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domenica 15 luglio 2018
“Chiudi gli occhi - All I See Is You” descrive la differenza tra amore e possesso in una coppia sposata
Titolo: Chiudi
gli occhi - All I See Is You
Titolo originale: All
I See Is You
Regia: Marc
Forster
Sceneggiatura: Marc
Forster, Sean Conway
Musiche: Marc
Streitenfeld
Paese Produzione:
USA, Thailandia, 2016
Cast: Blake
Lively, Jason Clarke, Ahna O’Reilly, Wes Chatham, Danny Huston, Miquel
Fernandez, Kaitlin Orem, Yvonne Strahovski, Xavi Sanchez, Stacee Vatanapan, […]
“Chiudi
gli occhi - All I
See Is You” è un trhiller dai risvolti
drammatici che descrive la storia dei coniugi Gina (Blake Lively) e James (Jason Clarke) che vivono a Bangkok, in
Thailandia. Gina fa lezioni di chitarra mentre James lavora. Gina, rimasta
cieca in seguito ad un incidente stradale, in Spagna nei pressi di
Barcellona, in cui persero la vita
ambedue i genitori, è benevolmente e amorosamente accudita dal marito che la
soddisfa in tutto e per tutto. All I See Is
You (Tutto ciò che vedo sei tu) è un titolo che descrive esaurientemente
la situazione familiare e sociale di Gina. Sono felici e si godono
la vita, ma questa situazione muta dopo che, in seguito ad un trapianto di cornea
eseguito dal dott. Hughes (Danny Huston), Gina riacquista la vista nell’occhio
destro: da dipendente diventa indipendente dal marito. In questi anni ti
ha mai pesato prenderti cura di me? Chiede Gina. No, mi ha fatto sentire speciale. Le risponde James. D’ora
in poi, tuttavia, Gina può fare tutto ciò che vuole da sola e può vedere tutto ciò che desidera, può apprezzare la
bellezza variegata del mondo in cui vive, e conoscere le persone guardandole in
faccia. Può andare a trovare la sorella Carla (Ahna O’Reilly) che vive a
Barcellona. Dal buio Gina passa alla luce
e quindi alla conoscenza e con la conoscenza incomincia a vedere con chiarezza
ciò che prima le era impedito, anche ciò che ora con la vista le risulta diverso
da come lo aveva immaginato. Gina
si sentiva più amata, più apprezzata. Ora non più! James si
comporta freddamente sia perché si sente depauperato del ruolo che svolgeva
prima, sia perché dalle analisi risulta di essere affetto da impotentia generandi,
tant’è che Gina lo vede cambiato fino al punto di farle paura. Sei tu ad
essere cambiata, non hai più bisogno di me - le dice James, ormai al
tracollo psichico.
Da quel momento, qualcosa è
cambiato nella loro relazione tant’è che Gina conosce Daniel (Wes Chatham) con
cui viene ad avere un rapporto sessuale e ciò altera ancora di più le condizioni su cui
era basato il loro equilibrio amoroso: la loro vita di relazione diventa una vita basata
sull’ambiguità e sul sospetto con cui sarà difficile instaurare un nuovo
equilibrio. La loro felicità si trasforma in dramma.
Nei titoli di coda la bellissima canzone “Reality and Fantasy” cantata da Raphael
Gualazzi.
Il film è stato presentato in anteprima al Toronto
International film Festival 2016.
Filmografia
Loungers
(1995), Everything Put Together (2000), Monster’s ball – L’ombra della vita
(2001) – Neverland – Un sogno per la vita (2004), Stay – Nel labirinto della
mente (2005), Vero come la finzione (2006), Il cacciatore di aquiloni (2007),
Quantum of Solace (2008), Machine Gun Preacher (2011), World War Z (2013),
Chiudi gli occhi – All I See is You (2016), Ritorno al Bosco dei 100 Acri
(2018).
Francesco
Giuliano
“12 soldiers” in chiave moderna rievoca il genere del western americano auto-celebrativo
Titolo:
12 soldiers
Titolo
originale: 12 Strong
Regia:
Nicolai Fuglsig
Soggetto:
Doug Stanton (dal libro Horse Soldiers)
Sceneggiatura:
Peter Craig, Ted Tally
Musiche:
Lorne Balfe
Produzione
Paese: USA 2018
Cast:
Chris Hemsworth, Michael Shannon, Michael Peña, Navid Negahban, Trevante Rhodes,
Geoff Stults, Thad Luckinbill, William Fichtner, Rob Riggle, Elsa Pataky,
Austin Stowell, Ben O’Toole, Austin Hébert, Kenneth Miller, Kenny Sheard, Numan
Acar, Fahim Fazli, […]
“12
soldiers” è un film che descrive, nelle sue linee essenziali, una storia vera
avvenuta nell’Afghanistan settentrionale dopo gli attentati dell’11 settembre
2001 nei campi di battaglia contro i Talebani. Il soggetto è tratto dal libro Horse Soldiers di Doug Stanton. Al di là
del contenuto da cui si evince la situazione socio-politica afghana e la asprezza
del territorio, “12 soldiers” rievoca il genere del vecchio western americano
auto-celebrativo, un po’ sulla stessa scia dei “Berretti verdi” (1968), co-diretto
da John Wayne, Ray Kellogg e John Gaddis, e si mostra irrealistico nelle
azioni, tant’è che ai cinefili fa pensare al celeberrimo “Quella sporca
dozzina” (1967) di Robert Aldrich. Da esso emerge il senso dell’audacia, il
valore del coraggio e quello dell’onore caratteristici di questo genere di film
statunitensi e la spinta umana atta a salvaguardare e proteggere i più deboli
come risalta nel magnifico film “I magnifici sette”(1960) di John Sturges, pur
di mantenere alto e nobile il prestigio dell’essere soldato americano. In
definitiva, un film propagandistico che è incoerente con la confusa e
incoerente azione politica statunitense dell’era trumpiana. Il film è povero di dialoghi sui quali prevalgono
soprattutto le azioni di guerra a cavallo e anche le attese esplosioni delle
bombe lanciate dagli aerei americani che risolvono ogni problema fino alla
vittoria mostrandone la forza bellica. Uno spettacolo per lo spettatore amante
di questo genere di film pari a quello che egli avrebbe osservando una
manifestazione festaiola pirotecnica di fuochi d’artificio.
Banale
appaiono sia la differenza tra soldato e guerriero, che può piacere soltanto ai signori della guerra, e la
passione che un guerriero deve mostrare nell’uccidere il suo nemico.
Francesco
Giuliano
mercoledì 11 luglio 2018
“Stronger – Io sono più forte” dimostra la grande voglia di vivere di chi è stato ad un passo dalla morte.
Titolo:
Stronger – Io sono più forte
Titolo
originale: Stronger
Regia:
David Gordon Green
Soggetto:
Jeff Bauman e Bret Witter (dal libro autobiografico Stronger)
Sceneggiatura:
John Pollono
Musiche:
Michael Brook
Produzione
Paese: USA, 2017
Cast:
Jake Gyllenhaal, Tatiana Maslany, Miranda Richardson, Richard Lane Jr., Clancy
Brown, Lenny Clarke, Patricia O’Neil, Katharine Fitzgerald, Danny McCarthy,
Frankie Shaw, Jimmy LeBlanc, Carlos Sanz, Cassandra Cato-Louis, […]
“Stronger
– Io sono più forte” descrive la storia della vita appassionata e sofferta di Jeff Bauman (Jake
Gyllenhaal), un uomo normale che perse le due gambe a causa dello scoppio delle due
bombe durante la maratona di Boston del 15 aprile 2013, a cui parteciparono più
di ventisettemila persone. Jeff divenne celebre e famoso perché non appena si
svegliò dal coma, nell’ospedale dove era stato ricoverato per le ferite subite,
scrisse su un foglio che aveva visto l’attentatore (che in seguito venne
arrestato e condannato alla pena capitale). Jeff si trovava in quel posto, al
Copley Square, perché aveva preparato un cartello per la sua ex ragazza, Erin
Hurley (Tatiana Maslany), con la quale voleva riprendere la relazione. Ehi, sarò lì al traguardo. Avrò un cartello
enorme per te! Le aveva detto il giorno prima pensando di farle cosa
gradita e ricondurla a sé.
Il
regista David Gordon Green, nel descrivere dettagliatamente e in modo
coinvolgente le sofferenze e lo sconforto di Jeff sostenuti durante tutta la
terapia di recupero, mette in evidenza quanto sia stato necessario l’amore
mostrato da Erin che ritorna da lui dicendogli: Ho già perso la mia famiglia, non perderò anche
te Jeff. Non solo. E quanto abbia
funzionato da volàno stimolante e moralmente incoraggiante l’affetto
dimostratogli da tutti i suoi concittadini che lo hanno trattato come se fosse stato
un eroe. Anche se la vera eroina sia
stata la sua compagna Erin.
Ciò che non ti uccide ti rende più
forte: è questo il motto che si trova nella locandina del
film che serve a evidenziare che una persona, uomo o donna che sia, quando si
accorge di essere stata ad un passo dalla morte, come scriveva lo scrittore
Primo Levi nel suo romanzo Se questo è un
uomo, si persuade inconsciamente che
la vita ha uno scopo radicato in ogni fibra di uomo, è una proprietà della
sostanza umana. Infatti, quando Jeff si reca autonomamente con “le sue
nuove gambe”, per ripristinare la relazione già interrotta con la sua amata
Erin, le dice che c'era un giorno in cui
pensavo solo di mollare, ora, invece, voglio vedere il mondo dall'alto. Il
dolore non passerà mai, ma io voglio...vivere!
E questo comportamento encomiabile lo hanno
dimostrato atleti di casa nostra come Alex Zanardi, ex pilota automobilista, e la
brava schermitrice Beatrice Vio.
Il film è
stato presentato al TIFF - Toronto International Film Festival 2017.
Filmografia
George Washington (2003), Undertow (2004), Snow Angels (2007),
Strafumati (2008), Sua Maestà (2011), Lo spaventapassere (2011), Prince
Avalanche (2013), Joe (2013), Manglehorn (2014), All’ultimo voto (2015),
Stronger – Io sono il più forte (2017), Hallowen (2018).
Francesco Giuliano
martedì 10 luglio 2018
Alla 36^ edizione del TFF - TORINO FILM FESTIVAL, le due retrospettive dedicate a POWELL & PRESSBURGER e a JEAN EUSTACHE
A
Powell & Pressburger e Jean Eustache sono dedicate le due retrospettive della 36a edizione
del Torino Film Festival, che si svolgerà dal 23 novembre al 1° dicembre 2018.
Due generazioni, due stili, due immaginari che sembrano antitetici, eppure due
idee di cinema che ben corrispondono alle anime diverse del Torino Film
Festival e all'attività di ricerca condotta dal Museo Nazionale del
Cinema.
Da una parte il sogno, la
bizzarria, l'avventura e l'incubo che si concretizzano in inarrivabili
fantasmagorie, in vertiginosi movimenti della macchina da presa, in narrazioni
eccentriche, in quella distorsione ed enfatizzazione continua del potere dello
sguardo (e dell'occhio della cinepresa) che ha affascinato e influenzato registi
come Scorsese, De Palma e Coppola quando ancora erano giovani: il cinema di Powell & Pressburger, gli Arcieri del desiderio, della
passione, dell'eccesso (così si chiamava la loro compagnia di produzione, The Archers).
Tra i più grandi visionari della storia del cinema, l'inglese Michael Powell
(regista e produttore) e l'ungherese Emeric Pressburger (scrittore)
hanno costruito tra la fine degli anni ‘30 e l'inizio degli anni ‘60 lo
spettacolo cinematografico perfetto, quello che parla all'inconscio degli
spettatori. La retrospettiva
presenta i venti film che hanno realizzato insieme, dall'eccentrico film
bellico 49° Parallelo, per il quale Pressburger vinse
un Oscar all'affresco romantico di Duello a Berlino molto amato da
Bertrand Tavernier, dal viaggio ossessivo nella passione di Narciso
nero agli andirivieni lisergici
nell'Aldilà di Scala al Paradiso, dalla dannazione artistica di Scarpette
rosse al lussureggiante demonismo di I racconti di Hoffmann. Insieme a questi, alcuni dei film diretti dal
solo Powell, compreso il capolavoro maudit L'occhio che
uccide.
Dall’altra parte, invece,
emerge, con la presentazione di tutti i suoi film, l'altra caratteristica del
festival, dura, scavata, morale, quasi entomologica
de cineasta francese Jean Eustache
morto a poco più di quarant'anni, nel 1981, e troppo spesso dimenticato. Fratello minore della Nouvelle Vague, Eustache esordì nel 1963 con il
cortometraggio incompiuto La Soirée e divenne poi autore di
numerosi mediometraggi e di film quali Mes petites amoureuses, Une
sale histoire e La maman et la putain (1973), capolavoro quest’ultimo
che analizza l'inefficacia della parola e la vaghezza dei sentimenti, e da cui
emerge il senso dell'indispensabile moralità del cinema. Autore spesso
emarginato dall'industria, meno compiacente e più crudele dei maestri della Nouvelle Vague, innamorato del
rigore di Bresson e del vigore di Renoir, Eustache non ha
mai smesso di interrogarsi sulla dinamica tra l'apparente realismo della sua
macchina da presa inquisitiva e la finzione che entra in gioco non appena la
cinepresa comincia a girare, tra l'autobiografia e la rappresentazione. Il suo
malessere e la sua forza analitica hanno influenzato cineasti contemporanei
come Assayas, Denis, Desplechin, Jarmusch. (Torino, 10 luglio
2018)
venerdì 29 giugno 2018
“A Quiet Passion” descrive con sagacia la sensibilità intensa e fine di una grande poetessa: Emily Dickinson
Titolo:
A Quiet Passion
Regia:
Terence Davies
Sceneggiatura:
Terence Davies
Produzione
Paese: UK, Belgio 2016
Cast:
Cynthia Nixon, Jennifer Ehle, Emma Bell, Rose Williams, Keith Carradine,
Annette Badland, Vryling Buffam, Duncan Duff, Susan Gilbert, Joanna Bacon, Eric
Loren, Benjamin Wainwright, […]
La
poesia, una delle sette arti, che dal greco poiesis
significa creazione, rappresenta il
fulcro attorno a cui si svolge la trama di questo bel film poetico e
coinvolgente, diretto con cura e perspicacia da Terence Davies, in cui si
descrive la biografia della grande poetessa americana Emily Dickinson (Emma
Bell da giovane, Cynthia Nixon da adulta), a partire dalla sua giovinezza. Avulsa
dagli stereotipi rigidi caratterizzanti il puritanesimo cristiano professato
nell’ambito della sua famiglia borghese, non omologata al pensiero comune di
una società che considera “la morte come se
fosse una punizione divina” e di cui vuole smascherare le ipocrisie,
integerrima intellettualmente, trasgressiva con coerenza, ribelle in tutti i
sensi, sfrenata e a briglia sciolta nei dialoghi, Emily Dickinson con coraggio
si congeda dal Collegio femminile dove studia, per non sottomettersi alle severe
e intransigenti regole cristiane dettate dalla madre superiora e anche dalla
religione. Si rifugia, quindi, come se fosse un eremo, nella casa dei suoi
genitori, dove vive con la dolce e amabile sorella Vinnie (Jennifer Ehle, Rose
Williams da giovane) e il fratello Austin (Duncan Duff, Benjamin Wainwright da
giovane) fino a quando questo non si sposa, e dove trova la sua amata libertà
di poter esternare tutta la sua versatilità di idee.
Da
quel momento Emily incomincia a scrivere poesie, a creare ciò che sente in sé,
in silenzio, nella sua solitudine e con intensa passione, usando la sua forte
sensibilità e la sua verve intellettuale: ciò che non trova nel sociale, dopo
avere chiesto al padre (Keith Carradine) l’autorizzazione di poter scrivere di
notte, lo trova nelle sue poesie “per un
istante d’estasi” e per “impedire a un cuore di spezzarsi” al
fine di “non aver vissuto invano”
e per rendere eterne le parole perché “una
parola muore quanto è detta”. Poesie che rappresentano il suo mondo che è
quello in cui si trova a suo agio, dove vola senza costrizioni con la sua
immaginazione e da cui traspare la sua genuina e ancestrale umanità. Nel
frattempo, avviene in lei un’inversione graduale di tendenza che la fa diventare
un ossimoro umano: quando da trasgressiva assume un comportamento
autodisciplinante, forse anche a causa della sua rara malattia incurabile che
la obbliga a isolarsi ulteriormente, o quando mostra durezza che diventa
dolcezza, o anche quando si veste di bianco per la morte del padre perché “Morire - richiede appena un breve momento -/
Dicono che non faccia male -/ È solo un perdere i sensi./…”.
Terence
Davies, con lodevole flemma del ritmo narrativo efficace nel suo accurato
realismo e semplicemente metaforico, riesce a mettere in luce il carattere complesso
della poetessa filmando straordinariamente i suoi versi e descrivendone il suo
modo di vivere e il suo comportamento. Usa,
nel contempo, con efficacia una fotografia che ritrae i diversi contorni e
sfondi che illuminano la poetessa e la fanno grande nella sua fragilità ma, nel
contempo, imperiosa e travolgente nella sua sofferenza che viene esternata dai seguenti
versi prima di morire: Annoda i
Lacci alla mia Vita, Signore,/ Poi, sarò
pronta ad andare!/ Solo
un'occhiata ai Cavalli -/ In fretta!
Potrà bastare! //Mettimi
dal lato più sicuro -/ Così non cadrò -/ Perché dobbiamo andare al Giudizio -/E
in parte, ripido il Pendio -// Ma non mi curo dei precipizi -/ E non mi curo
del Mare -/ Resa salda nell'Immortale Corsa -/ Dalla mia stessa Scelta, e da Te
-// Addio alla Vita che vivevo -/ E al Mondo che conoscevo -/E baciate le
Colline, per me, basta una volta -/ Ora - sono pronta ad andare!
Filmografia
Voci
lontane … sempre presenti (1992), Serenata alla luna (1995), La casa della
gioia (2000), Of Time and the City (2008), The Deep Blue Sea (2011), Sunset
Song (2015).
Francesco
Giuliano
venerdì 22 giugno 2018
“La terra dell’abbastanza” ovvero una disamina sulla manovalanza giovanile criminale priva di valori umani essenziali
Titolo:
La terra dell’abbastanza
Regia:
Fratelli (Damiano e Fabio) D’Innocenzo
Sceneggiatura:
Fratelli D’Innocenzo
Produzione
Paese: Italia, 2018
Cast:
Andrea Carpenzano, Matteo Olivetti, Milena Mancini, Max Tortora, Giordano Del
Piano, Michela De Rossi, Demetra Bellini,Walter Toschi, Luca Zingaretti, Yan
Lovga, […]
I fratelli Damiano e Fabio D'Innocenzo, alla loro opera prima,
confezionano e dirigono, con un realismo efficace e crudo, un film
straordinario nella descrizione del contenuto e nella performance dei due giovani
protagonisti Mirko (Matteo Olivetti), alla sua prima esibizione, e Manolo
(Matteo Carpenzano), già interprete nel film “Tutto quello che vuoi” (2017) di
Francesco Bruni. Tra questi ultimi, che vivono in un quartiere alla periferia
di Roma dove frequentano un istituto alberghiero che – sperano - gli consentirà di avere un lavoro al nord come
barman, si è instaurata una solida amicizia sin dalle scuole elementari. Mirko,
dimostra una razionalità molto controllata, mentre Manolo è ansioso e tormentato
da sensi di colpa e spesso è preso da scatti d’ira diventando furibondo. Una sera,
a bordo della sua auto assieme a Manolo, Mirko, che è alla guida, investe un
uomo. Ad ambedue non viene in mente di soccorrerlo e scappano via rifugiandosi
presso la casa del padre di Manolo, Danilo (Max Tortora). Quest’ultimo li
conforta e li rassicura che non gli succederà niente dato che nessun estraneo ha
visto quell’incidente mortale. Lo stesso Danilo qualche giorno dopo, scoprendo che
l’uomo investito era un infame pentito del clan dei Pantano, di cui Angelo (Luca
Zingaretti) era il capo, ne coglie l’opportunità. Infatti, dice al figlio “Noi adesso, senza volerlo, glie avemo fatto un favore
immenso ar clan dei Pantano! Avete ammazzato un infame”. Manolo e Mirko così si guadagnano il diritto di entrare nel
clan diventando killer di professione: “I giovani devono pote' sognà!”
Da quel momento la loro vita indigente e senza futuro prospero cambia completamente
verso. Hanno, infatti, tutti i soldi e i viveri che gli servono per soddisfare
i loro desideri e realizzare i loro sogni e contribuire al sostentamento dei
loro genitori. Nella dura descrizione di questa storia, dai connotati sociali tragici,
si coglie tristemente l’assenza di quei valori fondamentali che portano un
individuo di qualunque ceto al rispetto della vita. Tant’è che dall’angoscia
che l’incidente stradale mortale gli aveva procurato, i due giovani passano a
cuor leggero e con estrema semplicità ad una vita criminale che gli procura
prosperità e agiatezza. E si coglie anche che da un ambiente sociale squallido
e sordido non può ad un individuo che derivarne un animo colmo di turpitudine e
di mancanza di umanità perché uccidere diventa un mestiere. Ma come dice l’adagio
chi di
spada ferisce, di spada perisce.
“La
terra dell’abbastanza” per il suo originale realismo è stato presentato nella sezione "Panorama" al Festival di
Berlino 2018, e concorre per il Nastro d’argento 2018 con le seguenti
candidature: per il Migliore regista esordiente ai fratelli D’Innocenzo, per il Migliore
produttore a Pepito Produzioni – Agostino, Maria, Giuseppe Saccà e per i
Migliori costumi a Massimo Parrini.
Francesco
Giuliano
giovedì 31 maggio 2018
“La mélodie” mostra che inculcando passione e attraverso il divertimento si possono educare anche gli studenti più scalmanati
Titolo:
La mélodie
Titolo
originale: La mélodie
Regia:
Rachid Hami
Sceneggiatura:
Rachid Hami, Guy Laurent, Valérie Zanatti
Musica:
Bruno Coulais
Produzione
Paese: Francia, 2017
Cast:
Kad Merad, Samir Guesmi, Alfred Renely, Jean-Luc Vincent, Tatiana Rojo, Slimane
Dazi, Mathieu Spinosi, Zakaria-Tayeb Lazab, Youssouf Gueye, Mouctar Diawara, Shirel Nataf, Anaïs Meiringer,
Amine Chir, […]
Il
maestro Simon Daoud (Kad Merad), essendo disoccupato, per sbarcare il lunario accetta la proposta di lavoro di Farid Brahimi
(Samir Guesmi): deve insegnare a suonare il violino ad una classe multietnica di
studenti scalmanati e che provengono da uno stato sociale particolare e di profondo
disagio. In effetti, a Simon quel lavoro non piace soprattutto perché quei
ragazzi sono mancanti di regole e non conoscono il significato di rispetto. Non sono capaci di concentrarsi per più di trenta secondi. Se
non vogliono imparare, non devono
restare! - dice a Farid, Simon che viene tentato
di abbandonare perché non riesce a creare attenzione e trasporto. La situazione
non migliora fino a quando nella classe non subentra Arnold (Alfred Renely), un
ragazzo nero che sente subito la passione per la musica e per quello strumento.
Tramite Arnold, il maestro Simon, attraverso la tenerezza manifestata sia nei
confronti dei genitori che degli studenti, riesce a portare la classe a suonare
al concerto di fine anno scolastico alla Filarmonica di Parigi con grande
successo.
Orbene,
questo film, come tanti altri dello stesso genere tra cui “L’attimo fuggente” (1989) di Peter Weir, Detachment
– Il distacco (2011) di Tony Kaye, “Lezione di sogni” (2011) di Sebastian
Glober, “Il rosso e il blu” (2012) di Giuseppe Piccioni, e altri ancora,
dimostra che gli insegnanti nel relazionarsi con gli studenti devono mostrare
molta pazienza e devono trattarli sopportando spesso certi loro comportamenti
non ortodossi, sgarbati, irrispettosi e irriverenti. Compito di ogni insegnante
è quello di correggere tali comportamenti non a parole ma con le azioni
cercando di inculcare loro, sulla base della loro intima personalità e delle condizioni
socio-economiche delle rispettive famiglie di provenienza, tramite il
divertimento, passione e amore. Mentre in “Lezione di sogni” è il pallone lo
strumento che diverte per fare imparare l’inglese, in “La mélodie” è la musica
che rappresenta un linguaggio universale, che fa sognare e condividere profonde
emozioni. Attraverso la musica, infatti, si crea aggregazione, si educa al
lavoro di gruppo e al rispetto delle regole e degli altri. Ovviamente, in un
lavoro educativo è necessario il coinvolgimento delle famiglie perché tramite
esse si possono coinvolgere anche i loro figli.
“La
mélodie” è stato presentato, fuori concorso, al Festival di Cannes 2017 perché Rachid
Hami, a soli 32 anni, lo ha ben diretto facendosi apprezzare dagli spettatori.
Filmografia
Nessuna
causa di effetto senza causa (2005), Scegliere di amare (2008).
Francesco
Giuliano
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