Un nuovo blog che parla di cinema italiano. Potrete trovare informazioni complete sui migliori attori, registi e film del nostro cinema. Vi saranno anche riferimenti al cinema straniero , informazioni complete su come visualizzare un in streaming e suggerimenti e indicazioni rispetto ad altre pagine del settore.
venerdì 13 gennaio 2017
“Silence” o sull’eterna diatriba tra la ragione dell’uomo e la sua coscienza
Titolo:
Silence
Regia:
Martin Scorsese
Soggetto:
Shusako Endo
Sceneggiatura:
Jay Cocks, Martin Scorsese
Produzione
Stato: USA, Taiwan, Messico, Italia, UK, Giappone 2016
Cast:
Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson, Tadanobu Asano, Ciarán Hinds, Issei
Ogata, Shinya Tsukamoto, Yosuke Kubozuka, Yoshi Oida, Nana Komatsu, […]
Due padri gesuiti portoghesi, Sebastião
Rodriguez (Andrew Garfield) e Francisco Garrpe (Adam Driver), dopo aver
convinto il loro padre priore Alessandro Valignano (Ciarán Hinds), affrontano
un viaggio avventuroso per il Giappone, dalla meta incerta, alla ricerca del
loro educatore, padre Ferreira (Liam
Neeson), perché conoscendone l’integrità religiosa e la profonda fede
evangelica, non credono alle voci calunniose che lo riguardano, secondo le quali
egli sia diventato un apostata, rinnegando definitivamente la fede cristiana.
Era l’anno 1633.Vanno anche con l’intento di portare il credo evangelico alle
popolazioni giapponesi, che vengono calpestate nella loro dignità di esseri
umani e lasciate nella miseria più profonda perché sfruttate dai loro
governatori. Arrivati sulle coste del Giappone, i due padri sono costretti a
fidarsi di un giapponese derelitto, Kichijiro (Yosuke Kubozuka), unico
sopravvissuto tra i componenti della sua numerosa famiglia rimasti vittime
dello shogunato, perché convertitosi al cristianesimo ne ripudiò poi
l’appartenenza calpestando l’immagine di Cristo, per salvarsi la vita.
Questo
fatto la dice lunga riguardo il comportamento di questo individuo che più volte
tradirà i due padri gesuiti e più volte chiederà il perdono dei suoi peccati
dietro confessione. Riprende così Scorsese il tema trattato in “Mean Streets –
Domenica in chiesa, lunedì all’inferno” (1973) sul significato della
confessione e sul suo valore. A cosa serve la confessione se chi si è
confessato il giorno dopo ritornerà a comportarsi come prima e a peccare? La
confessione ha un valore? Questo tradimento porterà ambedue i padri ad essere
arrestati assieme a tutti i fedeli convertitisi che non hanno rinnegato il credo
evangelico. Entrambi diventeranno vittime sacrificali, chi in un modo chi in un
altro, subendo una violenza inaudita che mette padre Sebastião in una profonda crisi da cui
emerge, con sottile ma profonda sagacia, la lotta interiore tra il dire e il
fare, tra la coscienza e la ragione, tra la verità e la falsità, tra il credere
e il non credere. Fattori che, con maestria, Scorsese fa vivere allo spettatore
nei 160 minuti di durata della pellicola e che sono evidenti in buona parte dei suoi
precedenti film, ma in particolare in "Gangs of New York" (2002).
Il film è stato tratto dal libro omonimo “Silence”
di Shusako Endo, scrittore giapponese cristiano, da cui Jay Cocks e Martin
Scorsese ne hanno ricavato la lunga sceneggiatura complessa ma brillante e
efficace, in cui si mette in risalto
l’eterna diatriba tra ragione e fede, tra ragione e sentimento, tra debolezza e
la virtù, ma si evidenzia anche il fatto che la religione possa essere o è stata utilizzata come strumento di conquista sfruttando la miseria e la coscienza
degli oppressi e dei diseredati.
In “Silence”
Scorsese fa una miscellanea delle tematiche fondamentali del suo pensiero quali
la violenza primordiale dell'uomo, il senso di colpa, il peccato da cui non può svincolarsi e la religione, ma soprattutto il silenzio di Dio, e
ne trae un capolavoro caratterizzato da bellissime scene che mettono in uno stato di attesa lo spettatore o lo
predispongono a comprendere lo stato d’animo dei protagonisti, interpretati da
eccellenti attori, o dei fatti che avverranno: la nebbia, il fango, le capanne
e la sporcizia dei villaggi o la salubrità delle abitazioni dei potenti.
“Silence” è stato proposto tra
i Migliori dieci film dell’anno 2016 dal National Board of Review Awards e dall’American
Film Institute.
Filmografia
Chi sta bussando alla mia porta? (1967), America 1929 –
Sterminate senza pieta (1972), Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì
all’inferno (1973), Aluice non abita più qui (1974), Taxi Driver (1976), New
York, New York (1977), Toro scatenato (1980), re per una note (1983), Fuori
orario (1985), Il colore dei soldi (1986), L’ultima tentazione di Cristo
(1988), Quei bravi ragazzi (1990), Cape Fear – Il promontorio della paura
(1991), L’età dell’innocenza (1993), Casinò (1995), Kundun (1997), Al di là
della vita (1999), Gangs of New York (2002), The viator (2004), The Departed –
Il bene e il male (2006), Shutter Island ( 2010), Hugo CVabret (2011), The Wolf
of Wall Street (2013).
Francesco Giuliano
giovedì 12 gennaio 2017
Stephen Frears in “Florence” con raffinato realismo e sottile perspicacia mette in mostra l’errata convinzione di una donna ereditiera
Titolo:
Florence
Titolo
originale: Florence Foster Jenkins
Regia:
Stephen Frears
Sceneggiatura:
Nicholas Martin
Produzione
Stato: Gran Bretagna 2016
Cast:
Meryl Streep, Hugh Grant, Simon Helberg, Rebecca Fergusion, Nina Ariansda, Neve
Gachev, John Kavanagh, Dilyana Bouklieva, David Haig, Josh Oconnor, Christain
MeKay, Mark Arnold, […]
In
“Parlò così Zaratustra”, Friedrich Wilhelm Nietzsche sostiene che “è falsa
ogni verità che non susciti almento una risata”, risata anzi risate che infonde
nello spettatgore questo bel film
diretto dall’eclettico regista Stephen Frears, in cui viene messa a nudo
la storia vera di una donna affabile e amante della musica, la ricca ereditiera
Florence Foster Jenkins (Meryl Streep), che presumeva di
saper cantare. La sua convinzione di questa dote era così profondamente
radicata nella sua mente, che non le faceva scoprire autonomamente la sua
manifesta limitatezza e la sua inconsapevole ridicolaggine quando si esibiva. Una
favola di Fedro, quella delle Due bisacce, conferma questa limitatezza dell’essere
umano: Peras imposuit Iuppiter nobis duas: propriis repletam vitiis
post tergum dedit, alienis ante pectus suspendit gravem. Hac re videre nostra
mala non possumus; alii simul delinquunt, censores sumus (Giove ci impose due
bisacce: mise dietro la bisaccia piena dei propri difetti, appese davanti al
petto la greve bisaccia dei vizi degli altri. Per questo non possiamo vedere i
nostri difetti, ma siamo censori non appena gli altri sbagliano). Come sostiene ancora il filosofo Nietzche, nel
saggio “Umano, troppo umano”, “Le convinzioni sono nemiche della
verità, più pericolose delle menzogne”. Tant’è che nessuno fu in grado di
metterla al corrente della sua limitatezza canora a causa della sua grande generosità nei confronti di valenti
musicisti, come l’italiano Arturo Toscanini (John
Kavanagh)
o come il direttore del famosa e prestigiosa sala da concerto Carnegie Hall di New York, che la
corteggiavano per ottenere donazioni . Neppure il marito Clair Bayfield
(Hugh Grant), il cui rapporto con Florence era una mistura tra opportunismo e
amore, fu in grado di essere sincero con la moglie, e neanche lo squattrinato
pianista Cosmé McMoon (Simon Helberg), che
la seguiva nel canto, fu capace di esplicitare la menzogna di cui era convintamente
intrisa quella donna. Ma come si sa alla fine la verità viene a galla. La scoperta
della sua imbecillità, infatti, scaturita dalla sua prestazione del 1944 alla
Carnagie Hall, indusse Florence a affermare con amara consolazione che “tutti
possono dire che ho cantato”.
Nessun’altra grande attrice, come Meryl Streep,
avrebbe saputo interpretare la figura bizzara di Florence Foster Jenkins e nessun grande regista, come il perspicace Stephen
Frears, avrebbe saputo evidenziare con profondo realismo il carattere di questa
donna che con la sua impassibile e consapevole convinzione rasentava il comico
e il grottesco.
“Florence” ha
ottenuto quattro candidature alla 74^ edizione del Golden Globe 2017, dove
Meryl Streep ha ricevuto il Premio alla carriera Cecil B. DeMille, mentre ha
ricevuto al Critics’ Choice Movie Award 2017 il Premio di migliore attrice in
una commedia.
Filmografia
Gumshoe (1972),
Bloody Kids (1979), Vendetta (1984), My Beautiful Laundrette (1985), Prick Up –
L’importanza di essere Joe (1987), Sammy e Rosie vanno a letto (1987), Le
relazioni pericolose (1988), Rischiose abitudini (1990), Eroe per caso (1992),
The Snapper (1993), Mary Reilly (1996), The Hi-Lo Country (1998), Due sulla
strada (1996), Alta fedeltà (2000), Liam (2000), A prova di errore (2000),
Piccoli affair sporchi (2002), Lady Henderson presenta (2005), The Queen
(2006), Skip Tracer (2009), Chéri (2009), Tammara Drewe – Tradimenti
all’inglese (2010), Una ragazza a Las Vegas (2012), Muhammad Ali’s – Greatest
HFight (2013), Philomena (2013), The Program (2015).
Francesco Giuliano
domenica 27 novembre 2016
“Che vuoi che sia” in modo divertente mette a confronto il mondo di Internet con la morale
Titolo: Che vuoi che sia
Regia: Edoardo Leo
Soggetto: Edoardo Leo, Sergio Colabona
Sceneggiatura: Edoardo Leo, Alessandro
Aronadio, Marco Bonini, Renato Sannio
Musiche:
Gianluca Misiti
Produzione
Stato: Italia 2016
Cast:
Edorado Leo, Anna Foglietta, Rocco Papaleo, Marina Massironi, Giampiero Judica,
Pierpaolo Spollo, Massimo Wertmuller, Bebo Storti, Maria Di Biase, Fabrizio
Coniglio, Sara Magalotti, […]
Edoardo Leo,
il giovane attore-regista, dalle idee geniali mostra determinazione e
creatività esplosiva nei suoi film, così come ha evidenziato nell’originale e
divertente “Noi e la Giulia” (2015), affrontando nel contempo temi sociali importanti
di attualità.
In questo
suo quarto lungometraggio “Che vuoi che sia”, Leo analizza il mondo dei giovani
e affronta il problema del lavoro dei laureati e gli espedienti che questi
escogitano al fine di potere sbarcare il lunario, dopo avere provato la
delusione di non poter dare sfogo ai loro studi. Ciò li obbliga a rinunciare
alle proprie aspettative, ai propri sogni tra cui, soprattutto, quello di avere
un figlio. Tra questi giovani ci sono Claudio (Edoardo Leo), un ingegnere
informatico che cerca di racimolare qualche euro aggiustando computer, e Anna
(Anna Foglietta), insegnante di matematica precaria in una scuola privata, che
convivono felicemente. Ovviamente, come è naturale in una coppia, Claudio e
Anna vorrebbero un figlio, ma non possono permetterselo a causa della loro incertezza
economica. Non hanno neppure i genitori che li possono aiutare economicamente.
Soltanto qualche particolare espediente potrebbe favorirli. Per questo, a Claudio
gli viene l’idea di creare una piattaforma web con il lancio in rete Internet
di un finanziamento collettivo (crowdfunding) che, però,
non riesce ad avere i proventi sperati. Sfiduciati i due giovani, una sera, per
contenere questa ulteriore delusione, bevono si ubriacano. Nello stato di
ebbrezza, Claudio aggiunge alla sua richiesta di crowdfunding una proposta
“indecente”: in cambio dei soldi promette di trasmettere un video hard in
diretta sulla rete. Le risposte sono numerose tant’è che a poco a poco le
offerte superano l’esorbitante e inaspettata quota di 250 mila euro. Cifra che
avrebbero potuto avere solo se avessero mantenuto la promessa! Ciò pone i due
dinnanzi al dilemma shakespeariano: realizzare quanto promesso e cambiare vita
oppure continuare a fare la vita piena di stenti e di privazioni? Prendere o
lasciare?
Il titolo
del film “Che vuoi che sia” lascia presagire una scelta, ma sarà così?
Su tutto
ciò si svolge il film che coinvolgesu questa questione morale lo spettatore ,
il quale si pone anche lui la domanda: cosa farei io in quella situazione?
Ma il
film sottolinea anche che i valori
consolidati nel tempo su cui sono stati cresciuti questi giovani, quali il
diritto al lavoro, l’educazione, il rispetto della dignità personale, l’onestà,
il concetto di morale, la concezione del sesso e la sua valutazione, l’intimità
e la privatezza, ecc. sono stati stravolti e messi in discussione dall’avvento
di internet e dalla globalizzazione.
Filmografia
Diciotto
anni (2010), Buongiorno papà (2013), Noi e la Giulia (2015).
Francesco Giuliano
martedì 8 novembre 2016
“Adaline - L'eterna giovinezza” descrive cosa potrebbe succedere se non si invecchiasse
Titolo: Adaline – L’eterna giovinezza
Titolo
originale: The Age of Adaline
Regia:
Lee Toland Krieger
Sceneggiatura:
J. Mills Goodloe, Salvador Paskowitz
Produzione
Stato: USA 2015
Cast: Blake Lively, Michiel
Huisman, Kathy Baker, Amanda Crew, Harrison Ford, Ellen Burstyn, Richard
Harmon, Anthony Ingruber, Anjali Jay, Linda Boyd, Barclay Hope, Chris William
Martin, Aaron Craven, Jane Craven, Hugh Ross (voce narrante), […]
Quello
che capita ad Adaline (Blake Lively), un evento che le procura “l’eterna giovinezza”, è qualcosa di
straordinario e inconsueto nella storia del mondo, ovviamente fantastico. Un
pretesto che serve al giovane regista del film, Lee Toland Krieger, e ai suoi
due sceneggiatori, J. Mills Goodloe e Salvador Paskowitz, di raccontare una
storia curiosa, bizzarra e avvincente, a tratti anche drammatica e piena di
colpi di scena, di una donna attraente e bella che, arrivata ad una certa età,
a ventinove anni, non invecchia più. Non una ruga, non un capello bianco, non
un mutamento dei suoi caratteri fisici! Conserva una bellezza a dir poco
strabiliante, in un secolo di storia, a partire dal 1908, in cui guardarsi allo
specchio non le procura alcun fastidioso cruccio. O forse sì! Un tema, anche se
fantascientifico ma molto interessante, che affronta il discorso sull’eterna
giovinezza che, contrario al pensiero eracliteo, secondo cui “Non si può discendere due volte nello stesso
fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato,
ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e
si raccoglie, viene e va”, urta con lo stereotipo a cui tutti noi, esseri
umani, siamo abituati e rassegnati sin dal momento in cui nasciamo, essendo già
destinati all’invecchiamento e, quindi, alla morte. Un tema con il quale ci si
pone la domanda: cosa potrebbe succedere se una persona fosse dotata di eterna
giovinezza e di un eterno presente? Sicuramente dovrebbe rinunciare ai legami
sentimentali stabili e duraturi, perché vedrebbe invecchiare le persone che le
stanno accanto e cambiare i loro costumi e le loro abitudini, e vivrebbe il
susseguirsi delle complicate vicende umane politiche, sociali ed economiche e
dello sviluppo tecnologico. Si verrebbe a creare così anche il paradosso
innaturale e inimmaginabile di vedere, giorno dopo giorno, invecchiare i propri
figli, come avviene alla figlia di Adaline, Flemming (Ellen Burstyn), che ad un
certo punto appare molto più vecchia della madre. Oppure, casualmente, si
potrebbe verificare che tale ipotetica persona incontri casualmente il primo
amore della sua gioventù, William (Harrison Ford), il cui ricordo si era già
smarrito nei profondi meandri della dimenticanza. O, ancora, sarebbe costretta
a cambiare continuamente residenza ed identità per sfuggire ai sospetti
infantili e infondati del servizi segreti americani. Tuttavia, come sosteneva
il filosofo romano Lucio Anneo Seneca “Nemo
potest personam diu ferre fictam: ficta cito in naturam suam recidunt” (Nessuno può portare a lungo una maschera
finta: le cose finte cadono per loro stessa natura).
Un
film, in definitiva, che avvince e che coinvolge senza soluzione di continuità
lo spettatore per il problema affrontato e per la tensione emotiva che riesce a
trasmettergli e che, per questo, merita di essere visto.
Filmografia
December
Ends (2006),The Nature of Space & Time (2008), The Vicious Kind (2009),
Separatti innamorati (Celeste and Jesse Forever) (2012).
Francesco Giuliano
domenica 6 novembre 2016
“In guerra per amore” in modo brioso descrive l’origine del sopravvento mafioso in Sicilia e in Italia
Titolo:
In guerra per amore
Regia:
Pif (Acronimo di Pierfrancesco Diliberto)
Soggetto:
Pif, Michele Astori
Sceneggiatura:
Michele Astori, Marco Martani, Pif
Produzione
Stato: Italia 2016
Cast:
Pif, AndrEA Di Stefano, Sergio Vespertino, Maurizio Bologna, Miriam Leone,
Samuele Segreto, Stella Egitto, Antonello Puglisi, Vincent Riotta, Maurizio
Marchetti, Orazio Stracuzzi, Mario Pupella, Lorenzo Patanè, Aurora Quattrocchi,
David Mitchum Brown, […]
Nel
pieno della seconda guerra mondiale, quando l’esercito tedesco aveva già
occupato quasi tutta l’Europa, il presidente statunitense Franklin
Roosevelt decise di fare intervenire, assieme alle truppe alleate, l’esercito americano
per debellare il pericolo nazista. Il punto prescelto, non a caso, fu la costa
meridionale della Sicilia. Era il 10 luglio 1943. Al fine di facilitare lo
sbarco ed evitare grande spargimento di sangue dei propri soldati, Roosevelt
prese accordi con Lucky Luciano, alias Salvatore Lucania, mafioso siciliano,
capo di “Cosa Nostra statunitense”, che aveva forti legami e molta influenza su
“Cosa Nostra siciliana”.
In questa situazione, a New York, si svolge la
storia sentimentale del giovane siciliano Arturo Giammaresi (Pif) con Flora
(Miriam Leone). Una storia però molto travagliata ed contrastata, in quanto lo
zio (Orazio Stracuzzi) vuole dar la nipote in sposa a Carmelo (Lorenzo
Patanè), figlio di Don Tano (Mario
Pupella), un mafioso d’alto rango molto legato a Luciano. Per evitare queste
nozze Arturo deve ottenere il consenso dal padre di Flora che però abita a
Crisafullo, in Sicilia. L’impresa appare molto ardua data la grande distanza
che separa il giovane dalla Sicilia, dove è nato. Ma come spesso avviene, per caso
il giovane trova un’ottima soluzione che gli darebbe la possibilità di sposarsi
Flora: Arturo va “in guerra per amore”. L’arruolamento nell’esercito americano,
infatti, gli avrebbe dato l’opportunità di recarsi in Sicilia e di incontrare
il padre della sua amata. Per evitare questa eventualità, allora, Don Tano ordina
al mafioso locale di Crisafullo, Don Calò, di uccidere Arturo.
Pif,
dopo il grande successo di pubblico e di critica ottenuto grazie alla sua opera prima “La mafia uccide solo d’estate”
(2013), usando lo stesso piglio sui
generis e la medesima vivacità umoristica descrive, passo dopo passo, gli
eventi che trasferiscono il potere politico alla mafia e che portano
conseguentemente alla liberazione dei delinquenti a cui vengono affidati posti
di alto merito.
In
definitiva, con il suo caratteristico linguaggio cinematografico oscillante tra
il dramma e l’umorismo, Pif elegantemente trasferisce allo spettatore
informazioni storiche che danno spiegazione, dalla fine della seconda guerra
mondiale, dei fatti che hanno trasferito potere alla mafia e della collusione
tra questa e il potere politico italiano, a tutt’oggi vigente.
Pif
trova il modo divertente di raccontare questa storia nel paese inventato di
Crisafullo in cui, come avviene per Vigata, il paese immaginario, dove si
svolge l’attività poliziesca del commissario Montalbano, vengono assemblate
immagini di luoghi diversi come il duomo di Erice che sovrasta Trapani, come la
caratteristica Scala dei turchi di marna bianca nella costa meridionale
siciliana, come il magnifico tempio elimo di Segesta, o come la cittadina di
Realmonte. Ma dove si svolge anche la vita dei siciliani con le loro tradizioni
e i loro costumi: la camicia nera che si indossa per sette anni al fine di commemorare
la morte del fratello defunto, la concezione dell’illibatezza femminile la cui
trasgressione comporta disonore imperituro e l’impossibilità di contrarre
matrimonio, il raccomandarsi ai santi per avere un privilegio personale come la
salvaguardia della vita, la grande ospitalità nei confronti del forestiero al
fine di avere ricambiato il favore, servirsi di un cieco per vedere ciò che chi
vede non ha facoltà di vedere, e così via.
In
definitiva, Crisafullo rappresenta la Sicilia, pari a quella descritta nel
romanzo “I sassi di Kasmenai” (ed. Il foglio): “La Sicilia, un’isola, una terra martoriata dalle colate laviche del vulcano
“buono” Etna, dai continui terremoti e qualche volta dai maremoti, dalle
frequenti invasioni di popoli non autoctoni da più di tremila trecento anni,
dai Siciliani stessi.
Il fascino dei luoghi siciliani, in particolare di
quelli in cui Ciccio è vissuto dalla nascita fino alla giovinezza, è stato
descritto inquadrando, come un dipinto in una cornice, le immagini e i colori
visti e vissuti e gli olezzi odorati e respirati, i quali però non possono
essere percepiti così come realmente essi sono. Non esistono, infatti, parole
che possano suscitare, nell’animo di chi legge, le emozioni, le palpitazioni, i
tremori passionali, gli stati d’animo che soltanto chi vede, chi tocca e chi
nasce e vive in quella terra può provare; non esistono parole che possano far
odorare la miscellanea di profumi, di olezzi, di aromi che solo le nari possono
fare apprezzare; non esistono parole che possano descrivere i colori, le
immagini, i luoghi che soltanto attraverso gli occhi di chi li guarda possono
far emergere la loro eccezionale singolarità. … Le continue invasioni, senza
soluzione di continuità, hanno senza dubbio arricchito culturalmente il popolo
siciliano che ogni volta ne ha tratto caratteri particolari e grandi benefici.
Quella siciliana è, infatti, una cultura, dalle mille sfaccettature e dai
connotati singolari, che si mostra in tutte le opere d’arte, sparse ovunque, da
est ad ovest e da nord a sud dell’isola, che sono rimaste visibili all’occhio
del visitatore; tale cultura si manifesta anche nella grande ricchezza
dell’arte culinaria, e si esprime con l’ineguagliabile cordialità e l’innata
ospitalità insite nel carattere del siciliano. Purtroppo il soggiacere continuo
al dominio di tutti quei popoli non ha fatto acquisire ai siciliani un amor
proprio, un’identità propria, il desiderio di lottare, tutt’altro.”
Francesco Giuliano
domenica 23 ottobre 2016
“Io, Daniel Blake” osanna un eroe povero che lotta per la sopravvivenza
Titolo:
Io, Daniel Blake
Titolo
originale: I, Daniel Blake
Regia:
Ken Loach
Sceneggiatura:
Paul Laverty
Musica:
Gerge Fenton
Produzione
Stato: Gran Bretagna, Francia 2016
Cast:
Dave Johns, Hayley Squires, Dyln McKiernan, BRiana Shann, Kate Runner, Sharon
Percy, Kerna Sikazwe, Natalie Ann Jarnieson, Micky McGregor, Colin Coombs, Bryn
Jones, Mick Laffey, John Sumner, […].
Daniele Blake (Dave Johns) è un falegname
vedovo, alle soglie dei sessant’anni, che, a causa di un attacco cardiaco, è
costretto a chiedere l’indennità di malattia in attesa di ristabilirsi, dopo una
cura adeguata ed un’opportuna riabilitazione prescritte dal suo cardiologo, per
potere riprendere il lavoro perduto. Ciò lo costringe ad entrare nelle maglie
labirintiche dell’apparato burocratico britannico (come ha già fatto con
“Ladybird Ladybird” del 1994),
il quale mette in luce le illogicità ciniche e crudeli e le assurdità
procedurali e violente di un sistema amministrativo, creato deliberatamente al
fine di calpestare gravemente la sua dignità umana di uomo esemplare e solidale:
“Il
mio nome è Daniel Blake, sono un uomo, non un cane. E in quanto tale esigo i
miei diritti. Esigo che mi trattiate con rispetto. Io, Daniel Blake, sono un
cittadino, niente di più e niente di meno”. Ma non solo la sua!
Durante tutte le traversie a cui va
incontro presso il centro preposto per le pratiche di richiesta di sussidio, infatti,
Daniel incontra Katie (Hayley
Squires), una giovane donna single, madre di due figli, che, per un ritardo non
dipendente dalla sua volontà, perde il sussidio mensile. Tra Katie e Daniel si instaura
subito un legame empatico forte e profondo, come tra una figlia ed un padre, che
li porta vicendevolmente ad aiutarsi con dolcezza e profonda umanità.
Daniel
Blake è un personaggio determinato, con una grande voglia di vivere, dotato di
una grande forza d’animo, povero di beni materiali ma colmo di una grande ricchezza
interiore, che non teme ostacoli e che lo porta a lottare per la sopravvivenza
propria e quella degli altri come fosse un eroe del mito greco. Si coglie ,
infatti, nel comportamento di Daniel il senso kafkiano “dell’'uomo che non può
vivere senza una fiducia permanente in qualcosa di indistruttibile dentro di
sé, anche se entrambi hanno qualcosa di indistruttibile e la sua fiducia in
esso può rimanere permanentemente nascosta da lui”.
“Io,
Daniele Blake” è un film, come del resto lo sono tutti i film di Loach, che sta
dalla parte dei poveri, degli emarginati, degli sfruttati contro una società
capitalistica, cinica, egoista e violenta che fa dell’apparato burocratico un
mezzo idoneo per calpestare la dignità umana di chi, come cittadino, ha sete di
giustizia e bramosia di rispetto. Con questo film l’ottantenne Loach, poco
amato nella sua patria, entra nella vita di Daniel e Katie e, assieme a loro,
vive la loro impotenza ma anche la loro grande umanità di esseri umani, mettendo
in luce nel contempo l’arroganza dei preposti di un potere politico che non
rispetta i suoi stessi elettori. E lo fa con quella pregevole satira pungente
che si coglie anche in “La fattoria degli animali” (1945) di George Orwell, in
cui “Tutti
gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”.
E lo fa con un linguaggio semplice, realistico, quasi documentaristico, chiaro,
netto che colpisce, in senso rivoluzionario, l’animo dello spettatore che viene
colto da commozione e coinvolto come in un vortice da cui non vuole uscire,
perché anche lui si sente “cittadino” come Daniell, calpestato nei suoi diritti
di uomo e di lavoratore.
“Io,
Daniele Blake” è un film per tutti ma
consigliato soprattutto per i giovani senza lavoro e per i lavoratori
disoccupati.
Il
film per la sua forza prorompente ha vinto la Palma d’oro al Festival del
Cinema di Cannes 2016.
Filmografia
Poor
Cow (1967), Kes (1969), Family Life (1971), Black Jack (1979), The Gamekeeper
(1980), Uno sguardo, un sorriso (1981), Fatherland (1986), L’agenda nascosta
(1990), Riff Raff – Meglio perderli che trovarli (1991), Piovono pietre (1993),
Ladybird Ladybird (1994), Terra e libertà (1995), La canzone di Carla (1996),
My name is Joe (1997), Bread and Roses (2000), Paul, Mick e gli altri (2001), Sweet
Sixteen (2002), 11 settembre (2001), Tickets (2004), Il vento accarezza l’erba
(2006), In questo mondo libero (2007), Il mio amico Eric (2009), L’altra verità
(2011), La parte degli angeli (2012), Jimmy Hall – Una storia d’amore e libertà
(2014).
Francesco Giuliano
venerdì 21 ottobre 2016
“Pasolini” o sulla negazione della scelta individuale
Titolo:
Pasolini
Regia
e sceneggiatura: Abel Ferrara
Produzione:
Italia, Belgio 2014
Cast:
Willem Dafoe, Ninetto Davoli, Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Adriana
Asti, Maria de Medeiros, Roberto
Zibetti, Andrea Bosca, Giada Colagrande, Francesco Siciliano, Luca Lionello,
Salvatore Ruocco, […]
Il film “Pasolini” di Abel Ferrara, il regista che è
cresciuto “guardando le sue opere”, tratta le vicende vissute da Pier Paolo
Pasolini nei giorni precedenti la sua terribile morte avvenuta il 2 novembre
1975, che mettono in risalto il suo pensiero sulla società stereotipata, sullo
“scandalo della contraddizione” e sulla distinzione tra morale e moralisti.
Quei “Ragazzi di vita”, giovani emarginati che vivono sulla soglia del crimine
(descritti perfettamente nel suo romanzo omonimo del 1955), che mostrano una
genuina vitalità ancestrale che contrasta i valori borghesi, e con i quali egli
giocava anche a pallone o con alcuni di essi ne condivideva occasionalmente i
pasti presso una trattoria che frequentava spesso, segnano la sua malasorte a
causa della omosessualità che lo caratterizzava, nota a tutti. Uno scandalo
legato a questa sua tendenza lo coinvolse, nel 1949, mentre insegnava a
Casarsa, nel Friuli. Ciò lo costrinse ad abbandonare l’insegnamento e a
trasferirsi a Roma, dove rimase assieme alla madre Susanna sino alla morte.
Il filosofo e giurista catanese Pietro
Barcellona, nel suo saggio “La Parola Perduta. Tra polis greca e cyberspazio”
(ed. Dedalo, 2007), in cui pone l’accento su “lo scandalo della
contraddizione”, che esprime
ciò che il regista ha poi trasposto indipendentemente nel film, dice “ … Pasolini
eretico, impegnato politicamente a denunciare i crimini del Palazzo …”,
evidenzia “la degenerazione antropologica del <<popolo>> italiano
in <<massa>> di teledipendenti, ottusi consumatori di immagini e
merci … Pasolini è un tragico greco, sostanzialmente impolitico perché
ossessionato, fino alla terribile morte, dall’urgenza delle passioni ancestrali,
dai tumulti del cuore nell’ambito delle dinamiche esistenziali … è critico
della modernità dell’omologazione, del fascismo come abbrutimento e
passivazione della <<massa>>, come culto della violenza senza
scopo, come conformismo gregario da caserma; critico del presente in nome di un
passato eroico di <<peccatori innocenti>> come i contadini e i
nuovi proletari delle borgate … ha accusato la borghesia di ridurre la vita a
finzioni e ipocrisie …” e rileva “…. La lacerazione di essere ‘con se stessi e
contro se stessi’: una contraddizione irrisolvibile, la ricerca di una
comunicazione non linguistica, pre-linguistica, là dove il dionisiaco insidia
la certezza luminosa di Apollo … La contraddizione tragica è ciò che rende
Pasolini attualissimo, se si intende la contraddizione non come una
contraddizione dialettica ma come una permanente e irresolubile coesistenza
degli opposti … senza contraddizione/conflitto” non c’è “vita”. A tal
proposito, il regista, tramite Epifanio (Ninetto Davoli) che nell’inseguire una
cometa si accorge che gli viene negato il paradiso, rafforza il pensiero di
Pasolini “Io penso che scandalizzare sia un diritto, essere scandalizzati un
piacere e chi rifiuta il piacere di essere scandalizzato è un moralista, il
cosiddetto moralista”. Il moralismo per
Pasolini è, in definitiva, uno strumento del potere che nega la libera scelta
all’individuo e il moralista “che dice di no agli altri” è il guardiano della
tradizione senza vitalità perché si oppone al pensiero “diverso”, al pensiero fuori
dal gregge. Si contrappone al moralista l’uomo morale che dice di no “solo a se
stesso”. A ciò si aggiunge “Il potere … un sistema di educazione … uno stesso
sistema educativo che ci forma tutti, dalle cosiddette classi dirigenti, giù
fino ai poveri. Ecco perché tutti vogliono le stesse cose e si comportano allo
stesso modo”. Questo film, che è difficile raccontare, non è per tutti per la
particolare e aggrovigliata sceneggiatura sia per i continui flashback e che
per le frequenti corrispondenze. È stata azzeccata la scelta dell’attore Willem
Dafoe, molto somigliante a Pasolini, che ha “cercato di abitare le
sue passioni e i suoi pensieri in un rapporto molto personale e privato”. Molto
bravi tutti gli altri attori, da Ninetto Davoli nel ruolo di Epifanio a
Riccardo Scamarcio (Ninetto Davoli), da Adriana Asti (Susanna, la madre di
Pasolini) a Valerio Mastandrea (Nico Naldini), da Maria De Medeiros (Laura Betti)
a Francesco Siciliano (Furio Colombo).
Il film è stato presentato in concorso alla 71^ Mostra del
Cinema di Venezia 2014.
Francesco Giuliano
Iscriviti a:
Post (Atom)






