sofferta e con un’esperienza basata sulla violenza che lo angosciano continuamente, è l’introverso protagonista, avvolto da un alone di mistero almeno nella parte iniziale di questo thriller, la cui pellicola man mano che si srotola ne mette a nudo il carattere e la profonda umanità. Fa il sicario sotto ordinazione mettendo in evidenza la sua netta brutalità, ma al tempo stesso la dolcezza e l’amore nell’accudire con cura e attenzione la vecchia madre (Judith Roberts) con la quale vive nella sua casa, mostrando così la sua duplice indole mite-crudele. Tutto procede in tal senso finché il senatore Votto (Alex Manette) di New York, tramite un intermediario, gli chiede di rintracciare la giovanissima figlia Nina (Ekaterina Samsanov), che è stata rapita da un’organizzazione criminale che introduce le minorenni alla prostituzione, e di liberarla dietro un forte compenso in denaro. Joe accetta e da quel momento si rende conto della diffusa criminalità e del latente malcostume a tutti i livelli sociali che come una cancrena insanabile si insinuano nella città.

Joaquin Phoenix, che abbiamo visto nelle vesti angeliche di Gesù nel film “Maria Maddalena” di Garth Davis (2018), in questo film cambia “carne” e veste magnificamente e con grande effetto la maschera di un individuo che è tutto  all’opposto del Messia evangelico. Il suo corpo muscoloso, maltrattato, cicatrizzato e deforme mette a nudo in modo palese la violenza ricevuta e provocata mentre i suoi vestiti sudici e strappati con il suo volto che esprime una sofferenza mai sedata entrano in risonanza con l’ambiente di una città che sembra estranea al significato intrinseco di umanità. Lynne Ramsay crea con accortezza e magistrale cura un ambiente che appare irreale nella sua netta e cruda realtà crudele e nefasta, in cui Joe si muove lentamente ma con fermezza spinto dalla sua frenesia violenta che appare inarrestabile, sebbene basti un soffio gentile, uno sguardo innocente, una carezza, una richiesta d’aiuto a capovolgere i sentimenti di una persona bistrattata fino a quel momento. Senza  fragore ma con un’appena accennata temperanza, non sensazionale azione ma un’umana e innata spinta, non turbamento irrefrenabile ma pacatamente interiore si ha la rivelazione di un umano sentire che era stato represso e che emerge senza ostacoli dando nuovo vigore alla vita in un a beautiful day.

Il film,  in concorso per la Palma d’Oro al Festival del Cinema di Cannes 2017, ha vinto il Premio per la Migliore sceneggiatura, e il Premio per Migliore attore a Joaquin Phoenix.

Filmografia

Small Deaths (1996), Kill the Day (1996), Gasman (1998), Ratcatcher – Acchiappatopi (1999), Morven Callar (2002), … e ora parliamo di Kevin (2011), Swimmer (2012).

Francesco Giuliano

mercoledì 9 maggio 2018

“Loro 1" ovvero “Quelli che contano” che hanno determinato il degrado morale del Paese Italia


Titolo: Loro (prima parte)
Regia: Paolo Sorrentino
Soggetto: Paolo Sorrentino
Sceneggiatura: Paolo Sorrentino, Umberto Contarello
Musiche: Lele Marchitelli
Produzione Paese: Italia, Francia 2018
Cast: Toni Servillo, Riccardo Scamarcio, Fabrizio Bentivoglio, Elena Sofia Ricci, Kasia Smutniak, Euridice Axen, Roberto De Francesco, Dario Cantarelli, Anna Bonaiuto, Giovanni Esposito, Ugo Pagliai, Ricky Memphis, Duccio Camerini, Yann Gael, Alice Pagani, Caroline Tillette, Iaia Forte, Michela Cescon, Roberto Herlitzka, Gigi Savoia, Alessandra Scarci,[…]



Afferma lo scrittore premio Nobel, José Saramago, nel suo celebre romanzo Cecità (Universale Economica Feltrinelli, 2016)  che non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che, pur vedendo non vedono. Questa è l’essenza della prima parte di questo film “Loro”  strabiliante e di grandissima attualità di Paolo Sorrentino, in cui vengono messi alla luce i tratti distintivi delle persone mediocri, ingannate dall’apparenza, e senza carattere che ormai, avendo perduto la capacità di vedere e prive di volontà, vengono trascinate senza alcuna possibilità di scampo dagli squallidi eventi appositamente creati, così come avviene durante il procedere della corrente inarrestabile di un fiume in piena che trasporta con sé tutto ciò che incontra, essenza in cui sono rilevate le sordide strategie e le manovre subdole e intriganti di turpi arrivisti senza scrupoli usate per ridurre le persone a merce di scambio al fine di ottenere favori e privilegi dai potenti innominati, soprannominati “Lui”, Dio”, “Loro, cioè quelli che contano”, in un Paese ridotto a porcile da squallidi “Politicanti”, così come descritto nell’omonima poesia:  Trambusto licenzioso/ sconquasso esagerato/ vocio ventoso/ turpiloquio insensato/ condimenti di spudoratezza sfrontata/ generano mostriciattoli/ abili obbrobri / di mala umanità/ che han cresta d’ignoranza / coperta da peli d’arroganza/ e di saccente falsità/ fan miracoli per sé/ e lasciano / l’etnia nella scarsità, della silloge “Ragione e sentimento” (Libreria editrice Urso, 2016). Quella del porcile è una metafora che richiama alla mente il Paese della maga Circe, la dea terribile dalla voce umana, che con il suo fascino attrasse Odisseo e i suoi compagni che accompagnò e li fece sedere sulle sedie e sui troni: formaggio, farina d’orzo e giallo miele mescolò  nel  vino di Pramno ; farmaci nocivi aggiunse al cibo, perché dimenticassero del tutto la patria. Dopo di ché glielo offrì e loro lo bevvero, quindi  li toccò rapidamente con una bacchetta e li chiuse nei porcili. Dei porci essi avevano il corpo: grugniti, setole  e forma. Ma come in passato la mente era salda (libro X, 233-240, Odissea), una metafora in cui non c’è più differenza tra uomini e porci e dove neppure le innocenti pecore ingenue e senza peccato si salvano, e in cui la verità è frutto del tono e della convinzione con cui l’affermiamo.
Sorrentino con il suo stile inconfondibile e con la sua indiscussa  maestria di regista, come un novello Dante, descrive ne "La Divina Commedia Nazionale" la condizione sociale e il degrado morale in cui versa il paese Italia, ricco di corruttori, di persone senza scrupoli, di cocainomani, di giovani escort, di squallidi personaggi privi di dignità, narrando le vicissitudini familiari e politiche di Silvio Berlusconi, interpretato magnificamente da Toni Servillo, e della sua ex moglie Veronica (Elena Sofia Ricci), attorno a cui ruotano personaggi arrivisti e privi di scrupoli, ben costruiti, come il cinico Sergio Morra (Riccardo Scamarcio), la spregiudicata Tamara (Euridice Axen), la bellissima “ape regina” Kira (Kasia Smutniak), l’ex ministro Santino Recchia (Fabrizio Bentivoglio).

Filmografia
L’uomo in più (2001), Le conseguenze dell’amore (2004), L’amico di famiglia (2006), Il divo (2008), This Must Be the Place (2011), La grande bellezza (2013), Youth – La giovinezza (2015.
Francesco Giuliano


venerdì 20 aprile 2018

“Doppio amore” nella continua alternanza tra realtà e immaginazione descrive una donna "autenticamente due"


Titolo: Doppio amore
Titolo originale: L’amant double
Regia e sceneggiatura: Franҫois Ozon
Soggetto: Joyce Carol Oates (dal romanzo Lives of the Twins)
Musiche: Philippe Rombi
Produzione Paese: Francia 2017
Cast: Marine Vatch, Jérémie Renier, Jacqueline Bisset, Myriam Boyer, Dominique Reymond, […]


La bella e giovane ex-modella Chloé (Marine Vatch) è una donna emotiva che ha somatizzato ogni episodio negativo che le è capitato, per cui  si sottopone ad uno screening  medico completo per scoprire quale sia la causa di questo suo continuo mal di pancia, il secondo cervello del corpo umano. La dottoressa che l’ha visitata non ne ha trovato l’origine per cui, pensando che quel dolore sia di origine psicosomatica, le consiglia di rivolgersi alle cure di un bravo psichiatra. Tenendo conto di questo consiglio, Chloé si affida alle cure del dottor Paul (Jérémie Renier) che, sottoponendola ad analisi, ne individua subito l’inquietudine mostrando verso di lei un atteggiamento affettuoso e zelante nei confronti della ragazza e un carattere mite.
Questo genera subito in Chloé una profonda e incontrollabile attrazione che la porta a innamorarsi di Paul, che le corrisponde altrettanto amore che, per deontologia professionale, lo costringe a interrompere le sedute. Ovviamente tra i due si instaura un continuo e intimo rapporto amoroso che li porta a convivere nella stessa casa. Non passa tanto tempo che Chloé, per caso, scopre che Paul ha un fratello gemello monozigote, Louis (Jérémie Renier), anche lui psichiatra che ha lo studio da un’altra parte della città e della cui esistenza il suo amato non gliene ha mai parlato. Il desiderio di conoscere la verità spinge Chloé a farsi analizzare da Louis che fisicamente è copia conforme del fratello mentre nel carattere risulta irruento, molto passionale e notevolmente aggressivo. Paul e Louis si presentano a Chloé con due personalità completamente differenti. Chloé si innamora pure di Louis che ama con la stessa intensità con cui ama Paul e, alternativamente, ha rapporti sessuali con ambedue.
Franҫois Ozon in “Doppio amore”, un thriller scritto e diretto da lui medesimo, il cui soggetto è tratto  dal romanzo "Lives of the Twins" (1987) di Joyce Carol Oates, riesce a coinvolgere lo spettatore per il contenuto drammatico del film così forte e intenso attraverso continui tratti inquietanti, eccitanti e perturbanti, e a confonderlo mostrando un incoerente miscuglio tra realtà ed immaginazione attraverso un loro continuo interscambio così perfetto da fare scambiare la realtà con l’immaginazione che non si riesce ad omogeneizzare. Così come spesso avviene nella vita di ognuno di noi. Esploratore dell’animo femminile Ozon costruisce con grande cura lo sdoppiamento della personalità di Chloé che richiama, anche se con approccio diverso, il rapporto tra il dottor Jekill e mister Hyde da cui deriva che l’uomo non è autenticamente uno, ma autenticamente due. Fa emergere con fine sagacia dalle continue relazioni amorose di Chloé non solo la forza del suo Io che era rimasta nell’ombra junghiana fino ad allora, ma anche il narcisismo per la propria immagine per il raggiungimento della coscienza dell’Io con il quale instaura un rapporto di amore/odio.
Il film è stato in concorso per la Palma d’oro al Festival del Cinema di Cannes 2017.

Filmografia
Sitcom – La famiglia è simpatica (1998), Amanti criminali (1999), Sotto la sabbia (2000), Gocce d’acqua su pietre roventi (2000), 8 donne e un mistero  (2002), Swimming Pool (2003), CinquePerDue – Frammenti di vita amorosa (2004), Il tempo che resta (2005), Angel – La vita, il romanzo (2007), Ricky – Una storia di amore e libertà (2009), Il rifugio (2009), Potiche – La bella statuina (2010), Nella casa (2012), Giovane e bella (2013), Una nuova amica (2014), Frantz (2016).
Francesco Giuliano

giovedì 19 aprile 2018

“The Silent Man” descrive con perfetta suspense la fermezza di un uomo integro


Titolo: The Silent Man
Titolo originale: Mark Felt: The Man Who Brought Down the White House
Regia e sceneggiatura: Peter Landesman
Musiche: Daniel Pemberton
Produzione Paese: USA, 2017
Cast: Liam Neeson, Diane Lane, Tony Goldwyn, Maika Monroe, Kate Walsh, Josh Lucas, Michael C. Hall, Marton Csokas, Tom Sizemore, Bruce Greenwood, Julian Morris, Wendi McLendon-Covey, Ike Barinholtz, Brian d’Arcy James, Noah Wyle, Eddie Marsan, […]




“The Silent Man” è un film imperniato sulle vicissitudini fronteggiate dal vicedirettore dell’FBI Mark Felt (Liam Neeson) durante i primi anni ’70, quando era ancora Presidente degli Stati Uniti d’America Richard Nixon il quale, nel 1974, fu costretto a dimettersi in seguito allo scandalo Watergate. Scandalo che fu generato dalle rivelazioni che Mark Felt fece al giornalista Bob Woodward (Julian Morris) del Washington Post che in quel tempo, non avendolo potuto individuare, lo chiamò con il nome di fantasia “Gola profonda” nel suo libro “All the President’s Men” (1974), “Tutti gli uomini del presidente”, scritto assieme al collega Carl Bernstein, da cui due anni dopo venne tratto l’omonimo film diretto da Alan J. Pakula. Soltanto, dopo circa trent’anni, Mark Felt, ormai al sicuro da ogni rischio e per evitare che questa sua condotta – essendo lui un democratico -, a suo tempo potesse essere interpretata di parte e quindi utilizzata dai repubblicani e fatta giudicare dall’opinione pubblica a suo sfavore, rivelò che era stato lui la spia dell’FBI a passare le informazioni ai giornalisti del Post. Aveva indagato profondamente sulla massima istituzione statunitense tant’è che ai suoi collaboratori diceva che il nostro compito è seguire le tracce sul terreno e tutte le tracce sembrano portarci dentro la Casa Bianca!  E, in seguito, aveva passato le informazioni sulla corruzione all’interno dell’apparato presidenziale alla stampa, perché riteneva che nessuno può fermare la forza di un'indagine dell’FBI! Nessuno, nemmeno ... l’FBI, mettendo a rischio se stesso e la sua famiglia convinto che a volte dobbiamo tradire ciò che amiamo, per salvare ciò che amiamo! … C'è sempre un prezzo da pagare per quello che facciamo. E lo paghiamo tutti, in un modo o nell'altro.
Peter Landesman che ha scritto anche la sceneggiatura di “The Silent Man” descrive appunto la figura di Mark Felt per dimostrarne la sua integrità morale e il suo valore umano mettendo in evidenza – e Liam Neeson ci riesce magnificamente -, il suo temperamento risoluto, deciso, intraprendente, ardito e saldo. Il grande cacciatore di draghi e custode del sogno americano – lo definisce la moglie Audrey (Diane Lane), redarguendolo per le sue ferme e coraggiose convinzioni.
“The Silent Man” è intrigante, galvanizzante e coinvolgente e si collega indirettamente al film contemporaneo “The Post” (2017) di Steven Spielberg perché mette in evidenza i travagli interiori di due persone che neppure si conoscevano direttamente e che costituivano le due facce della stessa medaglia, quella della salvaguardia della democrazia: da una parte, Kay Graham (Meril Streep), proprietaria di un giornale che mise in gioco se stessa, la sua fama e la sua proprietà editoriale e, dall’altra, Mark Felt (Liam Neeson) che con integrità, fedeltà, e coraggio mise in gioco la reputazione di se stesso e la sua famiglia.
Il film è stato presentato in anteprima al Toronto International Film Festival (TIFF) 2017.
Filmografia
Parkland (2003), Zona d’ombra (2015).
Francesco Giuliano

venerdì 13 aprile 2018

“Il giovane Karl Marx” un film per giovani che insegna come i giovani possano cambiare il mondo


Titolo: Il giovane Karl Marx
Titolo originale: Le jeune Karl Marx
Regia: Raoul Peck
Sceneggiatura: Pascal Bonitzer, Raoul Peck
Musiche: Alexei Aigui
Produzione Paese: Francia, Germania, Belgio, 2017
Cast: August Diehl, Vicky Kieps, Stefan Konarske, Olivier Gourmet, Hannah Steele, Alexander Scheer, Hans-Uwe Bauer, Michael Brandner, Peter Benedict, Ivan Franek, Stephen Hogan, Wiebke Adam, Niiels-Bruno Schmidt, Marie Meinzenbach, Ulrich Brandhoff, […]




Senza entrare nel sequela dei fatti raccontati, il film “Il giovane Karl Marx” descrive le vicende del politologo e filosofo tedesco Karl Marx (August Diehl) e di sua moglie Jenny von Westphalen (Vicky Krieps) assieme all’amico fraterno Friedrich Engels (Stefan Konarske) nel periodo più travagliato ma anche più prolifico della sua vita, che va dal 1844 al 1848, anno in cui viene pubblicato il suo “Manifesto del Partito comunista” e iniziano, in diversi Stati europei come l’Italia e la Francia, i moti rivoluzionari per abbattere i poteri assoluti, che si erano ricostituiti dopo la rivoluzione francese del 1789 e sanciti dal Congresso di Vienna del 1815.
Karl Marx dimostra di essere un epicureo convinto perché la filosofia del filosofo greco Epicuro (IV – III secolo a.C.) lascia spazio alla libertà umana, e disdegna, come Prometeo, tutte le divinità sia trascendenti che terrestri che tolgono soggettività e, quindi, libertà di pensiero ad ogni essere umano. Marx, infatti, ritiene il titano mitologico, il più grande santo e martire del calendario filosofico. Per quello che ha scritto e ha fatto, infatti, Marx potrebbe considerarsi il novello Prometeo che ha posto le fondamenta necessarie a risolvere i problemi connessi con i poveri che in quel periodo venivano considerati ladri e, in quanto tali braccati e uccisi, perché andavano a raccogliere la legna secca caduta dagli alberi nei boschi, e la drammaticità delle condizioni di vita dei lavoratori nelle fabbriche in seguito alla rivoluzione industriale. E avendo letto tutte le opere del filosofo idealista Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Marx ne abbraccia la dialettica che considera un aspetto progressivo della realtà soggetta ad un continuo divenire, dovuto al confronto tra tesi e antitesi, da cui deriva la sintesi che unifica, elevandole ad un grado sociale superiore, le opinioni contrarie precedenti. In quegli anni, egli conosce il filosofo socialista Pierre-Joseph Proudhon (Olivier Gourmet) del qual sostiene che “vuole essere una sintesi. Ed è invece un errore composto. Vuole librarsi come uomo di scienza al di sopra dei borghesi e dei proletari; e non è che il piccolo borghese, sballottando costantemente fra il capitale e il lavoro, fra l’economia politica e il comunismo”, tant’è che contrappone, al saggio di costui “La filosofia della miseria”, “La miseria della filosofia” che aveva scritto assieme all’amico Engels in cui sono esposti i punti salienti della sua concezione. Incontra e conosce pure l’anarchico, filosofo russo, Mikhail Bakunin (Ivan Franek) con cui si scontra perché considera l’anarchismo carente di rilevanza culturale e politica.
“Il giovane Karl Marx” descrive  con intenso sentimento una storia di amicizia vera, di amore profondo, di coraggio, di grande passione sociale e politica, di confronti e scontri ideologici, di elaborazione di un’idea che si fa concreta, e di impegno costante.
Accolto con una risicata sufficienza dalla critica, secondo Diego Fusaro, studioso del pensiero marxista, il film ricostruisce in modo competente e assai preciso la vita del giovane Marx e il suo  “cammino di pensiero", raccontando “la genesi del suo pensiero dinamitardo e le perigliose vicende che caratterizzano la sua esistenza, sregolata ed essa stessa vocazionalmente ribelle”, come riportato da un suo articolo pubblicato su Ilfattoquotidiano.it del 6 aprile 2018.
“Il giovane Karl Marx” dovrebbe essere visto soprattutto dai giovani e dagli studenti di tutte le scuole superiori per far conoscere come un’idea nata ed elaborata dalla critica della critica critica di un giovane utopista possa cambiare le condizioni di un intero popolo, sia dal punto di vista dell’emancipazione sociale, sia dal punto di vista salariale, sia dal punto di vista della sicurezza nei luoghi di lavoro, sia come stravolgimento delle basi sociali e politiche al fine di salvaguardare una democrazia compiuta. In definitiva, il film dovrebbe essere visto senza pregiudizi e senza preclusioni ideologiche come se si andasse a vedere, ad esempio, un film sulle gesta di Robin Hood.
“Il giovane Karl Marx”, ben diretto con una magistrale sceneggiatura, è un film coinvolgente e appassionante ed è stato presentato fuori concorso al Festival del Cinema di Berlino 2017.
Filmografia
Haitian Corner (1987), L’homme sur les quais (1993), Corps Plongés (1997), Lumumba (2000), Sometimes in April (2005), L’Affaire Villemin (2006), L’école du pouvoir (2009), Moloch Tropical (2009). Sia “L’homme sur les quais” che “Lumumba” sono stati presentati nei rispettivi anni al Festival del Cinema di Cannes.
Francesco Giuliano

giovedì 12 aprile 2018

“I segreti di Wind River” descrive con sottile perspicacia gli errori sociali connessi all’emarginazione razziale


Titolo: I segreti di Wind River
Titolo originale: Wind River
Regia e Sceneggiatura: Taylor Sheridan
Paese Produzione: USA, 2017
Musiche: Nick Cave, Warren Ellis
Cast: Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Graham Green, Hugh Dillon, Gil Birmingham, Kelsey Asbille, Martin Sensmeier, Althea Sam, Julia Jones, Teo Briones, Tantoo Cardinal, Jon Bernithal, James Jordan, Matthew Del Negro, Austin Grant, Ian Bohen, Eric Lange, […]



Cory Lambert (Jeremy Renner) è un cacciatore federale della riserva indiana di Wind River nello stato del Wyoming, che ha l’incarico di controllare e uccidere gli animali selvatici, quali coyote, puma, lupi e quant’altro, per salvaguardare greggi di pecore e mandrie di buoi degli allevatori. È inverno e fa un freddo polare. Durante la ricerca di un puma che ha ucciso una mucca in quel territorio innevato, Cory scopre il corpo congelato di una ragazza morta. Si tratta della diciottenne Natalie Hanson (Kelsey Asbille) che risulta scalza e con la bocca e l’inguine insanguinati. Viene chiamata per indagare sulle cause di questa morte l’investigatrice FBI Jane Banner (Elizabeth Olsen), che appare sin dall’inizio non solo inesperta per il compito assegnatole ma anche vestita in modo inadeguato per affrontare il grande freddo di quel territorio, dove non si può avere fortuna in quanto la  natura l’ha sempre vinta perché non dà via di scampo. La fortuna si può avere in città ma non nello Wyoming d’inverno. Dall’autopsia risulta che la giovane Natalie prima sia stata stuprata e, poi, datasi alla fuga, sia morta dopo aver percorso circa dieci chilometri per il grande freddo che le ha congelato i polmoni. Trattandosi di morte causata da emorragia polmonare l’investigatrice, non potendo contare del supporto di una squadra, chiede aiuto a Cory. Costui accetta di aiutarla senza pensarci più di tanto, in quanto tre anni prima sua figlia era deceduta come Natalie, della quale era grande amica. Ed incomincia ad indagare recandosi da Martin Hanson (Gil Birmingham), il padre della vittima e, grazie a costui, incomincia ad avere indizi su quella morte misteriosa.
“I segreti di Wind River” è un thriller mozzafiato che descrive con sottile perspicacia gli errori dell’emarginazione razziale statunitense conseguenti alla creazione delle riserve indiane, in cui le condizioni sociali portano all’isolamento e all’aridità dei sentimenti degli abitanti che per colmare il vuoto della loro vita si ubriacano. Una riserva indiana è una comunità chiusa, un luogo brutale, dove il paesaggio stesso è un antagonista. È un luogo in cui la tossicodipendenza e gli omicidi uccidono più del cancro, e lo stupro è considerato un rito di passaggio per le ragazze per diventare donne, dice il regista Taylor Sheridan, che ne ha scritto anche la sceneggiatura dopo essersi documentato presso la locale comunità indiana. Infatti, il film si basa su episodi che si sono realmente verificati in quei luoghi del nord americano. Non è un caso che il regista abbia ben costruito i diversi personaggi del film che ne rappresentano i vari caratteri umani:  Martin Hanson rappresenta gli abitanti della riserva i loro legame con il  resto del mondo; Jane Banner è una donna forte e debole e, nel contempo, appare sentimentale e dura; Cory Lambert è un uomo mite e debole ma, al tempo stesso, determinato e coerente.
L’uomo, in quel luogo, appare piccolo e inerme nei confronti della natura da cui vuole scappare come risulta dall’incipit del film: Lontano dai tuoi occhi amorevoli /in un posto dove l’inverno non arriva mai /Fra il vento corro /e veglio ogni ricordo di te/ …, versi di una poesia scritta da Natalie che dimostra di sognare il paradiso e di voler fuggire da esso perché il luogo in cui vive non è il paradiso. Ma lo stato delle cose non le permette di realizzare il suo sogno pur avendo trovato un uomo molto più grande di lei che glielo ha promesso e che lei ama.
“I segreti di Wind River” è un western moderno ben costruito, di grande tensione emotiva, caratterizzato da dialoghi brevi e concisi ma profondamente allusivi, dove ogni mezzo o scena o il linguaggio stesso hanno un loro significato metaforico e dove la musica ben si adatta ai luoghi, ai personaggi e alla vicenda descritta.
Taylor Sheridan è un regista televisivo famoso negli USA che, alla sua seconda pellicola cinematografica, dimostra la sua bravura nel descrivere con grande maestria fatti di cronaca suscitando passo dopo passo nello spettatore una trepidazione eccezionale con notevole semplicità, tant'è che il film è stato presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival del Cinema di Cannes 2017.
Filmografia: Vile (2011).
Francesco Giuliano

martedì 10 aprile 2018

“Ready Player One”, l’ultimo capolavoro sui generis di Spielberg fa paura


Titolo: Ready Player One
Regia: Steven Spielberg
Soggetto:  Ernest Cline (Dal romanzo Ready Player One, 2010)
Sceneggiatura:  Zak Penn, Ernest Cline, Eric Eason
Musiche: Alan Silvestri
Produzione Paese: USA, 2018
Cast: Tye Sheridan, Olivia Cooke, Ben Mendelson, Mark Rylance, Simon Pegg, Lena Waithe, Philip Zhao, Win Morisaki, Hannah John-Kamen, Susan Lynch, Perdita Weeks, Ralph Ineson, T.J. Miller, Clare Higgins, […]




La fantastica, ma non troppo, storia distopica  di “Ready Player One” si svolge, nel 2045, a Columbus, capitale decadente dell’Ohio, dove la sovrappopolazione costringe la gente a vivere in bruttissime e orrende  cataste, nei cui piani sono sistemati alloggi costituiti da roulotte. L’ambiente sociale conseguentemente risulta squallido e altamente inquinato, dove i rapporti interpersonali risultando inesistenti fanno rifugiare la gente in un mondo virtuale chiamato Oasis, creato dall’informatico e timido nonché solitario James Halliday (Mark Rylance) che, morto prematuramente, viene sostituito dal cinico e arrivista Nolan Sorrento (Ben Mendelson). La partecipazione degli abitanti di Columbus a questo mondo immaginario è connessa a numerose attività tra cui preminente risulta quella del gioco. Lo stesso Wade Watts (Tye Sheridan), un brillante giovane diciottenne appassionato di Oasis perché non ha alcun altro sbocco e prova soddisfazione personale per la destrezza e l'intuizione che possiede (Mi chiamo Wade Watts. Mio padre scelse questo nome perché sembrava l'identità segreta di un supereroe, tipo Peter Parker o Bruce Banner, ma morì quando ero piccolo, come mia madre e ...sono finito qui, nel mio piccolo angolo nel nulla. Non c'è nessun posto dove andare ... nessuno, a parte Oasis. Un intero universo virtuale. La gente viene su Oasis per tutto quello che si può fare, ma ci rimane per tutto quello che si può essere. È l'unico posto dove sento di avere un senso.), partecipa, con il nome virtuale scelto non a caso di Parsifal - il cavaliere della Tavola Rotonda che trovò il Sacro Graal -, al Gioco di Anorak, a cui possono partecipare tutti. Tale gioco è stato ideato da Halliday e consiste nel ricercare un oggetto nascosto, un easter egg; il primo che troverà l’egg, vincerà cinquecento miliardi di dollari e avrà il controllo totale di Oasis. In questa competizione agonistica, che consiste nella scoperta di tre chiavi, Wade conosce Samantha (Olivia Cooke) che ha il nome virtuale di Artemide perché manifesta tutte le caratteristiche di un’irrefrenabile e perspicace cacciatrice come la dea greca da cui ha preso il nome virtuale. Tuttavia, in questo gioco violento con la prospettiva di essere molto redditizio subentra un gruppo di giocatori appartenenti alla multinazionale IOI che vuole vincere a tutti i costi per controllare Oasis e conseguentemente dominare la gente, perché Oasis è la più importante risorsa economica del mondo, e il gioco non è altro che una guerra per il controllo del futuro.  Infatti non è solo un gioco perché si tratta di vita e morte nella realtà, come sostiene Samantha, ed è per questo che non bisogna diffondere e fare conoscere i nomi reali dei partecipanti. 
“Ready Player One” è un film fantastico, antiutopico, proiettato in un futuro prossimo deprimente, angosciante e spaventoso, ma al tempo stesso realistico e attualissimo se si tiene conto del recentissimo scandalo di Cambridge Analytica, una società di consulenza britannica collegata a Facebook, il Social Network creato nel 2004 dall’informatico trentaquatrenne Mark Elliot Zuckerberg, di cui è amministratore delegato. Lo scandalo ha coinvolto, svelandoli per scopi elettorali, i profili di decine di milioni di utenti nel mondo e in Italia profili di oltre duecentomila; numeri che sono destinati ad aumentare.
Il film affronta il problema della tecnologia informatica che sta usando la rete Internet e, in particolare i Social Network, tra cui Facebook, Twitter, Google plus, come un occhio universale che vigila su tutti e controlla tutti oltrepassando i limiti che assicurano la privatezza di ogni individuo. O, anche, come il Grande fratello del romanzo 1984 (Nineteen Eighty-Four) di George Orwell del1949, ambientato in un mondo negativo e pericoloso, governato da un partito unico con un pensiero unico che non lascia spazio alla libertà individuale.
Steven Spielberg con “Ready Player One” sperimenta un film sui generis, a mio parere riuscendoci anche se, come avvenne per il film “2001,Odissea nello spazio” (1968) di Stanley Kubrick, il successo non è immediatamente assicurato perché potrebbe risultare incomprensibile il messaggio. Spielberg, comunque, usa frequentemente riferimenti culturali importanti per meglio fare comprendere questo film, come il famoso Cubo di Zemeckis, usato come potente arma razionale, oppure riferimenti cinematografici come Blade Runner (1982) di Ridley Scott per alcuni particolari scenografici, come il “Godzilla” nelle sue varie versioni cinematografiche moderne, o ancora come “Shining” (1980), film di successo di Stanley Kubrick, di cui usa il fiume di sangue che scorre precipitosamente portando via con sé ogni cosa che incontra. Egli crea, anche, un alternarsi continuo tra vicende reali e vicende virtuali che ad un certo punto non si sanno distinguere le une dalle altre così come spesso avviene nella vita.
Il messaggio particolare che scaturisce dal film è che la tecnologia debba essere al servizio dell’uomo e non usata al fine di sottometterlo o distruggerlo. Ma il messaggio più significativo è quello riferito ai giovani perché soltanto con la loro intraprendenza, con il loro credere in sé stessi e con la loro riluttanza verso i compromessi saranno gli eroi che potranno salvare il mondo dalla rovinosa deriva in cui si è già avviato e rendere la realtà reale, divenendo ciascuno di loro “unico giocatore pronto”.
Il film è altamente spettacolare e fantastico e accompagnato dalle musiche di Alan Silvestri che coinvolgono lo spettatore senza soluzione di continuità.
Francesco Giuliano