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giovedì 14 dicembre 2017
“Dickens - L'uomo che inventò il Natale” scopre l’essenza originaria di questa festa del mondo occidentale
Titolo: Dickens - L'uomo che inventò il Natale
Titolo originale: The Man Who Invented Christmas
Regia: Bharat
Nalluri
Soggetto: Les
Standiford
Sceneggiatura: Susan
Coyne
Produzione Paese:
Irlanda, Canada, 2017
Cast: Dan Stevens, Christopher Plummer, Jonathan Pryce, Simon
Callow, Donald Sumpter, Miriam Margolyes, Ian McNeice, Bill Paterson, Annette
Badland, Cosimo Fusco, […]
La trama di questo film si basa sulle
vicissitudini che Charles Dickens (Dan Stevens) per mancanza di ispirazione,
dopo la fama ottenuta con il suo capolavoro Oliver
Twist (1837) seguita da tre insuccessi letterari, incontra con un certo travaglio
nello scrivere la sua novella Canto di
Natale (1843) che ebbe un notevole successo. Il grande scrittore,
tormentato dalla situazione di stallo in cui si trova, vuole reinventarsi la festa
di Natale, nel momento in cui sostiene che La mia immaginazione si è spenta, non ho più idee …
i personaggi non fanno ciò che voglio. E nel periodo in cui il suo rapporto con il padre John (Jonathan
Pryce) era molto travagliato. Si isola nel
suo studio per concentrarsi sul suo passato infelice, da cui emergono i fantastici
personaggi della novella e con i quali intraprende delle profonde discussioni, delle
quali soprattutto risultano molto marcate e significative quelle con il malevolo
e truce Ebenezer Scrooge (magnificamente interpretato da Christopher
Plummer, premio Oscar) che risulta suo antagonista, quasi un alter ego.
Il regista con un tocco leggero ed
equilibrato ha mantenuto sia l’humor che
l’energia di Dickens sfruttando la sottile e accurata sceneggiatura della
Coyne al fine di rendere il film piacevole e divertente. Al tempo stesso, egli
riesce magnificamente a mettere a confronto, in modo teatrale, l’agiata vita
dell’epoca vittoriana con la miseria più turpe, da cui emerge il contrasto
secco tra ricchezza e povertà attraverso una precisa ambientazione cruda e l’uso
fedele dei costumi.
Questo non è il solito film su Natale
melenso e irreale, perché mette a nudo il vero spirito di questa festa molto
sentita nel mondo occidentale. Spirito che trae le sue origini dall’antica
festività romana (III secolo) del Dies Natalis Solis Invicti,il giorno di nascita del Sole invitto, la cui celebrazione avveniva
nel periodo dell’anno in cui la durata del giorno iniziava ad aumentare dopo il
solstizio
d’inverno (quest’anno cade il 21 dicembre, alle ore 17.28, data che coincide con quella di uscita nelle sale cinematografiche) che
segnava la rinascita del sole e quindi l’aumento della luce. Metafora che si
contrappone all’odierna festa consumistica e snaturata, e che indica il
risorgere degli affetti e dei valori che si sono perduti o sono maltrattati.
Il soggetto del film è stato tratto
dal romanzo The Man Who Invented Christmas (2008) di Les
Standiford e il film è stato presentato in prima internazionale alla 35^ edizione del TFF
(Torino Film Festival 2017) nella sezione Festa Mobile.
Filmografia
Miss Pettigrew (2008)
Francesco Giuliano
giovedì 7 dicembre 2017
“Il premio” è una disamina divertente, ma non troppo, sulle conseguenze del successo che comporta il distacco dagli affetti familiari
Titolo: Il premio
Regia: Alessandro Gassmann
Sceneggiatura: Massimiliano Bruno, Walter Lupo,
Alessandro Gassmann
Produzione Paese: Italia 2017
Cast: Gigi Proietti, Alessandro Gassmann,
Rocco Papaleo, Anna Foglietta, Matilda De Angelis, Marco Zitelli, Andrea
Johansson, Erika Blanc, Elettra Mallaby, […]
“Il
premio”, secondo film di Alessandro Gassmann, è un’indagine autobiografica
relativa al rapporto con suo padre Vittorio, grande attore di cinema e di
teatro, che a causa del suo successo ha trascurato di manifestare l’affetto nei
confronti della famiglia e dei figli. Quante
cose non ti ho mai detto, infatti, è la
frase che, in un attimo di sconforto, il padre, il noto scrittore Giovanni
Passamonte, dice al figlio Oreste (Alessandro Gassmann) per evidenziare quel
senso di colpa che stringe i padri a meditare ed a valutare il loro fallace rapporto
affettivo con i figli a causa del successo. Il titolo del film “Il premio” si
riferisce al viaggio di duemila chilometri che lo scrittore affronta in auto
(perché non ama viaggiare in aereo), in compagnia dei figli, il semplicione Oreste
e la manipolatrice Lucrezia (Anna
Foglietta), e del suo segretario e amico Rinaldo (Rocco Papaleo), per andare a
ritirare il prestigioso premio Nobel per la letteratura a Stoccolma, presso il
Konserthuset. Ovviamente, questo viaggio obbliga la composita compagnia ad
attraversare l’Austria, la Germania e la Danimarca dove, in particolare, a
Copenaghen, la induce a visitare la
città libera di Christiania, il quartiere autonomo della capitale danese, dove
non si possono scattare foto – una limitazione grave questa per Lucrezia che ha
la mania di scattare foto o selfie e
che si vanta di aver posto su Facebook una foto
da almeno tremila like -, e dove è vietato usare le droghe pesanti, ma dove
si può fumare l’hashish che
viene venduto liberamente. A Christiania,
Oreste ritrova suo figlio Andrea (Marco Zitelli, alias Wrongonyou) nei confronti del quale mostra mancanza di
attaccamento.
Giovanni Passamonte, interpretato magnificamente da uno dei
più grandi attori italiani qual è Gigi Proietti, è un tipo spregiudicato,
disinibito, istrionesco e, per certi versi, enigmatico che, oltre a essere
stato un dongiovanni internazionale avendo “seminato” figli un po’ ovunque al
mondo, durante questo viaggio mostra stravaganti bizzarrie: si compra una mucca
austriaca per bere un bicchiere di latte appena munto, orina nei campi perché
lo ritiene più salutare che farlo nei wc, non usa la carta di credito per cui
si porta con sé illegalmente, per tutte le evenienze, cinquantamila euro, dona
spontaneamente al figlio Oreste quindicimila euro per l’acquisto di una
palestra e lo incoraggia ad avere un rapporto sessuale con Britta (Matilda De Angelis), la
fidanzata del figlio Andrea, dice alla figlia Lucrezia
riguardo al suo libro che ha forma ma non
sostanza, e così via.
Il film è una commedia esilarante,
coinvolgente, strepitosa, straordinaria, piacevole, interessante e dai
connotati attualissimi, con una sceneggiatura originale e ricca di colpi di
scena. Tutto ciò rende lo spettatore divertito e attento, passo dopo passo, al
susseguirsi degli eventi, e sottolinea, in modo marcato, non solo il rapporto deficitario
tra padre e figli, essendo venuto a mancare a questi ultimi l’impulso educativo
paterno espresso come senso di responsabilità, trasmissione dei valori umani fondamentali,
rispetto delle regole ed emancipazione. Il film, al tempo stesso, mostra anche la bellezza dei sinceri rapporti
umani e la proficuità del lavoro di squadra.
Bravissimi tutti gli attori, Gassman, Papaleo, Foglietta, che hanno mostrato senza difficoltà di indossare i panni dei relativi personaggi ed esplicitarne l'estro.
Filmografia
Razzabastarda (2013).
Francesco Giuliano
venerdì 1 dicembre 2017
In “Smetto quando voglio – Ad honorem” la proposta della “Terza cultura” in chiave cinematografica
Titolo:
Smetto quando voglio – Ad honorem
Regia:
Sydney Sibilia
Sceneggiatura:
: Sydney Sibilia, Francesca Manieri, Luigi Di Capua
Produzione
paese: Italia 2017
Cast: Edoardo Leo, Luigi Lo Cascio,Valerio Aprea, Paolo Calabresi,
Libero de Rienzo, Stefano Fresi, Pietyro Sermonti, Marco Bonini, Rosario Lisma,
Giampaolo Morelli, Luigi Lo Cascio, Greta Scarano, Valeria Solarino, […]
Il
film “Smetto quando voglio – Ad honorem” del giovane regista e sceneggiatore salernitano Sydney Sibilia chiude l’esilarante
e fortunata trilogia, molto apprezzata anche per la sua originalità dal
pubblico cinefilo; trilogia che inizia con il prequel “Smetto quando voglio” (2014), in cui si raccontano gli antefatti della storia, e
segue con “Smetto quando voglio – Masterclass” (febbraio 2017).
In quest’ultimo film, che mantiene il carattere brioso dei precedenti, alla solita banda di cervelloni, guidata dal creativo e ideatore Pietro Zinni
(Edoardo Leo), si unisce il fosco boss dalla faccia deturpata dal vetriolo Claudio
Felici, detto Er Murena, (Neri Marcorè), per un’impresa altamente umanitaria
che li affrancherebbe moralmente dagli intercorsi fatti criminali perché ci sta in giro una persona pronta a fare una
strage con il gas nervino Sofox, durante la cerimonia di assegnazione di una Laurea honoris causa presso l'Università La Sapienza. Dovrebbero indagare e impedire, secondo Zinni, questo
sospetto atto terroristico ad opera dell’ex professore universitario Walter Mercurio
(Luigi Lo Cascio), ma nessuno gli crede neppure la sua compagna Giulia (Valeria
Solarino) né l’ispettrice di polizia criminale Paola Coletti (Greta Scarano). Perché
non ci sono prove. La banda è, come sempre, composta dai migliori geni
universitari, squattrinati e rimasti senza lavoro che, invece, meriterebbero di
professare secondo la propria competenza degnamente per il bene di tutti. Essi coprono in modo esaustivo le
varie sfaccettature culturali del mondo accademico, costituendo così, nel
complesso, un movimento di “terza cultura” in cui si ha implicitamente l’unione della
cultura umanistica con quella scientifica. Un suggerimento questo che dovrebbe
fare pensare alle istituzioni governative che l’esistente compartimentazione
culturale, chiusa in se stessa, ha inibito e continua a inibire lo sviluppo economico e quindi lavorativo del
paese Italia. Infatti, oltre al
neurobiologo Zinni, operano in modo coordinato e armonico i due latinisti
Mattia Argeri (Valerio Aprea) e Giorgio Sironi (Lorenzo Lavia), il chimico
Alberto Petrelli (Stefano Fresi),l’antropologo Andrea De Sanctis (Pietro Sermonti),
l’archeologo Arturo Frantini (Paolo Calabresi), l’economista Bartolomeo Bonelli
(Libero dei Rienzo), il medico anatomista Giulio Bolle (Marco
Bonini), il professore Lucio Napoli (Giampaolo Morelli) e l’avvocato di diritto
Vittorio (Rosario Lisma), costituendo così una banda di dieci cervelloni tra i quali si instaura un coordinamento
eccezionale e altamente efficace.
Un film sicuramente molto divertente, che esamina criticamente la situazione amministrativa universitaria, e che fa
meditare sull’annoso problema dei migliori ricercatori italiani che, rimasti
senza lavoro, come in questa storia potrebbero adoperare la propria creatività a fini criminali o a fini
umanitari. Un miscellanea intrisa di passionalità e di razionalità, dove l’aspetto
preoccupante e serio della condizione paradossale, in cui si trovano i giovani
di oggi, viene affrontato con una leggera profondità o con una profonda
leggerezza di vedute.
Francesco Giuliano
giovedì 30 novembre 2017
“Detroit” descrive un periodo storico statunitense in cui i diritti umani sono stati calpestati
Titolo:
Detroit
Regia:
Kathryn Bigelow
Sceneggiatura:
Mark Boil
Musica:
James Newton Howard
Produzione
paese: USA 2017
Cast:
John Boyega, Will Poulter, Algee ASmith, Jacob Latimore, Jason Michell, Hannah
Murray, Jack Reynor, Kaitlyn Dever, Ben O’Toole, John Krasinski, Anthony Mackie,
Nathan Davis Jr, Peyton Alex Smith, Malcom David Kelley, Joseph David-Jones, Laz
Alonso, […]
Il
film “Detroit” descrive la storia di tre giovani
neri trovati uccisi nel motel Algiers, nel contesto degli scontri avvenuti tra neri e polizia nella
città di Detroit dal 23 al 27 luglio
1967. La scintilla fu causata dall’intervento della polizia in un locale privo
di licenza per la vendita degli alcolici. Ci furono decine di morti e migliaia
di feriti e tantissimi edifici dati alle fiamme o distrutti. In quell’anno
– era il 1967 -, si era formata una situazione simile a quella attuale, in cui
il fenomeno dell’intolleranza razziale, immarcescibile nella sua abietta inumanità,
si sta manifestando dopo un periodo di latenza con grande vigore. Per sedare la
rivolta venne impiegata sia la Guardia nazionale che l’esercito. Ci fu una
contestazione acerrima dei neri negli Stati Uniti, che l’anno successivo si estese
dapprima in Francia, quindi in Europa
occidentale compresa l’Italia e poi nel resto del mondo, con proteste, polemiche
e rivolte sia in ambito studentesco che in quello operaio contro l’intolleranza
e i soprusi e con lo scopo di fare valere il principio di uguaglianza e soprattutto
il rispetto dei diritti civili. “Detroit” è un
film storico, anche se in parte romanzato, ben costruito e diretto, e
documentato da immagini di quel tempo, che descrive la contestazione dei neri,
appunto, nei confronti della polizia che esercitava su di essi una violenza in
tutti i suoi svariati modi di manifestarsi. Un film che parla di brutalità e di
violenza gratuite, quella violenza che nasce da un’educazione originaria dogmatica
e parziale, che porterebbe a pensare di abolire il dogmatismo in tutti i suoi
aspetti educativi e disciplinari perché, come si può notare dai fatti che sono
successi da alcuni anni a questa parte negli Stati Uniti, la questione risulta ancorché grave perché dopo sessant’anni
si sta ricostituendo, pian piano, un’identica situazione pari a quella a suo
tempo contestata. Lo scorrere del tempo potrebbe cancellare fatti di tale
importanza avvenuti in un recente passato se essi non venissero trasmessi proficuamente,
anche tramite il cinema, alle nuove generazioni. La storia dell’uomo è
importante, ma non bisognerebbe trascurare soprattutto quella recente che
darebbe delle risposte immediate a tutti gli interrogativi che ci poniamo attualmente.
Kathryn
Bigelow manifesta con coraggio la sua fine sensibilità nell’affrontare temi che
portano nocumento all’umanità e che mettono in primo piano l’esercizio sfrenato
e brutale del potere in mano a dei poliziotti imbecilli e spregiudicati e il
dramma dell’uomo, oggetto di violenze che va oltre la collocazione temporale
che gli si è voluto dare con questo film: Homo
homini lupus è l’antica idea plautiana della condizione umana secondo cui l’uomo
deve sopraffare per istinto i suoi simili, ripresa qualche secolo fa dal
filosofo inglese Thomas Hobbes. L’istinto, tuttavia, si può controllare con una
corretta e sana educazione volta al
rispetto dell’uomo sull’uomo!
Filmografia
The
Loveless (1982), Il buio si avvicina (1987), Blue Steel – Bersaglio mortale (1990),
Pint Break – Punto di rottura (1991), Strange Days (1995), Il mistero dell’acqua
(2000), K – 19 (2002), The Hurt Locker (2008), Zero Dark Thirty (2012).
Francesco Giuliano
venerdì 24 novembre 2017
“Gli sdraiati” descrive e analizza con obiettività il contrasto tra padri e figli nella società moderna
Titolo:
Gli sdraiati
Regia:
Francesca Archibugi
Soggetto:
Michele Serra (dall’omonimo romanzo “Gli sdraiati”)
Sceneggiatura:
Francesco Piccolo, Francesca Archibugi, Michele Serra
Produzione
Paese: Italia, 2017
Cast:
Claudio Bisio, Gaddo Baccini, Cochi Ponzoni, Antonia Truppo, Gigio Alberti,
Ilaria Brusadelli, Barbara Ronchi, Carla Chiarelli, Sandra Ceccarelli,
Giancarlo Dettori, Donatella Finocchiaro, Federica Fracassi, Matteo Oscar
Giuggioli, Gianluigi Fogacci, […]
“Gli
sdraiati”, il cui soggetto è stato tratto dall’omonimo romanzo (2013) di
Michele Serra, edito da La Feltrinelli, è un film con il quale la regista Francesca
Archibugi affronta il problema sociale che coinvolge i giovani di oggi e i loro genitori. Figli e padri, figlie e
madri, oggi. I figli, che quotidianamente si riuniscono in una stanza dell’abitazione
dei loro genitori senza un proposito, stanno spesso sdraiati sul letto senza
dialogare o facendo scherzi stupidi e inconcludenti. Rimangono comodamente
distesi, come quando si sta sulla spiaggia a prendere il sole d’estate, dormono
nelle ore della giornata in cui normalmente si lavora o stanno svegli nelle ore
destinate al riposo, ma sempre sdraiati stanno. Forse per guardare meglio il
cielo o il soffitto della stanza, che non offrono variabilità di immagini,
trascurando così la bellezza variopinta della natura che li circonda, e
chiedersi del perché della vita? Figli e
padri in continua diatriba, in perenne conflitto che non si riesce a trattenere
come un fiume in piena. Né vale andare da uno psicologo insieme per un’analisi
psicologica, né valgono i continui richiami all’osservanza delle regole come rispettare un orario, pulire il cesso, raccogliere le
mutande. Estranei
i primi agli stimoli paterni, apatici, senza scopo, senza iniziative, senza un
futuro, privi di creatività, umorali che cambiano comportamento o idea come il
vento che muta direzione da un momento all’altro, senza rispetto delle regole
che non sanno cosa siano, trascinati dagli eventi della giornata, privi di stimoli.
Si ritrovano per caso come in un labirinto sforniti del filo di Arianna che gli
consenta di trovare la via di uscita. Stracolmi di sensi di colpa i secondi che
si chiedono quali siano state le cause che hanno determinato un tale stato di
natura sociale che coinvolge tutti, vecchi e giovani, uomini e donne. … Ci si
trova forse in una novella società
medievale in cui … i giovani, in minoranza, umiliati, sono cacciati ai
margini della società da questa orda di vecchi assetati di potere, di privilegi
…? Un mondo tutto da scoprire che non
teme famiglie agiate o con i genitori divorziati, come quella in cui si trova
Tito (Gaddo Baccini), figlio di Giorgio Selva (Claudio Bisio), un
popolare presentatore della Rai, o come quelle disagiate in cui vive Alice (Ilaria
Brusadelli), figlia di Rosalba Bendidio (Antonia Truppo) di professione
cameriera e che, in gioventù, ha fatto pure la prostituta, o come quelle che
osservano i canoni evangelici cattolici. La Archibugi, con la sua fine sensibilità
verso il sociale, analizza il problema, lo sviscera e lo affronta dai vari
punti di vista, lo scompone mettendo a confronto le sofferenze dei giovani con
quelle degli adulti, lasciando allo spettatore la possibilità di trovare una
risposta ad una situazione sociologica molto grave e impellente.
Filmografia
Mignon
è partita (1988), Verso sera (1990), Il grande cocomero (1993), Con gli occhi
chiusi (1994), L’albero delle pere (1998), Domani (2001), Lezioni di volo
(2006), Questioni di cuore (2008).
Francesco Giuliano
lunedì 20 novembre 2017
Ritorna l’appuntamento del Montefeltro Film School Festival 2017
Si svolgerà nel Cento storico di Pennabilli
(Rimini) dall’8 al 10 dicembre 2017 la terza edizione del Montefeltro Film School Festival, un appuntamento
innovativo e in assoluto l’unico
in Italia, dedicato agli allievi
delle Scuole di Cinema italiane e
internazionali.
Uno spazio
particolarmente suggestivo e pieno di Storia del Cinema, in cui gli studenti
delle Scuole possono mostrare i loro lavori, incontrarsi e confrontarsi, e
dove, grazie allo sceneggiatore Tonino
Guerra che qui abitava, si sono fermati i più grandi registi del
mondo, da Michelangelo Antonioni Antonioni a Wim Wenders, da Andrej
Tarkovskij a Theo Angelopoulos, solo per citarne
alcuni.
Gli studenti proporranno le loro opere,
che saranno valutate da una giuria internazionale,
interamente al femminile, presieduta
dall’attrice francese Martine Brochard e composta
dall’attrice Valeria D’Obici,
dalla regista Anna Di Francisca, dalla critica
cinematografica/imprenditrice Alida
Carcano e dalla sceneggiatrice Monica Zapelli. Le
giurate visioneranno i film proposti dai giovani filmmaker, e i lavori migliori verranno
premiati con una ricompensa in denaro gentilmente offerta dallo sponsor
svizzero Valeur Investments.
Il primo premio, di 2.500 euro, andrà al
miglior regista; il secondo – sempre di 2.500 euro – al miglior film
innovativo: un contributo che vuole essere un incoraggiamento a continuare a
lavorare nel mondo della cinematografia. Come testimoniato dalle precedenti edizioni, durante il
festival i giovani avranno, inoltre, modo di far nascere nuove collaborazioni e
rapporti professionali, oltre che umani.
Dopo un’attenta selezione tra oltre 250
opere, la direzione artistica del festival, composta dal regista e sceneggiatore Maurizio Zaccaro e dal regista e
sceneggiatore Piergiorgio Gay,
ha selezionato 28 lavori, tra corti e mediometraggi di fiction, animazione e
documentari. La selezione sarà presentata al pubblico gratuitamente durante i
giorni del festival per offrire una finestra sul futuro del cinema del domani.
I paesi di provenienza di questa edizione del festival sono i seguenti: Germania
(con 4 film), Gran Bretagna (3), Olanda (2), Francia (2), Danimarca (2),
Romania (2), Israele (2), Belgio (2), Finlandia, Croazia, Polonia, Austria,
Ungheria, Russia, Norvegia, Svizzera e Italia.
Il Montefeltro Film School Festival è per importanza la terza
manifestazione in Europa dedicata agli studenti delle scuole di cinema, e si
affianca ai festival di Monaco e Poitiers. Insieme rappresentano tre
appuntamenti strategici per scoprire le nuove tendenze della settima arte.
Anche quest’anno la programmazione del
festival prevede incontri con ospiti speciali, a ingresso libero
fino a esaurimento posti, che avverranno presso il cinema teatro Gambrinusdi Pennabilli, in Via Parco Begni, 3.
La serata d’inaugurazione della seconda
edizione del Montefeltro Film School Festival 2017 si svolgerà in compagnia
dell’attrice Valeria D’Obici,
che l’8 dicembre alle 21.00
leggerà alcuni passaggi dal libro “Bleu” di Maurizio Zaccaro, edito da Maggioli Editore, romanzo che
racconta due storie parallele ma destinate a intrecciarsi, entrambe segnate dal
rapporto dei protagonisti con l’Alzheimer.
Gradito ospite di questa edizione del
festival sarà Pietro Bartolo,
medico di Lampedusa da anni in prima fila nei soccorrimenti durante gli sbarchi
dei migranti provenienti dal Nord Africa. Il 9 dicembre alle 17.00 terrà una lectio magistralis, e alle 21.00 introdurrà la
proiezione di Fuocoammare, documentario di Gianfranco
Rosi che lo vede protagonista, vincitore dell’Orso d’Oro alla Berlinale del 2016.
Il 10 dicembre alle 21.00 si terrà la cerimonia di chiusura:
verranno consegnati i due premi in denaro al miglior regista e al miglior film
innovativo. A seguire la produttrice Donatella Palermo (Fuocoammare, Cesare
deve morire) introdurrà la proiezione dell’ultimo film dei fratelli
Taviani Una questione privata,
di cui è produttrice.
Il Montefeltro Film School Festival, diretto dal produttore, regista
e sceneggiatore Maurizio Zaccaro, è patrocinato dal Comune di Pennabilli e
dell’Associazione Tonino Guerra e realizzato con il sostegno dell’Hotel Duca
del Montefeltro, Valeurs Investments
e Free Solo. I sottotitoli sono curati da Raggio Verde Sottotitoli.È anche una
manifestazione eco-sostenibile e animalfriendly.
Aderisce al protocollo europeo per il cinema sostenibile basato sulle seguenti
attività: consumi energetici, trasporti di merci, trasporti di persone, consumi
di materiali (carta, plastica, vetro, ecc.), gestione dei rifiuti, catering,
coordinamento e comunicazione interna e compensazione. (Francesco Giuliano)
martedì 14 novembre 2017
Conferenza stampa di presentazione del 35° TFF – Torino Film Festival
Oggi, alla Casa del Cinema di Roma, si è tenuta la Conferenza stampa di presentazione
del 35° TFF – Torino Film Festival, che si svolgerà dal 24 novembre al 2
dicembre 2017, e che contiene un nutrito numero di film suddiviso nelle varie
sezioni da saziare critici e cinefili famelici. Basta consultare il seguente
link: https://www.dropbox.com/s/uvt9bxk15fuoo85/35%C2%B0TFF_cartella%20stampa.docx?dl=0.
Il film di apertura FINDING YOUR FEET / RICOMINCIO DA ME di
Richard Loncraine sarà proiettato venerdì 24 novembre al Cinema Massimo di
Torino, mentre quello di chiusura THE FLORIDA PROJECT di Sean Baker sarà proiettato sabato 2 dicembre al Cinema
Reposi di Torino.
La
retrospettiva del Festival sarà dedicata al grande regista statunitense Brian De Palma di cui saranno proposti
ben 32 film. Per la prima volta in Italia, una rassegna esaustiva. Oltre ai lungometraggi, saranno presentati i
cortometraggi, i documentari e i videoclip, in
versione originale sottotitolata. Una maniera per (ri)scoprire
un autore che ha avuto un'influenza fondamentale sul cinema dei decenni
successivi. La retrospettiva è stata curata da Emanuela Martini, direttrice del
Torino Film Festival.
Torino 35 è la più importante sezione
competitiva del festival, riservata a opere prime, seconde o terze, propone 15 film
realizzati nel 2017, inediti in Italia. I paesi rappresentati sono: Argentina,
Belgio, Cina, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Hong Kong,Israele,
Italia, Lussemburgo, Portogallo, Spagna, Stati Uniti e Venezuela.
La sezione fuori concorso Festa
mobile che, come ogni anno, porta al festival gli esemplari più attesi o
che ci sono piaciuti di più tra la produzione mondiale inedita in Italia, apre
con il film Finding Your Feet, la commedia britannica su un gruppo
assortito di maturi londinesi che s'incontrano e danno un nuovo senso alla loro
vita attraverso una scuola di ballo, diretta da Richard Loncraine e
interpretata da Imelda Staunton, Timothy Spall e Celia Imrie. E chiude The
Florida Project, descrizione scatenata e agrodolce delle giornate di un
gruppo di ragazzini che vivono in un motel scalcagnato ai margini della
Disneyland di Orlando, diretta da un habitué del TFF, Sean Baker, e interpretata
da Willem Dafoe.
Il Gran Premio Torino sarà
consegnato a Pino Donaggio, che ha esordito
come musicista di film nel 1973 con lo score del thriller A Venezia... un dicembre
rosso shocking di Nicolas Roeg. La consegna avverrà mercoledì 29 novembre,
alle ore 19.30 al Cinema Massimo 1, prima della proiezione del film di Brian De
Palma DRESSED TO KILL (Vestito per uccidere, USA, 1980, versione restaurata in
DCP, 105’).
La altre sezioni: TorinoFilmLab con
5 film; Film Commission Torino Piemonte
con 2 film; Premio Maria Adriana Prolo 2017; Amerikana con 6 film diretta
da Asia Argento; After Hours, la sezione dark
del festival; TFFdoc con film documentari; Internazionale.doc con
8 film; Italiana.doc con 9 film; Viaggio
con 10 film; Non umano con 2 film, ecc.
Se volessimo individuare nei film che compongono la selezione di Onde 2017 una linea dominante, dovremmo
guardare allo scenario diradato e alla curvatura intimamente crepuscolare che
la realtà contemporanea offre alla ricerca espressiva portata avanti dai
filmmaker più giovani e innovatori.
Non dire gatto, un omaggio di Emanuela Martini, “gattara” cinéphile, è la
sezione dedicata ai gatti, che presenta 6 film che spaziano dal classico
Disneyiano Alice nel paese delle meraviglie a Una strega in paradiso di
Richard Quine, passando anche per un thriller gotico ispirato ad una storia di
Edgar Allan Poe, si collega idealmente alla mostra attualmente in corso al
Museo Nazionale del Cinema intitolata “Bestiale!
Animal Film Stars” che è stata inaugurata il 14 giugno e proseguirà fino
all’8 gennaio 2018.
Francesco Giuliano
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