var _gaq = _gaq || []; _gaq.push(['_setAccount', 'UA-26218038-5']); _gaq.push(['_trackPageview']); (function() { var ga = document.createElement('script'); ga.type = 'text/javascript'; ga.async = true; ga.src = ('https:' == document.location.protocol ? 'https://ssl' : 'http://www') + '.google-analytics.com/ga.js'; var s = document.getElementsByTagName('script')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s); })();

mercoledì 25 maggio 2016

“Boris Giuliano, un poliziotto a Palermo” film tv trasmesso su RAI 1 il 23 e 24 maggio 2016

Titolo: Boris Giuliano, un poliziotto a Palermo
Regia: Richy Tognazzi
Soggetto: Angelo Pasquini
Sceneggiatura: Giovanna Koch, Angelo Pasquini, Richy Tognazzi
Produzione: RAI1 – Italia 2016
Cast: Adriano Giannini, Nicole Grimaudo, Ettore Bassi, Antonio Gerardi, Luigi Maria Burruano, Enrico Lo Verso, Nicola Rignanese, Francesco Montanari, Fabrizio Bracconeri, Pietro Delle Piane, Vanni Bramati, Ivan Castiglione, Speranza Vanni, Vincenzo Ferrera, Dino Giarrusso, Manlio Dovi, Vincenzo Crivello, Vito Facciola, Giacinto Ferro, Lollo Franco, Salvatore Lazzaro, Bruno Torrisi, Sebastiano Lo Monaco, Pippo Pattavina, Tony Sperandeo, Francesco Benigno, Alfredo Lo Bianco, […]



È stato un grande successo di pubblico, la miniserie televisiva “Boris Giuliano, un poliziotto a Palermo” sul capo della squadra mobile di Palermo Giorgio Boris Giuliano (Adriano Giannini), che venne ucciso, mentre si trovava alla cassa del Caffè  Lux di Palermo, da Leoluca Bagarella (Francesco Benigno) con sette colpi di pistola alle spalle, il 21 luglio 1979, a quarantanove anni. Il film, pur essendo in parte romanzato, è diretto da Richy Tognazzi, bravo regista che sa ben costruire opere di impegno civile come questo. E' una di quelle pellicole che colpiscono l’animo dello spettatore e lo emozionano perché descrive, assieme ad una parte della storia recente del nostro paese, le vicissitudini di quest'uomo poliziotto che lottò la mafia di Palermo con metodi innovativi ed efficaci. Il soggetto del film, che è una sintesi degli incontri e degli scontri con le istituzioni e con i capi mafiosi e delle amarezze e dei successi in campo di un grande servitore dello Stato italiano, è un pullulare di personaggi famosi, grandi per la moralità, serietà  e coerenza umane encomiabili, di cui si è scritto e parlato molto, come il giudice Pietro Scaglione (Pippo Pattavina), il giornalista de “L’ora” Mauro de Mauro (Manlio Dovi), il colonnello Russo (Vito Facciola), morti o scomparsi per avere difeso la dignità del ruolo che coprivano. A cui si aggiunge la figura di chi non si è detto nulla per il rispetto del proprio dolore, come la moglie Maria Leonetta, interpretata magnificamente da Nicole Grimaudo che fa del marito, con il suo estro di grande attrice, un gigante mostrandone l’umanità di madre e di moglie e il suo grande amore per la famiglia e per il marito.
A Boris Giuliano venne conferita la Medaglia d’Oro al valore civile, circa un anno dopo  dalla sua morte: “ Valoroso funzionario di Pubblica Sicurezza, pur consapevole dei pericoli cui andava incontro operando in un ambiente caratterizzato da intensa criminalità, con alto senso del dovere e non comuni doti professionali si prodigava infaticabilmente nella costante e appassionante opera di polizia giudiziaria che portava all'individuazione e all'arresto di pericolosi delinquenti, spesso appartenenti ad organizzazioni mafiose anche a livello internazionale.
Assassinato in un vile e proditorio agguato tesogli da un killer, pagava con la vita il suo coraggio e la dedizione ai più alti ideali di giustizia.
Palermo, 21 luglio 1979”.
Piazza Armerina, in provincia di Enna, famosa per i suoi mosaici della Villa Romana del terzo secolo, è la sua città natale, dove l'Istituto Professionale per l'Industria e l'Artigianato è intitolato a Boris Giuliano, in suo ricordo.
Nel 2013, fu bandito il Concorso “Stato, mafia e Società” del Premio Themis, a cui partecipai con la poesia “La Ballata di un eroe”, scritta pensando a questo grande uomo. La poesia ebbe il terzo posto e fa parte dell’Antologia “Eroi e antieroi” (A&B editrice, 2013):
“La lupara tuona/ la letale rosata fa centro/ un grido di dolore / nell’aria vagola/ la ferita gronda sangue/ l’eroico corpo si contorce/ barcolla / si squilibra/ al suolo/ esanime sbatte/ sulla fresca vermiglia chiazza/ nell’aria mille schizzi spruzza/ urla di angoscia / s’odono in lontananza/ corre senza speranza/ la novella sposa/ ormai vedova / lacrime gronda / dai suoi occhi sgomenti/ intorno tutto tace/ il suo cuore non ha pace/ intorno nessuno ha visto/ la rabbia si fa grande/ intorno nessuno ha udito/ lo sconforto si sfrena/ cos’è la libertà/ solo pochi lo sanno”.

Filmografia
Piccoli equivoci /1989), Ultrà (1991), La scorta (1993), Vite strozzate (1996), I giudici – Excellent Cadavers (1999), Un altro mondo è possibile (2001), Il Papa buono (2003), Io no (2003), L’isola dei segreti – Korè (2009), Il padre e lo straniero (2010), Mia madre (2010), Tutta colpa della musica (2011), Il caso – Dove eravamo rimasti? (2012), L’assalto (2013), Pietro Mennea – La freccia del Sud (2015).

Francesco Giuliano

venerdì 20 maggio 2016

"La pazza gioia", una delicata commedia ironica e briosa tutta al femminile

La pazza gioia, una delicata commedia ironica e briosa tutta al femminile

(by Francesco Giuliano)
Titolo: La pazza gioia
Regia e Soggetto: Paolo Virzì
Sceneggiatura: Francesca Archibugi, Paolo Virzì
Musica: Carlo Virzì
Produzione Stato: Italia 2016

Cast: Valentina Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti, Tommaso Ragno, Bob Messini, Sergio Albelli, Anna Galiena, Marisa Borini, Marco Messeri, Bobo Rondelli, […].


Attorno alla canzone “Senza fine” di Gino Paoli “Senza fine/tu trascini la nostra vita/senza un attimo di respiro/per sognare /per potere ricordare /ciò che abbiamo già vissuto /senza fine/sei un attimo senza fine/ non hai ieri/non hai domani /tutto è ormai nelle tue mani/mani grandi mani senza fine/…”, ruota il tema fondamentale di questo bel film di Paolo Virzì, il regista italiano che, per la sua verve ironica e realistica, è diventato ormai una garanzia di buon cinema per lo spettatore italiano e non solo.
Come un medico che attraverso alcuni sintomi sa cogliere il malessere del malato, così Virzì, fa un’analisi dettagliata dei vizi e delle virtù dell’italica gente in mezzo alla quale egli stesso vive, e ne estrapola, in maniera universale, la ridicolaggine, il moralismo, l’ignoranza e l’arroganza, la saccenteria, la pedanteria, l’infelicità o un’amara felicità che sa più di rassegnazione. Tenendo conto di queste sue caratteristiche, Virzì con un tocco ironico e con una delicatezza di stampo femminile conferisce buonumore allo spettatore pur tessendo un film “La pazza gioia” dai risvolti tragici e dolorosi.
In questo viene aiutato efficacemente e brillantemente da due grandi attrici, Valeria Bruni Tedeschi, nella parte di Beatrice Morandini Valdirana, una nobile demente dal carattere prepotente contraddistinto da mitomania e da un’inarrestabile verbosità, e Micaela Ramazzotti, che interpreta la parte di Donatella Morelli, una povera giovane sfortunata con il corpo tatuato, che invece è psicolabile e afflitta dalla perdita del figlio che è stato dato in adozione. Le due si conoscono e fanno amicizia presso la Villa Biondi, in Toscana, dove sono ricoverate assieme ad altre donne giudicate giudizialmente con sentenza definitiva per essere sottoposte ad una terapia di recupero. Grazie a questa amicizia, un giorno, riescono ad eludere la sorveglianza e a scappare dalla Villa dandosi alla “pazza” gioia. Beatrice, parafrasando la canzone “Senza fine” trascina con sé Donatella senza darle un attimo di respiro, per farla sognare e farle ricordare ciò che ha già vissuto per consentirle di dare un senso alla propria vita. Un bel film che passerà senz'altro negli annali del cinema italiano per la sua bellezza.

Filmografia
La bella vita (1994), Ferie d’agosto (1996), Ovosodo (1997), Baci e abbracci (1999), My name is Tanino (2002), Caterina va in città (2003), N - Io e Napoleone (2006), Tutta la vita davanti (2008), La prima cosa bella (2010), Tutti i santi giorni (2012), Il capitale umano (2014).
Francesco Giuliano

martedì 17 maggio 2016

La disputa tra Ragione e Sentimento nel film “Al di là delle montagne”

La disputa tra  Ragione e Sentimento  nel film “Al di là delle montagne”

Titolo: Al di là delle montagne
Titolo originale: Shan he Gu Ren
Regia e sceneggiatura: Jia Zhang-Ke
Produzione Stato: Cina, Francia, Giappone 2015
Musica: Yoshihiro Hanno
Cast: Zhao Tao, Yi Zhang, Jing Dong Lianq, Zijian Dong, Sylvia Chang, Han Sanming, […]


Il regista cinese Jia Zhang-Ke, che ha scritto e diretto “Al di là delle montagne”, per i tratti che caratterizzano questo film manifesta di sentire l’influenza dei registi neorealisti italiani quali Pier Paolo Pasolini e Vittorio De Sica.
Il film si svolge per buona parte, in Cina, a Fenyang nel 1999. Tao (Zhao Tao), una ragazza di Fenyang, è amica di due giovani Zhang Jinsheng (Yi Zhang) e Liangzi (Jing Dong Lianq). Il primo è una persona molto vanitosa, aggressiva, benestante, senza umanità, d’animo cattivo, ambizioso, che si vanta di diventare molto ricco sino al punto che metterà a suo figlio il nome di Dollar (Zijian Dong) e che presume che la libertà sia connessa con l’uso libero delle armi, che invece sono vietate in Cina. Il secondo, invece, è un modesto lavoratore in una miniera di carbone che, al contrario, tiene molto all’amicizia, è di animo buono, considera sacrosanti i valori umani e vive la vita così come viene. Ambedue aspirano a sposare Tao. Zhang, arrogante ed estroverso, lo manifesta apertamente e con sfrontatezza, mentre Liangzi, timido e introverso, tiene per sé questa aspirazione anche se fa capire a Tao questa sua intenzione. Tao in cuor suo ama Liangzi per la sua bontà e umanità ma, al tempo stesso, è attratta dalla ricchezza e dalla spavalderia di Zhang. Tao si viene a trovare, quindi, a fare una scelta molto difficile e sofferta. La sua ragione entra in conflitto con i suoi sentimenti più genuini. Com’è descritto nella poesia “Ragione e sentimento” dell’omonima raccolta (ed. Libreria Editrice Urso, 2016): “Oh, sentimento bizzarro!/ tu mi sconvolgi/ tu mi stringi/ mi togli il respiro/ mi trasporti su lidi lontani/ tiranneggi su di me/ con forza / senza sosta / a schiavo mi riduci/ e il cuore ferisci/ Dimmi: cosa vuoi?/ Ma nessuna risposta mi dai! / Oh, ragione equilibrata!/ A te mi rivolgo / allora/ portami / ad una sana riflessione / sulla scelta che/ m’aspetta/ solleva me / dalla pena profonda/ che m’affligge/ dall’insano sentimento/ che mi stressa/ Suvvia!/ Indicami la corretta via/ che il mio cuore sanare possa!”, poiché è impossibile fare entrare in accordo la razionalità con il trasporto del cuore, Tao sceglie secondo ragione perché ritiene che “Non si può che fare un tratto del cammino insieme. Prima o poi ci si deve separare”. Con questa sua scelta, però, farà un grave torto all’amico Liangzi che, non riuscendo a sopportare il dolore conseguente al distacco, emigra andando a fare il minatore in un altro Paese dove si ammalerà. Le conseguenze per la vita di Tao saranno disastrose in quanto sposandosi entrerà subito in contrasto con Zhang, suo marito, da cui divorzierà perdendo così oltre agli agi della ricchezza anche il figlio Dollar, in quanto presume che il marito lo potrà mantenere agli studi. Tao si lascia trasportare dalla ragione sbagliando ancora una volta, perché ciò comporterà nel figlio la mancanza dell’affetto della madre e il sorgere di complessi psicologici e di grandi amarezze.
Il film “Al di là delle montagne”, è ben condotto e appare sbalorditivo, sorprendente, realista ed essenziale nei contenuti, e a tratti molto coinvolgente e commovente, tant’è che data la durata di oltre due ore non annoia affatto lo spettatore. Esso ha concorso al Festival del Cinema di Cannes 2015 ed ha vinto il premio Asian Film Awars 2016 per la migliore sceneggiatura.

Filmografia
Xiaowu (1997), Zhantaii (2000), Sill Life (2006) che si aggiudica il Leone d'oro al Festival del Cinema di Venezia, 24° City (2008), Il tocco del peccato (2013).

Francesco Giuliano

lunedì 11 aprile 2016

“La comune” o sul mondo destinato a rimanere senza amore

Titolo: La comune
Titolo originale: Kollektivet
Regia: Thomas Vinterberg
Sceneggiatura: Tobias Lindholm, Thomas Vinterberg
Musica: Fons Merkies
Produzione Stato: Danimarca 2016

Cast: Trine Dyrholm, Ulrich Thomsen, Helene Reingaard Neumann, Martha Sophie Wallstrom Hansen, Lars Ranthe, Fares Fares, Magnus Millang, Julie Agnete Vang, Anne Gry Henningsen, Adfam Fioscher, Oliver Methling Søndergaard, Ida Emilie Krarup, Mads Reuther, Jytte Kvinesdal, Rasmus Lind Rubin, […]

Il professore universitario di architettura Erik (Ulrich Thomsen) e la moglie Anna (Trine Dyrholm), affermata conduttrice televisiva, assieme alla figlia Freja (Martha Sophie Wallstrom Hansen), avendo una casa grande di 450 metri quadrati di cui non possono più sostenere le spese, decidono di unanime accordo di costituire “La comune” invitando altre coppie ad aderire alla proposta di convivenza. L’avvio della vita in comune sembra corrispondere alle aspettative dei coniugi fino a quando Erik intraprende una relazione amorosa con una sua studentessa del terzo anno, la ventiquattrenne e bella Emma (Helene Reingaard Neumann), stravolto dalla sua giovane età e dalla sua bellezza. L’intromissione di questo nuovo individuo nella ‘comune’, se pur accettata obtorto collo dalla moglie Anna, crea non pochi problemi. Da questi emergono delle profonde contraddizioni sostanziali connesse con il collettivo e il suo significato: si può creare una comunità tra diversi individui che si sottopongono al rispetto di precise regole sottoscritte, ma non si può creare una comunità di individui i cui sentimenti sono tra essi contrastanti, in quanto i sentimenti, come l’amore, sono incontrollabili e non possono essere soggetti ad alcun regolamento. L’amore non corrisposto crea sofferenza e dalla sofferenza derivano comportamenti incontrollabili che tolgono serenità e tranquillità a se stessi e agli altri.  Affinché la comunità sopravviva, l’amore quello vero deve andar via, deve abbandonare la comunità. E se la comunità fosse il mondo si avrebbe un mondo senza amore. È questo il messaggio che il regista Thomas Vinterberg, che ha scritto la sceneggiatura del film assieme a Tobias Lindholm, vuole trasmettere assieme alla contraddizione che c’è tra certi ideali ed i fatti ad esse connessi: l’idea di vivere in una ‘comune’ appartiene alla sfera dell’utopia.


Nel film, se pur ben diretto e interessante per il tema affrontato ma caratterizzato da una certa lentezza che a tratti disorienta lo spettatore e lo annoia, emerge l’interpretazione magistrale di Trine Dyrholm, nella parte di Anna, alla quale è stato assegnato il premio Migliore attrice al Berlino International Film Festival 2016.

Filmografia
De Største helte (1996), Festen – Festa in famiglia (1998), Le forze del destino (2003), Dear Wendy (2005), Riunione di famiglia (2007), Il sospetto (2012), Via dalla pazza folla (2015).
                                                                     Francesco Giuliano

sabato 9 aprile 2016

“Veloce come il vento” è una disamina della supremazia dei buoni sentimenti sui falsi pregiudizi

Titolo: Veloce come il vento
Titolo originale: Italian Race
Regia: Matteo Rovere
Sceneggiatura: Matteo Rovere, Filippo Gravino, Francesca Manieri
Musica: Andrea Farri
Produzione Stato: Italia 2016

Cast: Stefano Accorsi, Matilda De Angelis, Roberta Mattei, Paolo Graziosi, Lorenzo Goielli, Giulio Pugnaghi, […]
 “Veloce come il vento” è un film originale sia per ciò che riguarda il tema affrontato che per la sceneggiatura, che, assieme al recentissimo “Lo chiamavano Jeeg Robot” (2015) di Gabriele Mainetti, segna l’inizio di un nuovo modo di fare cinema in Italia per l’originalità, la creatività e l’estro dimostrati, che diverte, appassiona e coinvolge il pubblico emotivamente e ‘adrenalinicamente’. Diretto egregiamente da Matteo Rovere “Veloce come il vento”, ispirato liberamente alla vita del cinquantanovenne Carlo Capone, ex pilota di rally dal carattere complicato (di lui, in MotorSport Archive, Henri Toivonen ha detto: “Lo scorso anno (era il 1984) ero molto forte, ma ho vinto solo il rally di Finlandia. Perché l'Europeo assoluto lo ha vinto un pilota imprendibile, velocissimo, con una guida estremamente fine, che ha corso su un'auto non ufficiale. …”) parla, nell’ambito di corse automobilistiche e di motori, di abilità e di incapacità, di depressione e di autostima, di perdita e di ritrovamento del senso della vita. Esilarante, coinvolgente, sentimentale, interessante, dal sapore fresco e genuino, questo film, ricco di svariati colpi di scena, dimostra come i buoni sentimenti possano prevalere sui pregiudizi soprattutto quando lo stretto rapporto tra le persone implica i loro interessi personali e affettivi sia nell’ambito dell’amicizia che in quello familiare, rapporto da cui emerge una profonda conoscenza intima vicendevole: il ‘diverso’ altro non è che un essere umano in carne e ossa con i suoi problemi e la sua umanità.
Il film, infatti, tratta della passione travolgente della diciassettenne Giulia De Martino (Matilda De Angelis, al suo esordio) per le corse automobilistiche, stimolata e coinvolta in questo dal padre. Purtroppo la ragazza rimane orfana e sola prematuramente assieme al fratello Nico (Giulio Pugnaghi), più piccolo di lei. A questa situazione familiare alquanto precaria si aggiunge il ritorno del fratello Loris (Stefano Accorsi), ex pilota di rally, irresponsabile e drogato, ma molto esperto di motori e campione nella guida delle auto. Giulia in un primo momento non sopporta la presenza di Loris di cui, in seguito costretta dagli eventi, richiede l’addestramento per vincere il campionato italiano di GT. I due fratelli per questo saranno costretti a vivere e a lavorare insieme. Da questa vicinanza ognuno rivela il carattere dell’altro, ognuno scopre la propria umanità e da questa scoperta emergono quei sentimenti fraterni che gli fanno acquistare il senso della condivisione e della famiglia. Stefano Accorsi con un’interpretazione alquanto originale e bizzarra supera se stesso.

Filmografia
Un gioco da ragazze (2008), Gli sfiorati (2012).
Francesco Giuliano

lunedì 28 dicembre 2015

“Perfect day” descrive la complicanza umana delle cose semplici e banali

Titolo: Perfect day
Titolo originale: A Perfect Day
Regia: Fernando León de Aranoa
Soggetto: Tratto dal romanzo Dejarse Llover di Paula Farias
Sceneggiatura: Paula Farias, Fernando León de Aranoa
Produzione Stato: Spagna 2015

Cast: Benicio Del Toro, Tim Robbins, Melanie Thierry, Olga Kurylenko, Fedja Stukan, Eldar Residovic, Sergi López,  Nenad Vukelic, […]
Metti un pozzo, un cadavere e una corda in un Paese della ex Jugoslavia durante l’epilogo della guerra del 1995 e si ha una giornata perfetta, “A Perfect Day”, una di quelle giornate in cui nessuna azione intrapresa, se pur facile, va per il verso giusto. Tutto inizia con il tentativo di rimozione di un grosso e pesante cadavere di un uomo gettato in un pozzo d’acqua e la lacerazione della corda utilizzata per il prelevamento del corpo prima che questo fosse concluso. Tentativo compiuto da una squadra composta da quattro volontari umanitari che vogliono portare sostegno morale e materiale alla disastrata popolazione del luogo, ma che si trasforma ben presto in un’avventura, che viene descritta in modo ironico ma al tempo stesso attendibile ed equilibrato. Il gruppo è capeggiato dall’affascinante Mambrù (Benicio Del Toro) a cui fa da spalla il satirico signor B (Tim Robbins) e l’idealista francese Sophie (Melanie Thierry) a cui si aggiunge successivamente la bellissima e disinvolta Katia (Olga Kurylenko). Attorno a quei  tre sostantivi - pozzo, cadavere e corda - il bravo regista pluripremiato, quarantasettenne, Fernando León de Aranoa, al suo sesto film, costruisce un intreccio bellissimo, che fa divertire ma al tempo stesso commuovere e riflettere, tessendo magistralmente i fili, che purtroppo si aggrovigliano, attorno ad una situazione semplice ed umanitaria a causa della stupidità umana, origine di tutti i mali del mondo. Come è nel suo stile, infatti, il regista partendo da una situazione a dir poco insignificante riesce ad evidenziare in modo mirabile la cattiveria, l’invidia, lo spirito di sopraffazione, la violenza, gli interessi, gli affari, la supremazia del dio denaro, le diatribe inconcludenti e le guerre fratricide dell’essere umano. Una miscellanea di non valori che rendono complicato, anzi impossibile il raggiungimento di un obiettivo se pur semplice e banale, e che ci fa capire come vanno le cose al mondo.
Perfect Day è stato presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes 2015 ed ha ottenuto la Candidatura per l’Art Cinema Award dell’Hamburg Film Festival 2015 e la quinta preferenza dal pubblico al Melbourne International Film Festival 2015.

Filmografia
Familia (1996), Barrio (1998), I lunedì al sole (2002), Princesas (2005), Amador (2010).
Documentari: Refugiados (1995), Caminantes (2001), Invisibles (2007, doc. collettivo).
Francesco Giuliano

giovedì 24 dicembre 2015

“Franny” o sugli effetti di un’amicizia traboccante

Titolo: Franny
Titolo originale: The BenefactorRegia: Andrew RenziSoggetto: Andrew RenziSceneggiatura: Andrew RenziProduzione Stato: USA 2015Cast: Richard Gere, Dakota Fanning, Theo James, Marko Caka, Clarke Peters, Brian Anthony Wilson, Andrea Havens, Maria Breyman, Dennisha Pratt, Erica Cho, Lyssa Roberts, […]


“Franny” è un film indipendente, opera prima di Andrew Renzi che , avendone scritto anche il soggetto e la sceneggiatura, denota già il talento di un grande regista.
Renzi dirige, infatti, magistralmente Richard Gere nei panni del protagonista Franny, un uomo bizzarro e complicato, perseguitato dai sensi di colpa che cerca di alleviare affidandosi alla droga, all’alcool ma, quel che è strano, è che si comporta da grande  benefattore. La sua filantropia non dimostra limiti.
Egli dà continuamente più di quanto gli altri si aspettano, dona ciò che gli fa piacere e soprattutto ama. Ama Olivia (Dakota Fanning), la figlia dei suoi più cari amici morti tragicamente in un incidente stradale procurato da lui stesso, ama Luke (Theo James) il marito di Olivia a cui procura il posto di medico presso l’ospedale pediatrico di cui lui è amministratore e proprietario, e ama soprattutto i bambini infermi, ricoverati nello stesso nosocomio.
In questo suo agire, tuttavia, Franny mostra una grande incoerenza che è anche una metafora dell’azione umana. Effettivamente, da un lato egli mostra l'amicizia, nel senso ciceroniano, cioè avulsa dall’interesse e dall’utilitarismo, cioè l’amicizia come sentimento umano, genuino e sincero, che lo induce a realizzarsi, cioè a percepire negli altri se stesso e ad aiutarli nel momento del bisogno (Amicus certus in re incerta cernitur) manifestando così una grande integrità morale. Dall’altro lato usa l’amicizia in senso epicureo: Franny si comporta così perché nel suo dare instaura un rapporto che gli possa apportare una certa “utilità”, cioè l’amicizia intesa non solo in senso materiale ma anche psichico e affettivo. In tal caso, il rapporto interpersonale diventa anche una richiesta di bisogno da ricambiare con forza, un do ut des, ed entrano in gioco la prevaricazione o un tentativo di plagio, e l’amicizia diventa un legame doloroso e insopportabile. Richard Gere dimostra, con questa interpretazione che lascia col fiato sospeso, di essere un attore molto bravo e poliedrico, di grande sensibilità e maturità interpretativa, che riesce, nel contempo, a fare amare e odiare Franny senza soluzione di scelta.  Il film è stato presentato al Tribeca Film Festival, che fu fondato dopo l’11 settembre 2011 dall’attore Robert De Niro.
Francesco Giuliano