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lunedì 20 novembre 2017

Ritorna l’appuntamento del Montefeltro Film School Festival 2017

Si svolgerà nel Cento storico di Pennabilli (Rimini) dall’8 al 10 dicembre 2017 la terza edizione del Montefeltro Film School Festival, un appuntamento innovativo e in assoluto l’unico in Italia, dedicato agli allievi delle  Scuole di Cinema italiane e internazionali.
 Uno spazio particolarmente suggestivo e pieno di Storia del Cinema, in cui gli studenti delle Scuole possono mostrare i loro lavori, incontrarsi e confrontarsi, e dove, grazie allo sceneggiatore Tonino Guerra che qui abitava, si sono fermati i più grandi registi del mondo, da Michelangelo Antonioni Antonioni a Wim Wenders, da Andrej Tarkovskij a Theo Angelopoulos, solo per citarne alcuni. 
Gli studenti proporranno le loro opere, che saranno valutate da una giuria internazionale, interamente al femminile, presieduta dall’attrice francese Martine Brochard e composta dall’attrice Valeria D’Obici, dalla regista Anna Di Francisca, dalla critica cinematografica/imprenditrice Alida Carcano e dalla sceneggiatrice Monica Zapelli. Le giurate visioneranno i film proposti dai giovani filmmaker, e i lavori migliori verranno premiati con una ricompensa in denaro gentilmente offerta dallo sponsor svizzero Valeur Investments.
Il primo premio, di 2.500 euro, andrà al miglior regista; il secondo – sempre di 2.500 euro – al miglior film innovativo: un contributo che vuole essere un incoraggiamento a continuare a lavorare nel mondo della cinematografia. Come testimoniato dalle precedenti edizioni, durante il festival i giovani avranno, inoltre, modo di far nascere nuove collaborazioni e rapporti professionali, oltre che umani.
Dopo un’attenta selezione tra oltre 250 opere, la direzione artistica del festival, composta dal regista e sceneggiatore Maurizio Zaccaro e dal regista e sceneggiatore Piergiorgio Gay, ha selezionato 28 lavori, tra corti e mediometraggi di fiction, animazione e documentari. La selezione sarà presentata al pubblico gratuitamente durante i giorni del festival per offrire una finestra sul futuro del cinema del domani. I paesi di provenienza di questa edizione del festival sono i seguenti: Germania (con 4 film), Gran Bretagna (3), Olanda (2), Francia (2), Danimarca (2), Romania (2), Israele (2), Belgio (2), Finlandia, Croazia, Polonia, Austria, Ungheria, Russia, Norvegia, Svizzera e Italia.
Il Montefeltro Film School Festival è per importanza la terza manifestazione in Europa dedicata agli studenti delle scuole di cinema, e si affianca ai festival di Monaco e Poitiers. Insieme rappresentano tre appuntamenti strategici per scoprire le nuove tendenze della settima arte.
Anche quest’anno la programmazione del festival prevede incontri con ospiti speciali, a ingresso  libero fino a esaurimento posti, che avverranno presso il cinema teatro Gambrinusdi Pennabilli, in Via Parco Begni, 3.
La serata d’inaugurazione della seconda edizione del Montefeltro Film School Festival 2017 si svolgerà in compagnia dell’attrice Valeria D’Obici, che l’8 dicembre alle 21.00 leggerà alcuni passaggi dal libro “Bleu” di Maurizio Zaccaro, edito da Maggioli Editore, romanzo che racconta due storie parallele ma destinate a intrecciarsi, entrambe segnate dal rapporto dei protagonisti con l’Alzheimer.
Gradito ospite di questa edizione del festival sarà Pietro Bartolo, medico di Lampedusa da anni in prima fila nei soccorrimenti durante gli sbarchi dei migranti provenienti dal Nord Africa. Il 9 dicembre alle 17.00 terrà una lectio magistralis, e alle 21.00 introdurrà la proiezione di Fuocoammare, documentario di Gianfranco Rosi che lo vede protagonista, vincitore dell’Orso d’Oro alla Berlinale del 2016.
 Il 10 dicembre alle 21.00 si terrà la cerimonia di chiusura: verranno consegnati i due premi in denaro al miglior regista e al miglior film innovativo. A seguire la produttrice Donatella Palermo (Fuocoammare, Cesare deve morire) introdurrà la proiezione dell’ultimo film dei fratelli Taviani Una questione privata, di cui è produttrice.
Il Montefeltro Film School Festival, diretto dal produttore, regista e sceneggiatore Maurizio Zaccaro, è patrocinato dal Comune di Pennabilli e dell’Associazione Tonino Guerra e realizzato con il sostegno dell’Hotel Duca del Montefeltro, Valeurs Investments e Free Solo. I sottotitoli sono curati da Raggio Verde Sottotitoli.È anche una manifestazione eco-sostenibile e animalfriendly. Aderisce al protocollo europeo per il cinema sostenibile basato sulle seguenti attività: consumi energetici, trasporti di merci, trasporti di persone, consumi di materiali (carta, plastica, vetro, ecc.), gestione dei rifiuti, catering, coordinamento e comunicazione interna e compensazione. (Francesco Giuliano)

martedì 14 novembre 2017

Conferenza stampa di presentazione del 35° TFF – Torino Film Festival

Oggi, alla Casa del Cinema di Roma, si è tenuta la Conferenza stampa di presentazione del 35° TFF – Torino Film Festival, che si svolgerà dal 24 novembre al 2 dicembre 2017, e che contiene un nutrito numero di film suddiviso nelle varie sezioni da saziare critici e cinefili famelici. Basta consultare il seguente link: https://www.dropbox.com/s/uvt9bxk15fuoo85/35%C2%B0TFF_cartella%20stampa.docx?dl=0.
Il film di apertura FINDING YOUR FEET / RICOMINCIO DA ME di Richard Loncraine sarà proiettato venerdì 24 novembre al Cinema Massimo di Torino, mentre quello di chiusura THE FLORIDA PROJECT di Sean Baker  sarà proiettato sabato 2 dicembre al Cinema Reposi di Torino.
La retrospettiva del Festival sarà dedicata al grande regista statunitense Brian De Palma di cui saranno proposti ben 32 film. Per la prima volta in Italia, una rassegna esaustiva. Oltre ai lungometraggi, saranno presentati i cortometraggi, i documentari e i videoclip, in versione  originale  sottotitolata. Una maniera per (ri)scoprire un autore che ha avuto un'influenza fondamentale sul cinema dei decenni successivi. La retrospettiva è stata curata da Emanuela Martini, direttrice del Torino Film Festival.
Torino 35 è la più importante sezione competitiva del festival, riservata a opere prime, seconde o terze, propone 15 film realizzati nel 2017, inediti in Italia. I paesi rappresentati sono: Argentina, Belgio, Cina, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Hong Kong,Israele, Italia, Lussemburgo, Portogallo, Spagna, Stati Uniti e Venezuela.
La sezione fuori concorso Festa mobile che, come ogni anno, porta al festival gli esemplari più attesi o che ci sono piaciuti di più tra la produzione mondiale inedita in Italia, apre con il film Finding Your Feet, la commedia britannica su un gruppo assortito di maturi londinesi che s'incontrano e danno un nuovo senso alla loro vita attraverso una scuola di ballo, diretta da Richard Loncraine e interpretata da Imelda Staunton, Timothy Spall e Celia Imrie. E chiude The Florida Project, descrizione scatenata e agrodolce delle giornate di un gruppo di ragazzini che vivono in un motel scalcagnato ai margini della Disneyland di Orlando, diretta da un habitué del TFF, Sean Baker, e interpretata da Willem Dafoe.
Il Gran Premio Torino sarà consegnato a Pino Donaggio, che ha esordito come musicista di film nel 1973 con lo score del thriller A Venezia... un dicembre rosso shocking di Nicolas Roeg. La consegna avverrà mercoledì 29 novembre, alle ore 19.30 al Cinema Massimo 1, prima della proiezione del film di Brian De Palma DRESSED TO KILL (Vestito per uccidere, USA, 1980, versione restaurata in DCP, 105’).
La altre sezioni: TorinoFilmLab con 5 film; Film Commission Torino Piemonte con 2 film; Premio Maria Adriana Prolo 2017; Amerikana con 6 film diretta da Asia Argento; After Hours, la sezione dark del festival; TFFdoc con film documentari; Internazionale.doc con 8 film; Italiana.doc con 9 film; Viaggio con 10 film; Non umano con 2 film, ecc.
Se volessimo individuare nei film che compongono la selezione di Onde 2017 una linea dominante, dovremmo guardare allo scenario diradato e alla curvatura intimamente crepuscolare che la realtà contemporanea offre alla ricerca espressiva portata avanti dai filmmaker più giovani e innovatori.
Non dire gatto, un omaggio di Emanuela Martini, “gattara” cinéphile, è la sezione dedicata ai gatti, che presenta 6 film che spaziano dal classico Disneyiano Alice nel paese delle meraviglie a Una strega in paradiso di Richard Quine, passando anche per un thriller gotico ispirato ad una storia di Edgar Allan Poe, si collega idealmente alla mostra attualmente in corso al Museo Nazionale del Cinema intitolata “Bestiale! Animal Film Stars” che è stata inaugurata il 14 giugno e proseguirà fino all’8 gennaio 2018.
Francesco Giuliano

venerdì 3 novembre 2017

“Una questione privata” è una metafora della liberazione dall’autoritarismo e dalla censura

Titolo: Una questione privata
Regia: Paolo Taviani
Soggetto: Beppe Fenoglio (Dall’omonimo romanzo pubblicato postumo nel 1963)
Sceneggiatura: Paolo e Vittorio Taviani
Produzione Paese: Italia, Francia 2017
Musiche: Giuliano Taviani, Carmelo Travia

Cast: Luca Marinelli, Valentina Bellè, Anna Ferruzzo, Marco Brinzi, Francesco Turbanti, Giulio  Beranek, Lorenzo Richelmy, Lorenzo Demaria, Luca Cesa, Francesca Agostini, Jacopo Olmo Antinori, Josafat Vagni, Anna Ferruzzo, Giuseppe Lo Piccolo, Antonella Attili, Francesco Testa, Tommaso Maria Neri, Alessandro Sperduti, Guglielmo Favilla, Andrea Di Maria, Fabrizio Costella, Mauro Conte, Fabrizio Colica, […]
Non è un caso, forse, che i fratelli Taviani abbiano diretto e scritto la sceneggiatura di questo film per la recente deriva verso destra a cui volge l’opinione politica del popolo italiano, ma anche di quello europeo. Destra che vuole dire, tra l’altro, prevaricazione, limitazione della libertà e moralismo. Raccontano, in  questo film Una questione privata, la vicenda tratta dall’omonimo romanzo di Beppe Fenoglio, che si svolge tra le verdi colline nebbiose delle Langhe durante la seconda guerra mondiale, dopo l’armistizio di Cassibile (8 settembre 1943), e che vede in contrapposizione cruenta e violenta partigiani e  fascisti. Una guerra civile che finalmente segnerà la fine dello stato autoritario segnato dallo strapotere fascista durato per un ventennio. Il protagonista è un giovane partigiano, a cui era stato affibbiato dai compagni di scuola il soprannome di Milton (Luca Marinelli), in onore del filosofo inglese John Milton, perché aveva tradotto dall’inglese la Tragedia di Amleto, principe di Danimarca, di Shakespeare. Il giovane è innamorato follemente di Fulvia (Valentina Bellè), una ragazza estroversa ma anche dal comportamento indefinibile anche se invogliante perché, oltre a lasciare intendere a Milton di piacerle, condivideva giochi e balli con l’amico comune Giorgio Clerici (Lorenzo Richelmy). Milton, già è in atto la guerra civile, durante una perlustrazione, passando vicino alla villa dove viveva Fulvia, spinto dalla nostalgia, rivisita le stanze e i luoghi che gli fanno rivivere i bellissimi momenti trascorsi assieme alla sua amata ma, grazie alla guardiana, viene a scoprire con amarezza che tra Fulvia e Giorgio c’era stata una relazione amorosa. Milton, non vuole crederci e, andato via dalla villa, va alla ricerca di Giorgio, anche lui partigiano, per chiedergli chiarimenti. Durante questa ricerca, tuttavia, viene a sapere che Giorgio è stato catturato dagli “scarafaggi” - così venivano chiamati i militi fascisti. Allora, cerca e riesce a fare prigioniero un fascista per scambiarlo con il suo amico. Purtroppo, come spesso avviene, le cose non vanno come devono andare, tant’è che in quel periodo profondamente tragico tutto finisce in tragedia.
Il film, diretto secondo l’inconfondibile e inimitabile stile neorealista dei fratelli Taviani, mette a nudo, in un periodo in cui la barbarie e la bestialità umane imperversavano, i sentimenti di un uomo che non teme rischi e che pone a repentaglio la propria vita spinto dall’amore per Fulvia, pur di conoscere la verità. Mette anche in risalto la ridicola censura del regime fascista su varie attività umane, ricreative e non, come quelle sul ballo o sul jazz, la musica d’oltreoceano creata dai negri, o ancora sull’uso di parole di lingua straniera come l’inglese.
Strabiliante e incisiva, infatti, è l’imitazione del suono della batteria prodotta con insistenza dalla bocca di un fascista (Andrea Di Maria) che pur essendo prigioniero dei partigiani dimostra, con il suo fare demente, di avere acquistato  la libertà dal regime e dall’oppressione fascista.
La colonna sonora del film ricalca con note graffianti, aspre, tormentate, la canzone americana, cantata nel film Il mago di Oz (1939) da Judy Gardland, Over the rainbow, per indicare metaforicamente così come l’arcobaleno, il fenomeno ottico che preannuncia, ad ampio respiro, il ritorno della quiete dopo una forte tempesta,  il riemergere della libertà dopo l’oppressione fascista.
Il film è stato presentato al TIFF2017 (Toronto International Film Festival) e alla Festa del Cinema di Roma 2017.
Filmografia
Un uomo da bruciare (1962), I fuorilegge del matrimonio  (1963), I sovversivi (1967), Sotto il segno dello scorpione (1969), San Michele aveva un gallo (1972), Allosanfan (1974), Padre padrone (1977), Kaos (1984), Good morning Babilonia (1987), Il sole anche di notte (1990), Firile (1993), Tu ridi (1998), La masseria delle allodole (2007), Cesare deve morire (2012), Meraviglioso Boccaccio (2015).
Francesco Giuliano

martedì 31 ottobre 2017

“Treno di notte per Lisbona” invita a una lettura rigenerante e intrigante

Titolo: treno di notte per Lisbona
Titolo originale: Night Train to Lisbon
Regia: Bille August
Soggetto: Pascal Mercier (dall’omonimo romanzo pubblicato nel 2004)
Sceneggiatura: Greg Latter, Ulrich Herrmann
Produzione Paese: Germania, Svizzera, Portogallo, 2013
Musiche: Annette Focks

Cast: Jeremy Irons, Mélanie Laurent, Jack Huston, Martina Gedeck, Bruno Ganz, Christopher Lee, Lena Olin, Charlotte Rampling, Tom Courtenay, Marco D’Almeida,  August Diehl, Beatriz Batarda, Burghart Klaussner, Filipe Vargas, Adriano Luz, Sarh Buhlmann, Janer Thorne, Hanspeter Muller, Jean-Pierre Comu, […]

In Treno di notte per Lisbona del regista danese Bille August si respira la stessa atmosfera cupa, oppressiva, violenta del film Sostiene Pereira (1995) di Roberto Faenza, quell’atmosfera persecutoria e vessatoria di stampo fascista che caratterizzava la città di Lisbona nel periodo della dittatura di Salazar (1932 – 1974). Il film racconta ciò che capita una mattina al professore Raimund Gregorius (Jeremy Irons) mentre si reca al liceo di Berna dove insegna Latino. Mentre attraversa il ponte sul fiume Aar  - la giornata è piovosa -, vede una giovane donna in piedi sul parapetto in procinto di suicidarsi. Il professore riesce a fermarla e la porta con sé in classe dove la fa sedere accanto alla porta. Subito dopo, tuttavia, durante la lezione, la ragazza va via dimenticando il suo soprabito rosso. Il professore istintivamente, spinto da una forza irrefrenabile e incontrollabile, abbandona la classe e va alla ricerca di quella donna. Non la trova, ma nel suo soprabito scopre un libro “L’orafo delle parole” di uno scrittore di Lisbona, Amadeu de Almeida Prado e un biglietto ferroviario per Lisbona. Il professore, allora, si incuriosisce e prende il treno per Lisbona alla ricerca salvifica di quella donna. Durante il viaggio notturno legge il libro che lo affascina e lo coinvolge a tal punto che va alla ricerca dell’autore. In quel libro c’è la biografia di un medico Amadeu Prado (Jack Huston), componente della resistenza che si opponeva al regime di Salazar. Ormai morto, il professore sulla tomba del medico trova scritta la frase Quando la dittatura è un fatto, la rivoluzione è un dovere! Un aforisma assoluto e universale che lo infervora ancor di più nel ricercare e scoprire le vicissitudini di quell’uomo sconosciuto alla storia ma grande in sé. Ciò lo porta a incontrare tutti gli amici ancora in vita come João Eça (Tom Courtenay) o come Estefânia (Lena Olin), e a intraprendere un viaggio appassionante in un mondo pieno di vigore e ricco di senso di libertà, ma anche di disumane atrocità e di boia,  come si evince dalle parole di Amadeu: Lasciamo sempre qualcosa di noi, quando ce ne andiamo da un posto: rimaniamo lì, anche una volta andati via. E ci sono cose di noi che possiamo ritrovare solo tornando in quei luoghi. Viaggiamo in noi stessi quando andiamo in posti che hanno fatto da cornice alla nostra vita. Non importa quanto questi siano stati brevi e viaggiando dentro noi stessi, ci dobbiamo confrontare con la nostra solitudine. Ma tutto ciò che facciamo, non lo facciamo forse per paura della solitudine? Non è questo il motivo per cui rinunciamo a tutte le cose che rimpiangeremo alla fine della nostra vita?
Il professore Raimund Gregorius è un uomo, solitario perché ritenuto noioso come confida a Mariana (Martina Gedeck), che abbandona il proprio posto di lavoro per andare alla ricerca di qualcosa di meraviglioso, e che manifesta una grande profondità d’animo (I campi sono più verdi nella loro descrizione, che nel loro reale colore verde) che soltanto un uomo di grande cultura come lui può palesare. Riesce, infatti, a cogliere l’essenza umana e a estrarre i significati fondamentali della vita da un libro sconosciuto di uno grande scrittore sconosciuto: L'Eternità non esiste. La vita è quello che fai ora, in questo momento, secondo le tue scelte libere …  Quando si è giovani, la morte è come un nastro che ci gira intorno. Quando comincia a diventare troppo stretto?
Un bel film dalle tematiche attualissime, come quella delle colpe dei padri che ricadno sui figli trasmettendone il senso di colpa, e con uno straordinario e appassionante Jeremy Irons, diretto da un grande regista Bille August, che con i suoi film ha contribuito a rendere grande il cinema internazionale.
Filmografia
Honning Mane (1978), Zappa (1983), Busters verden (1984), Tro, hab og kaerlighed (1984), Pelle alla conquista del mondo (1987), Con le migliori intenzioni (1992), La casa degli spiriti (1993), Jerusalem (1996), Il senso di Smilla per la neve (1997), I miserabili (1998), En sang for Martin (2001), L’ora della verità (2004), Chacun son cinéma (episodio, 2007), Il colore della libertà – GoodBye Bafana (2007), Marie Krøyer (2012), Treno di notte per Lisbona (2013), Stille hjerte (2014), Feng Huo fang fei (2017), 55 Steps (2017).
Francesco Giuliano

mercoledì 25 ottobre 2017

“Suburra” mette a nudo gli intrecci tra i poteri politico e religioso con la criminalità

Titolo: Suburra
Regia: Stefano Sollima
Sceneggiatura: Sandro Petraglia
Produzione Stato: Italia, 2015

Cast: Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Claudio Amendola, Alessandro Borghi, Greta Scarano, Giulia Elettra Gorietti, Antonella Fassari, Jean-Hugues Anglade, Adamo Dionisi, Giacomo Ferrara, […]
Trasmesso su Rai2, in prima serata, ripropongo questa recensione scritta e pubblicata 2 anni fa.
Stefano Sollima,  dopo il successo di ACAB  - All Cops are Bastard (2012), con Suburra rivela la sua indole di regista orientato verso la descrizione della criminalità realizzando una altra bella pellicola cinematografica. Con una concretezza sfrenata e una esacerbata crudezza realistica, infatti, Sollima fotografa la Roma di oggi, capitale d’Italia, con i suoi fatti e misfatti latenti, in cui mette in evidenza la corruzione dilagante, che rappresenta il trait d’union del potere politico e quello religioso con quello criminale che si coordinano, si sfidano, si ingannano e cercano di annullarsi senza però riuscirci. Persone innocenti, alias cittadini inermi e inconsapevoli, che anche se caratterizzati da difetti umani, non hanno niente da spartire con questi delinquenti che, in connubio con politici di malaffare e prelati d’alto rango, gli fanno patire violenza e ricatti incredibili e inauditi. Sono vittime, come lo è il popolo italiano, di signori e padroni di tutti i tipi, politici, religiosi  alla mercé di criminali ignoranti e arroganti che manifestano una violenza non solo fisica ma anche psicologica tale da fare rabbrividire al solo pensarci. In questo quadro nefando e odioso s’erge sullo sfondo la città di Roma piena di luci e di colori che ne esaltano la bellezza e la magnificenza, uniche al mondo.
Il titolo del film Suburra, con cui oggi si indica un luogo malfamato, immorale e fecondo di criminalità, deriva dal latino Subura o sub-urbe quartiere dell’antica Roma, oggi localizzato nel quartiere Monti, dove abitava una popolazione miserabile e ignorante. Il collegamento storico è necessario e irrinunciabile.
Sollima prende spunto da questo per descrivere non solo un potere politico corrotto, in cui la falsa integrità è preludio di richiesta immorale di poltrone d’alto prestigio oltre l’indecenza e la spudoratezza, che rende tutti i politici todos caballeros (tutti cavalieri), frase pronunciata dal re di Spagna Carlo V durante una sua visita ad Alghero nel 1541, e usata oggi in tono sprezzante per descrivere quelle proposte tendenti ad estendere dei particolari privilegi, annullando così di fatto la distinzione o il prestigio derivante dagli stessi.
Ma si potrebbe usare anche la frase tutti colpevoli, nessun colpevole pronunciata dal leader socialista Bettino Craxi in Parlamento, all’alba di Tangentopoli, con la quale si intende che se la corruzione è dilagante e diffusa, essa rientra nel costume e, in quanto tale, non è censurabile.
Non si salva neppure il potere religioso in connubio sia con i politici corrotti ma anche con la criminalità organizzata rappresentata magnificamente da Samurai (Claudio Amendola), tant’è che un papa (si allude alle recenti dimissioni di papa Benedetto XVI), scoprendo un’immoralità inimmaginabile e incontrollabile dentro un’istituzione che propaganda la moralità a livello universale e se ne fa scudo, preso da crisi di coscienza, si arrende perché si ritiene inerme a combatterla e non fa altro che dimettersi dal trono assegnatogli.
Tutto si svolge in una Roma piovosa, bisognosa cioè di una pioggia purificatrice che la rigeneri e le dia lo splendore di sempre e che inciti il popolo a rivoltarsi contro la criminalità, così come fa Sebastiano (Elio Germano) o come fa Viola (Greta Scarano), la quale però rimasta illesa rappresenta il germe che dà continuità alla criminalità.
Suburra è un film da vedere perché fa scoprire ciò che il cittadino intuisce.
Oltre agli attori citati, Pierfrancesco Favino e Claudio Amendola ancora una volta esprimono la loro indiscussa bravura.

Filmografia
La squadra e Crimini (serie tv,1998), Romanzo criminale – La serie (serie tv,2008), Gomorra – La serie (serie tv, 2012- 2013), ACAB – All Cops are Bastard (2012).
Francesco Giuliano

martedì 24 ottobre 2017

Il mito delle “Sirene” per descrivere l’incontro delle diversità della nostra società

Titolo: Sirene
Regia: Davide Marengo
Soggetto di Serie
e Showrunner: Ivan Cotroneo
Sceneggiatura: Ivan Cotroneo, Monica Rametta
Musiche: Massimo Nunzi
Produzione: Italia 2017, fiction Rai

Cast: Valentina Bellé, Maria Pia Calzone, Ornella Muti, Luca Argentero, Denise Tantucci, Rosy Franzese, Michele Morrone, Massimiliano Gallo, Monica Nappo, Teresa Saponangelo,  Andrea Lia Domizio, Lorena Cacciatore, Vincenzo Crea, Yari Gugliucci, Fabrizia Sacchi, Andrea Renzi […]


Sirene è la nuova serie tv, in sei puntate, trasmessa su Rai1 a partire da giovedì 26 ottobre, con la regia di Davide Marengo e da un soggetto scritto dal regista Ivan Cotroneo. Una commedia fantastica, adatta per il popolo televisivo e anche per un pubblico giovane e giovanissimo, che, in certo qual modo, per certi argomenti trattati, lascia ricordare il film Splash – Una Sirena a Manhattan (1984) di Ron Howard, da cui, però, si distacca completamente per la trama diversa. Essa, infatti, tratta di quattro sirene, Marica (Maria Pia Scalzone) e le sue tre figlie, Yara (Valentina Bellè), Irene (Denise Tantucci) e Daria (Rosy Franzese) che segretamente lasciano il mare e si recano sulla terra alla ricerca di Ares (Michele Morrone), l’ultimo tritone del Mediterraneo fuggito perché non sopportava la loro egemonia. La ricerca e il ritrovamento sono di vitale importanza perché il tritone accoppiandosi con Yara, la fidanzata, permetterà la continuazione della specie, che altrimenti rischia l’estinzione. Un soggetto che altro non è che un mito, pari a un mito greco, che usa questa figura incantatrice, metà donna e metà pesce, decantata da Omero nel canto XII dell’Odissea:  … alle sirene non sfugge l’agile nave che s’accostava: e un armonioso canto intonarono, per descrivere gli esseri umani e tutte le sue assurdità, ma per privilegiare quel sentimento eterno e universale qual è l’Amore, che tende a  includere e a rispettare l’altro, ma che, al tempo stesso, toglie piacevolmente il respiro e la ragione.
Le quattro sirene, ovviamente, lasciate le loro spoglie marine e indossate quelle terrestri, si accorgono subito delle stranezze, a loro inspiegabili, che caratterizzano gli umani e instaurano subito con loro uno scontro al fine di conquistarli perché ritengono che appartengano a una razza inferiore. Quello scontro diventerà un incontro che lascia presagire chi vincerà, perché i due mondi saranno costretti a conoscersi, ad apprezzarsi e, infine, a comprendersi.
Ivan Cotroneo, che ha assunto anche le vesti di showrunner cercando, cioè, di contribuire personalmente durante la produzione, la lavorazione e il montaggio ad ottenere un migliore risultato, ne ha scritto il soggetto per parlare di differenze e di inclusione, di rispetto dell’altro e di quanto in definitiva si possa veramente amare chi è diverso da te, così diverso da respirare con le branchie invece che con i polmoni.
Sirene è anche una serie ricca di tematiche attuali, come il bullismo, la salvaguardia dell’ambiente, la ricchezza paesaggistica, l’alcolismo giovanile, la diversità, l’integrazione, il rapporto umano messo a rischio da internet e dalla tv, ecc. Per essa è stata scelta Napoli, la vera coprotagonista, perché è la città che, secondo il mito, fu fondata in onore delle sirene, e che è unica a mostrare pienezza di soffio vitale, di fascino, di atmosfere magiche, di colori e di bellezze uniche al mondo, messe in risalto dalla fotografia stupenda di Michele Attanasio, ma soprattutto caratterizzata da una grande musicalità che si coglie già nell’inflessione tipica del dialetto e nelle belle musiche, per le quali Massimo Nunzi ha arrangiato canzoni napoletane famose in chiave jazz. I personaggi sono interpretati da attori fantastici, bravi, splendidi, tra cui spiccano Valentina Bellè e Luca Argentero, che li hanno resi profondi e indimenticabili.
Francesco Giuliano


lunedì 23 ottobre 2017

Nella “Suite francese” un amore impossibile in tempo di guerra

Titolo: Suite francese
Titolo originale: Suite Française
Regia: Saul Dibb
Soggetto: Irène  Némirovsky (dall’omonimo romanzo)
Sceneggiatura: Saul Dibb, Matt Charman
Produzione Paese: UK, Francia, Belgio, 2014
Cast: Michelle Williams, Kristin Scott Thomas, Mattias Schoenaertes, Sam Riley, Ruth Wilson, Lambert Wilson, Margot Robbie, Alexandra Maria Lara, Harriet Walter, Eileen Atkins, Tom Schilling, […]

Suite française è un film del regista Saul Dibb, il cui soggetto è stato tratto dall’omonimo romanzo pubblicato nel 2004 che, però, era stato scritto da Irène  Némirovsky, ebrea, prima che venisse deportata nel 1942 ad Auschwitz, dove morì dopo circa un mese di detenzione.
La storia descritta in modo appassionante tratta, durante l’occupazione dei tedeschi della Francia, della giovane e bella Lucille, che abita nella casa della suocera Madame Angellier (Kristin Scott Thomas), donna autoritaria e insensibile, in un piccolo paese francese. Lucille ha il marito in guerra e passa il tempo a suonare il pianoforte o ad accompagnare la suocera a riscuotere gli affitti dai mezzadri. Tutto procede tranquillamente fino a quando arriva l’esercito tedesco, i cui ufficiali trovano alloggio, come ospiti si fa per dire, presso le abitazioni dei residenti. Ebbene, una camera dell’abitazione di Madame Angellier viene assegnata al tenente tedesco Bruno von Falk (Mattias Schoenaertes). Ovviamente, come succede in questi casi, tra due persone di sesso diverso, che si trovano a vivere nella stessa casa e in uno stato di carenza affettiva - Lucille con il marito in guerra fatto prigioniero e una suocera dispotica, mentre Bruno è lontano dalla sua famiglia e con due dei tre fratelli già uccisi in guerra -, sorge pian piano il sentimento amoroso che, quando sta per concretizzarsi con l’esplicitazione dell’atto sessuale, a causa di un evento spiacevole e funesto, viene ad essere sconvolto. Il mezzadro Benoît (Sam Riley), infatti, uccide il tenente Kurt (Tom Schilling), ospite presso la sua casa, che le corteggia la bella moglie Labarie (Ruth Wilson). Benoît diventa latitante e viene braccato, giorno e notte, dai soldati tedeschi, finché viene nascosto da Lucille con il consenso inaspettato della suocera. Come avviene in tempo di guerra, poiché Benoît non si costituisce, per rappresaglia, viene fucilato il visconte di Montmort (Lambert Wilson), sindaco del paese.
Saul Dibb, che ha diretto il pluripremiato premiato film La duchessa (2008), riesce con la macchina da presa a cogliere in modo accurato, in quella casa galeotta,  i momenti in cui Lucille e Bruno si sorprendono attraverso i loro sguardi e i loro silenzi, interrotti da brevi dialoghi che preannunciano lo stato nascente dell’amore.
Anche se non una parola fu mai pronunciata sui nostri veri sentimenti, non una parola sull'amore, dice Lucille al termine del film, perché l’amore, sentimento sublime che sboccia silenziosamente come un fiore dal bocciolo, non teme la relazione tra oppressi e oppressori, non si accorge della diversità di razza e di lingua, né della differenza di nazionalità. Esso porta, facendo perdere la razionalità, a tradire il proprio ruolo all’uno o il proprio legame all’altra. E come recita Leopardi, a un tempo stesso, Amore e Morte ingenerò la sorte.
Bravi Michelle Williams e Mattias Schoenaertes che hanno vestito perfettamente i rispettivi personaggi e magnifica e perfetta l’interpretazione di Kristin Scott Thomas.
Fimografia
Bullet Boy (2004), The Line of Beauty (2006), La duchessa (2008).
                                                                                                                      Francesco Giuliano