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mercoledì 3 gennaio 2018
“Napoli velata” descrive la leggenda di una città avvolta nel mistero
Regia:
Ferzan Ӧzpetek
Soggetto
e sceneggiatura: Gianni Romoli, Valia Santella, Ferzan Ӧzpetek
Musiche:
Pasquale Catalano
Produzione
Paese: Italia, 2017
Cast:
Giovanna Mezzogiorno, Alessandro Borghi, Anna Bonaiuto, Peppe Barra, Biagio
Forestieri, Lina Sastri, Luisa Ranieri, Isabella Ferrari, Maria Pia Calzone,
Carmine Recano, Loredana Cannata, Angela Pagano, Maria Luisa Santella, […]
Il
pluripremiato e discusso regista Ferzan Ӧzpetek costruisce un film
straordinario “Napoli velata”, in cui questa città diventa la vera protagonista
con tutta la sua prorompente bellezza e le sue annose e profonde contraddizioni,
i cui caratteri vengono sapientemente tracciati e amalgamati dai suoi
personaggi che ne rappresentano le diverse sfaccettature. “Napoli velata”
descrive la storia di Adriana (Giovanna Mezzogiorno), di professione medico
legale, non sposata, rimasta orfana, quando ancora era bambina, in seguito ad
un dramma familiare, che l’ha privata del necessario senso dell’amore, di cui
va inconsciamente alla ricerca. Durante
una festa tra amici, infatti, Adriana si invaghisce perdutamente di Andrea
(Alessandro Borghi), un giovane aitante e audace con il quale fa subito
conoscenza e trascorre una notte di passione sfrenata e sessualmente soddisfacente.
Un amore all’improvviso, dunque, germoglia in lei, un amore che le apre nuovi orizzonti
che pensava di non cogliere più. Lei, donna fosca, triste, priva apparentemente
di sentimenti, in seguito a questo meraviglioso rapporto acquista vitalità,
sorride alla vita, diventa briosa, ottiene finalmente la libertà uscendo
spontaneamente dalla cupa gabbia dell’intenso e continuo dolore che l’aveva
stretta sin da quando era bambina. Arriva
un momento in cui la vita ti si apre di nuovo, le dice sorridente Pasquale
(Peppe Barra), il padre adottivo, che ne coglie subito i connotati. Come avviene
talvolta nella vita di un individuo, a dirla con D. R. Hofstadter, si formano
degli Strani Anelli, ovvero dei
percorsi lungo un sistema gerarchico
che lo fa salire e poi scendere, portandolo al punto di partenza. È quel che
succede ad Adriana, la quale nel momento in cui aveva raggiunto l’apice della felicità,
in quella circostanza in cui aveva colto il senso della vita, ritorna nel
precipizio del dolore e della solitudine provando un’amarezza insopportabile di
cui non si dà pace. Non sopporta la
verità che le si presenta e che è costretta a vivere, anche se la verità è figlia del tempo. A questo punto Adriana nega la realtà e la
idealizza costruendosi istintivamente un idolo da amare al punto da fargli dire se
mi lasci faccio una pazzia. Lei diventa così il soggetto della sua storia,
che non subisce più ma se la inventa avvicinandosi, con questo suo modo di
essere, a quella concezione filosofica che fa capo all’idealismo soggettivista.
Ferzan
Ӧzpetek, che di questo film ha scritto sia il soggetto che la sceneggiatura
assieme a Gianni Romoli e Valia Santella, con la storia di Adriana traccia
indiscutibilmente i connotati di questa città velata prendendo spunto dal “Cristo velato” conservato nella Cappella
Sansevero, un’opera marmorea unica nel suo genere artistico che, per la fattura
che esprime, sottintende un mistero, quello stesso mistero che avvolge come un
velo la città di Napoli, e che la fa diventare leggendaria: una città ricca di sensualità che ha
spodestato completamente la razionalità e che si insinua nei molteplici meandri
del suo labirinto intriso di magia; una città passionale, che indossa la
maschera che gli serve alla bisogna manifestata nella peculiare sceneggiata; una città ricca di un
sentimento religioso che rasenta il paganesimo nella figliata del femminielli, e che fa della superstizione e il ricorso
a fattucchiere il suo punto di forza; una città in cui si intrecciano reti
invisibili di profonde contraddizioni che affondano le radici in un passato
remoto; una città che gli stessi abitanti si sono creati a loro immagine e
somiglianza e per la quale nutrono un sentimento antitetico di amore/odio.
Nel
film, la cui accattivante visione gode anche delle magnifiche musiche di Pasquale
Catalano e della coinvolgente voce di Arisa che canta Vasame di Enzo Gragnaniello nei titoli di coda, c’è un cast
eccellente di attrici bravissime, come Anna Bonaiuto (Adele), Lina Sastri
(Ludovica), Luisa Ranieri (Catena), Isabella Ferrari (Valeria), Maria Pia
Calzone (il commissario di polizia).
Filmografia
Il
bagno turco (1997), Harem Suare (1999), Le fate ignoranti (2001), La finestra
di fronte (2003), Cuore sacro ( 2004), Saturno contro (2007), Un giorno
perfetto (2008), Mine vaganti (2010), Magnifica presenza (2012), Allacciate le
cinture (2014), Rosso Istanbul (2017).
Francesco
Giuliano
martedì 19 dicembre 2017
“Assassinio sull’Orient Express” è una disamina sulla giustizia che non sempre può risultare giusta e uguale
Titolo: Assassinio sull'Orient Express
Titolo originale: Murder on the Orient Express
Regia: Kenneth Branagh
Soggetto: Agatha Christie
Sceneggiatura: Michael Green
Musiche: patrick Doyle
Produzione Paese: USA, 2017
Cast: Kenneth Branagh, Penelope Cruz, Willem Dafoe, Judi Dench, Johnny Depp, Josh Gad, Derek Jacobi, Leslie Odom Jr, Michelle Pfeiffer, Daisy Dridley, Lucy Boynton, Sergei Polunin, Olivia Colman,Marwan Kenzari, Manuel Garcia-Rulfo, Olivia Colman, […]
Titolo originale: Murder on the Orient Express
Regia: Kenneth Branagh
Soggetto: Agatha Christie
Sceneggiatura: Michael Green
Musiche: patrick Doyle
Produzione Paese: USA, 2017
Cast: Kenneth Branagh, Penelope Cruz, Willem Dafoe, Judi Dench, Johnny Depp, Josh Gad, Derek Jacobi, Leslie Odom Jr, Michelle Pfeiffer, Daisy Dridley, Lucy Boynton, Sergei Polunin, Olivia Colman,Marwan Kenzari, Manuel Garcia-Rulfo, Olivia Colman, […]
“Assassinio sull’Orient Express”,
film basato fedelmente sull’omonimo libro (1934) di Agatha Christie, è un giallo dai connotati interessanti e accattivanti,
che mette in discussione la giustizia che talvolta è impossibilitata a manifestarsi
giusta ed eguale. Sul treno di lusso Orient Express, che collega Istanbul a
Parigi, l’ambiguo e malavitoso Samuel Ratchett (Johnny Depp), accompagnato dal
suo segretario Hector MacQueen (Josh Gad) ricevendo una lettera anonima in cui
c’è scritto di guardarsi le spalle, invita a cena l’investigatore più famoso
del mondo “Hercule Poirot (Kenneth
Branagh), vendicatore degli innocenti.
Così la chiama la stampa”, per avere protezione in quanto teme per la sua
vita. Ovviamente, con le sue maniere eleganti, cordiali e ricercate il
detective belga Poirot, fiutando in quell’individuo un senso criminale, non
accetta. Ratchett, infatti, è un delinquente che fiuta tutti gli affari che gli
possano procurare denaro e ciò lo porta ad essere odiato da tutti. Durante il
viaggio e durante la notte, tuttavia, il treno colpito da una slavina rimane intrappolato
davanti ad una galleria e su un ponte di legno che lo sostiene interamente. In
quella notte, Ratchett viene trovato morto con un numero consistente di
pugnalate sul petto. Poirot essendo l’unico detective sul treno inizia a
interrogare, ad uno ad uno, i tredici passeggeri che sono tutti sospettati di
quel delitto: la missionaria Pilar Estravados (Penelope Cruz), il professore
austriaco Gerhard Hardman (Willem Dafoe), la principessa Natalia
Dragomiroff (Judi Dench) e la sua cameriera Hildegarde
Schmidt (Olivia Colman), il
segretario di Ratchett Hector MacQueen, Edward Henry Masterman (Derek
Jacobi), il dottore Dr. Arbuthnot (Leslie Odom Jr), la vedova americana Caroline
Hubbard (Michelle Pfeiffer), la governante Mary Debenham (Daisy
Dridley), il conte Rudolph Andreny (Sergei Polunin) e la moglie Helena
Andrenyi (Lucy Boynton), il controllore Pierre Michel (Marwan Kenzari),
il venditore di automobili Biniamino Marquez (Biniamino Marquez).
Al termine degli interrogatori, li riunisce tutti sotto la galleria e
incomincia a confessare che è il primo caso in cui si trova di fronte ad un
dilemma del tipo shakespeariano: o l’assassino dopo l’arresto del treno sia
salito e dopo aver commesso il delitto sia fuggito, oppure che siano stati
tutti i passeggeri a commettere quell’efferato delitto. In quest’ultima ipotesi
se tutti fossero risultati assassini, nessuno sarebbe stato considerato
assassino.
Kenneth
Branagh), che ha più volte recitato Shakespeare,
in questo bel film mette in risalto ancora una volta la sua indiscussa bravura riempiendo
con la sua simpatia ogni scena e si muove a proprio agio, con l’agilità
recitativa che ha sempre dimostrato, in mezzo ad un cast di attori straordinari
e validi come Penelope Cruz, Willem Dafoe, Judi
Dench, Johnny Depp, Josh Gad, Michelle Pfeiffer, ecc. .
Ottime anche
la colonna sonora e la scenografia che fanno gustare agli spettatori il sapore filmico che rimane nel loro ricordo
per sempre.
Filmografia
Enrico V (1989),
L’altro delitto (1991), Gli amici di Peter (1992), Il canto del cigno (1992),
Molto rumore per nulla (1993), Frankenstein di Mary Shelley (1994), Nel bel
mezzo di un gelido inverno (1995), Hamlet (1996), Pene d’amor perdute (2000),
As You Like It – Come vi piace (2006), Il flauto magico (2006), Sleuth – Gli
insospettabili (2007), Iron Man 2 (2010), Thor (2011), Jack Ryan –
L’iniziazione (2014), Cenerentola (2015).
Francesco Giuliano
sabato 16 dicembre 2017
“La ruota delle meraviglie - Wonder Wheel” descrive con semplicità vizi e virtù dell’umana genìa
Titolo: La ruota delle meraviglie - Wonder
Wheel
Titolo originale: Wonder
Wheel
Regia: Woody Allen
Soggetto e sceneggiatura: Woody Allen
Produzione Paese:
USA 2017
Cast: Jim Belusci, Kate
Winslet, Justine Timberlake,Juno Temple, Jack Gore, Tony Sirico, Steve
Schirtripa, Max Casella, David Krumholtz, […]
Coney Island. Anni '50. La spiaggia. La passerella. Io lavoro qui. Alla
postazione 7 recita la voce narrante del film, che è quella di Mickey (Justin Timberlake), il bagnino nella vicina spiaggia
che studia per diventare commediografo e che si innamora di Ginny Rannel (Kate
Winslet), un’ex attrice divorziata e sposata, in seconde nozze, con il
giostraio del Luna Park, Humpty Rannel (Jim Belusci). Ginny, con un figlio
piromane di dieci anni che dà fuoco ad ogni cosa e in qualunque luogo, fa la
cameriera presso un ristorante di pesce. L’intensa relazione amorosa, che si
sviluppa con effetto farfalla tra
Ginny e Mickey, sarà disturbata casualmente ma incisivamente dalla presenza di
Carolina (Juono Temple), una bellissima e giovane bionda che, per fuggire dal
marito gangster che la vuole uccidere, cerca rifugio presso la casa del padre
Humpty. In un primo momento, Ginny accoglie Carolina senza creare problemi alla
convivenza, ma ne diventa acerrima nemica quando vede che la giovane sta
compromettendo la sua relazione con Mickey redarguendola spesso, tant’è che al
termine di una cena le dice: visto che
hai sposato uno che ha fatto i soldi ficcando la gente nel cemento
probabilmente non hai mai lavato i piatti!
Woody Allen, attraverso
la sua perspicacia creativa, la sua profonda cultura, il consueto linguaggio
cinematografico abbastanza semplice e il fine humor che lo caratterizzano,
descrive, in modo sciolto e chiaro e con leggera profondità, la vita di uomini
e donne, dei quali mette in evidenza i problemi quotidiani, le insoddisfazioni,
le ipocrisie, le malvagità, i sogni svaniti o quelli ancora da realizzare, i pregiudizi
consolidati, gli intrighi emotivi. Uomini e donne che vanno alla ricerca di
qualche sfogo che gli permetta di esprimere i propri sentimenti inibiti ma che,
al tempo stesso, palesano le loro umane limitatezze e le loro squallide azioni.
Un film coinvolgente
e interessante con una trama di facile lettura, con attori del calibro di Kate
Winslet che esprime con apprezzabile empatia la sua indiscussa e indubbia bravura e del blues brother Jim Belushi.
Filmografia
Prendi i
soldi e scappa (1965), Il dittatore dello stato libero di Bananas (1971), Tutto
quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere
(1972), Il dormiglione (1973), Amore e guerra (1975), Io e Annie (1976),
Manhattan (1977), Interiors (1978), Stardust Memories (1980),Una commedia sexy
in una notte di mezza estate (1982), Zelig (1983), Broadway Danny Rose (1984),
La rosa purpurea del Cairo (1985), Hannah e le sue sorelle (1986), Radio Days
(1987), Crimini e misfatti (1987), Settembre (1987), Un’altra donna (1978),
Alice (1990), Ombre e nebbia (1992), Mariti e mogli (1992), Misterioso
omicidio a Manhattan (1993), Pallottole su Broadway (1994), La dea dell’amore
(1995), Tutti dicono I love you (1996), Harry a pezzi (1997), Celebrity (1998),
Accordi e disaccordi (1999), Criminali da strapazzo (2000),La maledizione dello
scorpione di giada (2001), Hollywood Ending (2002),Anything Else (2003),
Melinda e Melinda (2004), Match Point (2005), Scoop (2006), Sogni e delitti
(2007), Vicky Cristina Barcelona (2008), Whatever Works – Basta che funzioni
(2009), Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni (2010), Midnight in Paris (2011), To
Rome with Love (2011), Blue Jasmine (2013), Magic in the Moonlight (2014),
Irrational Man (2016), Cafè Society (2016).
Francesco Giuliano
giovedì 14 dicembre 2017
“Dickens - L'uomo che inventò il Natale” scopre l’essenza originaria di questa festa del mondo occidentale
Titolo: Dickens - L'uomo che inventò il Natale
Titolo originale: The Man Who Invented Christmas
Regia: Bharat
Nalluri
Soggetto: Les
Standiford
Sceneggiatura: Susan
Coyne
Produzione Paese:
Irlanda, Canada, 2017
Cast: Dan Stevens, Christopher Plummer, Jonathan Pryce, Simon
Callow, Donald Sumpter, Miriam Margolyes, Ian McNeice, Bill Paterson, Annette
Badland, Cosimo Fusco, […]
La trama di questo film si basa sulle
vicissitudini che Charles Dickens (Dan Stevens) per mancanza di ispirazione,
dopo la fama ottenuta con il suo capolavoro Oliver
Twist (1837) seguita da tre insuccessi letterari, incontra con un certo travaglio
nello scrivere la sua novella Canto di
Natale (1843) che ebbe un notevole successo. Il grande scrittore,
tormentato dalla situazione di stallo in cui si trova, vuole reinventarsi la festa
di Natale, nel momento in cui sostiene che La mia immaginazione si è spenta, non ho più idee …
i personaggi non fanno ciò che voglio. E nel periodo in cui il suo rapporto con il padre John (Jonathan
Pryce) era molto travagliato. Si isola nel
suo studio per concentrarsi sul suo passato infelice, da cui emergono i fantastici
personaggi della novella e con i quali intraprende delle profonde discussioni, delle
quali soprattutto risultano molto marcate e significative quelle con il malevolo
e truce Ebenezer Scrooge (magnificamente interpretato da Christopher
Plummer, premio Oscar) che risulta suo antagonista, quasi un alter ego.
Il regista con un tocco leggero ed
equilibrato ha mantenuto sia l’humor che
l’energia di Dickens sfruttando la sottile e accurata sceneggiatura della
Coyne al fine di rendere il film piacevole e divertente. Al tempo stesso, egli
riesce magnificamente a mettere a confronto, in modo teatrale, l’agiata vita
dell’epoca vittoriana con la miseria più turpe, da cui emerge il contrasto
secco tra ricchezza e povertà attraverso una precisa ambientazione cruda e l’uso
fedele dei costumi.
Questo non è il solito film su Natale
melenso e irreale, perché mette a nudo il vero spirito di questa festa molto
sentita nel mondo occidentale. Spirito che trae le sue origini dall’antica
festività romana (III secolo) del Dies Natalis Solis Invicti,il giorno di nascita del Sole invitto, la cui celebrazione avveniva
nel periodo dell’anno in cui la durata del giorno iniziava ad aumentare dopo il
solstizio
d’inverno (quest’anno cade il 21 dicembre, alle ore 17.28, data che coincide con quella di uscita nelle sale cinematografiche) che
segnava la rinascita del sole e quindi l’aumento della luce. Metafora che si
contrappone all’odierna festa consumistica e snaturata, e che indica il
risorgere degli affetti e dei valori che si sono perduti o sono maltrattati.
Il soggetto del film è stato tratto
dal romanzo The Man Who Invented Christmas (2008) di Les
Standiford e il film è stato presentato in prima internazionale alla 35^ edizione del TFF
(Torino Film Festival 2017) nella sezione Festa Mobile.
Filmografia
Miss Pettigrew (2008)
Francesco Giuliano
giovedì 7 dicembre 2017
“Il premio” è una disamina divertente, ma non troppo, sulle conseguenze del successo che comporta il distacco dagli affetti familiari
Titolo: Il premio
Regia: Alessandro Gassmann
Sceneggiatura: Massimiliano Bruno, Walter Lupo,
Alessandro Gassmann
Produzione Paese: Italia 2017
Cast: Gigi Proietti, Alessandro Gassmann,
Rocco Papaleo, Anna Foglietta, Matilda De Angelis, Marco Zitelli, Andrea
Johansson, Erika Blanc, Elettra Mallaby, […]
“Il
premio”, secondo film di Alessandro Gassmann, è un’indagine autobiografica
relativa al rapporto con suo padre Vittorio, grande attore di cinema e di
teatro, che a causa del suo successo ha trascurato di manifestare l’affetto nei
confronti della famiglia e dei figli. Quante
cose non ti ho mai detto, infatti, è la
frase che, in un attimo di sconforto, il padre, il noto scrittore Giovanni
Passamonte, dice al figlio Oreste (Alessandro Gassmann) per evidenziare quel
senso di colpa che stringe i padri a meditare ed a valutare il loro fallace rapporto
affettivo con i figli a causa del successo. Il titolo del film “Il premio” si
riferisce al viaggio di duemila chilometri che lo scrittore affronta in auto
(perché non ama viaggiare in aereo), in compagnia dei figli, il semplicione Oreste
e la manipolatrice Lucrezia (Anna
Foglietta), e del suo segretario e amico Rinaldo (Rocco Papaleo), per andare a
ritirare il prestigioso premio Nobel per la letteratura a Stoccolma, presso il
Konserthuset. Ovviamente, questo viaggio obbliga la composita compagnia ad
attraversare l’Austria, la Germania e la Danimarca dove, in particolare, a
Copenaghen, la induce a visitare la
città libera di Christiania, il quartiere autonomo della capitale danese, dove
non si possono scattare foto – una limitazione grave questa per Lucrezia che ha
la mania di scattare foto o selfie e
che si vanta di aver posto su Facebook una foto
da almeno tremila like -, e dove è vietato usare le droghe pesanti, ma dove
si può fumare l’hashish che
viene venduto liberamente. A Christiania,
Oreste ritrova suo figlio Andrea (Marco Zitelli, alias Wrongonyou) nei confronti del quale mostra mancanza di
attaccamento.
Giovanni Passamonte, interpretato magnificamente da uno dei
più grandi attori italiani qual è Gigi Proietti, è un tipo spregiudicato,
disinibito, istrionesco e, per certi versi, enigmatico che, oltre a essere
stato un dongiovanni internazionale avendo “seminato” figli un po’ ovunque al
mondo, durante questo viaggio mostra stravaganti bizzarrie: si compra una mucca
austriaca per bere un bicchiere di latte appena munto, orina nei campi perché
lo ritiene più salutare che farlo nei wc, non usa la carta di credito per cui
si porta con sé illegalmente, per tutte le evenienze, cinquantamila euro, dona
spontaneamente al figlio Oreste quindicimila euro per l’acquisto di una
palestra e lo incoraggia ad avere un rapporto sessuale con Britta (Matilda De Angelis), la
fidanzata del figlio Andrea, dice alla figlia Lucrezia
riguardo al suo libro che ha forma ma non
sostanza, e così via.
Il film è una commedia esilarante,
coinvolgente, strepitosa, straordinaria, piacevole, interessante e dai
connotati attualissimi, con una sceneggiatura originale e ricca di colpi di
scena. Tutto ciò rende lo spettatore divertito e attento, passo dopo passo, al
susseguirsi degli eventi, e sottolinea, in modo marcato, non solo il rapporto deficitario
tra padre e figli, essendo venuto a mancare a questi ultimi l’impulso educativo
paterno espresso come senso di responsabilità, trasmissione dei valori umani fondamentali,
rispetto delle regole ed emancipazione. Il film, al tempo stesso, mostra anche la bellezza dei sinceri rapporti
umani e la proficuità del lavoro di squadra.
Bravissimi tutti gli attori, Gassman, Papaleo, Foglietta, che hanno mostrato senza difficoltà di indossare i panni dei relativi personaggi ed esplicitarne l'estro.
Filmografia
Razzabastarda (2013).
Francesco Giuliano
venerdì 1 dicembre 2017
In “Smetto quando voglio – Ad honorem” la proposta della “Terza cultura” in chiave cinematografica
Titolo:
Smetto quando voglio – Ad honorem
Regia:
Sydney Sibilia
Sceneggiatura:
: Sydney Sibilia, Francesca Manieri, Luigi Di Capua
Produzione
paese: Italia 2017
Cast: Edoardo Leo, Luigi Lo Cascio,Valerio Aprea, Paolo Calabresi,
Libero de Rienzo, Stefano Fresi, Pietyro Sermonti, Marco Bonini, Rosario Lisma,
Giampaolo Morelli, Luigi Lo Cascio, Greta Scarano, Valeria Solarino, […]
Il
film “Smetto quando voglio – Ad honorem” del giovane regista e sceneggiatore salernitano Sydney Sibilia chiude l’esilarante
e fortunata trilogia, molto apprezzata anche per la sua originalità dal
pubblico cinefilo; trilogia che inizia con il prequel “Smetto quando voglio” (2014), in cui si raccontano gli antefatti della storia, e
segue con “Smetto quando voglio – Masterclass” (febbraio 2017).
In quest’ultimo film, che mantiene il carattere brioso dei precedenti, alla solita banda di cervelloni, guidata dal creativo e ideatore Pietro Zinni
(Edoardo Leo), si unisce il fosco boss dalla faccia deturpata dal vetriolo Claudio
Felici, detto Er Murena, (Neri Marcorè), per un’impresa altamente umanitaria
che li affrancherebbe moralmente dagli intercorsi fatti criminali perché ci sta in giro una persona pronta a fare una
strage con il gas nervino Sofox, durante la cerimonia di assegnazione di una Laurea honoris causa presso l'Università La Sapienza. Dovrebbero indagare e impedire, secondo Zinni, questo
sospetto atto terroristico ad opera dell’ex professore universitario Walter Mercurio
(Luigi Lo Cascio), ma nessuno gli crede neppure la sua compagna Giulia (Valeria
Solarino) né l’ispettrice di polizia criminale Paola Coletti (Greta Scarano). Perché
non ci sono prove. La banda è, come sempre, composta dai migliori geni
universitari, squattrinati e rimasti senza lavoro che, invece, meriterebbero di
professare secondo la propria competenza degnamente per il bene di tutti. Essi coprono in modo esaustivo le
varie sfaccettature culturali del mondo accademico, costituendo così, nel
complesso, un movimento di “terza cultura” in cui si ha implicitamente l’unione della
cultura umanistica con quella scientifica. Un suggerimento questo che dovrebbe
fare pensare alle istituzioni governative che l’esistente compartimentazione
culturale, chiusa in se stessa, ha inibito e continua a inibire lo sviluppo economico e quindi lavorativo del
paese Italia. Infatti, oltre al
neurobiologo Zinni, operano in modo coordinato e armonico i due latinisti
Mattia Argeri (Valerio Aprea) e Giorgio Sironi (Lorenzo Lavia), il chimico
Alberto Petrelli (Stefano Fresi),l’antropologo Andrea De Sanctis (Pietro Sermonti),
l’archeologo Arturo Frantini (Paolo Calabresi), l’economista Bartolomeo Bonelli
(Libero dei Rienzo), il medico anatomista Giulio Bolle (Marco
Bonini), il professore Lucio Napoli (Giampaolo Morelli) e l’avvocato di diritto
Vittorio (Rosario Lisma), costituendo così una banda di dieci cervelloni tra i quali si instaura un coordinamento
eccezionale e altamente efficace.
Un film sicuramente molto divertente, che esamina criticamente la situazione amministrativa universitaria, e che fa
meditare sull’annoso problema dei migliori ricercatori italiani che, rimasti
senza lavoro, come in questa storia potrebbero adoperare la propria creatività a fini criminali o a fini
umanitari. Un miscellanea intrisa di passionalità e di razionalità, dove l’aspetto
preoccupante e serio della condizione paradossale, in cui si trovano i giovani
di oggi, viene affrontato con una leggera profondità o con una profonda
leggerezza di vedute.
Francesco Giuliano
giovedì 30 novembre 2017
“Detroit” descrive un periodo storico statunitense in cui i diritti umani sono stati calpestati
Titolo:
Detroit
Regia:
Kathryn Bigelow
Sceneggiatura:
Mark Boil
Musica:
James Newton Howard
Produzione
paese: USA 2017
Cast:
John Boyega, Will Poulter, Algee ASmith, Jacob Latimore, Jason Michell, Hannah
Murray, Jack Reynor, Kaitlyn Dever, Ben O’Toole, John Krasinski, Anthony Mackie,
Nathan Davis Jr, Peyton Alex Smith, Malcom David Kelley, Joseph David-Jones, Laz
Alonso, […]
Il
film “Detroit” descrive la storia di tre giovani
neri trovati uccisi nel motel Algiers, nel contesto degli scontri avvenuti tra neri e polizia nella
città di Detroit dal 23 al 27 luglio
1967. La scintilla fu causata dall’intervento della polizia in un locale privo
di licenza per la vendita degli alcolici. Ci furono decine di morti e migliaia
di feriti e tantissimi edifici dati alle fiamme o distrutti. In quell’anno
– era il 1967 -, si era formata una situazione simile a quella attuale, in cui
il fenomeno dell’intolleranza razziale, immarcescibile nella sua abietta inumanità,
si sta manifestando dopo un periodo di latenza con grande vigore. Per sedare la
rivolta venne impiegata sia la Guardia nazionale che l’esercito. Ci fu una
contestazione acerrima dei neri negli Stati Uniti, che l’anno successivo si estese
dapprima in Francia, quindi in Europa
occidentale compresa l’Italia e poi nel resto del mondo, con proteste, polemiche
e rivolte sia in ambito studentesco che in quello operaio contro l’intolleranza
e i soprusi e con lo scopo di fare valere il principio di uguaglianza e soprattutto
il rispetto dei diritti civili. “Detroit” è un
film storico, anche se in parte romanzato, ben costruito e diretto, e
documentato da immagini di quel tempo, che descrive la contestazione dei neri,
appunto, nei confronti della polizia che esercitava su di essi una violenza in
tutti i suoi svariati modi di manifestarsi. Un film che parla di brutalità e di
violenza gratuite, quella violenza che nasce da un’educazione originaria dogmatica
e parziale, che porterebbe a pensare di abolire il dogmatismo in tutti i suoi
aspetti educativi e disciplinari perché, come si può notare dai fatti che sono
successi da alcuni anni a questa parte negli Stati Uniti, la questione risulta ancorché grave perché dopo sessant’anni
si sta ricostituendo, pian piano, un’identica situazione pari a quella a suo
tempo contestata. Lo scorrere del tempo potrebbe cancellare fatti di tale
importanza avvenuti in un recente passato se essi non venissero trasmessi proficuamente,
anche tramite il cinema, alle nuove generazioni. La storia dell’uomo è
importante, ma non bisognerebbe trascurare soprattutto quella recente che
darebbe delle risposte immediate a tutti gli interrogativi che ci poniamo attualmente.
Kathryn
Bigelow manifesta con coraggio la sua fine sensibilità nell’affrontare temi che
portano nocumento all’umanità e che mettono in primo piano l’esercizio sfrenato
e brutale del potere in mano a dei poliziotti imbecilli e spregiudicati e il
dramma dell’uomo, oggetto di violenze che va oltre la collocazione temporale
che gli si è voluto dare con questo film: Homo
homini lupus è l’antica idea plautiana della condizione umana secondo cui l’uomo
deve sopraffare per istinto i suoi simili, ripresa qualche secolo fa dal
filosofo inglese Thomas Hobbes. L’istinto, tuttavia, si può controllare con una
corretta e sana educazione volta al
rispetto dell’uomo sull’uomo!
Filmografia
The
Loveless (1982), Il buio si avvicina (1987), Blue Steel – Bersaglio mortale (1990),
Pint Break – Punto di rottura (1991), Strange Days (1995), Il mistero dell’acqua
(2000), K – 19 (2002), The Hurt Locker (2008), Zero Dark Thirty (2012).
Francesco Giuliano
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