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lunedì 20 novembre 2017
Ritorna l’appuntamento del Montefeltro Film School Festival 2017
Si svolgerà nel Cento storico di Pennabilli
(Rimini) dall’8 al 10 dicembre 2017 la terza edizione del Montefeltro Film School Festival, un appuntamento
innovativo e in assoluto l’unico
in Italia, dedicato agli allievi
delle Scuole di Cinema italiane e
internazionali.
Uno spazio
particolarmente suggestivo e pieno di Storia del Cinema, in cui gli studenti
delle Scuole possono mostrare i loro lavori, incontrarsi e confrontarsi, e
dove, grazie allo sceneggiatore Tonino
Guerra che qui abitava, si sono fermati i più grandi registi del
mondo, da Michelangelo Antonioni Antonioni a Wim Wenders, da Andrej
Tarkovskij a Theo Angelopoulos, solo per citarne
alcuni.
Gli studenti proporranno le loro opere,
che saranno valutate da una giuria internazionale,
interamente al femminile, presieduta
dall’attrice francese Martine Brochard e composta
dall’attrice Valeria D’Obici,
dalla regista Anna Di Francisca, dalla critica
cinematografica/imprenditrice Alida
Carcano e dalla sceneggiatrice Monica Zapelli. Le
giurate visioneranno i film proposti dai giovani filmmaker, e i lavori migliori verranno
premiati con una ricompensa in denaro gentilmente offerta dallo sponsor
svizzero Valeur Investments.
Il primo premio, di 2.500 euro, andrà al
miglior regista; il secondo – sempre di 2.500 euro – al miglior film
innovativo: un contributo che vuole essere un incoraggiamento a continuare a
lavorare nel mondo della cinematografia. Come testimoniato dalle precedenti edizioni, durante il
festival i giovani avranno, inoltre, modo di far nascere nuove collaborazioni e
rapporti professionali, oltre che umani.
Dopo un’attenta selezione tra oltre 250
opere, la direzione artistica del festival, composta dal regista e sceneggiatore Maurizio Zaccaro e dal regista e
sceneggiatore Piergiorgio Gay,
ha selezionato 28 lavori, tra corti e mediometraggi di fiction, animazione e
documentari. La selezione sarà presentata al pubblico gratuitamente durante i
giorni del festival per offrire una finestra sul futuro del cinema del domani.
I paesi di provenienza di questa edizione del festival sono i seguenti: Germania
(con 4 film), Gran Bretagna (3), Olanda (2), Francia (2), Danimarca (2),
Romania (2), Israele (2), Belgio (2), Finlandia, Croazia, Polonia, Austria,
Ungheria, Russia, Norvegia, Svizzera e Italia.
Il Montefeltro Film School Festival è per importanza la terza
manifestazione in Europa dedicata agli studenti delle scuole di cinema, e si
affianca ai festival di Monaco e Poitiers. Insieme rappresentano tre
appuntamenti strategici per scoprire le nuove tendenze della settima arte.
Anche quest’anno la programmazione del
festival prevede incontri con ospiti speciali, a ingresso libero
fino a esaurimento posti, che avverranno presso il cinema teatro Gambrinusdi Pennabilli, in Via Parco Begni, 3.
La serata d’inaugurazione della seconda
edizione del Montefeltro Film School Festival 2017 si svolgerà in compagnia
dell’attrice Valeria D’Obici,
che l’8 dicembre alle 21.00
leggerà alcuni passaggi dal libro “Bleu” di Maurizio Zaccaro, edito da Maggioli Editore, romanzo che
racconta due storie parallele ma destinate a intrecciarsi, entrambe segnate dal
rapporto dei protagonisti con l’Alzheimer.
Gradito ospite di questa edizione del
festival sarà Pietro Bartolo,
medico di Lampedusa da anni in prima fila nei soccorrimenti durante gli sbarchi
dei migranti provenienti dal Nord Africa. Il 9 dicembre alle 17.00 terrà una lectio magistralis, e alle 21.00 introdurrà la
proiezione di Fuocoammare, documentario di Gianfranco
Rosi che lo vede protagonista, vincitore dell’Orso d’Oro alla Berlinale del 2016.
Il 10 dicembre alle 21.00 si terrà la cerimonia di chiusura:
verranno consegnati i due premi in denaro al miglior regista e al miglior film
innovativo. A seguire la produttrice Donatella Palermo (Fuocoammare, Cesare
deve morire) introdurrà la proiezione dell’ultimo film dei fratelli
Taviani Una questione privata,
di cui è produttrice.
Il Montefeltro Film School Festival, diretto dal produttore, regista
e sceneggiatore Maurizio Zaccaro, è patrocinato dal Comune di Pennabilli e
dell’Associazione Tonino Guerra e realizzato con il sostegno dell’Hotel Duca
del Montefeltro, Valeurs Investments
e Free Solo. I sottotitoli sono curati da Raggio Verde Sottotitoli.È anche una
manifestazione eco-sostenibile e animalfriendly.
Aderisce al protocollo europeo per il cinema sostenibile basato sulle seguenti
attività: consumi energetici, trasporti di merci, trasporti di persone, consumi
di materiali (carta, plastica, vetro, ecc.), gestione dei rifiuti, catering,
coordinamento e comunicazione interna e compensazione. (Francesco Giuliano)
martedì 14 novembre 2017
Conferenza stampa di presentazione del 35° TFF – Torino Film Festival
Oggi, alla Casa del Cinema di Roma, si è tenuta la Conferenza stampa di presentazione
del 35° TFF – Torino Film Festival, che si svolgerà dal 24 novembre al 2
dicembre 2017, e che contiene un nutrito numero di film suddiviso nelle varie
sezioni da saziare critici e cinefili famelici. Basta consultare il seguente
link: https://www.dropbox.com/s/uvt9bxk15fuoo85/35%C2%B0TFF_cartella%20stampa.docx?dl=0.
Il film di apertura FINDING YOUR FEET / RICOMINCIO DA ME di
Richard Loncraine sarà proiettato venerdì 24 novembre al Cinema Massimo di
Torino, mentre quello di chiusura THE FLORIDA PROJECT di Sean Baker sarà proiettato sabato 2 dicembre al Cinema
Reposi di Torino.
La
retrospettiva del Festival sarà dedicata al grande regista statunitense Brian De Palma di cui saranno proposti
ben 32 film. Per la prima volta in Italia, una rassegna esaustiva. Oltre ai lungometraggi, saranno presentati i
cortometraggi, i documentari e i videoclip, in
versione originale sottotitolata. Una maniera per (ri)scoprire
un autore che ha avuto un'influenza fondamentale sul cinema dei decenni
successivi. La retrospettiva è stata curata da Emanuela Martini, direttrice del
Torino Film Festival.
Torino 35 è la più importante sezione
competitiva del festival, riservata a opere prime, seconde o terze, propone 15 film
realizzati nel 2017, inediti in Italia. I paesi rappresentati sono: Argentina,
Belgio, Cina, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Hong Kong,Israele,
Italia, Lussemburgo, Portogallo, Spagna, Stati Uniti e Venezuela.
La sezione fuori concorso Festa
mobile che, come ogni anno, porta al festival gli esemplari più attesi o
che ci sono piaciuti di più tra la produzione mondiale inedita in Italia, apre
con il film Finding Your Feet, la commedia britannica su un gruppo
assortito di maturi londinesi che s'incontrano e danno un nuovo senso alla loro
vita attraverso una scuola di ballo, diretta da Richard Loncraine e
interpretata da Imelda Staunton, Timothy Spall e Celia Imrie. E chiude The
Florida Project, descrizione scatenata e agrodolce delle giornate di un
gruppo di ragazzini che vivono in un motel scalcagnato ai margini della
Disneyland di Orlando, diretta da un habitué del TFF, Sean Baker, e interpretata
da Willem Dafoe.
Il Gran Premio Torino sarà
consegnato a Pino Donaggio, che ha esordito
come musicista di film nel 1973 con lo score del thriller A Venezia... un dicembre
rosso shocking di Nicolas Roeg. La consegna avverrà mercoledì 29 novembre,
alle ore 19.30 al Cinema Massimo 1, prima della proiezione del film di Brian De
Palma DRESSED TO KILL (Vestito per uccidere, USA, 1980, versione restaurata in
DCP, 105’).
La altre sezioni: TorinoFilmLab con
5 film; Film Commission Torino Piemonte
con 2 film; Premio Maria Adriana Prolo 2017; Amerikana con 6 film diretta
da Asia Argento; After Hours, la sezione dark
del festival; TFFdoc con film documentari; Internazionale.doc con
8 film; Italiana.doc con 9 film; Viaggio
con 10 film; Non umano con 2 film, ecc.
Se volessimo individuare nei film che compongono la selezione di Onde 2017 una linea dominante, dovremmo
guardare allo scenario diradato e alla curvatura intimamente crepuscolare che
la realtà contemporanea offre alla ricerca espressiva portata avanti dai
filmmaker più giovani e innovatori.
Non dire gatto, un omaggio di Emanuela Martini, “gattara” cinéphile, è la
sezione dedicata ai gatti, che presenta 6 film che spaziano dal classico
Disneyiano Alice nel paese delle meraviglie a Una strega in paradiso di
Richard Quine, passando anche per un thriller gotico ispirato ad una storia di
Edgar Allan Poe, si collega idealmente alla mostra attualmente in corso al
Museo Nazionale del Cinema intitolata “Bestiale!
Animal Film Stars” che è stata inaugurata il 14 giugno e proseguirà fino
all’8 gennaio 2018.
Francesco Giulianovenerdì 3 novembre 2017
“Una questione privata” è una metafora della liberazione dall’autoritarismo e dalla censura
Titolo: Una questione
privata
Regia: Paolo Taviani
Soggetto: Beppe
Fenoglio (Dall’omonimo romanzo pubblicato postumo nel 1963)
Sceneggiatura: Paolo e
Vittorio Taviani
Produzione Paese:
Italia, Francia 2017
Musiche: Giuliano
Taviani, Carmelo Travia
Cast: Luca Marinelli,
Valentina Bellè, Anna Ferruzzo, Marco Brinzi, Francesco Turbanti, Giulio Beranek, Lorenzo Richelmy, Lorenzo Demaria,
Luca Cesa, Francesca Agostini, Jacopo Olmo Antinori, Josafat Vagni, Anna
Ferruzzo, Giuseppe Lo Piccolo, Antonella Attili, Francesco Testa, Tommaso Maria
Neri, Alessandro Sperduti, Guglielmo Favilla, Andrea Di Maria, Fabrizio
Costella, Mauro Conte, Fabrizio Colica, […]
Non è un caso, forse,
che i fratelli Taviani abbiano diretto e scritto la sceneggiatura di questo
film per la recente deriva verso destra a cui volge l’opinione politica del popolo
italiano, ma anche di quello europeo. Destra che vuole dire, tra l’altro, prevaricazione,
limitazione della libertà e moralismo. Raccontano, in questo film Una questione privata, la vicenda tratta dall’omonimo romanzo di
Beppe Fenoglio, che si svolge tra le verdi colline nebbiose delle Langhe
durante la seconda guerra mondiale, dopo l’armistizio di Cassibile (8 settembre
1943), e che vede in contrapposizione cruenta e violenta partigiani e fascisti. Una guerra civile che finalmente segnerà
la fine dello stato autoritario segnato dallo strapotere fascista durato per un ventennio. Il
protagonista è un giovane partigiano, a cui era stato affibbiato dai compagni
di scuola il soprannome di Milton (Luca Marinelli), in onore del filosofo
inglese John Milton, perché aveva tradotto dall’inglese la Tragedia di Amleto, principe
di Danimarca, di Shakespeare. Il giovane è innamorato follemente di Fulvia
(Valentina Bellè), una ragazza estroversa ma anche dal comportamento
indefinibile anche se invogliante perché, oltre a lasciare intendere a Milton
di piacerle, condivideva giochi e balli con l’amico comune Giorgio Clerici (Lorenzo
Richelmy). Milton, già è in atto la guerra civile, durante una perlustrazione,
passando vicino alla villa dove viveva Fulvia, spinto dalla nostalgia, rivisita
le stanze e i luoghi che gli fanno rivivere i bellissimi momenti trascorsi
assieme alla sua amata ma, grazie alla guardiana, viene a scoprire con amarezza
che tra Fulvia e Giorgio c’era stata una relazione amorosa. Milton, non vuole
crederci e, andato via dalla villa, va alla ricerca di Giorgio, anche lui
partigiano, per chiedergli chiarimenti. Durante questa ricerca, tuttavia, viene
a sapere che Giorgio è stato catturato dagli “scarafaggi” - così venivano
chiamati i militi fascisti. Allora, cerca e riesce a fare prigioniero un
fascista per scambiarlo con il suo amico. Purtroppo, come spesso avviene, le
cose non vanno come devono andare, tant’è che in quel periodo profondamente
tragico tutto finisce in tragedia.
Il film, diretto
secondo l’inconfondibile e inimitabile stile neorealista dei fratelli Taviani, mette a nudo,
in un periodo in cui la barbarie e la bestialità umane imperversavano, i
sentimenti di un uomo che non teme rischi e che pone a repentaglio la propria
vita spinto dall’amore per Fulvia, pur di conoscere la verità. Mette anche in risalto la ridicola censura del regime fascista su varie attività umane,
ricreative e non, come quelle sul ballo o sul jazz, la musica d’oltreoceano
creata dai negri, o ancora sull’uso di parole di lingua straniera come l’inglese.
Strabiliante e
incisiva, infatti, è l’imitazione del suono della batteria prodotta con
insistenza dalla bocca di un fascista (Andrea Di Maria) che pur essendo
prigioniero dei partigiani dimostra, con il suo fare demente, di avere
acquistato la libertà dal regime e dall’oppressione
fascista.
La colonna sonora del
film ricalca con note graffianti, aspre, tormentate, la
canzone americana, cantata nel film Il mago di Oz (1939) da Judy Gardland,
Over the
rainbow, per indicare metaforicamente così come l’arcobaleno, il fenomeno ottico
che preannuncia, ad ampio respiro, il ritorno della quiete dopo una forte tempesta, il riemergere della libertà dopo l’oppressione fascista.
Il film è stato
presentato al TIFF2017 (Toronto International Film Festival) e alla Festa del
Cinema di Roma 2017.
Filmografia
Un uomo da bruciare
(1962), I fuorilegge del matrimonio
(1963), I sovversivi (1967), Sotto il segno dello scorpione (1969), San
Michele aveva un gallo (1972), Allosanfan (1974), Padre padrone (1977), Kaos
(1984), Good morning Babilonia (1987), Il sole anche di notte (1990), Firile
(1993), Tu ridi (1998), La masseria delle allodole (2007), Cesare deve morire
(2012), Meraviglioso Boccaccio (2015).
Francesco
Giuliano
martedì 31 ottobre 2017
“Treno di notte per Lisbona” invita a una lettura rigenerante e intrigante
Titolo: treno di notte
per Lisbona
Titolo originale: Night
Train to Lisbon
Regia: Bille August
Soggetto: Pascal
Mercier (dall’omonimo romanzo pubblicato nel 2004)
Sceneggiatura: Greg
Latter, Ulrich Herrmann
Produzione Paese:
Germania, Svizzera, Portogallo, 2013
Musiche: Annette Focks
Cast: Jeremy Irons,
Mélanie Laurent, Jack Huston, Martina Gedeck, Bruno Ganz, Christopher Lee, Lena
Olin, Charlotte Rampling, Tom Courtenay, Marco D’Almeida, August Diehl, Beatriz Batarda, Burghart
Klaussner, Filipe Vargas, Adriano Luz, Sarh Buhlmann, Janer Thorne, Hanspeter
Muller, Jean-Pierre Comu, […]
In Treno di notte per Lisbona del regista danese Bille August si
respira la stessa atmosfera cupa, oppressiva, violenta del film Sostiene Pereira (1995) di Roberto Faenza,
quell’atmosfera persecutoria e vessatoria di stampo fascista che caratterizzava
la città di Lisbona nel periodo della dittatura di Salazar (1932 – 1974). Il
film racconta ciò che capita una mattina al professore Raimund Gregorius (Jeremy
Irons) mentre si reca al liceo di Berna dove insegna Latino. Mentre attraversa
il ponte sul fiume Aar - la giornata è
piovosa -, vede una giovane donna in piedi sul parapetto in procinto di suicidarsi.
Il professore riesce a fermarla e la porta con sé in classe dove la fa sedere
accanto alla porta. Subito dopo, tuttavia, durante la lezione, la ragazza va
via dimenticando il suo soprabito rosso. Il professore istintivamente, spinto
da una forza irrefrenabile e incontrollabile, abbandona la classe e va alla
ricerca di quella donna. Non la trova, ma nel suo soprabito scopre un libro
“L’orafo delle parole” di uno scrittore di Lisbona, Amadeu de Almeida Prado e un
biglietto ferroviario per Lisbona. Il professore, allora, si incuriosisce e prende
il treno per Lisbona alla ricerca salvifica di quella donna. Durante il viaggio
notturno legge il libro che lo affascina e lo coinvolge a tal punto che va alla
ricerca dell’autore. In quel libro c’è la biografia di un medico Amadeu Prado (Jack
Huston), componente della resistenza che si opponeva al regime di Salazar. Ormai
morto, il professore sulla tomba del medico trova scritta la frase Quando la dittatura è un fatto, la rivoluzione è un
dovere! Un aforisma assoluto e universale che lo infervora ancor di più nel
ricercare e scoprire le vicissitudini di quell’uomo sconosciuto alla storia ma grande
in sé. Ciò lo porta a incontrare tutti gli amici ancora in vita come João Eça (Tom
Courtenay) o come Estefânia (Lena Olin), e a intraprendere un viaggio appassionante in un mondo pieno
di vigore e ricco di senso di libertà, ma anche di disumane atrocità e di boia,
come si evince dalle parole di Amadeu: Lasciamo sempre qualcosa di noi,
quando ce ne andiamo da un posto: rimaniamo lì, anche una volta andati via. E
ci sono cose di noi che possiamo ritrovare solo tornando in quei luoghi.
Viaggiamo in noi stessi quando andiamo in posti che hanno fatto da cornice alla
nostra vita. Non importa quanto questi siano stati brevi e viaggiando dentro
noi stessi, ci dobbiamo confrontare con la nostra solitudine. Ma tutto ciò che
facciamo, non lo facciamo forse per paura della solitudine? Non è questo il
motivo per cui rinunciamo a tutte le cose che rimpiangeremo alla fine della
nostra vita?
Il professore Raimund Gregorius è un uomo, solitario perché ritenuto
noioso come confida a Mariana
(Martina Gedeck), che abbandona il proprio posto di lavoro per andare alla
ricerca di qualcosa di meraviglioso, e che manifesta una grande profondità d’animo
(I campi sono più verdi nella loro
descrizione, che nel loro reale colore verde) che soltanto un uomo di
grande cultura come lui può palesare. Riesce, infatti, a cogliere l’essenza
umana e a estrarre i significati fondamentali della vita da un libro
sconosciuto di uno grande scrittore sconosciuto:
L'Eternità non esiste. La vita è quello
che fai ora, in questo momento, secondo le tue scelte libere … Quando si è giovani, la morte è come un nastro
che ci gira intorno. Quando comincia a diventare troppo stretto?
Un bel
film dalle tematiche attualissime, come quella delle colpe dei padri che ricadno
sui figli trasmettendone il senso di colpa, e con uno straordinario
e appassionante Jeremy Irons, diretto da un grande regista Bille August, che
con i suoi film ha contribuito a rendere grande il cinema internazionale.
Filmografia
Honning Mane (1978), Zappa (1983), Busters verden (1984), Tro, hab og
kaerlighed (1984), Pelle alla conquista del mondo (1987), Con le migliori
intenzioni (1992), La casa degli spiriti (1993), Jerusalem (1996), Il senso di
Smilla per la neve (1997), I miserabili (1998), En sang for Martin (2001),
L’ora della verità (2004), Chacun son cinéma (episodio, 2007), Il colore della
libertà – GoodBye Bafana (2007), Marie Krøyer (2012), Treno di notte per
Lisbona (2013), Stille hjerte (2014), Feng Huo fang fei (2017), 55 Steps (2017).
Francesco Giuliano
mercoledì 25 ottobre 2017
“Suburra” mette a nudo gli intrecci tra i poteri politico e religioso con la criminalità
Titolo:
Suburra
Regia:
Stefano Sollima
Sceneggiatura:
Sandro Petraglia
Produzione
Stato: Italia, 2015
Cast:
Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Claudio Amendola, Alessandro Borghi, Greta
Scarano, Giulia Elettra Gorietti, Antonella Fassari, Jean-Hugues Anglade, Adamo
Dionisi, Giacomo Ferrara, […]
Trasmesso
su Rai2, in prima serata, ripropongo questa recensione scritta e pubblicata 2
anni fa.
Stefano
Sollima, dopo il successo di ACAB
- All Cops are Bastard (2012), con Suburra rivela la sua indole di regista orientato verso la
descrizione della criminalità realizzando una altra bella pellicola
cinematografica. Con una concretezza sfrenata e una esacerbata crudezza realistica,
infatti, Sollima fotografa la Roma di oggi, capitale
d’Italia, con i suoi fatti e misfatti latenti, in cui mette in evidenza la
corruzione dilagante, che rappresenta il trait
d’union del potere politico e quello religioso con quello criminale che si coordinano,
si sfidano, si ingannano e cercano di annullarsi senza però riuscirci. Persone
innocenti, alias cittadini inermi e inconsapevoli, che anche se caratterizzati
da difetti umani, non hanno niente da spartire con questi delinquenti che, in
connubio con politici di malaffare e prelati d’alto rango, gli fanno patire
violenza e ricatti incredibili e inauditi. Sono vittime, come lo è il popolo
italiano, di signori e padroni di tutti i tipi, politici, religiosi alla mercé di criminali ignoranti e arroganti che
manifestano una violenza non solo fisica ma anche psicologica tale da fare rabbrividire
al solo pensarci. In questo quadro nefando e odioso s’erge sullo sfondo la
città di Roma piena di luci e di colori che ne esaltano la bellezza e la magnificenza,
uniche al mondo.
Il titolo del film Suburra,
con cui oggi si indica un luogo malfamato, immorale e fecondo di criminalità,
deriva dal latino Subura o sub-urbe quartiere dell’antica Roma,
oggi localizzato nel quartiere Monti, dove abitava una popolazione miserabile e
ignorante. Il collegamento storico è necessario e irrinunciabile.
Sollima prende spunto da questo per descrivere non solo un potere
politico corrotto, in cui la falsa integrità è preludio di richiesta immorale
di poltrone d’alto prestigio oltre l’indecenza e la spudoratezza, che rende
tutti i politici todos caballeros
(tutti cavalieri), frase pronunciata dal re di Spagna Carlo V durante una sua
visita ad Alghero nel 1541, e usata oggi in tono sprezzante per
descrivere quelle proposte tendenti ad estendere dei particolari privilegi, annullando
così di fatto la distinzione o il prestigio derivante dagli stessi.
Ma si potrebbe usare anche la frase tutti colpevoli, nessun colpevole
pronunciata dal leader socialista Bettino Craxi in Parlamento, all’alba di Tangentopoli, con la quale si intende
che se la corruzione è dilagante e diffusa, essa rientra nel costume e, in
quanto tale, non è censurabile.
Non si salva neppure il potere religioso in
connubio sia con i politici corrotti ma anche con la criminalità organizzata
rappresentata magnificamente da Samurai (Claudio Amendola), tant’è che un papa
(si allude alle recenti dimissioni di papa Benedetto XVI), scoprendo un’immoralità
inimmaginabile e incontrollabile dentro un’istituzione che propaganda la
moralità a livello universale e se ne fa scudo, preso da crisi di coscienza, si
arrende perché si ritiene inerme a combatterla e non fa altro che dimettersi
dal trono assegnatogli.
Tutto si svolge in una Roma piovosa, bisognosa
cioè di una pioggia purificatrice che la
rigeneri e le dia lo splendore di sempre e che inciti il popolo a rivoltarsi
contro la criminalità, così come fa Sebastiano (Elio Germano) o come fa Viola
(Greta Scarano), la quale però rimasta illesa rappresenta il germe che dà continuità
alla criminalità.
Suburra è un film da vedere perché fa scoprire ciò che il cittadino intuisce.
Oltre agli attori citati, Pierfrancesco Favino e Claudio Amendola
ancora una volta esprimono la loro indiscussa bravura.
Filmografia
La squadra e Crimini (serie tv,1998), Romanzo criminale – La serie
(serie tv,2008), Gomorra – La serie (serie tv, 2012- 2013), ACAB – All Cops are
Bastard (2012).
Francesco
Giuliano
martedì 24 ottobre 2017
Il mito delle “Sirene” per descrivere l’incontro delle diversità della nostra società
Titolo: Sirene
Regia: Davide Marengo
Soggetto di Serie
e Showrunner: Ivan
Cotroneo
Sceneggiatura: Ivan
Cotroneo, Monica Rametta
Musiche: Massimo Nunzi
Produzione: Italia
2017, fiction Rai
Cast: Valentina Bellé,
Maria Pia Calzone, Ornella Muti, Luca Argentero, Denise Tantucci, Rosy
Franzese, Michele Morrone, Massimiliano Gallo, Monica Nappo, Teresa Saponangelo,
Andrea Lia Domizio, Lorena Cacciatore,
Vincenzo Crea, Yari Gugliucci, Fabrizia Sacchi, Andrea Renzi […]
Sirene
è la nuova serie tv, in sei puntate, trasmessa su Rai1 a partire da giovedì 26
ottobre, con la regia di Davide Marengo e da un soggetto scritto dal regista Ivan
Cotroneo. Una commedia fantastica, adatta per il popolo televisivo e anche per
un pubblico giovane e giovanissimo, che, in certo qual modo, per certi argomenti
trattati, lascia ricordare il film Splash
– Una Sirena a Manhattan (1984) di Ron Howard, da cui, però, si distacca
completamente per la trama diversa. Essa, infatti, tratta di quattro sirene, Marica
(Maria Pia Scalzone) e le sue tre figlie, Yara (Valentina Bellè), Irene (Denise
Tantucci) e Daria (Rosy Franzese) che segretamente lasciano il mare e si recano
sulla terra alla ricerca di Ares (Michele Morrone), l’ultimo tritone del Mediterraneo
fuggito perché non sopportava la loro egemonia. La ricerca e il ritrovamento sono
di vitale importanza perché il tritone accoppiandosi con Yara, la fidanzata, permetterà
la continuazione della specie, che altrimenti rischia l’estinzione. Un soggetto
che altro non è che un mito, pari a un mito greco, che usa questa figura
incantatrice, metà donna e metà pesce, decantata da Omero nel canto XII dell’Odissea: … alle sirene non sfugge l’agile nave che s’accostava: e un
armonioso canto intonarono, per
descrivere gli esseri umani e tutte le sue assurdità, ma per privilegiare quel
sentimento eterno e universale qual è l’Amore, che tende a includere e a rispettare l’altro, ma che, al
tempo stesso, toglie piacevolmente il respiro e la ragione.
Le quattro sirene,
ovviamente, lasciate le loro spoglie marine e indossate quelle terrestri, si
accorgono subito delle stranezze, a loro inspiegabili, che caratterizzano gli
umani e instaurano subito con loro uno scontro al fine di conquistarli perché
ritengono che appartengano a una razza inferiore. Quello scontro diventerà un
incontro che lascia presagire chi vincerà, perché i due mondi saranno costretti
a conoscersi, ad apprezzarsi e, infine, a comprendersi.
Ivan Cotroneo, che ha
assunto anche le vesti di showrunner cercando,
cioè, di contribuire personalmente durante la produzione, la lavorazione e il
montaggio ad ottenere un migliore risultato, ne ha scritto il soggetto per parlare di differenze e di inclusione,
di rispetto dell’altro e di quanto in definitiva si possa veramente amare chi è
diverso da te, così diverso da respirare con le branchie invece che con i
polmoni.
Sirene
è anche una serie ricca di tematiche attuali, come il bullismo, la salvaguardia
dell’ambiente, la ricchezza paesaggistica, l’alcolismo giovanile, la diversità,
l’integrazione, il rapporto umano messo a rischio da internet e dalla tv, ecc. Per essa è stata scelta Napoli, la vera coprotagonista,
perché è la città che, secondo il mito, fu fondata in onore delle sirene, e che
è unica a mostrare pienezza di soffio vitale, di fascino, di atmosfere magiche,
di colori e di bellezze uniche al mondo, messe in risalto dalla fotografia
stupenda di Michele Attanasio, ma soprattutto caratterizzata da una grande musicalità
che si coglie già nell’inflessione tipica del dialetto e nelle belle musiche,
per le quali Massimo Nunzi ha arrangiato canzoni napoletane famose in chiave jazz.
I personaggi sono interpretati da attori fantastici, bravi, splendidi, tra cui
spiccano Valentina Bellè e Luca Argentero, che li hanno resi profondi e indimenticabili.
Francesco
Giuliano
lunedì 23 ottobre 2017
Nella “Suite francese” un amore impossibile in tempo di guerra
Titolo: Suite francese
Titolo originale: Suite Française
Regia: Saul Dibb
Soggetto: Irène Némirovsky (dall’omonimo romanzo)
Sceneggiatura: Saul
Dibb, Matt Charman
Produzione Paese: UK,
Francia, Belgio, 2014
Cast: Michelle Williams, Kristin Scott Thomas, Mattias Schoenaertes, Sam
Riley, Ruth Wilson, Lambert Wilson, Margot Robbie, Alexandra Maria Lara,
Harriet Walter, Eileen Atkins, Tom Schilling, […]
Suite française è un film del regista Saul Dibb, il cui soggetto è stato
tratto dall’omonimo romanzo pubblicato nel 2004 che, però, era stato scritto da
Irène Némirovsky, ebrea, prima che
venisse deportata nel 1942 ad Auschwitz, dove
morì dopo circa un mese di detenzione.
La storia descritta
in modo appassionante tratta, durante l’occupazione dei tedeschi della Francia,
della giovane e bella Lucille, che abita nella casa della suocera Madame
Angellier (Kristin Scott Thomas), donna autoritaria e insensibile, in un piccolo
paese francese. Lucille ha il marito in guerra e passa il tempo a suonare il
pianoforte o ad accompagnare la suocera a riscuotere gli affitti dai mezzadri.
Tutto procede tranquillamente fino a quando arriva l’esercito tedesco, i cui
ufficiali trovano alloggio, come ospiti si fa per dire, presso le abitazioni
dei residenti. Ebbene, una camera dell’abitazione di Madame Angellier viene assegnata
al tenente tedesco Bruno von Falk (Mattias Schoenaertes). Ovviamente, come
succede in questi casi, tra due persone di sesso diverso, che si trovano a
vivere nella stessa casa e in uno stato di carenza affettiva - Lucille con il
marito in guerra fatto prigioniero e una suocera dispotica, mentre Bruno è lontano
dalla sua famiglia e con due dei tre fratelli già uccisi in guerra -, sorge pian
piano il sentimento amoroso che, quando sta per concretizzarsi con l’esplicitazione
dell’atto sessuale, a causa di un evento spiacevole e funesto, viene ad essere
sconvolto. Il mezzadro Benoît (Sam Riley), infatti, uccide il tenente Kurt (Tom
Schilling), ospite presso la sua casa, che le corteggia la bella moglie Labarie
(Ruth Wilson). Benoît diventa latitante e viene braccato, giorno e notte, dai
soldati tedeschi, finché viene nascosto da Lucille con il consenso inaspettato
della suocera. Come avviene in tempo di guerra, poiché Benoît non si costituisce,
per rappresaglia, viene fucilato il visconte di Montmort (Lambert Wilson),
sindaco del paese.
Saul Dibb, che ha
diretto il pluripremiato premiato film La
duchessa (2008), riesce con la macchina da presa a cogliere in modo
accurato, in quella casa galeotta, i momenti in cui Lucille e Bruno si
sorprendono attraverso i loro sguardi e i loro silenzi, interrotti da brevi
dialoghi che preannunciano lo stato nascente dell’amore.
Anche se non
una parola fu mai pronunciata sui nostri veri sentimenti, non una parola
sull'amore, dice
Lucille al termine del film, perché l’amore, sentimento sublime che sboccia
silenziosamente come un fiore dal bocciolo, non teme la relazione tra oppressi
e oppressori, non si accorge della diversità di razza e di lingua, né della
differenza di nazionalità. Esso porta, facendo perdere la razionalità, a tradire
il proprio ruolo all’uno o il proprio legame all’altra. E come recita Leopardi,
a un tempo stesso, Amore e Morte ingenerò la
sorte.
Bravi Michelle Williams e Mattias
Schoenaertes che hanno vestito perfettamente i rispettivi personaggi e
magnifica e perfetta l’interpretazione di Kristin Scott Thomas.
Fimografia
Bullet Boy (2004), The Line of Beauty (2006), La
duchessa (2008).
Francesco Giuliano
Francesco Giuliano
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