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mercoledì 31 gennaio 2018

“Land” in anteprima mondiale al LXVIII Festival Internazionale del Cinema di Berlino

Titolo: Land
Regia e sceneggiatura: Babak Jalali
Produzione Paese: Italia, Francia, Olanda, Messico, 2017

Cast: Ron Rodeaux, Florence Klein, Wilma Pelly, James Coleman, […] 
Nella sezione Panorama della LXVIII Berlinale sarà proiettato questo film Land basato sulle vicissitudini dei Denetclaw, una famiglia di nativi americani del Nuovo Messico, attraverso cui viene descritta l’America odierna ma nascosta, di cui si sa poco perché raramente viene raccontata.
Il film descrive appunto le vicende di questa famiglia che vive nella riserva indiana di Prairie Wolf, dove la raggiunge la notizia della morte di Floyd, il figlio minore, morto in combattimento in Afghanistan. Da quel momento molto triste, incomincia l’attesa del corpo del ragazzo che deve essere riportato nella riserva per la sepoltura.
Né Wesley né Raymond, gli altri due figli, non sembrano interessarsi al problema.
Wesley, il più giovane dei figli ancora in vita, è un alcolizzato e la morte del fratello sembra non riguardarlo in alcun modo, perché per lui l’unico scopo delle sue giornate è procurarsi la birra. Wesley è quotidianamente in contatto con i bianchi che gestiscono i negozi di liquori appena fuori dalla riserva. Quando la già difficile relazione tra le due comunità, i nativi e i bianchi, raggiunge un livello di massima tensione, scoppia una violenza da cui Wesley è direttamente colpito.
Raymond, il fratello maggiore, è, invece, un ex-alcolizzato con una moglie e due figli. Nonostante senta una forte responsabilità verso l’intera famiglia, Raymond è troppo impotente e chiuso in se stesso per fare qualcosa. Fino a quando i problemi che affliggono i due fratelli più giovani lo obbligheranno a reagire e a tornare ad essere un uomo. (Francesco Giuliano)

martedì 30 gennaio 2018

“L’abbiamo fatta grossa”,una commedia sui vizi e le virtù del nostro Paese


Titolo: L’abbiamo fatta grossa

Regia: Carlo Verdone 
Sceneggiatura: Massimo Gaudioso, Pasquale Plastino, Carlo Verdone
Produzione Paese: Italia 2016
Cast: Carlo Verdone, Antonio Albanese, Anna Kasyan, Francesca Fiume, Clotilde Sabatino, Virginia Da Brescia, Federigo Ceci, Massimo Popolizio, […] e con la partecipazione straordinaria del regista Giuliano Montaldo.


“L’abbiamo fatta grossa” è il ventiquattresimo film di Carlo Verdone, a partire dal suo debutto con il film “Un sacco bello (1980) come regista cinematografico, in cui manifesta ancora una volta, ma con una pregevole maturità artistica finanche come attore, la sua ispirazione arguta e satirica di interprete dei vizi e delle virtù del popolo italico. Vena questa che viene risaltata ancora di più dal bravo attore versatile qual è Antonio Albanese, presente nel film come coprotagonista nelle vesti dell’attore Yuri Pelagatti, il quale entra in crollo declamante dopo essere stato abbandonato dalla moglie Carla (Clotilde Sabatino), a cui deve passare pure gli alimenti. È questa la causa che fa incontrare Yuri con Arturo Merlino (Carlo Verdone), un ex carabiniere che esercita la professione di investigatore privato e che vive in casa della zia Elide (Virginia Da Brescia) alternativamente demente. Yuri, infatti, si rivolge all’investigatore per provare l’infedeltà della moglie che convive con un avvocato (Federigo Ceci). Conseguentemente a ciò, si viene a creare nel film un susseguirsi di imprevisti da quando i due, cliente e investigatore, vengono erroneamente, facendola veramente grossa, in possesso di una valigetta contenente un milione costituito da duemila banconote di 500 euro, cioè un milione di euro. Imprevisti divertenti e farseschi che rendono il pubblico partecipe doppiamente da un lato perché lo fanno ridere,  dall’altro perché lo fanno anche riflettere sui guai immorali e insanabili della nostra società. Imprevisti che conducono ad un finale anch’esso imprevedibile ma soprattutto molto amaro.

“L’abbiamo fatta grossa” è una satira pungente della società dei nostri giorni che non offre al pubblico niente di scontato perché, come anzidetto, è ricco di colpi di scena fino all’ultimo, a partire da una banconota di 500 euro che nessuno, tra tutti quelli che ne interagiscono, ha mai visto e, dato l’alto valore, nessuno è in grado di darne il resto. Una satira pure che rimarca il valore dell’amicizia e quello della famiglia, ma anche l’incapacità di chi deve fare rispettare le regole e la probabile inadeguatezza della giustizia di distinguere i “buoni” dai “cattivi”, gli “onesti” dai “disonesti”, gli “sprovveduti” dai “furbi”, gli “ingenui” dagli “imbroglioni”.
Il film ha come cameo la presenza del grande regista Giuliano Montaldo.

Filmografia  
Un sacco bello (1980), Bianco, rosso e Verdone (1981), Borotalco (1982), Acqua e sapone (1983), Troppo forte (1986), I due carabinieri (1984), Io e mia sorella ( 1987), Compagni di scuola (1988), Stasera a casa di Alice (1990), Al lupo al  lupo (1992), Maledetto il giorno che t’ho incontrato (1992), Perdiamoci di vista (1994), Viaggi di nozze (1995), Sono pazzo di Iris Blond (1996), Gallo cedrone (1998), C’era un cinese in coma (2000), Ma che colpa abbiamo noi (2003), L’amore è eterno finché dura (2004), Il mio migliore nemico (2008), Grande, grosso e Verdone (2008), Io e Lara (2010), Posti in piedi in Paradiso (2012), Sotto una buona stella (2014).
                                                                                            Francesco Giuliano

domenica 28 gennaio 2018

“Il labirinto del silenzio” descrive in modo puntuale il dramma di un popolo


Titolo: Il labirinto del silenzio
Titolo originale: Im Labyrinth des Schweigens
Regia: Giulio Ricciarelli
Sceneggiatura: Elisabeth Bartel, Giulio Ricciarelli
Produzione Stato: Germania 2014
Cast: Alexander Fehling, André Szymanski, Friederike Becht, Johannes Krisch, Hansi Jochmann, Johann von Bulow, Robert Hunger-Buhler, Lukas Miko, Gert Voss, […]




Guardando questo bellissimo ed emozionante film, pieno di suspense e di colpi di scena, “Il labirinto del silenzio”, opera prima dell’attore italo-tedesco Giulio Ricciarelli, viene subito alla mente dello spettatore  il pensiero del filosofo Immanuel Kant a proposito dell’imperativo categorico, in base al quale la massima della volontà di ogni individuo che commette un azione “possa sempre valere come principio di una legislazione universale”. Pensiero che viene riassunto nell’epitaffio riportato sulla tomba di Kant a Kaliningrad “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”. È ciò che si evince dal film seguendo il modo di agire e di pensare del giovane avvocato Johann Radmann (Alexander Fehling) della Procura di Francoforte sul Meno il quale, grazie al giornalista Thomas Gnielka (André Szymanski) e alla confessione del pittore ebreo Simon Kirsch (Johannes Krisch), deportato e sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz, le cui figlie gemelle ancora piccole furono sottoposte ad esperimenti mortali dal dottore Joseph Mengele, viene a scoprire gli orribili e criminali eccidi commessi dai soldati nazisti in quel campo. Radmann, a cui viene affidato dal procuratore generale Fritz Bauer (Gert Voss) il compito di fare emergere la verità - la ‘veritas’ come gli diceva suo padre -, si trova sin dall’inizio dell’inchiesta ostacolato da coloro che non volevano che questa affiorasse. Radmann entra così in un labirinto del silenzio sia dei carnefici che delle vittime e, come un novello Teseo che uccide il Minotauro, riesce, anche se colto da momenti di sfiducia e di rinuncia, a districarsi in esso e sconfiggere il silenzio facendo emergere la “veritas”. Guidato inconsapevolmente dall’imperativo categorico kantiano, infatti, il giovane Radmann, giovane integerrimo che ritiene il diritto essenziale fondamento della morale e della società civile, riesce pur tra mille ostacoli ad averla vinta. Tuttavia, come la manica strappata di una giacca che pur ricucita alla perfezione non può ritornare perfetta come prima, così la società tedesca avendo dato credito politico al nazismo, non potrà mai risanare il torto che ha inflitto a milioni di persone innocenti e annullare le colpe e le responsabilità tedesche durante la seconda guerra mondiale.
È bene sapere la verità e ricordare affinché non si facciano gli stessi errori gravi del passato.
Il film per la sua forza espressiva, appassionante , coinvolgente e per il tema reale affrontato è candidato al premio Oscar 2016 come Migliore film straniero.
Francesco Giuliano

sabato 27 gennaio 2018

“Gli invisibili” è un docufilm che racconta la faccia buona della Germania durante il nazismo

Titolo: Gli invisibili
Titolo originale: Die Unsichtbaren
Regia: Claus Räfle
Sceneggiatura: Claus Räfle, Alajandra López
Produzione Paese: Germania, 2017

Cast: Max Mauff, Alice Dwyer, Ruby O. Fee, Aaron Altaras, Andreas Schmidt, Victoria Schulz, Florian Lukas, Lucas Reiber, Rick Okon, […]
Questo è il primo docufilm che racconta il lato moralmente encomiabile, durante la seconda guerra mondiale, di alcuni tedeschi e le loro famiglie, che rischiarono la vita per salvare la vita di alcuni giovani ebrei. “Gli invisibili” di Claus Räfle descrive, infatti, tramite la testimonianza dei sopravvissuti alla Shoah ancora viventi, le disavventure vissute e le strategie utilizzate da alcuni giovani ebrei, Cioma Schönhaus (Max Mauff), Hanni Lévy (Alice Dwyer), Ruth Arndt (Ruby O. Fee), Eugen Friede (Aaron Altaras), Bruno Gumpel (Rick Okon), in rappresentanza dei circa millecinquecento ebrei che si salvarono grazie all’aiuto di alcune famiglie tedesche su 7000 mila che cercarono di diventare anch’essi invisibili. Quelli vennero chiamati come il titolo del film “Gli invisibili” in quanto erano presenti ma non esistevano per la Gestapo, soprattutto quando Berlino venne dichiarata “libera dagli ebrei”. A causa di ciò, questi giovani dovettero dimostrare con grosse difficoltà di essere ebrei ai soldati russi quando l’Armata Russa occupò Berlino: era il 2 maggio 1945. Giovani come tanti altri che, solo per appartenere al popolo ebreo storicamente considerato “nemico dell’umanità” sin dai tempi di Flavio Cassiodoro che, nel 500 d.C., lo dichiarò tale, sono soggetti alle grinfie di un pregiudizio che si è radicato soprattutto nelle persone di mentalità razzista. Pregiudizio alimentato da pseudoscientifiche teorie razziste che considera l’ebreo carico di odio per gli altri e bisognoso di imporre in modo subdolo il proprio dominio sugli altri, e che conseguentemente ha generato odio, persecuzioni sanguinose, massacri, stermini, espulsioni come quelle avvenute in Spagna nel 1492.
Il film è stato presente nelle sale il 25, 26 e 27 gennaio in occasione della commemorazione del Giorno della memoria 2018.
Francesco Giuliano

venerdì 26 gennaio 2018

“Chiamami con il tuo nome”, un’apologia eraclitea dell’amore

Titolo: Chiamami con il tuo nome
Titolo originale: Call Me by Your Name
Regia: Luca Guadagnino
Sceneggiatura: Luca Guadagnino, James Ivory, Walter Fasano
Soggetto: André Aciman (dal romanzo Call Me by Your Name, 2007)
Produzione Paese: Italia, Francia, Brasile, USA
Musiche:Sufjan Stevens

Cast:  Timothée Chalamet, Armie Hammer, Michael Stuhlbarg, Amira Casar, Esther Garrel, Victoire Du Bois, […]
È una calda estate, quella dell’agosto 1983, quando il socialista Bettino Craxi diventa Presidente del Consiglio realizzando il Compromesso storico. In quel mese, nella campagna di una città del Nord Italia, Crema, si svolge la vita di Elio (Timothée Chalamet), un giovane molto colto che legge libri, trascrive musica, fa il bagno al fiume, esce la sera, … ma poco sa delle cose importanti, mentre sta in vacanza con i genitori nella villa della madre Annella (Amira Casar). Suo padre Lyle (Michael Stuhlbarg) è un archeologo, professore universitario, che annualmente ospita uno studente straniero per completare la tesi. Quell’anno tocca a Oliver (Armie Hammer), un giovane statunitense, molto bravo in filologia a tal punto che mette in difficoltà il professore Lyle a proposito dell’etimologia della parola albicocca. Oliver, un bell’uomo, dal corpo atletico, slanciato, vigoroso, si sente subito a proprio agio in quell’ambiente e fa senza indugio amicizia con Elio. Costui a prima vista viene attratto dal giovane americano e gradualmente, scrutando nel proprio animo, si rende conto che quell’attrazione è qualcosa che lo sconvolge perché si trasforma in un desiderio incontrollabile. La natura ha metodi ingegnosi per scovare il nostro punto debole  quando “Eros fa  centro in una persona con la sua freccia dalla punta dorata” – direbbero gli antichi Greci. Tuttavia di primo acchito, per un pregiudizio innato e per una questione di intimità, Elio è frenato dalla razionalità che lo costringe a vivere nel desiderio della bellezza prestante di Oliver ma anche nell’ambiguità, come la statua di bronzo pescata a Sirmione, nelle acque del lago di Garda, di cui Lyle dice: Muscoli sodi. Non c'è un corpo dritto in queste statue, sono tutti curvi; a volte impossibilmente curvi e così indifferenti, da questo nasce la loro ambiguità senza tempo, come se ti sfidassero a desiderarli. A poco a poco, però, in Elio quel desiderio si fa sempre di più impetuoso e travolgente, come una cascata che vista in lontananza sembra inconsistente ma che, quando ci si avvicina, essa evidenzia tutta la sua irruenza che scava e travolge ogni cosa. Un desiderio represso che fa stare male e che si tende a soffocare al suo nascere. Lyle per confortare il figlio Elio, infatti, gli confida che in tali casi Stai male e ora vorresti non provare nulla, forse non hai mai voluto provare nulla, ma ciò che ora provi io lo invidio. Soffochiamo così tanto di noi per guarire più in fretta, così tanto che a 30 anni siamo già prosciugati e ogni volta che ricominciamo una nuova storia con qualcuno diamo sempre di meno, ma renderti insensibile così da non provare nulla, è uno sbaglio. E per non sbagliare Elio e Oliver si liberano finalmente dall’ambiguità che li ingabbiava, e nessuno ostacolo incontrano nel loro rapporto neppure in quello che avevano intrapreso con le loro rispettive ragazze, Marzia (Esther Garrel) e Chiara (Victoire Du Bois), tant’è che i due novelli amanti, durante un rapporto amoroso, si scambiano i nomi: Chiamami con il tuo nome e io ti chiamerò con il mio, che equivale a scambiarsi l’anima: dammi la tua anima e io ti darò la mia. Questo è il filo conduttore di un delicato, grazioso e intelligente film come Chiamami con il tuo nome del regista Luca Guadagnino, il cui soggetto è stato tratto dal romanzo Call Me by Your Name (2007) di André Aciman. In esso, come avviene tra Adele ed Emma nel film “La vita di Adele” (2013) di Abdellatif Kerchiche, l’amore assoluto viene osannato tramite l’amore omosessuale. Un film, dunque, che dà all’amore la sua magnifica essenza: la divinità, quella divinità che, come sosteneva il filosofo greco Eraclito, vissuto tra il sesto e il quinto secolo a.C., è giorno-notte, inverno-estate, guerra-pace, sazietà-fame. Ed essa muta come il fuoco, perché il fuoco ogni cosa cancella mentre il dolore e la nostalgia si fanno grandi. Essa, dunque, va colta senza perdere tempo, dato che l’essere è in continuo divenire, in quanto non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va. Per questo non va soffocato quello slancio passionale che trascendendo in un attimo diventa eterno.
Guadagnino, che nel precedente film Io sono l’amore (2009) mette in risalto il confronto tra due mondi sociali incompatibili, quello della borghesia e quello della classe operaia, ma che vengono congiunti dall’amore, e che in A Bigger Splash (2015) mette in risalto il dramma della gelosia conseguente all’amore, con Chiamami con il tuo nome completa magnificamente la sua trilogia del desiderio in quanto in esso descrive la realizzazione del desiderio che sfugge agli schemi preconfezionati.
Il regista, grazie alla sceneggiatura singolare di James Ivory e tramite l’apporto sinergico della musica Sufjan Stevens con i tre pezzi, Mystery of Love, Vision of Gideon e Futile Devices, che ne costituiscono la colonna sonora, confeziona un film che coinvolge e stravolge nel contempo lo spettatore.
Chiamami con il tuo nome ha ottenuto quattro nomination al Premio Oscar 2018, due nomination al Golden Globe 2018 e quattro al British Academy, Film Awards 2018.
Filmografia
The Protagonists (1999), Melissa P. (2005), Io sono l’amore (2009), A Bigger Splash (2015).
Francesco Giuliano

mercoledì 24 gennaio 2018

“Ella & John – The Leisure Seeker” un film che glorifica l’amore supremo

Titolo: Ella & John – The Leisure Seeker
Titolo originale: The Leisure Seeker
Regia: Paolo Virzì
Sceneggiatura: Stephen Amidon, Francesca Archibugi, Paolo Virzì, Francesco Piccolo
Soggetto: Michael Zadoorian (dal romanzo In viaggio contromano, 2009)
Musiche: Carlo Virzì
Produzione Paese: Italia, Francia, 2017
Cast: Helen Mirren, Donald Sutherland, Christian McKay, Janel Molonev, Kirsty Mitchell, Dana Ivey, Dick Gregory, Gabriella Cila, Jennifer Ward, Joshua Mikel, Robert Pralgo, Raul Colon, […]



“The Leisure Seeker” (Il cercatore di piacere) è il nome di un vecchio camper degli anni settanta, con il quale i due vecchi coniugi, ormai sulla soglia degli ottant’anni, Ella Spencer (Helen Mirren) e lo smemorato John Spencer (Donald Sutherland), intraprendono un viaggio dal Massachusetts, verso il Sud, con destinazione Key West. Questa cittadina è ubicata nella punta estrema della Florida che si affaccia sulle acque azzurre del Golfo del Messico e dove si trova il Museo della casa dello scrittore Ernest Hemingway, essendo stato John docente di letteratura e grande appassionato di questo famoso scrittore. John considera quel posto meraviglioso un Paradiso terrestre, che con la sua semplice e naturale bellezza attrae la moglie che, dopo aver percorso quasi tutta la costa orientale degli Stati Uniti, ne rimane incantata. È il paradiso?- dice John. Forse! – risponde Ella. Credi che si possa avere un hamburger quassù? chiede John alla moglie, essendo spesso colto da disturbi della memoria, come se già quel luogo fosse il Paradiso.
Ambedue, di comune accordo, intraprendono quel lungo viaggio a insaputa dei due figli, Will (Christian McKay) e Jane (Janel Molonev), i quali, non appena si accorgono del fatto, incominciano a preoccuparsi data l’età avanzata dei loro genitori, ma non riescono a rintracciarli perché la madre Ella, unica detentrice del cellulare, non risponde alle loro chiamate.
Il viaggio è lungo e pieno di insidie, tant’è che gliene accadono di tutti i colori, compreso un fatto molto pericoloso. mentre stavano ad aspettare un carro-attrezzi per la foratura di una ruota del camper, ad una coppia di ladri che gli vuole estorcere tutto ciò che hanno, Ella si presenta con un fucile e li redarguisce dicendo: Se pensate di farci paura, vi sbagliate, perché non abbiamo niente da perdere! 
Helen Mirren, alias Elena Vasil'evna Mironova, che ha ricevuto il premio Oscar 2007 come Migliore attrice protagonista per il film “The Queen – La regina”, e Donald Sutherland, a cui è stato assegnato il premio Oscar onorario 2018, sono gli indiscussi e abilissimi mattatori di questo film poliedrico e straordinario per la sceneggiatura originale e sorprendente, delicato nei modi, drammatico per la tensione e il profondo dispiacere che suscita nello spettatore e, al tempo stesso, spassoso e divertente per l’ilarità che gli genera. Il grande consenso di pubblico e la simpatia che realizzano Ella e John, vecchi ma stravaganti, confermano che il pluri-premiato e mitico Paolo Virzì è un maestro del cinema d’alto livello, che, con la sua sottile abilità, sa cogliere e esaminare approfonditamente l’essenza dei sentimenti, la bellezza, la genuinità, l’irrequietezza di una coppia ma la necessità di stare in coppia, l’odio e il conseguente emergere dell’amore e tanta tenerezza dell’essere umano. Tutti aspetti questi con i quali Virzì si trastulla e fa trastullare lo spettatore, e con i quali si eleva, in questo bel film avvincente e coinvolgente, a incantatore del pubblico e a grande maestro del cinema italiano.
Il riferimento al prologo del Il vecchio e il mare (1952) romanzo di Hemingway, il quale, come riferisce John ad una cameriera di un fast food, ha fatto della sua prosa poesia: In cima alla strada, nella capanna, il vecchio si era addormentato. Dormiva ancora bocconi. E il ragazzo gli sedeva accanto e lo guardava. Il vecchio sognava i leoni, denota la sinergia che scaturisce dalla mescolanza della settima arte con la letteratura di alto rango. Ed evidenzia, come avviene per il protagonista del romanzo, la tenacia e il coraggio dei coniugi Ella e John e la loro lotta per la vita e per la morte. Non è un caso anche il riferimento al romanzo Moby Dick (1851) di Herman Melville.
Filmografia
La bella vita (1994), Ferie d’agosto (1996), Ovosodo (1997), Bacie abbracci (1999), My Name Is Tanino (2002), Caterina va in città (2003), N – Io e Napoleone (2006), Tutta la vita davanti (2008), La prima cosa bella (2010), utti i santi giorni (2012), Il capitale umano (2012), La pazza gioia (2016).
                                                                        Francesco Giuliano

lunedì 22 gennaio 2018

"Il sole a mezzanotte" una storia d'amore sulle avversità della vita che vanno affrontate in due

Dal 22 marzo 2018 nei cinema


Titolo: Il sole a mezzanotte
Titolo originale: Midnight Sun
Regia: Scott Speer
Sceneggiatura: Eric Kirsten, Kenji Bando
Musica:Nate Walcott

Produzione Paese: USA, 2018
Cast: Bella Thorne, Patrick Schwarzenegger, Rob Riggle, Quinn Shephard, Ken Tremblett, Jenn Griffin, Nicholas Coombe, Tiera Skovbye, [...]



La diciassettenne Katie (Bella Thorne) è costretta fin da piccola a vivere nel buio della sua abitazione a causa di una rara malattia che  la obbliga a non stare esposta alla minima luminosità, altrimenti muore. Il caso, però, porterà sulla sua strada Charlie (Patrick Schwarzenegger), quel bambino che lei osservava tutti i giorni dalla finestra e che, ormai adolescente, le permetterà di conoscere l’amore in un modo del tutto speciale.
Dopo "Colpa delle Stelle" (2014) di Josh Boone, "Io prima di te" (2016) di Thea Sharrock e "Noi Siamo Tutto" (2017) di Stella Meghie, un’altra meravigliosa storia d’amore per giovani da cui si evince che l’unico modo di affrontare le avversità della vita è quello di farlo in due. Nel cast al fianco della splendida Bella Thorne c'è l’atletico e affascinante Patrick Schwarzenegger.