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sabato 14 ottobre 2017
Il racconto dei racconti – Tale of Tales , un film magico e incantevole che descrive la realtà moderna
Titolo:
Il racconto dei racconti – Tale of Tales
Regia:
Matteo Garrone
Soggetto
Giambattista Basile
Sceneggiatura:
Matteo Garrone, Edoardo Albinati, Ugo Chiti, Massimo Gaudioso
Produzione
Stato: Italia, Francia, GB 2015
Cast:
Salma Hayek, John Reilly, Christian Lees, Jonah Lees, Laura Pizzirani, Franco
Pistoni, Toby Jones, Bebe Cave, Guillaume Dalaunay, Alba
Rohrwacher, Massimo Ceccherini, Eric MacLennan, Vincent Cassel, Shirley Henderson,
Hayley Carmichael, Stacy Martin, Kathryn
Hunter, Vincenzo Nemolato, Giselda Volodi, Giuseppina Cervizzi, Jessi Cave,
Nicola Sloane, Davie Campagna, Ryan McParland, Kenneth Collard, Renato Scarpa,
[…]
Ieri sera su Rai3 hanno trasmesso
questo film di Matteo Garrone, di cui ripropongo la recensione che scrissi
quando lo vidi.
“Il racconto dei racconti – Tale of Tales” è un film che il regista Matteo Garrone ha liberamente tratto
dal “Pentamerone” (una raccolta di cinquanta
fiabe raccontate da dieci narratrici in cinque giorni, dieci al giorno), meglio
conosciuto con il nome di “Lo cuntu de
li cunti ovvero lo trattenemiento de peccerille” di Giambattista Basile (1566-1632), scrittore napoletano di Giugliano
in Campania (Na), il primo ad utilizzare la fiaba come forma di espressività popolare.
Esso, con una struttura complessa che segue il modello del Decamerone
boccaccesco, fu scritto, seguendo le regole del racconto tramandato oralmente, per
il trattenimento dei cortigiani, ma fu pubblicato postumo tra il 1634 e il
1636. Di questo libro Benedetto Croce ha scritto che “L’Italia possiede nel Cunto de li cunti del Basile, il più antico, il
più ricco e il più artistico fra tutti i libri di fiabe popolari” definendo
il suo autore il “Boccaccio Napoletano”.
Vedendo questo film, che
appartiene al genere fantastico perché ambientato in uno spazio fiabesco che
stimola l’attenzione e coinvolge lo spettatore, mi sono ricordato di quando, ancora
bambino, ascoltavo le fiabe tratte da “Lo
cunto” che mia madre mi raccontava per farmi addormentare, ma l’effetto era
contrario alla sua benevola intenzione in quanto di notte mi venivano gli incubi
per la paura che la storia mi aveva provocato. Matteo Garrone delle cinquanta fiabe nel film ne ha usate soltanto
tre, i cui titoli però non corrispondono pedissequamente a quelli della raccolta:
La regina (Salma Hayek, John Reilly, Christian Lees, Jonah Lees, …), La pulce (Toby Jones, Bebe Cave, Guillaume
Dalaunay, Alba Rohrwacher, Massimo Ceccherini, …) e Le due
vecchie (Vincent Cassel, Shirley
Henderson, Hayley Carmichael, Stacy
Martin, …), le cui storie sono integrate tra di esse, ma senza alcun legame
relazionale e interattivo. Tutte e tre sono suggestive e fantasiose, e ingegnoso, affascinante e coinvolgente
appare il gioco dei due giovani sosia coetanei, Elias e Jonah (Christian Lees, Jonah Lees), ironico, divertente ma anche pauroso il concorso
che indice il re di Highhills (Toby Jones) per dare in
sposa la figlia Viola (Bebe Cave) e
la storia che ne segue; curiosa, ma attuale, la ricerca forsennata della perfezione fisica dettata
dalla perversione erotica del re di Strongcliff (Vincent Cassel), che induce sia la vecchia Imma (Shirley Henderson) a farsi manipolare fisicamente il
proprio corpo dalla strega (Kathryn
Hunter) che glielo rende perfetto ma effimero, sia la sorella di questa,
Dora (Hayley Carmichael), che per emulazione e per invidia
si fa spellare viva da un casuale arrotino (Kenneth Collard). Ma lo sono anche i
luoghi incantevoli, magici, meravigliosi, seducenti, scelti tra i tanti di cui
l’ Italia è ricca, da nord a sud, come i castelli (Donnafugata, Sorano, Castel del monte, Castello di
Roccascalegna e quello di Sammezzano), i boschi, le magnifiche gole rupestri (Alcantara, Sovana), i
dirupi e le grotte, e lo sono anche le corti e i costumi sfarzosi, ricchi ed
eleganti, ben congegnati, e le catapecchie, e ancora le giovani belle e le
vecchie rattrappite, i mostri fantastici come il drago marino o la pulce
gigante o l’orribile e terribile orco (Guillaume
Dalaunay), le frattaglie come il cuore del drago
marino cotto e mangiato dalla regina di Longtrellis (Salma Hayek). Un
insieme frattale di idee razionali e fantastiche all’unisono, che si riversa
nel paradosso,
nella magia, nel mistero, nel sentimento, nel meraviglioso, e che ha uno stampo
mitico, stravagante, bizzarro, simbolico, drammatico e ironico, dove il
brutto, il deforme, il macabro e la tristezza fanno a gara con il bello,
il seducente, il gradevole e l’allegria. Il film, così come il libro da cui è
tratto “Lo cunto de li cunti”, il
suo autore e il ‘600, ha tutti i caratteri, quali l’eccentricità,
la smisuratezza, la fantasia, la bizzarria, l’enfasi, dello stile barocco, perché legato all’estrosità,
alla metafora, al simbolismo, all’illusione del sogno, alla metamorfosi della
realtà, e l’estraneità al razionalismo, che però si fa razionale. Stile questo
che privilegia l’immagine che spesso inganna chi la guarda perché fa vedere ciò
che non è vero.
La scelta di questo libro del diciassettesimo
secolo, caratterizzato da profonde trasformazioni filosofiche e scientifiche,
così come esaurientemente descritto nel romanzo “L’intrepido alchimista”[1], non è
un caso in quanto dalla concezione concreta aristotelica della materia si passa
al razionalismo, e dal geocentrismo tolemaico si passa all’eliocentrismo
copernicano, la cui scoperta stravolge l’essenza dell’uomo che da entità privilegiata
e centrale, diventa un’entità insignificante, sperduta “negli infiniti mondi”
di Giordano Bruno. Così come avviene in “Meraviglioso
Boccaccio” (2015) dei fratelli Paolo
e Vittorio Taviani, infatti, c’è una
similitudine tra quel periodo e il ventunesimo secolo, quest’ultimo
caratterizzato anch’esso da profonde mutazioni, come la globalizzazione, il
controllo dell’immagine usata come mezzo di trasporto illudente, o ancora l’uso, tramite internet, del virtuale,
il nuovo mostro che prevarica il
reale fino al punto di indurre gli esseri umani a confondere l’uno con l’altro.
Virtuale e reale apparentemente uguali che, essendo enantiomeri, sono diversi e
in questa naturale e insostituibile diversità appare fondato il mondo.
Nelle tre fiabe vengono analizzati metaforicamente i vizi e i
difetti della nostra era: illusione,
bramosia sfrenata, cupidigia, invidia, menzogna, arroganza del potere,
idolatria dell’immagine, erotomania, violenza, ma emergono con forza i
sentimenti positivi, quali l’amore, l’amicizia, la fratellanza, il soccorso ai
bisognosi, il coraggio. Nella fiaba de La regina viene descritta la smania indotta
dalla bramosia di avere un figlio a tutti i costi a discapito dell’amore, in
quella de La pulce viene esposto il
potere patriarcale di un despota che, per capriccio e non curanza, gioca con i
sentimenti umani della figlia e, infine, in quella de Le due vecchie viene sottolineato il ricorso sconsiderato alla
chirurgia estetica di chi è già vecchia per apparire giovane, annullando così
il senso della verità.
Il
film è candidato alla Palma d’oro del sessantottesimo Festival di Cannes (dal 13 al 24 maggio 2015) assieme ad altri due
film italiani, “Mia madre” di Nanni Moretti e “Youlth - La giovinezza” di
Paolo Sorrentino.
Francesco
Giuliano
venerdì 13 ottobre 2017
“Ammore e malavita” o la sceneggiata tragicomica napoletana in versione musicale
Titolo:
Ammore e malavita
Regia:
Manetti Bros (Marco e Antonio)
Sceneggiatura:
Micghelangelo La Neve, Manetti Bros
Produzione
Paese: Italia 2017
Musica:
Pivio e Aldo De Scalzi
Cast: Serena
Rossi, Giampaolo Morelli, Carlo
Buccirosso, Claudia Gerini, Raiz, Franco Ricciardi, Antonio Buonomo, Ivan
Granatino, Claudiafederica Petrella, Antonella Morea, Luciana De Falco,
Graziella Marina, Antonino Iuorio, Patrizio Rispo, Pino Mauro, […]
Il boss camorrista, don Vincenzo Strozzalone, meglio noto come il re del pesce, subisce un attentato, da cui si salva grazie all’intervento dei suoi due adepti salvavita bene addestrati sin da quando erano ancora giovincelli. Sono i fedelissimi Ciro (Giampaolo Morelli) e Rosario (Raiz). La moglie donna Maria (Claudia Gerini), venuta a conoscenza dell’accaduto, consiglia al marito, che non ne può più di continuare a vivere in quel modo, di fingersi morto, così come l’agente segreto James Bond nel film Si vive solo due volte (1967) di Lewis Gilber, e divulgare la notizia. Un segreto di cui sono a conoscenza solamente Ciro, Rosario e il factotum Gennaro (Franco Ricciardi). Tutto sembra andare liscio come programmato, fino a quando Fatima (Serena Rossi), una bella e pimpante infermiera, viene a scoprire il segreto intrallazzo malavitoso presso l’ospedale in cui don Vincenzo è ricoverato. Una volta che il segreto è stato scoperto, Fatima è destinata a sicura morte, ma Ciro, che è il primo a vederla, riconosce in lei il suo primo grande amore giovanile, per cui disattende l’ordine e si dà alla fuga con lei rifugiandosi presso lo zio Mimmo, (Antonio Buonomo), il fratello del padre. A questo punto, don Vincenzo e donna Maria mandano i propri accoliti feroci e spietati alla ricerca dei due per ucciderli. Ci riusciranno? Agli spettatori la problematica scoperta.
Il film è caratterizzato da accattivanti e coinvolgenti azioni rocambolesche anche sanguinarie, che fanno ricordare il cinema di Quentin Tarantino, ma che vengono allietate da magnifici brani musicali famosi, come la canzone What a Feeling, che viene cantata da Fatima con riferimento al film Flashdance (1983) di Adrian Lyne, per fare riferimento al genere musicale a cui appartiene Ammore e malavita, anche se prende spunto dal pluripremiato film musical statunitense West side story (1961) di Robert Wise e Jerome Robbins e dall’altro successone Grease (1978) di Randal Kleiser. Una singolarità interessante del film è la contrapposizione delle belle protagoniste, Fatima e donna Maria, interpretate da due brave stars del cinema: Serena Rossi e Claudia Gerini. La prima che esprime, con il suo candore e la sua genuinità, l’Ammore per sé, per il suo amato e per la sua Napoli e il ripudio della delinquenza e dell’assassinio. La seconda che, invece, manifesta, con la sua furbizia e la sua arroganza e il suo disinteresse per Napoli, da cui vuole scappare, e, con ripetute e teatrali messinscena, la malavita dell’ambiente camorristico napoletano.
I registi romani costruiscono un film poliedrico dal punto di vista artistico e per questo attraente e piacevole per il grande pubblico, ma non essendo partenopei non riescono fino in fondo a descrivere Napoli nella sua vera essenza. Per questo il film appare privo di originalità, in quanto gli effetti descrittivi sono ottenuti in modo convenzionale e banale e quasi scontato.
Ammore e malavita è stato in concorso alla 74^ edizione della Mostra del cinema di Venezia.
Ammore e malavita è stato in concorso alla 74^ edizione della Mostra del cinema di Venezia.
Nel film, per il suo carattere musicale, recitano Raiz, il cantante degli Almamegretta, e il cantautore Franco Ricciardi.
Filmografia
Degenerazione (per l’episodio Consegna a domicilio) (1995), Torino boys (1997), Zora la vampira (2000), Piano 17 (2005), Cavie (2009), L’arrivo di Wang (2011), La stanza dell’orco (2011), Paura (2012), Song’e Napule (2013).
Francesco Giuliano
giovedì 5 ottobre 2017
Kim Novak e il suo Cagliostro, i due volti del manifesto ufficiale del 35^ Torino Film Festival che dedica una sezione a sei film con protagonisti i gatti
La 35^ edizione del Torino Film Festival - TFF ha scelto come immagine simbolo
Gli occhi azzurri di una donna e gli
occhi azzurri di un gatto: sono la strega innamorata Kim Novak e il suo
Cagliostro che fissano conturbanti, affascinano, catturano. Essa riassume
alla perfezione, infatti, l'attrazione e il flusso seducente che il cinema
esercita, un invito a lasciarsi andare, a immergersi in quegli occhi, in quei
sogni, in quello schermo.
Il film da cui è tratta questa immagine è Una strega in paradiso (Bell,
Book and Candle, 1958) di Richard Quine, uno dei titoli
proposti nella sezione dedicata ai gatti con cui il festival si salda con la
mostra “Bestiale! Animal Film Stars” che, inaugurata il 14 giugno, prosegue
fino all’8 gennaio al Museo Nazionale del Cinema.
In questa sezione, inoltre verranno presentati cinque film:
Il gatto milionario (Rhubarb, 1951), commedia
demenziale di Arthur Lubin dove Orangey (Gatto in Colazione da Tiffany e
vincitore di due PATSY Awards) eredita dall'affezionato padrone una fortuna e
una squadra di baseball.
Alice nel Paese delle meraviglie (Alice in Wonderland, 1951), il più
eccentrico e uno dei migliori classici di Walt Disney, segnato dalla presenza
surreale e dispettosa dello Stregatto a strisce rosa e fucsia.
L'ombra del gatto (The Shadow of the Cat, 1961) dove una placida
soriana si trasforma in spietata vendicatrice dopo aver assistito
all'assassinio della sua padrona. Il film è diretto da John Gilling, piccolo
maestro dell'horror britannico.
Black Cat (1981), horror di ambientazione britannica nel quale Lucio Fulci prende
spunto dall'immortale racconto di Poe e dal suo felino minaccioso per costruire
un thriller a sfondo parapsicologico.
Chat écoutant la musique (1990), dove Chris Marker riprende
Guillaume-en-Égypte, uno dei suoi amatissimi gatti, mentre
ascolta assorto Pajaro triste di Federico Mompou.
La 35° edizione del Torino Film Festival si terrà dal 24 novembre al 2
dicembre 2017. (Francesco Giuliano)
“Noi siamo tutto” e le verità nascoste che fanno male
Titolo: Noi
siamo tutto
Titolo
originale: Everything Everything
Regia: Stella Meghie
Soggetto: Nicola Yoon, dal romanzo Everything Everything
Sceneggiatura: J. Mills Goodloe
Produzione Paese: USA 2017
Cast: Amandla Stenberg, Nick Robinson, Anika Noni Rose, Ana de la Reguera,
Taylor Hickson, Dan Payne, Fiona Loewi, Sage Brocklebank, Robert Lawrenson,
Peter Benson, Françoise Yip, Faryn Vanhumbeck, Marion Eisman, […]
Medeline Whittier,
alias Maddy (Amandla Stenberg)
è una giovane di diciotto anni, affetta da una grave malattia sin dalla nascita,
diagnosticata dalla madre Pauline (Anika
Noni Rose) che è un medico. Maddy, per le sue ridotte difese
immunitarie, è costretta a rimanere segregata in una casa completamente sterile
e dalle ampie vetrate. Queste le permettono di avere un contatto visivo con l’ambiente
circostante ma, al tempo stesso, la tengono isolata dal resto del mondo, con il
quale l’unico rapporto che ha è Internet che le ha dato la possibilità di
studiare on line e anche quella di chattare.
Maddy ha anche un rapporto privilegiato con Carla (Ana de la Reguera), l’infermiera che l’accudisce e la protegge da
eventuali rischi per la salute durante l’assenza della madre. Tutto fila liscio
fino a quando nella casa adiacente viene ad abitare la famiglia Bright, composta
da padre madre e due figli, Olly (Nick Robinson) e la sorella. Maddy,
guardando dalla finestra della sua camera, si accorge di questo bel ragazzo con
il quale il suo sguardo si incrocia e persiste. E questo sguardo diventa galeotto, come scrive Dante Alighieri
nei famosi versi del Canto quinto dell’Inferno a proposito del libro letto da
Paolo e Francesca, perché Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende … . Esso non preannuncia
però una tragedia, ma un stato nascente di innamoramento di cui sembra impossibile
la continuità. Tuttavia, come sostiene il sociologo Francesco Alberoni, l’innamoramento non è
un fenomeno quotidiano, una sublimazione della sessualità o un capriccio
dell'immaginazione. Ma non è neppure un fenomeno sui generis ineffabile, divino
o diabolico. È un fenomeno che può essere collocato in una classe di fenomeni
già noti, i movimenti collettivi. Fra i grandi movimenti collettivi della
storia e l'innamoramento c'è una parentela assai stretta, il tipo di forze che
si liberano e che agiscono sono dello stesso tipo. La differenza fondamentale
sta nel fatto che i grandi movimenti collettivi sono costituiti da moltissime
persone e sono aperti all'ingresso di altre persone … l'innamoramento,
invece, pur essendo un movimento collettivo, si costituisce tra due persone
sole; il suo orizzonte di appartenenza, qualunque valore universale possa
sprigionare, è vincolato al fatto di essere completo con due sole persone.
In parole semplici, l’innamoramento
è un movimento rivoluzionario a due, tant’è che Maddy e Olly, avendo le finestre delle loro camere l’una di fronte
all’altra si scambiano i numeri telefonici e cominciano a chattare. Questo è tutto il
mio mondo: la mia infermiera, mia madre, la mia malattia. Ho diciotto anni ma
non sono mai uscita di casa. Se lo facessi, probabilmente, morirei, confessa Maddy a
Olly. E successivamente azzarda nel dirgli Sono disposta a sacrificare qualunque
cosa solo per vivere un giorno perfetto. Everything Everything, come dice il
titolo originale del film, anche se tutto rimane piatto e incolore.
Come si evince
da questa premessa il tema del film risulta veramente intrigante e coinvolgente,
peculiarità queste che, tuttavia, la regista non è riuscita a dimostrare con
sagacia ed espressione emotiva. Infatti, il film risulta monotono, spento nelle
emozioni, soprattutto nei vari risvolti descrittivi affascinanti della bella storia
raccontata tant’è che non emerge il
pathos che essa lascia intravedere e che non realizza. Questo, quindi non
ha permesso al film di avere un successo all’altezza del romanzo da cui è stato
tratto il soggetto.
Francesco Giuliano
giovedì 28 settembre 2017
“Kingsman – Il cerchio d’oro” ovvero una disamina divertente del bene contro il male
Titolo: Kingsman – Il cerchio d’oro
Titolo originale: Kingsman: The Golden
Circle
Regia: Matthew Vaughn
Soggetto: Mark Millar, Dave Gibbons
Sceneggiatura: Jane Goldman, Matthew
Vaughn
Produzione Paese: USA 2017-09-28
Cast: Colin Firth, Julianne Moore, Taron
Egerton, Mark Strong, Halle Berry, Elton John, Pedro Pascal, Channing Tatum,
Jeff Bridges, Edward Holcroft, Sophie Cookson, Vinnie Jones, […]
Matthew Vaughn, oltre che regista, è anche sceneggiatore di questo secondo
film della serie Kingsman, che ha voluto realizzare grazie al grande successo del precedente Kingsman – Secret Service (2014). Con un avvicendamento di scene mozzafiato sin dalle prime sequenze, in cui l’eroe positivo Gary 'Eggsy' Unwin (Taron
Egerton) del gruppo Kingsman intraprende una esilarante lotta su un taxi in
movimento con l’eroe deviato Charlie (Edward Holcroft), che è alle dipendenze
della cinica e crudele Poppy (Julianne Moore), si evince la caratteristica
fumettistica e para- dossale, ma anche divertente e farsesca di questo film.
A causa di una distrazione di Gary il
quartiere generale di Kingsman viene completamente distrutto e ciò mette a
rischio la sicurezza mondiale. Conseguentemente gli eleganti e raffinati nel
vestire e nei modi che definiscono l’uomo,
Gary, il suo mentore Harry Hart (Colin Firth) e Merlino (Mark Strong) sono
indotti ad allearsi con i grezzi e rozzi Statesman prendendo accordi con il loro
capo (Jeff Bridges), che delega il cowboy Jack Daniels (Pedro Pascal), al fine
di salvare il mondo dalla sadica e disumana Poppy, alla guida del Cerchio d’oro, che ha già messo sotto
scacco gli Stati Uniti d’America con un traffico di droga letale, dando origine ad una nuova era.
Pur trattandosi di un film gradito solo
dagli appassionati del genere, il regista riesce a rendere molte scene ironiche
e sarcastiche con un perfetto ritmo divertente e sostenuto continuamente. Egli
mostra anche coerenza espressiva ed eccezionale creatività attraverso uno stile
coinvolgente e anche originale che non dà niente per scontato, anche se il filo
conduttore del film è la lotta continua contro il male che insidia
costantemente il mondo e il trionfo del bene che richiede tanta fatica e tanta
perspicacia. Non trascura neppure i sentimenti umani positivi e quelli negativi,
squallidi e immorali.
Nel film ci sono grandi attori come Colin
Firth (Premio Oscar 2011per migliore attore nel film Il discorso del re), come Julianne Moore (Premio Oscar 2015 per
Migliore attrice nel film Still Alice)
e come il cantante Elton John nella parte di se stesso.
Filmografia
The
Pusher (2004), Stardust (2007), Kick-Ass (2010), X-Men: L’inizio (2011), Kingsman
- Secret Service (2014).
Francesco Giuliano
lunedì 25 settembre 2017
“L’equilibrio” mette in luce le profonde contraddizioni della Chiesa cattolica
Titolo:
L’equilibrio
Regia
e sceneggiatura. Vincenzo Marra
Produzione
Paese: Italia, 2017
Cast:
Mimmo Borrelli, Roberto Del Gaudio, Lucio Giannetti, Giuseppe D’Ambrosio,
Francesca Zazzera, Autilia Ranieri, Paolo Sassanelli, Astrid Meloni, […]
In questo film viene usato, sia nel contesto che come titolo,
un concetto scientifico, basilare in Chimica, che è quello di equilibrio che
permette anche di comprendere le dinamiche sociali che si svolgono sia in
ambito ampio che in un ambito ristretto quale può essere un piccolo paese, o un
quartiere di una città. Esso, infatti, adattato al sociale,
sancisce che “se un ad sistema sociale (ad esempio, un quartiere o una parrocchia) che
si trova in una situazione di equilibrio viene apportato dall’esterno una
variazione ad uno dei fattori che lo ‘governano’, il sistema viene perturbato e
tende a controbilanciare la variazione apportata al fine di ripristinare
l’equilibrio”, con risvolti imprevedibili che mettono in evidenza le forti
contraddizioni delle istituzioni sia politiche che religiose che dovrebbero
governare quel sistema.
Questo è quello che prova e vive sulla sua pelle il prete Don
Giuseppe (Mimmo Borrelli) che, per sfuggire all’amore dichiarato di una donna
Veronica (Astrid Meloni), con la quale gestisce un centro di ricovero per
extracomunitari a Roma, chiede al vescovo (Paolo
Sassanelli) di essere trasferito al suo paese d’origine alle falde del Vesuvio.
Accordata la richiesta, Don Giuseppe va a sostituire Don Antonio (Roberto Del
Gaudio), un sacerdote che è molto stimato dagli abitanti della comunità e che è
rispettato anche dai delinquenti che vi vegetano e che stabiliscono le regole di
ciò che si deve o non si deve fare. Don Antonio, infatti, durante la fase
delle consegne, lo avverte dicendogli che Tu sai che qua la situazione è complicata, quindi
mantieni l'equilibrio. Don
Giuseppe si accorge subito che queste regole non osservano la morale e vanno
contro la dignità delle persone, per cui cerca di modificare lo stato delle
cose apportando una variazione allo
stato di equilibrio. Viene sollecitato dal collega Don Antonio a ritrovare la
moderazione, l'equilibrio, ma Don Giuseppe va dritto sulla sua strada certo delle
scelte che deve fare applicando i dettami evangelici. Ciò provoca una
perturbazione al sistema che tende a controbilanciare
la variazione apportata al fine di ripristinare l’equilibrio perduto. Don
Antonio interviene redarguendo Don Giuseppe che si trova abbandonato anche dal
suo vescovo che l’aveva favorito nel trasferimento.
Il regista Vincenzo
Marra dimostra di muoversi d’istinto riprendendo spesso il protagonista di
spalle che cammina, come se con quell’andare volesse dimostrare la sua volontà
di raggiungere l’obiettivo della sua missione e realizzarlo. Egli descrive
anche con sagacia la faccia squallida e depressa del meridione abbandonato a se
stesso, dove sia la polizia che la chiesa cattolica osservano concordemente l’adagio
vivi e lascia vivere, non considerando
il fatto che in tal modo si dà adito alla violenza di proliferare sempre di
più. La polizia se ne lava le mani e l’istituzione religiosa preferisce avere le chiese piene di gente
piuttosto che rispettare i dettami evangelici.
Filmografia
Tornando a
casa (2001), Paesaggio a sud (2003), Venti di terra (2004), L’udienza è aperta
(2006), L’ora di punta (2006).
Francesco
Giuliano
sabato 23 settembre 2017
Al XXXV edizione del Torino Film Festival la retrospettiva dedicata al regista Brian De Palma
La retrospettiva della XXXV edizione del TFF, che si svolgerà
dal 24 novembre al 2 dicembre 2017 sarà dedicata a Brian De Palma. Sarà proposta, per la prima volta
in Italia, una rassegna esaustiva dedicata al grande regista statunitense.
Oltre ai lungometraggi, saranno presentati i cortometraggi, i documentari e i
videoclip, in versione originale sottotitolata. Una
maniera per (ri)scoprire un autore che ha avuto un'influenza fondamentale sul
cinema dei decenni successivi. La retrospettiva è stata curata da Emanuela
Martini, direttrice del Torino Film Festival.
Pilastro della New Hollywood,
Brian De Palma è un autore fondamentale del cinema contemporaneo, grazie anche
alla sua capacità eclettica che gli consente di spaziare tra generi diversi e
di riproporre in modo originale e per niente scontato le lezioni delle
avanguardie degli anni ‘60 e dei maestri del cinema classico.
Nato nel New Jersey da
genitori di origini pugliesi nel 1940, De Palma ha costruito con i suoi film un
immaginario cinematografico indelebile, dove il thriller diventa al tempo
stesso pop e dark, con una forte carica di erotismo. Scopritore di talenti, ha
messo per la prima volta davanti alla macchina da presa molte delle star dei
nostri tempi, giovani protagonisti dei suoi primi film, per esempio Robert De
Niro poco più che ventenne in Ciao America! (1968)
e Oggi sposi (1969).
Durante gli anni ‘60 realizza
il documentario The Responsive Eye (1966) e il
lungometraggio Dionisio nel ’69 (1969), in cui
sperimenta uno degli effetti che resterà un suo marchio di fabbrica: lo split
screen. Alla fine degli anni ‘60 gira Murder à la Mod (1968), Ciao
America! (1968, Orso d’Argento al Festival di Berlino) e Hi
Mom! (1970).
Nel 1970, De Palma si
trasferisce dal Greenwich Village di New York a Hollywood, dove realizza Conosci
il tuo coniglio (1972) con Orson Welles, seguito dai primi
incubi: Le due sorelle (1973) e Obsession –
Complesso di colpa (1976). Nel frattempo, con Il
fantasma del palcoscenico (1974) si fa notare dal grande pubblico
internazionale. Nel 1976 realizza il primo film in assoluto ispirato a un
romanzo di Stephen King: Carrie – Lo sguardo di Satana, con
i giovanissimi John Travolta e Sissy Spacek. Il successo del film lo porta a
girare uno dei suoi progetti più personali: Fury (1978).
Da questo momento, senza rinunciare alla sua estetica, dirige film ad alto budget
che diventano cult contemporanei: i thriller Vestito per
uccidere (1980), Blow Out (1981) e Omicidio
a luci rosse (1984), i gangster movies Scarface (1983), Gli
intoccabili (1987) - con la memorabile sequenza della scalinata -
e Carlito’s Way (1993). Seguono Mission:
Impossible (1996), primo capitolo della saga con Tom Cruise, Femme
Fatale (2002), Black Dahlia (2006), Redacted (2007,
Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia) e Passion (2012).
(Torino, 22 settembre 2017)
Francesco
Giuliano
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