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venerdì 2 marzo 2018

“Quello che non so di lei” disamina un interessante rapporto a ping pong tra due belle donne


Titolo: Quello che non so di lei
Titolo originale: D’après une histoire vraie
Regia: Roman Polanski
Soggetto: Delphine de Vigan (dal romanzo D’après une histoire vraie)
Sceneggiatura: Olivier Assayas, Roman Polanski
Musiche: Alexandre Desplat
Produzione Paese: Francia, Belgio, Polonia, 2017
Cast: Emmanuelle Seigner, Eva Green, Vincent Pérez, Dominique Pinon, Camille Chamoux, Brigitte Lvovsky, […]



“Quello che non so di lei”, un thriller drammatico che attrae lo spettatore e lo tiene con il fiato sospeso per tutta la sua durata, descrive le disavventure della scrittrice di successo Delphine de Vigan (Emmanuelle Seigner) che, sprofondata in uno stato depressivo, diventa insicura e debole psichicamente e non riesce più a scrivere. Durante la presentazione del suo ultimo romanzo Delphine conosce una lettrice molto affascinante e perspicace, Elle (Eva Green), con la quale instaura subito un rapporto empatico intenso. Delphine, infatti, un po’ di tempo dopo confida al suo compagno Francois (Vincent Perez) di avere incontrato una donna molto interessante e simpatica con cui ha parlato tutta la sera e che si è dichiarata essere una sua grande ammiratrice. È rimasta colpita dalla sua franchezza in quanto le ha detto che il successo e l’improvvisa ribalta l’hanno posta in una situazione a rischio di esaurimento. Un’adulazione che Francois coglie con sospetto e con inquietudine perché gli sembra che quella donna abbia destabilizzato l’animo di Delphine, e che addirittura l’abbia plagiata. Un’adulazione mirata che fa ricordare allo spettatore colto la favola “La volpe e il corvo” di Esopo: “Un corvo con un pezzo di formaggio stava appollaiato  su un ramo di un albero. Una volpe affamata lo vide e, volendo per sé il formaggio, si mise a lodare il corvo per la sua bellezza e disse: Peccato che tu sia muto! Allora il corvo, per far sentire che aveva una bella voce, aprì il becco. Il pezzo di formaggio gli cadde e la volpe subito l'afferrò.”
Con un abile artificio, Elle giunge anche a farsi ospitare da Delphine nella sua casa, dove manifesta esplicitamente un carattere molto opprimente, dominante in tutto e per tutto, e diventa insopportabile. Ad un certo punto, Delphine comprende il gioco maldestro di Elle e, all’improvviso, tutto le appare chiaro, tant’è che lei riesce a prendere il sopravvento e conduce il gioco relazionale. Si instaura tra le due, infatti, una partita a ping pong che Roman Polansky, con il suo consueto stile e il suo linguaggio filmico inquietante e sinistro, sa esprimere con grande maestria, aiutato anche da una bella colonna sonora ben adatta alla vicenda raccontata.
Il film è stato presentato in anteprima, fuori concorso, al Festival del Cinema di Cannes 2017.
Filmografia
Il coltello nell’acqua (1962), Repulsione (1965), Cul-de-sac (1966), Per favore, non mordermi sul collo (1967), Rosemary’s Baby (1968), Macbeth (1971), Che? (1972), Chinatown (1974), L’inquilino del terzo piano (1976), Tess (1979), pirati (1986), Frantic (1988), Luna di fiele (1992), La morte e la fanciulla (1994), La nona porta (1999), Il pianista (2002), Oliver Twist (2005), L’uomo nell’ombra (2010), Carnage (2011), Vener in pelliccia (2013).
Francesco Giuliano



giovedì 1 marzo 2018

“Il filo nascosto”, che lega impercettibilmente gli animi umani nella loro intima essenza, è tutto da scoprire


Titolo: Il filo nascosto

Titolo originale: Phantom Thread
Regia e sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
Musiche: Jonny Greenwood
Produzione Paese: USA, 2017
Cast: Daniel Day-Lewis, Vicky Krieps, Lesley Manville, Brian Gleeson, Harriet Sansom Harris, Camilla Rutherford, Gina Mckee, Sue Clark, Joan Brown, Luiza Richter, Julia Davis, Nicholas Mander, Philip Franks, Phyllis MacMahon, Silas Carson, Richard Graham, Martin Dew, Jane Perry, […]

“Il filo nascosto” è un film ben costruito, emozionante e coinvolgente che trova la sua originale e peculiare ambientazione nella Londra degli anni cinquanta del XX secolo, in cui si svolgono le vicissitudini professionali e anche sentimentali del famoso del creatore di moda femminile britannico Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis). “Il filo nascosto” descrive l’incontro di due mondi diversi e contrastanti, di primo acchito incompatibili, il mondo dell’accurato e metodico Reynolds e dell’inflessibile sorella Cyril (Lesley Manville) con quello della schietta e genuina Alma (Vicky Krieps). L’uno è regolato, chiuso, intransigente, insensibile, rigoroso mentre l’altro è indulgente, aperto, comprensivo, generoso, flessibile. L’uno appare irrigidito e ingabbiato in stereotipi e pregiudizi che non lasciano spazio alla scoperta della propria essenza umana, mentre l’altro si manifesta aperto alla vita e a tutte le sue sfaccettature sentimentali, tendenti alla salvaguardia della propria identità e alla scoperta di quei valori che rendono sacra la personalità di un essere umano. Eppure esiste un “filo nascosto” che lega impercettibilmente gli animi umani nella loro intima essenza. Basta scoprirlo, ma per rivelarlo se ne deve avere la capacità che è basata su un amore profondo e quasi trascendente. “Il filo nascosto”, in sintesi, è la metafora dell’esistenza umana che trae la sua linfa dall’educazione ricevuta nei primi anni di vita e dall’ambiente sociale e familiare in cui si è vissuti. Esso affronta, dunque, un tema attualissimo che, in un certo senso, ha il carattere dell'universalità, in quanto tratta una storia molto semplice nella sua complessità sentimentale e relazionale, ma dai connotati significativi e allusivi che, a tutto tondo, riguardano ogni essere umano. Si evince da questa storia che sin dalla nascita ci possiamo trovare come chiusi in una gabbia, le cui sbarre diventano tanto più spesse quanto più incisivi sono stati i condizionamenti ricevuti durante l’infanzia, e da cui, nella vita adulta, diventa difficile uscire. Anzi, a volte, impossibile! Così come, del resto, avviene a Reynolds chiuso irreprensibilmente attraverso le sue regole rigide nelle sue fisime e nella sua inflessibile sfera mentale. Reynolds come ogni altro essere umano appare, in definitiva, come conseguenza di ciò che gli è stato insegnato ad essere nei primi anni di vita (secondo recenti studi, nei primi tre anni di vita): l'educazione ricevuta dalla famiglia, dall’ambiente sociale e dalla scuola bolla irreversibilmente la vita di ognuno, e traccia come un faro acceso quel percorso vitale che in genere viene chiamato destino, ma che destino non è. Paradossalmente ognuno diventa artefice e vittima della propria sorte, ovvero come  sosteneva lo storico latino Sallustio faber est suae quisque fortunae. Ne rappresenta, infatti, una metafora ciò che Reynolds confessa ad Alma nei primi momenti della conoscenza reciproca: si può cucire quasi ogni cosa nella stoffa di un soprabito. Da bambino ho cominciato a nascondere cose nelle fodere dei vestiti, solo io ne conoscevo l'esistenza ...
C’è, tuttavia, qualcosa in ogni essere umano di incontrollabile e di irrefrenabile quando gli stereotipi vengono sopraffatti dalla sfera sentimentale che prevale su ogni razionale comportamento acquisito, e Reynolds lo dimostra nel momento in cui esprime ad Alma il suo profondo sentimento genuino: Mi sembra di averti cercata per moltissimo tempo. Tu sei molto bella ... bellissima. Ci sono alcune cose che voglio fare, cose che non posso fare senza di te. Premessa questa per un cambiamento del proprio essere?
Il film, che traccia l'ultima interpretazione di Daniel Day-Lewis con l’annuncio del suo ritiro dalla vita di attore, è curato nei minimi particolari dal pluripremiato regista  Paul Thomas Anderson attraverso ogni gesto, ogni sguardo, ogni espressione, ogni comportamento, ogni linguaggio non verbale di ciascun protagonista (ottime le interpretazioni di Vicky Krieps e Lesley Manville) e attraverso ogni scena e costume con un coinvolgimento incisivo e continuo dello spettatore, aiutato in questo anche da una bellissima colonna sonora.
“Il filo nascosto”, che costituisce un fondamento cinematografico da manuale, è candidato, tra l’altro,  a sei premi Oscar 2018 e a due premi Golden Globe 2018.
Filmografia
Sydney (1996), Boogie Nights – L’altra Hollywood (1997), Magnolia (1999), Ubriaco d’amore (2002), Il petroliere (2007), The Master (2012), Vizio di forma (2014).
Francesco Giuliano




giovedì 8 febbraio 2018

“C’est la vie - Prendila come viene” quando il caos raggiunge il suo massimo livello

Titolo: C’est la vie -  Prendila come viene
Titolo originale: Le sens de la fête
Regia e sceneggiatura: Olivier Nakache, Éric Toledano
Musiche: Avishai Cohen
Produzione Paese: Francia, Canada, Belgio, 2017

Cast: Jean-Pierre Bacri, Gilles Lellouche, Jean-Paul Rouve, Benjamin Lavernhe, Vincent Macaigne, Eye Haïdara, Suzanne Clément, Hélène Vincent, Alban Ivanov, Judith Chemla, William Lebghil, Kévin Azaïs, Antoine Chappey, Manmathan Basky, Khereddine Enansri, Gabriel Naccache, Nicky Marbot, Manickam Sritharan, Jackee Toto, Paramasamy Jeasavan, Gregoire Bonnet, […]
Il regista francese Olivier Nakache, dopo il successo del film “Quasi amici” che gli valse il David di Donatello 2012 per il Miglior film dell’UE, e il delicato e avvincente “Samba” (2014), confeziona un altro bel film “C’est la vie -  Prendila come viene” che, come i precedenti, affronta temi del vivere comune che coinvolgono non solo sentimentalmente le vicende personali dei protagonisti qualunque sia la loro origine etnica  o il loro livello culturale.
Nel giorno del suo compleanno, Max Angély (Jean-Pierre Bacri) organizzatore di feste, deve coordinare e gestire il matrimonio che gli è stato ordinato dall’inflessibile e rigoroso Pierre (Benjamin Lavernhe) che deve sposarsi con la soave e gentile Héléna (Judith Chemla), presso un castello nei dintorni di Parigi. L’impresa che gli si presenta è ardua e piena di insidie, dato che il personale è molto eterogeneo, sia per cultura che per etnia, e molto estroverso e irrispettoso delle regole. A briglie sciolte come si dice! Ciò determina un grande disordine che snerva e deprime Max. Tant’è che si verificano diversi, inaspettati e inattesi imprevisti che lo scoraggiano a tal punto da abbandonare, una volta per tutte, quel lavoro che ogni volta gli provoca un profondo affaticamento. Inconvenienti che, tra l’altro, sono causati dall’amico fraterno fotografo Guy (Jean-Pierre Rouve) il quale, pur essendo stato informato, invece di fare fotografie si mette a mangiare con i convitati e fa tresca con la mamma dello sposo, dalla collaboratrice Adèle (Eye Haïdara) che con la sua voce squillante rompe i timpani a tutti e, non di meno anche dal cantante-animatore James (Gilles Lellouche) che invoglia gli  invitati a roteare i tovaglioli pur essendo stato avvertito di non farlo perché quel matrimonio doveva essere sobrio ed elegante. A nulla valgono i richiami che Max fa ai suoi dipendenti del tipo: Abbiamo un cliente importante, che si fida di noi, che ci paga per fornirgli un matrimonio chiavi in mano!, perché ognuno fa quel che crede di fare a scapito degli altri o della pianificazione.
“C’est la vie -  Prendila come viene” è una commedia molto allegra e divertente, che fa ridere ma che, al tempo stesso, mostra originalità e positività nella sua essenza e nel messaggio che vuole dare: nella vita bisogna affrontare gli eventi che si presentano, buoni o cattivi che siano, così come vengono, perché qualunque sia l’abilità e la meticolosità con le quali si opera non potrà mai arginarsi il caos che è sempre dietro l’angolo a rovinare i progetti o l’organizzazione che erano stati preventivamente formulati. Alla fine le cose vanno come devono andare!
Filmografia
Je préfère qu’on rest amis (2005), Primi amori, primi vizi, primi baci (2006), Troppo amici (2009), Quasi amici (2011), Samba (2014).
Francesco Giuliano

venerdì 2 febbraio 2018

“The post” descrive l’importanza primaria del quarto potere sugli altri tre poteri di uno stato democratico

Titolo: The post
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Liz Hannah, Josh Singer
Musica: John Williams
Produzione Paese: USA 2017

Cast: Meryl Streep, Tom Hanks, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts, Bradley Whitford, Bruce Greenwood, Zach Woods, Alison Brie, Carrie Coon, Jesse Plemons, David Cross, Pat Healy, Jessie Mueller, […]
Il film The post racconta le vicissitudini della signora Kay Graham (Meryl Streep), editrice del giornale The Washington post, e del suo redattore capo Ben Bradlee (Tom Hanks), connesse con la decisione di pubblicare i documenti strettamente riservati – noti come Pentagon Papers - del Dipartimento della Difesa degli USA sulla guerra in Vietnam (1955 – 1975). Era l’anno 1971 quando era Presidente Richard Nixon, dalla cui carica fu costretto a dimettersi nel 1974 in seguito allo scandalo Watergate connesso con la guerra del Vietnam, cessata l’anno successivo nel 1975. Il film diretto dal genio eclettico del Cinema internazionale, Steven Spielberg, con l’apporto di due grandi attori, Meryl Streep e Tom Hanks, mette in luce le menzogne perpetrate per circa un ventennio dalla Casa Bianca ai danni di tutti quei giovani inviati a morire per una guerra di cui si conosceva sin dal suo nascere la sconfitta degli USA. Fu grazie al coraggio di una grande donna, Kay Graham, che fino ad allora era stata l’editrice di un piccolo giornale locale, The Washington post, e all’onestà professionale e all’indiscussa moralità di uno straordinario redattore, Ben Bradlee, che il giornalismo statunitense trionfò sulla Corte Suprema e sull’enorme potere di Richard Nixon, appellandosi al primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America secondo cui Il Congresso non promulgherà leggi …  che limitino la libertà di parola, o di stampa … Prendere la decisione di pubblicare i Pentagon Papers, quando già il New York Times era stato deferito alla Corte Suprema per lo stesso motivo, con il rischio di perdere tutto il patrimonio e l’azienda, già quotato in Borsa, e finire tutti in galera non fu cosa semplice perché comportò un travaglio interiore profondo che soltanto un’attrice straordinaria ed eccellente come Meryl Streep è riuscita a mettere in risalto. Aver combattuto per il bene dei governati e non dei governanti è l’elogio del giornalismo incontaminato che viene fuori da questo coinvolgente e sorprendente film.
“The post” ha ottenuto due candidature al Premio Oscar 2018 per il miglior film e per la migliore attrice a Meryl Streep, sei candidature al Golden Globe 2018 mentre al National Board of Review Awards 2017 ha ottenuto il premio per Migliore film, a Mery Streeep per Migliore attrice e a Tom Hanks per Migliore attore.
Filmografia
Sugarland Express (1974), Lo squalo (1975), Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977), 1941 – Allarme a Hollywood (1979), I predatori dell’arca perduta (1981), E.T. l’extraterrestre (1982), Ai confini della realtà (1983), Indiana Jones e il tempio maledetto (1984), Il colore viola (1985), L’impero del sole (1987), Indiana Jones e l’ultima crociata (1989), Always – Per sempre (1989), Hook – Capitan Uncino (1991), Jurassic Park (1993), Schindler’s List – La lista di Schindler (1993), Il mondo perduto - Jurassic Park (1993), Amistad (1997), Salvate il soldato Ryan (1998), A.I. – Intelligenza artificiale (2001), Minority Report (2002), Prova a prendermi (2002), The Terminal (2004), La guerra dei mondi (2005), Munich (2005), Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (2008), Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno (2011), War Horse (2011), Lincoln (2012), Il ponte delle spie (2015), Il GGG – Il grande gigante gentile (2016), The Post (2017), Ready Player One (2018).
Francesco Giuliano

mercoledì 31 gennaio 2018

“Land” in anteprima mondiale al LXVIII Festival Internazionale del Cinema di Berlino

Titolo: Land
Regia e sceneggiatura: Babak Jalali
Produzione Paese: Italia, Francia, Olanda, Messico, 2017

Cast: Ron Rodeaux, Florence Klein, Wilma Pelly, James Coleman, […] 
Nella sezione Panorama della LXVIII Berlinale sarà proiettato questo film Land basato sulle vicissitudini dei Denetclaw, una famiglia di nativi americani del Nuovo Messico, attraverso cui viene descritta l’America odierna ma nascosta, di cui si sa poco perché raramente viene raccontata.
Il film descrive appunto le vicende di questa famiglia che vive nella riserva indiana di Prairie Wolf, dove la raggiunge la notizia della morte di Floyd, il figlio minore, morto in combattimento in Afghanistan. Da quel momento molto triste, incomincia l’attesa del corpo del ragazzo che deve essere riportato nella riserva per la sepoltura.
Né Wesley né Raymond, gli altri due figli, non sembrano interessarsi al problema.
Wesley, il più giovane dei figli ancora in vita, è un alcolizzato e la morte del fratello sembra non riguardarlo in alcun modo, perché per lui l’unico scopo delle sue giornate è procurarsi la birra. Wesley è quotidianamente in contatto con i bianchi che gestiscono i negozi di liquori appena fuori dalla riserva. Quando la già difficile relazione tra le due comunità, i nativi e i bianchi, raggiunge un livello di massima tensione, scoppia una violenza da cui Wesley è direttamente colpito.
Raymond, il fratello maggiore, è, invece, un ex-alcolizzato con una moglie e due figli. Nonostante senta una forte responsabilità verso l’intera famiglia, Raymond è troppo impotente e chiuso in se stesso per fare qualcosa. Fino a quando i problemi che affliggono i due fratelli più giovani lo obbligheranno a reagire e a tornare ad essere un uomo. (Francesco Giuliano)

martedì 30 gennaio 2018

“L’abbiamo fatta grossa”,una commedia sui vizi e le virtù del nostro Paese


Titolo: L’abbiamo fatta grossa

Regia: Carlo Verdone 
Sceneggiatura: Massimo Gaudioso, Pasquale Plastino, Carlo Verdone
Produzione Paese: Italia 2016
Cast: Carlo Verdone, Antonio Albanese, Anna Kasyan, Francesca Fiume, Clotilde Sabatino, Virginia Da Brescia, Federigo Ceci, Massimo Popolizio, […] e con la partecipazione straordinaria del regista Giuliano Montaldo.


“L’abbiamo fatta grossa” è il ventiquattresimo film di Carlo Verdone, a partire dal suo debutto con il film “Un sacco bello (1980) come regista cinematografico, in cui manifesta ancora una volta, ma con una pregevole maturità artistica finanche come attore, la sua ispirazione arguta e satirica di interprete dei vizi e delle virtù del popolo italico. Vena questa che viene risaltata ancora di più dal bravo attore versatile qual è Antonio Albanese, presente nel film come coprotagonista nelle vesti dell’attore Yuri Pelagatti, il quale entra in crollo declamante dopo essere stato abbandonato dalla moglie Carla (Clotilde Sabatino), a cui deve passare pure gli alimenti. È questa la causa che fa incontrare Yuri con Arturo Merlino (Carlo Verdone), un ex carabiniere che esercita la professione di investigatore privato e che vive in casa della zia Elide (Virginia Da Brescia) alternativamente demente. Yuri, infatti, si rivolge all’investigatore per provare l’infedeltà della moglie che convive con un avvocato (Federigo Ceci). Conseguentemente a ciò, si viene a creare nel film un susseguirsi di imprevisti da quando i due, cliente e investigatore, vengono erroneamente, facendola veramente grossa, in possesso di una valigetta contenente un milione costituito da duemila banconote di 500 euro, cioè un milione di euro. Imprevisti divertenti e farseschi che rendono il pubblico partecipe doppiamente da un lato perché lo fanno ridere,  dall’altro perché lo fanno anche riflettere sui guai immorali e insanabili della nostra società. Imprevisti che conducono ad un finale anch’esso imprevedibile ma soprattutto molto amaro.

“L’abbiamo fatta grossa” è una satira pungente della società dei nostri giorni che non offre al pubblico niente di scontato perché, come anzidetto, è ricco di colpi di scena fino all’ultimo, a partire da una banconota di 500 euro che nessuno, tra tutti quelli che ne interagiscono, ha mai visto e, dato l’alto valore, nessuno è in grado di darne il resto. Una satira pure che rimarca il valore dell’amicizia e quello della famiglia, ma anche l’incapacità di chi deve fare rispettare le regole e la probabile inadeguatezza della giustizia di distinguere i “buoni” dai “cattivi”, gli “onesti” dai “disonesti”, gli “sprovveduti” dai “furbi”, gli “ingenui” dagli “imbroglioni”.
Il film ha come cameo la presenza del grande regista Giuliano Montaldo.

Filmografia  
Un sacco bello (1980), Bianco, rosso e Verdone (1981), Borotalco (1982), Acqua e sapone (1983), Troppo forte (1986), I due carabinieri (1984), Io e mia sorella ( 1987), Compagni di scuola (1988), Stasera a casa di Alice (1990), Al lupo al  lupo (1992), Maledetto il giorno che t’ho incontrato (1992), Perdiamoci di vista (1994), Viaggi di nozze (1995), Sono pazzo di Iris Blond (1996), Gallo cedrone (1998), C’era un cinese in coma (2000), Ma che colpa abbiamo noi (2003), L’amore è eterno finché dura (2004), Il mio migliore nemico (2008), Grande, grosso e Verdone (2008), Io e Lara (2010), Posti in piedi in Paradiso (2012), Sotto una buona stella (2014).
                                                                                            Francesco Giuliano

domenica 28 gennaio 2018

“Il labirinto del silenzio” descrive in modo puntuale il dramma di un popolo


Titolo: Il labirinto del silenzio
Titolo originale: Im Labyrinth des Schweigens
Regia: Giulio Ricciarelli
Sceneggiatura: Elisabeth Bartel, Giulio Ricciarelli
Produzione Stato: Germania 2014
Cast: Alexander Fehling, André Szymanski, Friederike Becht, Johannes Krisch, Hansi Jochmann, Johann von Bulow, Robert Hunger-Buhler, Lukas Miko, Gert Voss, […]




Guardando questo bellissimo ed emozionante film, pieno di suspense e di colpi di scena, “Il labirinto del silenzio”, opera prima dell’attore italo-tedesco Giulio Ricciarelli, viene subito alla mente dello spettatore  il pensiero del filosofo Immanuel Kant a proposito dell’imperativo categorico, in base al quale la massima della volontà di ogni individuo che commette un azione “possa sempre valere come principio di una legislazione universale”. Pensiero che viene riassunto nell’epitaffio riportato sulla tomba di Kant a Kaliningrad “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”. È ciò che si evince dal film seguendo il modo di agire e di pensare del giovane avvocato Johann Radmann (Alexander Fehling) della Procura di Francoforte sul Meno il quale, grazie al giornalista Thomas Gnielka (André Szymanski) e alla confessione del pittore ebreo Simon Kirsch (Johannes Krisch), deportato e sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz, le cui figlie gemelle ancora piccole furono sottoposte ad esperimenti mortali dal dottore Joseph Mengele, viene a scoprire gli orribili e criminali eccidi commessi dai soldati nazisti in quel campo. Radmann, a cui viene affidato dal procuratore generale Fritz Bauer (Gert Voss) il compito di fare emergere la verità - la ‘veritas’ come gli diceva suo padre -, si trova sin dall’inizio dell’inchiesta ostacolato da coloro che non volevano che questa affiorasse. Radmann entra così in un labirinto del silenzio sia dei carnefici che delle vittime e, come un novello Teseo che uccide il Minotauro, riesce, anche se colto da momenti di sfiducia e di rinuncia, a districarsi in esso e sconfiggere il silenzio facendo emergere la “veritas”. Guidato inconsapevolmente dall’imperativo categorico kantiano, infatti, il giovane Radmann, giovane integerrimo che ritiene il diritto essenziale fondamento della morale e della società civile, riesce pur tra mille ostacoli ad averla vinta. Tuttavia, come la manica strappata di una giacca che pur ricucita alla perfezione non può ritornare perfetta come prima, così la società tedesca avendo dato credito politico al nazismo, non potrà mai risanare il torto che ha inflitto a milioni di persone innocenti e annullare le colpe e le responsabilità tedesche durante la seconda guerra mondiale.
È bene sapere la verità e ricordare affinché non si facciano gli stessi errori gravi del passato.
Il film per la sua forza espressiva, appassionante , coinvolgente e per il tema reale affrontato è candidato al premio Oscar 2016 come Migliore film straniero.
Francesco Giuliano