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domenica 12 giugno 2016
“In nome di mia figlia” insegna che non bisogna mai desistere nel ricercare la verità
Titolo:
In nome di mia figlia
Titolo
originale: Au nom de ma fille
Regia:
Vincent Garenq
Soggetto:
André Bamberski
Sceneggiatura: Vincent Garenq,
Julien Rappeneau
Produzione
Stato: Francia 2016
Cast:
Daniel Auteuil, Sebastian Koch, Marie-Josée Croze, Cristelle Cornil, Lila-Rose
Gilberti, Emma Besson, Christian Kmiotek, Serge Feuillard, Fred Personne,
Thérèse Roussell, […]
Il
regista Vincent Garenq, assieme a Julien Rappeneau, ha scritto questo
bellissimo film “In nome di mia figlia” che è tratto da una vera vicenda recente,
vissuta da André Bamberski (Daniel
Auteuil) e dalla sua famiglia nell’arco di
trent’anni. Vicenda che ha riempito le pagine di cronaca giudiziaria dei
giornali francesi. Il racconto del film è tratto da un libro autobiografico,
dove Bamberski descrive le vicissitudini che ha dovuto affrontare, le strategie
che ha dovuto utilizzare e il muro di gomma della giustizia, sia tedesca che
francese, contro cui ha spesso rimbalzato come una palla, per fare luce sulla
morte prematura della figlia quattordicenne Kalinka (a 6 anni Lila-Rose
Gilberti, a 14 anni Emma Besson), deceduta misteriosamente a Lindau, in Germania nella casa del dott. Dieter Krombach (Sebastian
Koch), dove era andata a trovare la madre Dany (Marie-Josée Croze), che era divorziata
dal padre. Era il 1982. Garenq nella conduzione del film, in cui utilizza
continui e brevi feedback che risultano esplicativi ed efficaci, non si lascia
trasportare né dal sentimentalismo né dal sensazionalismo ma da un realismo
cronachistico. Egli riesce a raccontare la storia in modo egregiamente
sintetico ma efficace, per niente stancante ma coinvolgente, facendo emergere
con sagacia la reticenza e i cavilli burocratici delle istituzioni giudiziarie
e l’alone di mistero che ha avvolto tutta la vicenda. Si coglie, senza dubbio,
una dipendenza sensibile alle condizioni iniziali determinate dall’adulterio di
Dany, la moglie di Bamberski, con Krombach, avvenuto in Marocco nel 1974, perché,
in genere, le relazioni umane sono caratterizzate da profonda instabilità e, in
quanto tali, basta un particolare iniziale insignificante per modificare e
stravolgere la storia, in questo caso, di una famiglia intera. Si ha in
definitiva il caos, che è il nome dato alla scienza moderna che studia,
appunto, i grandi effetti determinati da piccole cause come quello che viene
descritto in questo ottimo film: la morte di Kalinka e l’ostinata ricerca della
verità da parte del padre André che, tramite alcuni indizi, si convince che la
figlia sia stata prima violentata e poi uccisa da Krombach. La ricerca diventa
talmente forsennata che Bamberski viene ritenuto folle, ma egli continua a
lottare perché il medico venga processato e punito. Daniel Auteuil, con la sua
grande versatilità di bravo attore, caratterizza egregiamente Bamberski in modo
tale da fare riflettere lo spettatore se egli abbia agito in quel modo così ostinato
perché venisse fatta giustizia oppure per vendicarsi del male che Krombach gli
avesse procurato sia per avergli tolto la moglie Dany sia per avergli ucciso la
figlia.
Il
film dà conforto a tutte le persone che hanno avuto congiunti sottoposti ad
abusi sessuali o sono stati uccisi e gli trasferisce il messaggio che non
bisogna mai desistere dal continuare a lottare per avere giustizia. Il film
mette anche in risalto gli intricati rapporti diplomatici che si instaurano
quando questi incresciosi eventi coinvolgono Stati diversi come, in questo
caso, Francia e Germania, o come Italia ed Egitto per il caso di Sergio Regeni
o, ancora Italia e India per il caso dei due militari Salvatore Girone e
Massimiliano Latorre. Si instaura una specie di monotono e inconcludente gioco
di ping pong di cui non si sa chi sarà il vincitore.
Daniel
Auteuil, con i suoi sguardi, i suoi silenzi e il suo atteggiamento razionale, sobrio,
fermo e deciso ma mai aggressivo, costruisce un’interpretazione eccellente che
conferma ancora una volta la sua straordinaria bravura. E così pure Sebastian
Koch riesce a dare credibilità con veemenza al suo squallido personaggio che
appare subdolo, cinico e privo di scrupoli.
Filmografia
Saint Tropez (1996), Baby
love (2008), Présumé copable (2014), L’enquete (2014).
Francesco Giuliano
sabato 11 giugno 2016
"L’uomo che vide l’infinito" è una disamina sul pensiero scientifico che tende ad unire l’umanità
Titolo: L’uomo che vide
l’infinito
Titolo originale: The Man Who Knew Infinity
Regia: Matt Brown
Soggetto: Robert Kanigel
Sceneggiatura: Matt Brown, Robert Kanigel
Produzione Stato: USA 2015
Cast: Dev Patel, Jeremy Irons, Vevika Bhise, Toby
Jones, Stephen Fry, Jeremy Northam, Kevin McNally, Richard Johnson, Anthony
Calf, Patraic Delaney, Shazad Latif, Enzo Cilenti, […]
“L’uomo che
vide l’infinito” di Matt Brown è uno di quei film da vedere perché trasmette,
al di là della vena romantica che avvolge
il racconto, un messaggio importante che è quello che il pensiero scientifico è
formalmente coerente e universalmente compreso e tende ad unificare e non a
dividere l’umanità. Non la religione basata sui dogmi, non la politica basata
sull’oratoria e sul sofisma che usa argomentazioni lusinghiere che sono
mostrate come valide ma in realtà sono ingannevoli, non il razzismo basato sui
pregiudizi e sulla superiorità dell’uomo sull’uomo, ma soltanto la scienza che,
usando un linguaggio universale, è messaggera di verità, latrice di
condivisione di idee e, quindi, di concordia e di unificazione. Non la semplice
intuizione, cioè la conoscenza immediata non fondata sul ragionamento, ma la
dimostrazione matematica la quale, partendo da certe premesse ovvero da
proposizioni dimostrate grazie a queste premesse, determina la validità di una
nuova proposizione grazie alla coerenza formale del ragionamento. La
dimostrazione così risulta condizione necessaria e sufficiente per ritenere valida
l’intuizione.
Il film,
tratto dalla biografia “L’uomo che vide l’infinito – La vita breve di Srinivasa
Ramanujan, genio della matematica” (1991) di Robert Kanigel, descrive la breve
vita, molto proficua e molto intensa del giovane matematico indiano Srinivasa
Ramanujan (Dev Patel) di
Madras che ha aperto le porte dell’infinito permettendo di studiare, tra
l’altro, anche i buchi neri. Questi venne ammesso all’Università di Cambridge,
prima che scoppiasse la I guerra mondiale, grazie all’interessamento del
professore Godfrey Harold
Hardy (Jeremy
Irons), apologeta della matematica e membro della prestigiosa Royal Society,
che ne riconobbe lo straordinario e innato talento matematico. Ramanujan divenne collaboratore di Hardy,
il quale lo definì “l'unico incidente romantico della
mia vita” e gli fece comprendere con forza che, non la sola intuizione, ma
l’intuizione di una legge e la sua dimostrazione sono prerogative essenziali
della validità della stessa legge e della conseguente pubblicazione nelle
riviste scientifiche, così come avevano fatto grandi matematici come Eulero e
Jacobi che avevano dato contributi essenziali alla teoria dei numeri con la
dimostrazione di quanto avevano postulato. Hardy e lo stesso Ramanujan, pur
contrapposti sull’esistenza di Dio (il primo ateo e il secondo credente), non
ebbero vita facile all’interno del corpo accademico a causa dei docenti che li
contrastavano più per pregiudizio e presunzione che per cognizione di causa. Ebbero,
però, il sostegno morale, e per certi versi materiale, anche se momentaneo di
Bertrand Russel (Jeremy
Northam), indiscusso fautore della libertà di pensiero, che venne trasferito ad
altra università per le sue idee pacifiste per le quali subì anche il carcere, e di John Littlewood (Toby Jones) che dovette assentarsi dall’università
per vestire i panni militari come collaboratore del ministero della difesa per
tutta la durata della guerra.
E, in questo contesto, tra il professore Hardy e Ramanujan nacque
una grande amicizia e si sviluppò un amore per la scienza al di sopra di ogni
miserabile grettezza e piccolezza umane.
Jeremy Irons con la sua sagacia di attore veterano –
recentemente è stato protagonista del film “La corrispondenza” (2015) di
Giuseppe Tornatore nei panni di un altro docente Ed Phoerum -, è riuscito ad interpretare magnificamente il
professor Hardy evidenziandone, nel contempo, con successo la nobiltà d’animo,
la bravura e la caparbietà, e Dev Patel, divenuto famoso per il celeberrimo
“The Millionaire” (2008) di Danny Bolye, dopo otto anni con la sua brillante
interpretazione ha dato credibilità al grande matematico indiano che soltanto
un film di tale portata poteva elevare a popolarità.
Filmografia
Ropewalk (
2000).
Francesco
Giuliano
venerdì 10 giugno 2016
L’associazione della Stampa estera in Italia annuncia i Premi alla 56^ edizione dei Globi d’Oro 2016
Roma, 9 giugno 2016.
L’Associazione della Stampa Estera in Italia annuncia i vincitori dei Globi
d’Oro 2016, i premi della Stampa Estera ai film italiani arrivati alla 56^ edizione
e che saranno assegnati questa sera durante la cerimonia di premiazione a
Palazzo Farnese.
Assegnati anche i due premi speciali: il Gran Premio della Stampa Estera a Fuocoammare di
Gianfranco Rosi e il Globo d’Oro alla Carriera a Nicoletta Braschi e Roberto
Benigni.
Ecco l’elenco dei premi assegnati con le motivazioni.
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Premiato: Tra le dita di Cristina K. Casini
Motivazione:
A Cristina K. Casini, che ha saputo con poesia, delicatezza e un
tocco di surrealismo, fotografare i sentimenti che risiedono in uno
scatto.
MIGLIOR DOCUMENTARIO
Premiato: If Only I Were That Warrior di Valerio Ciriaci
Motivazione:
Per il coraggio, l’equilibrio e la maestria tecnica, davvero notevoli per
un’opera prima, con cui getta luce sulle pagine buie del passato coloniale
italiano, aprendo uno squarcio sulle troppe amnesie che lo circondano.
MIGLIOR MUSICA
Premiato: Carlo Crivelli per Sangue del mio sangue
Motivazione:
Per aver saputo rendere, con pari efficacia e armonia, le atmosfere di
due epoche così diverse tra loro: il ‘600 e i giorni nostri.
MIGLIOR FOTOGRAFIA
Premiato: Fabio Zamarion per La corrispondenza
Motivazione:
Con sfumature ora gotiche ora mediterranee Fabio Zamarion ha saputo
tradurre in meravigliose immagini i toni drammatici e il tessuto narrativo
dell’intenso film di Giuseppe Tornatore, dove convivono vita e morte, realtà e
immaginazione.
MIGLIOR OPERA PRIMA
Premiato: L’Attesa di Piero Messina
Motivazione:
Il film è poesia pura, con splendide riprese. Vi è interiorità, vi sono
silenzi eloquenti, come nell’abbraccio silenzioso della fine che dice più di
mille parole. Grazie alla raffinatezza nel presentare i sentimenti attraverso
immagini bellissime, ci sembra chiaro che abbiamo a che fare con un promettente
talento del cinema italiano che mette la sua Sicilia in primo piano.
MIGLIOR COMMEDIA
Premiato: Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese
Motivazione:
Per una commedia tagliente, che, fedele alla tradizione
italiana, svela vizi e virtù del terzo millennio e con un finale amarognolo sa
omaggiare degnamente il Maestro Ettore Scola e la sua Terrazza ormai vuota.
MIGLIOR SCENEGGIATURA
Premiato: Ivan Cotroneo e Monica Rametta per Un bacio
Motivazione:
Quello che noi della giuria del Globo d'Oro abbiamo apprezzato, nella
sceneggiatura del film “Un Bacio”, è stato il coraggio di raccontare, con
fantasia e sensibilità, un tema particolarmente complesso, come è quello del
bullismo e dell'omofobia.
MIGLIOR ATTRICE
Premiata: Ondina Quadri per Arianna
Motivazione:
Per un'interpretazione mirabolante che in un modo poetico chiude le porte
dell’infanzia e con delicatezza affronta i dubbi della prima giovinezza,
rendendo universale la domanda sul proprio essere.
MIGLIOR ATTORE
Premiato: Elio Germano per Alaska
Motivazione:
Ad un attore che riesce sempre a superarsi in bravura e intensità e a
creare personaggi spessi e intensi utilizzando mezzi e aiuti anche non
'ortodossi'.
Con la sfida totale il risultato aumenta.
MIGLIOR FILM
Premiato: Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele
Mainetti
Motivazione:
Un premio doppiamente motivato. Perché confronta per la prima volta il
mondo coriaceo della periferia romana con la carica esplosiva della “science
fiction”. Perché si è imposto all’attenzione di tutti grazie ad uno
straordinario passaparola.
GRAN PREMIO 2016 DELLA STAMPA ESTERA
Fuocoammare di Gianfranco Rosi
Motivazione:
Il “Gran Premio della Stampa Estera 2016” rende omaggio a un’opera forte
che è un grido di rivolta di fronte a una tragedia continua ormai percepita con
rassegnazione, come una sorta di normalità. “Fuocoammare”descrive un popolo di
pescatori che accoglie a braccia aperte tutto quello che viene dal mare,
compresa la disperazione umana, con una generosità che riscatta l'Europa dal
filo spinato e delle ossessioni identitarie.
GLOBO D’ORO 2016 ALLA CARRIERA
Premiati: Nicoletta Braschi e Roberto Benigni
Motivazione:
L'Associazione della Stampa Estera consegna il “Globo d'Oro 2016 alla
Carriera” alla coppia più popolare del cinema italiano di oggi. Fuori dagli
schemi in tutto, loro due non raccontano la cultura, la fanno. Più italiani tra
gli italiani, rappresentano una vera quintessenza dell’imprevedibile anima di
questo Paese. Sanno di continuo tradurre l’arduo in un linguaggio universale
che affascina e incanta. Una coppia la cui carriera ha raggiunto e superato
vette e sogni.
Torna la Rassegna “Lo schermo è donna” 2016 a Fiano Romano - Premiato il talento femminile nel cinema
Riparte la Rassegna che premia il talento femminile nel cinema “Lo schermo è donna” dal 13 al 18 giugno 2015 (a partire dalle ore
21:00), a Fiano Romano a due passi da Roma, nella suggestiva
cornice del Castello Ducale.
La Manifestazione, giunta alla sua XIX edizione, è
promossa e organizzata dall’associazione culturale “Città per l’Uomo” con il
patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione
Lazio, della Provincia di Roma e del comune di Fiano Romano.
Sei giorni di proiezioni,
incontri con i protagonisti del cinema italiano e approfondimenti sui film, selezionati tra le recenti uscite cinematografiche.
Ad aprire quest’anno la rassegna, lunedì 13 giugno, saranno la regista Maria Sole Tognazzi e l’attrice Sabrina Ferilli. Proprio lunedì 13 sarà assegnato il primo premio
di questa edizione a Maria Sole
Tognazzi che riceverà il “Premio Giuseppe De Santis alla carriera". La serata
proseguirà con la proiezione del film Io e lei con protagoniste Sabrina Ferilli e Margherita
Buy.
Martedì 14 giugno saliranno sul palco il regista Claudio Giovannesi e la
giovanissima attrice Daphne
Scoccia, che riceverà il “Premio
Giuseppe De Santis – Giovani” per il film Fiore di Claudio Giovannesi,
che verrà proiettato subito dopo la premiazione.
Mercoledì 15 giugno sarà il giorno dell’omaggio al regista Ettore Scola,
scomparso pochi mesi fa. Durante la serata sarà presentato il documentario di
Silvia e Paola Scola Ridendo e
scherzando alla presenza di una delle registe, Silvia Scola e
Walter Veltroni, storico amico di Ettore Scola.
Giovedì 16 giugno sarà proiettato il film Non essere cattivo di Claudio
Caligari. Per l’occasione saliranno sul palco per introdurre il film alcuni dei
protagonisti della pellicola: Silvia
D’amico, Roberta Mattei, Alessandro Borghi, e gli sceneggiatori Francesca Serafini e Giordano Meacci.
Venerdì 17 giugno sarà assegnato l’ultimo premio di questa
edizione ex-aequo “il premio Giuseppe
De Santis” a Valeria Solarino
e Claudia Potenza, per il filmEra
d’estate di Fiorella Infascelli, che sarà a Fiano assieme alle
due attrici.
Sabato 18 giugno per la serata conclusiva della rassegna, arriva
sul palco di Fiano Romano l’attrice Paola Minaccioni che introdurrà il film Miami Beach in cui è
l’interprete principale assieme a Max Tortora per la regia di Carlo Vanzina.
L’ingresso
alla Rassegna è gratuito fino a esaurimento posti..
giovedì 9 giugno 2016
“Enrico Rava. Note necessarie”, film-documentario diretto da Monica Affatato sul trombettista italiano, in anteprima mondiale al Biografilm Festival a Bologna
Verrà presentato in anteprima
mondiale il 12 giugno alle 17.30 nella cornice del Biografilm
Festival di Bologna il film documentario “Enrico Rava. Note
necessarie” diretto dalla regista Monica Affatato, che torna a
trattare attraverso immagini cinematografiche il mondo della musica. Dopo
un'incursione nel combattivo mondo musicale di Demetrio Stratos attraverso il
documentario “La voce di Stratos”, la regista torinese racconta un'altra icona
della musica italiana: Enrico Rava, trombettista
italiano più celebre al mondo.
Geniale e innovativo musicista, la vita di Rava corrisponde a un
importante pezzo di storia del jazz e della musica in generale, in un momento
storico di grande fermento sia politico che culturale. Attraverso la ricerca di
Monica Affatato, che con grande curiosità e consapevolezza ha ripescato dagli
archivi materiali unici e rari, arricchito da approfondimenti teorici di
Stefano Zenni che contestualizzano questa musica così evolutiva, ripercorriamo
con Rava, e attraverso Rava, decenni di arte. La collaborazione con Altan, che
nel 1997 illustrò l’album ‘Noir’ con un inedito fumetto, in cui Rava era
protagonista; il duetto con Bollani (che nel documentario racconta gli sfiziosi
'dietro le quinte' del loro tour); la collaborazione con artisti come
Michelangelo Pistoletto (che curò nel 1980 la copertina del suo LP ‘Ah’); la
presenza nel film di riprese rare di Pier Paolo Pasolini; le jam session con
Gato Barbieri; le serate con le leggende del jazz italiano come Massimo Urbani
e uno strepitoso concerto con Michel Petrucciani.Ed altro ancora. Con uno stile
fresco vengono raccontati il passato e il presente, in un medley di
eventi unici e irripetibili raccontati in prima persona da chi li ha vissuti,
per poi essere raccolti e confezionati con originale capacità.
“Quando ero ragazzino l’idea di fare il musicista di Jazz era come voler fare il cowboy”- afferma Rava.
Da Torino a New York, da Buenos Aires ad Atlanta, Enrico Rava ha
plasmato il jazz contemporaneo degli ultimi cinquant'anni. Nel film assieme a
colleghi e amici, ripercorre la sua vita salvata e modellata dall'incontro con
la musica. Con il trombettista, le sue storie personali e gli incontri
avvincenti dagli anni Sessanta fino ad oggi, “Enrico Rava. Note
Necessarie” ci accompagna in un viaggio (non solo biografico) che
attraversa il mondo del jazz, per scoprirne la forza di musica rivoluzionaria e
il potere di arte liberatoria che si trasforma insieme con la società.
Intessuto di musica e concerti (che sarà possibile ascoltare
grazie alla magia avvolgente del Dolby Digital 5.1), materiali esclusivi e
interviste a Carla Bley, Roswell Rudd, Michelangelo Pistoletto, Francesco
Tullio Altan e tanti altri, arricchito da materiali rari - dal Gato Barbieri
filmato da Pasolini alla presenza di Michel Petrucciani -, attraversato da
riflessioni teoriche, il film conduce al nucleo segreto del jazz, ciò che lo
rende un linguaggio di libertà, oltre che un genere musicale.
È quella imprevedibilità dell'improvvisazione, che si conserva
nella sua anima non scritta, ribelle, e al tempo stesso aperta e inclusiva.
Come Enrico Rava ci ricorda: “Quando tutto funziona, è una democrazia perfetta,
che solo il jazz può creare”.
La sera del 12 giugno, alle 21.15, la musica continua,
nell’ambito del programma distaccato del festival, nella sezione Bioparco (che
si svolge al Parco del Cavaticcio a Bologna): Enrico Rava si esibirà
con il suo "New Quartet" nella splendida cornice degli eventi
speciali del Biografilm.
mercoledì 8 giugno 2016
Il ‘Ciak Alice giovani’ va a ‘Un bacio’ di Ivan Cotroneo
Il ‘Ciak Alice giovani’ nasce dalla collaborazione tra Alice nella Città, sezione autonoma e parallela della Festa del
Cinema di Roma e la Rivista di cinema ‘Ciak’. Questa categoria di premio nata cinque
anni fa per intercettare i gusti del pubblico giovane è dedicata al miglior film italiano rivolto al mondo
dei ragazzi e degli adolescenti.
Il ‘Ciak
Alice giovani 2016’ è stato assegnato al film di Ivan Cotroneo “Un bacio”, prodotto da Indigo
Film e Titanus con Rai Cinema e distribuito da Lucky Red.
A scegliere
il vincitore sono stati i lettori del cine-magazine che hanno votato sulla
pagina Facebook di Ciak, insieme con gli studenti delle scuole secondarie
di tutto il territorio nazionale.
A decretare
la vittoria di ‘Un bacio’ sono
state oltre 2500 preferenze.
In gara per
il ‘Ciak Alice Giovani’ c’erano
12 titoli scelti dalla redazione di Ciak assieme alla direzione di Alice nella
Città: si tratta di pellicole uscite in sala tra il 1 maggio 2015 e il 30
aprile 2016 che ‘Alice nella Città’ e la redazione hanno selezionato riservando
una particolare attenzione alle opere prime poco note al grande pubblico e a
quei film con tematiche importanti legate al mondo giovanile.
Questi
i titoli che erano in lizza per il Ciak Alice Giovani 2016:
Un
bacio di Ivan Cotroneo; Veloce come il vento di Matteo
Rovere ; Zeta di Cosimo Alemà; Il bambino di Vetro di Federico
Cruciani; La nostra quarantena di Peter Marcias ; Arianna di
Carlo Lavagna; Bella e perduta di Pietro Marcello; Fuocoammare di
Gianfranco Rosi ; Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele
Mainetti
Il racconto
dei racconti di Matteo Garrone; La felicità è un sistema
complesso di Gianni Zanasi ; Pecore in erba di Alberto
Caviglia.
"Sono
felice e onorato di ricevere il ‘’Ciak Alice Giovani’, per un film come ‘Un
bacio’, interpretato da tre esordienti e così fortemente incentrato su
tematiche particolarmente significative per gli adolescenti: bullismo, omofobia
e ogni forma di discriminazione, ma anche ricerca della felicità e fuga
dall'omologazione verso la libertà”, commenta così il premio il regista e
sceneggiatore Ivan Cotroneo, “Voglio ringraziare tutte le persone
che hanno votato per questo film, in special modo i ragazzi delle scuole
superiori di primo e secondo grado che hanno visto il film, e lo hanno ritenuto
vicino e capace di parlare a loro e con loro. Grazie."
“Siamo
contenti che il premio di anno in anno diventi sempre più partecipato dai
ragazzi delle scuole e dai giovani lettori di Ciak e felici che la scelta dei
ragazzi sia ricaduta su ‘Un
bacio’, un film che ‘Alice nella città’ ha sostenuto
e accompagnato anche in tour nelle scuole prima dell’uscita, poiché
tratta tematiche importanti come bullismo e omofobia.” Con queste
parole Fabia Bettini e
Gianluca Giannelli, direttori
artistici di Alice nella città, commentano il premio.
Questa iniziativa è solo una delle tante che contribuisce a proseguire
l’attività di Alice nella Città anche nel corso dell’intero anno scolastico,
dialogando con gli studenti in modo continuo attraverso varie forme di
coinvolgimento e d’intervento.
venerdì 3 giugno 2016
Il film “The nice guys” diverte ma non lascia traccia
Titolo:
The nice guys
Regia:
Shane Black
Sceneggiatura:
Anthony Bagarozzi, Shane Black
Musica:
David Buckley
Produzione
Stato: USA 2016
Cast: Russel Crowe, Ryan Gosling, Angourie Rice, Matt
Bomer, Margaret Qualley, Kim Basinger, Beau Knapp, Yaya DaCosta, Murielle
Tello, Keith David, Ty Simkins, Jack Kilmer, Lois Smith, […]
Il detective Jackson Healy (Russel Crowe) e l’investigatore privato Holland March (Ryan
Gosling), ambedue di
Los Angeles - la città degli angeli dove gli angeli non si sa cosa siano -, si
incontrano casualmente e, per forza maggiore, si trovano ad indagare su una
ragazza scomparsa, Amelia Kutner (Margaret Qualley),
figlia di Judih Kutner (Kim Basinger), un alto
dirigente giudiziario, e sulla morte poco chiara di una pornodiva. Jackson e Holland sono due simpatici ragazzi, si fa per dire traducendo il titolo
del film, che si trovano spesso nei guai e ne combinano di tutti i colori,
aiutati talvolta dalla disinvolta Holly (Angourie Rice), una
ragazzina figlia di Holland, che si trova sempre al posto giusto nel momento
giusto. Ovviamente,
questi due “guys” fanno la parte dei “buoni” in un ambiente costellato da una
miscellanea di criminali senza scrupoli e d’alto rango legati al potentato
locale che tende solo ad arricchirsi e ad uccidere in modo spregiudicato. Il
susseguirsi delle azioni e i continui colpi di scena esilaranti hanno
un ritmo molto intenso con due bravi attori come Russel Crowe e Ryan Gosling,
che appaiono molto divertenti ma non convincono per i panni che vestono. I
dialoghi assumono significati di grande attenzione perché rivolti ad un potere
corrotto e pervertito, anche se in un contesto brioso, divertente e molto
animato.
Il film è
diretto da Shane Black, il bravo sceneggiatore divenuto famoso
per avere scritto l’ottima sceneggiatura di “Arma letale” (1987), film di
grande successo passato negli annali del cinema internazionale, di cui ha
voluto ripercorrere la traccia ma senza imprimerne valore attraente.
Filmografia
Kiss kiss, bang bang (2005), Iron man 3 (2013).
Francesco Giuliano
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